Zlatan

Film 2021 | Biografico, +13 100 min.

Regia di Jens Sjögren. Un film con Granit Rushiti, Dominic Andersson Bajraktati, Cedomir Glisovic, Merima Dizdarevic, Emmanuele Aita. Cast completo Genere Biografico, - Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, 2021, durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 11 novembre 2021 distribuito da Lucky Red. Oggi tra i film al cinema in 53 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,57 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il calciatore che ha raggiunto la fama mondiale non solo grazie al formidabile talento sul campo di calcio, ma anche per l'inconfondibile carisma, l'esuberanza e la sicurezza che lo contraddistinguono. In Italia al Box Office Zlatan ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 1,6 milioni di euro e 919 mila euro nel primo weekend.

Consigliato nì!
2,57/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,12
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
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Un biopic dall'impianto classico che non glorifica e non diffama, con tante luci e qualche ombra.
Recensione di Giuseppe Avico
giovedì 21 ottobre 2021
Recensione di Giuseppe Avico
giovedì 21 ottobre 2021

Zlatan è un bambino vivace ed energico, animato dall'impazienza tipica della sua età. Ma lui sembra diverso dagli altri e vuole dimostrare di esserlo attraverso il suo talento, quello per il calcio. Zlatan vive in un sobborgo di Malmö, Rosengård, abitato perlopiù da immigrati. Lui stesso è figlio di immigrati jugoslavi. Il futuro campione cresce sotto l'ala del suo ghetto, tra il divorzio dei suoi genitori, la sua cattiva condotta scolastica e il pregiudizio di chi lo vede solo come uno bambino problematico. Dai primi anni fino alle giovanili del Malmö FF, dai primi gol sui campi di fango a quelli sull'erba dei professionisti: Zlatan è la storia del bambino e del ragazzo, prima che dell'uomo e del campione che tutti conoscono e riconoscono.

Zlatan è un biopic che non glorifica e non diffama, che non giudica e non giustifica, ma che racconta con buona tecnica, e qualche leggerezza, i primi passi del calciatore.

In una delle prime scene del film, l'allenatore dell'Ajax Ronald Koeman richiama la squadra al centro del campo di allenamento. Tutti si affrettano, abbandonano i palloni e si chiudono a cerchio attorno al proprio mister. Sotto la pioggia, Zlatan Ibrahimovic cammina lentamente verso di loro. Per un momento sembra essere da un'altra parte, fuori da quel perimetro umano che i suoi compagni formano con orgoglio. Una volta dentro, Zlatan sembra ancora lontano. Il biopic, attraverso il calciatore bambino e quello più prossimo al professionismo, mostra un protagonista che tutto fa ma lo fa sempre al di fuori di tutto. Oltre le regole, gli schemi, le convenzioni e le consuetudini, c'è lo Zlatan inedito figlio del suo quartiere, quasi padrone di un carattere ben delineato ma ancora lontano da quello che sarà, ancora fuori dal cerchio.

Tratto dall'autobiografia "Io, Ibra", scritta da David Lagercrantz con lo stesso Ibrahimovic, il film di Jens Sjörgen non perde mai la bussola per quanto riguarda il fine ultimo dell'opera: un racconto incontaminato, secco e lucido, fuori da ogni logica celebrativa e autoreferenziale.

Il film racconta tre momenti ben distinti del primo Ibrahimovic: il bambino, il ragazzo alle prese con il professionismo e il campione che sta per nascere. Con il ritmo che contraddistingue quello di un'azione calcistica ben manovrata, Zlatan si muove abbastanza bene tra una sequenza e l'altra, pur concedendo a volte la sensazione di cesura filmica che lascia in parte interdetti e soddisfatti a metà. La percezione, anche se non troppo spesso, è quella di un'accelerazione senza compromessi che spezza tanto la tensione quanto il coinvolgimento. Questo sfilacciamento in termini narrativi non danneggia la bontà del film ma restituisce una leggera sensazione di discontinuità.

Buona la regia di Jens Sjörgen, lontana dai canoni documentaristici e più vicina a quelli peculiari di un film drammatico. La sua regia non lascia spazio ad alcuna presa di posizione, ma tende invece a restituire, nel senso più genuino del termine, l'autenticità della messa in scena. Non è mai la macchina da presa a raccontare, ma sempre il soggetto inquadrato. Spesso è proprio il protagonista, ripreso di spalle con un movimento di macchina a seguire, a rivelare qualcosa di sé stesso e più in generale dell'ambiente intorno.

Proprio di quell'ambiente, di cui fanno parte il quartiere, i campetti da calcio, le amicizie e la famiglia di Zlatan, il film si fa carico narrativo senza però indagare su un aspetto piuttosto che su un altro. Il film galleggia sulla superficie e non si addentra quasi mai nelle profondità dei rapporti umani, laddove, per esempio, quello tra Zlatan e i suoi genitori poteva essere approfondito. Tale scelta risulta comunque comprensibile ai fini di quell'intrattenimento che il biopic vuole garantire.

Zlatan non va molto oltre quelli che sono i principi tematici e filmici del genere, ma proprio attraverso il genere propone un film solido tecnicamente e soprattutto un protagonista capace di catturare l'attenzione. È il racconto di un bambino, di un ragazzo e poi di un campione, che pur emergendo dal proprio ghetto continua a vestirne tutti gli aspetti come una seconda pelle.

Zlatan è una metafora sullo sport e sul difficile cammino verso il successo, una storia per appassionati che con il suo impianto drammatico in fondo è anche un po' per tutti.

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FOCUS
FOCUS
giovedì 11 novembre 2021
Roberto Manassero

Che Zlatan Ibrahimovic sia un personaggio mediatico – da copertine, da servizi televisivi, pubblicità, stories su Instagram e ovviamente anche da film – lo sappiamo da sempre, da quando, a inizio anni Duemila, ormai vent’anni fa, la sua figura alta e possente, apparentemente più adatta ad altri sport che non il calcio, ha cominciato a essere notata nei campi di tutta Europa, con quella maglia dell’Ajax sempre uguale e sempre meravigliosa che prima di Ibrahimovic era stata di almeno due dei più grandi campioni di sempre, Johan Cruijff e Marco Van Basten.

Da allora Ibra (come da tempo ormai lo si chiama) ha vestito la maglia di quasi tutte le grandi d’Europa: dopo il Malmö FF che lo lanciò, l’Ajax, per l’appunto, e poi Juventus, Inter, Barcellona, Milan, Paris Saint Germain, Manchester United, più la parentesi nel calcio americano ai LA Galaxy e nel 2020 il ritorno al Milan e al campionato italiano, dove tra una pausa e l’altra per piccoli infortuni a 40 anni è ancora in grado di fare la differenza.

Se di Ibra si sa tutto o quasi lo si deve in gran parte alla sua fama duratura e alla sua continua, non proprio discreta esposizione mediatica (con tutto il campionario di meraviglie sul campo, acrobazie, gol decisivi, dichiarazioni roboanti, spacconate, reazioni violente, liti con colleghi, insulti a compagni e avversari e così via) e per il resto a una biografia di una decina di anni fa, “Io, Zlatan”, scritta dal giornalista David Lagercrantz, da cui è tratto il film di Jens Sjögren presentato in anteprima mondiale all’ultima Festa del cinema di Roma e ora al cinema per Lucky Red.

Non un documentario su Ibrahimovic, com’era qualche anno fa Ibrahimovic. Diventare leggenda (2015), ma una storia di finzione – un classico romanzo di formazione – sui primi anni della vita del giocatore e futuro campione: l’infanzia e l’adolescenza a Malmö, «dal lato sbagliato della strada», come ha detto lui stesso, svedese figlio di un muratore bosniaco e di una donna delle pulizie croata, cresciuto coi fratelli Sapko e Aleksandar e la sorella Sanela dividendosi fra i genitori divorziati; i primi calci in una squadra locale; l’arrivo nelle giovali di Malmö FF; il carattere spigoloso e rabbioso fin da bambino («stronzetto prepotente» lo chiama il suo primo allenatore); il furto di bici per andare ad allenarsi; i falli ai compagni di squadra in allenamento; gli scontri con l’allenatore e il passaggio alla prima squadra; l’acquisto dell’Ajax e tutto ciò che si sa di quel periodo, l’enorme talento vanificato dalla pigrizia; gli scontri con l’allenatore Ronald Koeman; l’incontro con il procuratore Mino Raiola (raffigurato non proprio fedelmente come un uomo del popolo seduto alla tavola dei grandi…); la trattativa con la Juventus di Luciano Moggi (raffigurato in maniera un po’ più fedele come un losco figuro minaccioso) e infine il passaggio alla squadra di Torino il 31 agosto 2004.

Il tutto raccontato a incastro, con continui passaggi dall’età adulta all’infanzia e all’adolescenza mettendo in luce soprattutto la lotta di Zlatan contro i pregiudizi della sua origine slava e proletaria, gli svantaggi del suo caratteraccio, la natura controversa dell’uomo salvata dal talento sopraffino del giocatore…

Celebrativo anche quando mette evidenzia i lati oscuri del protagonista, il film di produzione svedese e danese, scritto da Jakob Beckman e dallo stesso David Lagercrantz, è un biopic in piena regola: la vita di una grande figura dello sport è raccontata come un viaggio dell’eroe funestato da ostacoli fisici e ideali, in cui proprio la difficoltà del percorso non fa che rendere ancora più grande la vetta raggiunta.

«Il resto è storia dello sport», dice la didascalia finale dopo aver annunciato il passaggio di Ibra alla Juve: sarebbe stato più corretto aggiungere, «e anche dello spettacolo».

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 24 novembre 2021
Enrico Danesi
Duels.it

La prospettiva sarebbe anche giusta, perché aggira il territorio vischioso dell'agiografia in vita e si tiene al contempo alla larga dal pregiudizio. Ma Zlatan - nelle sale italiane dopo l'anteprima alla Festa del Cinema di Roma - è un film di formazione parecchio esile, che mantiene poche delle promesse elargite: al dunque, è agonisticamente spento, oltre a non saper cogliere né approfondire (forse [...] Vai alla recensione »

venerdì 12 novembre 2021
Marco Contino
Il Mattino di Padova

Infanzia, adolescenza e primi anni di carriera professionistica di Zlatan Ibrahimovic. Il biopic dedicato al campione svedese, figlio di immigrati jugoslavi, sfida l'innata anti-spettacolarità del calcio al cinema. Per questo il regista Jens Sjögren evita di fare un film sportivo per concentrarsi sul giovane Zlatan, ragazzino problematico sempre un passo fuori dal gruppo, cresciuto nei sobborghi di [...] Vai alla recensione »

venerdì 12 novembre 2021
Valerio Caprara
Il Mattino

Nel 1995 Joanna (Qualley) è una fresca laureata che lascia la California per trasferirsi a New York e coronare il sogno di diventare una scrittrice: dovrà, però, inizialmente accontentarsi di essere assunta come assistente di Margaret (Weaver), un' agente letteraria che vanta tra i suoi clienti J.D. Salinger, l' autore autorecluso e inavvicinabile del mitico romanzoIl giovane Holden.

giovedì 11 novembre 2021
Stefano Giani
Il Giornale

Chi è il più bravo del reame... Il «nomade» Ibra si racconta senza negare la sua natura di discolo fin da bambino. Il buonismo non è il suo sport. E il film che spiega i suoi primi quarant' anni lo rende naif in quell' instancabile vagare da una squadra all' altra che riflette l' animo inquieto ma ambizioso. Zlatan lo si guarda volentieri ma il difetto è lo stesso.

giovedì 11 novembre 2021
Giovanni Spagnoletti
Close-up

Infanzia e prima giovinezza di un campione. Zlatan, diretto con una certa maestria da Jens Sjögren è il secondo film che esce quest'anno su un calciatore svedese dopo Tigers (https://close-up.info/tigers/) di Ronnie Sandhal su Martin Bengtsson , candidato dal proprio paese a rappresentarla agli Oscar 2022. Dunque, gli svedesi il primato del cinema calcistico se lo sono conquistati sul campo, tuttavia [...] Vai alla recensione »

martedì 9 novembre 2021
Adriano De Grandis
Film TV

Cosa si nasconde dietro questa improvvisa, nuova e recente attrazione cinematografica per grandi calciatori, da Totti, Baggio, ora anche Ibrahimovic, assi del pallone, non meno tormentati nella vita di chi non ha avuto in dono un talento sportivo fuori dal comune? Forse solo la popolarità, l'eco della grande folla osannante degli stadi, meno probabilmente la possibilità di raccontare tutto ciò che [...] Vai alla recensione »

venerdì 22 ottobre 2021
Riccardo Baiocco
Sentieri Selvaggi

Nel periodo in cui Zlatan Ibrahimovic gioca al Manchester United, lo intervista un'altra leggenda del calcio, Thierry Henry. Sono in un campo di allenamento al chiuso, con i muri affrescati con le leggende che hanno fatto la storia dei Red Devils: George Best, Eric Cantona, Cristiano Ronaldo... Non c'è però il campione svedese e Thierry glielo fa notare, quasi beffardo.

giovedì 21 ottobre 2021
Federico Pontiggia
La Rivista del Cinematografo

Ribelle? Mah. Stronzetto? Forse. Autore di stronzate? Sicuro. È il giovane Zlatan Ibrahimovic raccontato, per interposta autobiografia, da Zlatan, in cartellone alla XVI Festa del Cinema di Roma e dall'11 novembre 2021 in sala. Non c'è il campione quarantenne di oggi, l'autoproclamato leone, il fuoriclasse (che sarebbe stato) capace di vestire la maglia dell'Ajax, la Juventus, l'Inter, il Milan, il [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO
venerdì 5 novembre 2021
 

La storia di crescita di un uomo partito dai sobborghi. Dall'11 novembre al cinema. Guarda la scena »

FESTA DI ROMA
giovedì 21 ottobre 2021
Giuseppe Avico

Presentato alla Festa del Cinema di Roma e dall'11 novembre al cinema. Vai all'articolo »

TRAILER
domenica 3 ottobre 2021
 

Regia di Jens Sjögren. Un film con Granit Rushiti, Dominic Andersson Bajraktati, David S. Lindgren, Cedomir Glisovic, Didrick Gillstedt. Da giovedì 11 novembre al cinema. Guarda il trailer »

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