Diamantino

Film 2018 | Drammatico 92 min.

Regia di Gabriel Abrantes, Daniel Schmidt. Un film Da vedere 2018 con Joana Barrios, Abílio Bejinha, Chico Chapas, Carloto Cotta, Vítor de Almeida. Cast completo Genere Drammatico - Portogallo, Francia, Brasile, 2018, durata 92 minuti. distribuito da I Wonder Pictures. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Un talento del mondo calcistico perde la forza sportiva e deve ricominciare da capo la sua vita. Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards,

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un contropiede pop e delirante che parla a tutti e travolge tutto al suo passaggio.
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 14 dicembre 2018
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 14 dicembre 2018

Diamantino è un prodigio del pallone. Toccato dalla grazia in campo, fuori campo l'attaccante portoghese è un idiota sublime che non comprende nulla delle forze politiche che agitano il suo Paese. A un passo dalla Coppa del Mondo, perde la sua magia e sbaglia il rigore decisivo. Abbandonato dai tifosi e dal padre, che muore di infarto, Diamantino cade nella rete delle sorelle, gemelle sadiche, e di un complotto dell'estrema destra, che progetta di clonarlo per formare una super nazionale. Ma la palla è rotonda come l'amore che arriva dal mare e ha il volto di un 'rifugiato', un'agente dei servizi segreti venuta a ficcare il naso nelle sue finanze. Niente va come previsto e l'imprevisto è davvero mai visto...

Manipolazioni genetiche, transumanesimo, crisi dei rifugiati (il protagonista ne adotta uno), il calcio come nuova estetica di massa, il culto della celebrità, la sorveglianza globalizzata, i nazionalismi esacerbati, la rimonta delle destre estreme, il capitalismo sfrenato, c'è tutto questo e ancora nel film di Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt.

Un contropiede pop e delirante che travolge tutto al suo passaggio e combina due spiriti, uno lusitano e l'altro americano. Leggero e libero come una partita di serie B, Diamantino oscilla tra satira politica e science-fiction ma è soprattutto una favola, che inverte i generi e trasforma un calciatore in una principessa salvata da una giovane guerriera. Una donna d'arme che espugna il castello decorato di azulejo nei panni di un adolescente migrante.

Diamantino, interpretato con superbo candore da Carloto Cotta, sa tutto del pallone ma niente del mondo su cui alza di colpo lo sguardo, interessandosi alla causa dei rifugiati e scivolando nelle spire di una machiavellica organizzazione fascista che, in un'ottica da Brexit sud-europea, sogna di allevare un esercito di giocatori "da Mondiale". La strumentalizzazione dello sport per indurre artificialmente la felicità nazionale è un'espediente vecchio come il mondo ma gli autori vanno oltre, puntando il dito sulla situazione attuale del Portogallo, dove il miracolo economico è una pubblicità per turisti e gli idioti del calcio la somatizzazione di una società malata. Dentro questa bolla di disfunzioni contemporanee pronta a esplodere, Abrantes e Schmidt costruiscono una riflessione sul genere.

Se il protagonista rischia di essere clonato, Diamantino stesso è ricalcato su Cristiano Ronaldo, Narciso del calcio a cui Carlota, debordante di compassione, ruba lo sguardo smarrito di bambino intrappolato in un corpo di adulto. Improntato al suo narcisismo, che lo spinge a ogni partita a esibire fieramente i pettorali, il film li converte in seni, effetto secondario di una manipolazione genetica, spingendo l'immaginario più lontano fino a pescare l'anima queer di un giocatore che mette a segno goal sovrumani.

Vittima del suo statuto mediatico, Diamantino è un'immagine senza fondo, una figurina infinitamente riproducibile (anche in laboratorio). Creatura spettacolare in preda a crisi mistiche, dei pechinesi giganteschi gli appaiono in campo indicandogli la via del goal, si cerca dietro psichedeliche nuvole rosa e in una galleria inesauribile di immagini che ritrasmettono le sue prodezze. Abrantes e Schmidt contraddicono l'immagine virile incollata come un pallone ai giocatori e disegnano sul petto una 'sfumatura' nuova di gentilezza che gonfia la maglia e turba la silhouette plastica, proiettando il calcio in un'età adulta (e turgida) di desideri nascenti.

Al largo e fuori finalmente dal mondo agonizzante del pallone, Diamantino inventa una fisionomia altra, maschile e femminile insieme in una sintesi inedita che conferisce al calciatore, elevato al rango di immortale, un sembiante finalmente umano.

Riconciliando con brio maschile e femminile, avanguardia e mainstream, immagini sintetiche e pellicola 16 mm, gli autori firmano un'opera ibrida che fugge qualsiasi classificazione e genere. Una maniera fintamente naïve di guardare l'attualità, scovando nell'eterogeneità la coscienza del mondo. Mash-up folle e inventivo, Diamantino è pronto a tutto e aperto a tutti, appassionati di calcio e non, etero e non, cinefili, cinofili e gattofili, nessuno escluso. Dribblate la noia e andate in rete. E al cinema.

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venerdì 4 gennaio 2019
 

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CANNES FILM FESTIVAL
giovedì 17 maggio 2018
 

Il primo premio consegnato quest'anno durante il Festival di Cannes è quello della Semaine de la Critique, andato al film Diamantino di Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt. Il film racconta la storia di un genio del calcio che sbaglia la partita [...]

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