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venerdì 16 aprile 2021

Robert Downey Jr.

L'insostenibile leggerezza dell'alcol

Nome: Robert Downey
56 anni, 4 Aprile 1965 (Ariete), New York City (New York - USA)
occhiello
Capitan America: "Sei grosso con quella corazza ma senza, cosa rimane?" Tony Stark: "Be', vediamo, sono un genio, un milionario, un playboy e anche un filantropo!"
dal film The Avengers (2012) Robert Downey Jr.  Tony Stark / Iron Man
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Robert Downey Jr.
Critics Choice Award 2014
Nomination miglior attore in un film d'azione per il film Iron Man 3 di Shane Black

Critics Choice Award 2013
Nomination miglior attore in un film d'azione per il film The Avengers di Joss Whedon

Golden Globes 2010
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Sherlock Holmes di Guy Ritchie

Golden Globes 2010
Premio miglior attore in un film brillante per il film Sherlock Holmes di Guy Ritchie

Critics Choice Award 2009
Nomination miglior attore non protagonista per il film Tropic Thunder di Ben Stiller

SAG Awards 2009
Nomination miglior attore non protagonista per il film Tropic Thunder di Ben Stiller

Golden Globes 2009
Nomination miglior attore non protagonista per il film Tropic Thunder di Ben Stiller

Premio Oscar 2009
Nomination miglior attore non protagonista per il film Tropic Thunder di Ben Stiller

Golden Globes 2001
Premio miglior attore secondario serie miniserie film tv per il film Ally McBeal di Dennie Gordon, Arlene Sanford, Sandy Smolan

SAG Awards 2001
Nomination miglior attore in una serie televisiva brillante per il film Ally McBeal di Dennie Gordon, Arlene Sanford, Sandy Smolan

SAG Awards 2001
Premio miglior attore in una serie televisiva brillante per il film Ally McBeal di Dennie Gordon, Arlene Sanford, Sandy Smolan

Golden Globes 2001
Nomination miglior attore secondario serie miniserie film tv per il film Ally McBeal di Dennie Gordon, Arlene Sanford, Sandy Smolan

Festival di Venezia 1993
Premio coppa volpi straordinaria per il film America oggi di Robert Altman

Premio Oscar 1993
Nomination miglior attore per il film Charlot di Richard Attenborough

Golden Globes 1993
Nomination miglior attore per il film Charlot di Richard Attenborough



Robert Downey Jr. abbandona le vesti di figlio ribelle per diventare padre nel film di Jon Poll.

Charlie Bartlett: "cattivi" ragazzi crescono

mercoledì 28 maggio 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Charlie Bartlett: La vita è come un mazzo di carte, quando lo tagli in due non sai mai quello che ti capita, sta a te accettare la sfida o arrenderti". Parola di Robert Downey Jr., che di recente ha vestito i panni del supereroe dall'armatura d'acciaio e il cuore artificiale, ma che continua a offrire indimenticabili interpretazioni nel circuito indie. Dopo una vita passata a incarnare il "cattivo" ragazzo in conflitto col padre (Al di là di tutti i limiti, Guida per riconoscere i tuoi santi, Iron Man), in Charlie Bartlett ha il ruolo del "cattivo" padre in conflitto con la figlia (e se stesso). La commedia generazionale di Jon Poll - al suo esordio in lungo dopo una pregevole carriera come montatore - guarda alla vita dei ragazzini americani fuori e dentro il liceo, ai loro problemi spesso mal gestiti dalle istituzioni (che siano familiari o scolastiche), mostrandoli persi senza la quotidiana dose di Ritalin. Il regista si assume il compito di far riflettere sul mondo adolescenziale dove le potenzialità di ognuno vanno scovate e incoraggiate e non messe a tacere con qualche pillola o a suon di sberle. Gli adulti, visti dai giovani, sono altrettanto persi, ma hanno ancora l'occasione di redimersi. Ne abbiamo parlato con Robert Downey Jr.

Oggi Robert Downey Jr. è Iron man, supereroe di "ferro".

5x1: Robert Downey Jr. l'uomo tornato dall'oblio

martedì 29 aprile 2008 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Robert Downey Jr. l'uomo tornato dall'oblio Non ama definirsi attore ma "faker", un truffatore, un falsificatore. Probabilmente molti dei fans di Robert Downey Jr. non sarebbero d'accordo con questa definizione, riconoscendo al ragazzo di New York molte più doti di quante lui stesso sia capace di ammettere.
La sua ascesa è stata ostacolata da problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti e alcol che gli sono valsi arresti, settimane di prigionia e analisi antidroga obbligatorie sul set di alcuni film. Nel 1992 sembrava l'uomo destinato a segnare la storia del cinema: il suo Chaplin commosse e lo lanciò nell'Olimpo. Proprio il successo fece emergere gli abissi dell'animo di Robert Downey Jr., quelle stesse profondità che probabilmente gli regalano uno degli sguardi più intensi e veri di Hollywood: quando Robert guarda, vede per davvero il suo interlocutore; quando Robert piega il suo volto in una smorfia d'espressione, diventiamo noi stessi quella emozione.
Fu la televisione a recuperarlo: nella serie Ally McBeal ottenne premi e iniziò a risalire la china; il cinema tornò a celebrarlo con Kiss Kiss Bang Bang diretto da un altro grande desaparecido di Hollywood: quel Shane Black che negli anni Ottanta fu lo sceneggiatore più pagato grazie al successo di Arma Letale. Per lui fu letale l'idea di far morire il protagonista della franchigia, Martin Riggs: messo da parte da tutti, si risollevò solo con questa pellicola.
Con Iron man Robert Downey Jr. torna in grande spolvero nei panni di un supereroe: dopo essere resuscitato dalla morte professionale, combattere i terroristi in un esoscheletro di ferro non è una sfida impossibile.

Robert Downey Jr. è il primo supereroe convincente della storia del cinema.

Iron Man, quando il supereroe diventa umano

giovedì 24 aprile 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Iron Man, quando il supereroe diventa umano Al di là di tutte le aspettative il film di Jon Favreau convince. Sarà che per la prima volta da quando il cinema ha iniziato a giocare con i supereroi - che fossero in calzamaglia o mascherati, armati di superpoteri o (co)stretti in tutine di pelle - Iron Man non mette in scena solo l'eroe, ma soprattutto l'uomo. "Nei fumetti ci sono due tipi di supereroi, quello più comune è colui che per qualche motivo si ritrova ad avere dei poteri magici. Per quanto mi riguarda il mito più bello è quando la persona fa un percorso di maturazione e decide di diventare un eroe. Iron Man non ha super poteri. Si costruisce un'armatura e si inventa eroe e in quel momento il suo cuore cambia". Parola del regista, che per trasporre l'ennesimo fumetto della Marvel si circonda di un cast eccezionale (Robert Downey Jr., Terrence Howard, Gwyneth Paltrow, Jeff Bridges) e lo rende partecipe di tutte le fasi di scrittura. Nascono così, materiale originale alla mano, i personaggi di Tony Stark, Jim Rhodes, Virginia 'Pepper' Potts e Obadiah Stane. Grazie al contributo di attori che sono stati capaci di rimanere fedeli al fumetto e al contesto attuale del mondo (la guerra in Afghanistan al posto del conflitto in Vietnam dell'Iron Man in strisce), trovando un personalissimo modo per tramutarlo in cinema d'intrattenimento.

Dolittle

Dolittle

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,63)
Un film di Stephen Gaghan. Con Robert Downey Jr., Rami Malek, Selena Gomez, Marion Cotillard, Emma Thompson.
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Genere Commedia, - USA 2020. Uscita 30/01/2020.
Avengers: Endgame

Avengers: Endgame

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,54)
Un film di Joe Russo, Anthony Russo. Con Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson.
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Genere Azione, - USA 2019. Uscita 24/04/2019.
Avengers: Infinity War

Avengers: Infinity War

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,75)
Un film di Joe Russo, Anthony Russo. Con Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson.
continua»

Genere Azione, - USA 2018. Uscita 25/04/2018.
Spider-Man: Homecoming

Spider-Man: Homecoming

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,94)
Un film di Jon Watts. Con Tom Holland, Marisa Tomei, Zendaya, Robert Downey Jr., Michael Keaton.
continua»

Genere Fantastico, - USA 2017. Uscita 06/07/2017.
Captain America: Civil War

Captain America: Civil War

* * * - -
(mymonetro: 3,38)
Un film di Anthony Russo, Joe Russo. Con Chris Evans, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Jeremy Renner.
continua»

Genere Azione, - USA 2016. Uscita 04/05/2016.
Filmografia di Robert Downey Jr. »

venerdì 26 marzo 2021 - Fino al 21 aprile in streaming su MYmovies corti e grandi classici di uno dei più importanti autori di tutti i tempi. ACQUISTA UN ACCREDITO. 

L'artista che tutti conoscono: Cinema ritrovato - Fuori Sala omaggia Charlie Chaplin

Pino Farinotti cinemanews

L'artista che tutti conoscono: Cinema ritrovato - Fuori Sala omaggia Charlie Chaplin Dici Chaplin, e non serve altro. Tutti, di ogni età, cultura e paese lo conoscono, in termini diversi certo, ma la percezione immediata è quella di qualcuno che se non fosse esistito, il cinema non sarebbe stato lo stesso. Diciamo che quelli come lui, grandi come lui, per popolarità e portata, potrebbero essere contati con le dita di una mano.

La proposta di Cinema ritrovato – Fuori sala, in streaming su MYmovies fino al 21 aprile, è selettiva ma ben articolata. Offre titoli di “corti”, o “cortissimi”, e classici fondamentali. Kid auto races at Venice (Charlot ingombrante) del 1914, dura 6 minuti ma assume un’enorme importanza storica; è la prima volta che appare Charlot. The Rounders (Charlot si diverte) (14’ 1914) racconta le gag di Charlot e del suo antagonista Roscoe (Fatty) Arbukle, comico già noto allora, che stazionano sullo stesso pianerottolo. I due non apparvero più insieme. Chaplin non intendeva dividere con nessuno la sua leadership.
Charlot usuraio del 1916, in 32 minuti racconta una storia compiuta. Charlot gestisce un banco dei pegni e litiga in continuazione col collega Henry Bergman, l’attore che gli sarà da spalla per decenni. Anche A woman (Charlot signorina) (32’ 1916) assume un significato non banale. Chaplin fa la donna. L’idea non fu bene accolta, a indossare panni femminili ci provò altre due volte, poi dovette rinunciare. L’America di allora era... bigotta.

La musica
I classici. Sono titoli ultrapopolari, raccontati in tutti i registri. Intendo privilegiare quello della musica.
Bing Crosby, Frank Sinatra, Dean Martin, Elvis Presley, Nat King Cole, Julio Iglesias, Michael Jackson, Michael Bublé, Robert Downey, Judy Garland, Dalida, Barbra Streisand, Diana Ross, Céline Dion: sono solo alcuni, fra i mille, degli artisti che hanno cantato "Smile", la canzone di Charlie Chaplin, il genio che rientra in tutte le categorie del cinema, compresa la musica.
Chaplin (1889-1977) compose il brano, strumentale, nel 1936 per Tempi moderni, un film dove ancora il grande mimo non parlava.
"Smile" identificava dunque Tempi moderni, come colonna, con grande suggestione, e divenne, seppure solo strumentale, un tema di enorme successo. Anche perché l’autore aveva fatto le cose in grande, aveva affittato gli studi di registrazione della Fox con 64 elementi dell’orchestra. Assumendo come direttore Alfred Newman, il primatista assoluto di Oscar delle colonne sonore, con 11 statuette. Tuttavia, in quel film, Charlot fece sentire, per la prima volta la sua voce, cantando la famosa Titina, con parole inventate all’istante
Poi, nel 1954, arrivò Nat King Cole che ottenne di poter cantare "Smile". Dopo di lui... tutti quelli detti sopra. È notorio che in assenza della parola, la musica assumesse in quegli anni un ruolo decisivo e Chaplin era il primo a saperlo e intervenne personalmente in quel senso, e da quel genio completo che era compose melodie che fanno parte dell’antologia più preziosa del cinema.
Nel 1931, sempre in Charlot-muto, scrisse, produsse e diresse, tutto come suo costume, Luci della città. Considerato uno dei suoi titoli di vertice. Protagonista è una fioraia cieca che Charlot, nel suo piccolo, cerca di aiutare. Chaplin adottò la celebre Violetera di José Padilla ma creò un suo adattamento, tale da accreditarsi la paternità della musica quasi come l’autore.
 
Il Circo, del 1928 è un altro “muto” ma musicalmente importante. Chaplin compose il tema che accompagna tutto il film. Molti anni dopo, quasi ottantenne, scrisse le parole e inserì la canzone nei titoli di testa. È lui a cantare, con una voce che non è quella di Sinatra, ma con una passione e un sentimento da pelle d’oca.
 
Il cinema muto era superato da nove anni, grazie a Il cantante di Jazz, ma Chaplin legato all’immagine pura e alle pure espressioni, rimase in silenzio ancora per quattro anni, fino a quando, nel 1940 si decise a parlare ne Il grande dittatore, nella parte di un barbiere che si trova a impersonare Hitler, che invece della sua invettiva da psicopatico fa un pronunciamento di libertà, solidarietà e amore per un futuro migliore che arriverà. Chaplin scrisse parole appassionate ma cariche di enfasi, che la critica non apprezzò. Certo: il film è “comunque” un capolavoro. 

Contenitore
Luci della ribalta (Limelight), del 1952 è uno straordinario contenitore di musiche. Chaplin non era più Charlot. Parlava come tutti gli attori. Il tema portante, Limelight Opening – Terry’s Thema, è una delle più belle musiche del Novecento. Ma l’autore, ancora una volta... ancora legato al suo grande amore “muto”, non volle che fosse contaminata da parole. Invece canta molte canzoni del repertorio di Calvero, il personaggio protagonista. Charlie ha così modo di riproporre certe performance che facevano parte del suo antico repertorio, prima di diventare il massimo del cinema. È la storia di un grande artista in declino che sogna di avere un’ultima occasione. Ce l’ha in una irresistibile sequenza con Buster Keaton. Cade malamente alla fine del numero, ha un infarto. Morente, chiede di vedere la sua protetta Terry, danzatrice, che sta incantando il pubblico.    
Monsieur Verdoux, del 1947, racconta di quest’uomo, bancario licenziato, che per mettere al riparo dalla rovina economica la moglie e il figlio, corteggia ricche vedove, le sposa e poi le uccide intascandone l’eredità. Lo stratagemma dura per anni, finché, quando la moglie e il figlio muoiono, Verdoux si costituisce. Viene condannato a morte. Chaplin non rinuncia ai grandi annunci che tanto gli stavano a cuore e alla fine fa notare che, a confronto delle spaventose stragi di cui è capace la guerra moderna, il suo delitto è ben poca cosa. Chaplin non gradiva quando gli chiedevano quali delle sue opere privilegiasse. Non rispondeva in termini di assoluti, ma lasciava intendere che “Verdoux” era un personaggio nel quale si identificava e che amava molto.  

   

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