Basato sul romanzo "Marche et invente ta vie" di Bernard Ollivier, ispirato a molte storie vere. Espandi ▽
Fred è un'insegnante sospesa dal lavoro per aver dato uno schiaffo a una studentessa. Il marito medico le ha chiesto il divorzio e sua figlia Nina è sempre più distante. Grazie a un'amica scopre l'esistenza di un'associazione che si occupa di ragazze e ragazzi con problemi, organizzando anche cammini definiti marce di rottura. Nonostante qualche timore da parte di un dirigente dell'associazione, Fred ottiene l'autorizzazione ad accompagnare il pluridenunciato Adam in un viaggio di tre mesi sul cammino per Santiago scelto dal ragazzo in alternativa alla detenzione.
Yann Samuell prende spunto da progetti di reinserimento attivi in Francia per raccontare una vicenda con due protagonisti che sanno come tenersi reciprocamente testa.
In una prospettiva laica il viaggio verso una meta è cammino di introspezione e di conoscenza, occasione di revisione critica, di riflessione sui propri comportamenti. Ed è con questo obiettivo che l'associazione "Seuil" (che significa soglia) opera favorendo il cammino di transizione verso Santiago da parte di giovani che hanno carichi pendenti o comunque situazioni di grave disagio sulle spalle. Recensione ❯
La storia dell'influente chef, scrittore e giornalista statunitense di viaggi Anthony Bourdain. Espandi ▽
Un Anthony Bourdain diciannovenne si reca a Provincetown e si ritrova catapultato nel mondo caotico della cucina di un ristorante, dando inizio a un'estate che segnerà il corso della sua vita. Recensione ❯
Due figure, il santo e il vampiro, rappresentano visioni opposte dell'eterno: una legata alla luce divina, l'altra all'oscurità eterna. Espandi ▽
Gli anni Trenta del Settecento sono un decennio fondamentale per il Mito del Vampiro. La sua visione è stata spesso legata all'oscurità eterna, al contrario del Santo, collegato alla luce divina. Nel 1744 Giuseppe Davanzati, arcivescovo di Trani ha scritto "La Dissertazione sopra i Vampiri" che è considerato il primo importante trattato sul tema da parte di un autore italiano che affronta il fenomeno con un approccio razionalista cercando di svelarne il mito dietro le credenze popolari spesso dovute all'ignoranza e la superstizione.
Sulla stessa lunghezza d'onda era anche Papa Benedetto XIV, al secolo Prospero Lambertini che ha parlato dei vampiri nella sua opera "De Servorum Dei Beatificatione et Beatorum Canonizatione" e lo ha liquidato come una fallace finzione della fantasia e, al contrario, codificava il riconoscimento dei santi e dei beati. Sia il Santo sia il vampiro sfidano la decomposizione e, anche se per motivi opposti, accennano alla possibilità di una vita dopo la morte.
Santi e vampiri è sicuramente il risultato di una ricerca meticolosa, ma non riesce a discostarsi da un tono accademico, quasi da lezione universitaria e anche le stesse scene animate non agevolano un ritmo più dinamico, che si poteva creare anche attraverso un montaggio più serrato delle interviste. Recensione ❯
Anche i detective più inadeguati possono trasformarsi, loro malgrado, in improbabili eroi. Espandi ▽
La storia segue le vicende di Michele Ragusa (Michele Foresta), un investigatore privato senza un soldo e tutt'altro che brillante, più abituato a occuparsi di "corna e gattini" che di vere indagini criminali. Tra una ricerca e l'altra, approfitta spesso dell'ospitalità dell'amico Diego Viani (Diego Abatantuono), ex rapinatore che gestisce un'osteria. Quando un misterioso bottino di lingotti d'oro sparito negli anni Ottanta riporta a galla il passato criminale di Diego, Michele decide di aiutarlo. Insieme al suo improbabile e non retribuito tirocinante Alex (Max Angioni), si ritrova coinvolto in un'indagine rocambolesca fatta di equivoci, vecchi complici, segreti sepolti e continui colpi di scena. Tra inseguimenti, imprevisti e situazioni al limite dell'assurdo, i due protagonisti dovranno districarsi in un mistero che sembrava dimenticato da oltre trent'anni, scoprendo che anche i detective più inadeguati possono trasformarsi, loro malgrado, in improbabili eroi. Recensione ❯
Il film si ispira liberamente alla vera storia di Aldo Marín, figura simbolo dell'intreccio tra i movimenti rivoluzionari cileni e italiani degli anni Settanta. Espandi ▽
1976. Il minatore Aldo Marín fugge dal regime cileno e si rifugia a Torino, dove incontra Luciana, una dottoressa che pratica aborti clandestini, ma il suo tentativo di rifarsi una vita è minacciato da un talento che è anche la sua maledizione: costruire bombe. Recensione ❯
Il film Mineurs - Minatori & Minori, scritto, prodotto, realizzato da Valeria Vaiano e Fulvio Wetzl nel 2006-2007, con l'aiuto fondamentale di Franco Nero, in occasione dell'anniversario del ventennale, è tornato a nuova vita. Riutilizzando i materiali originali in HD, per la versione in francese e in fiammingo, che è uscita in Belgio, paese co-produttore, a dicembre 2024, con 19 anni di ritardo rispetto all'Italia, abbiamo recuperato il film nella sua interezza, reinserendo scene che mancavano nell'edizione andata in onda su RAI Uno in più occasioni dal 2012 al 2017 (della durata di 1h 57'), e uscito in DVD per CGHomevideo. Recensione ❯
Il film racconta della sottilissima linea tra bene e male e di ciò che scorre in mezzo alle nostre vite travolgendole spesso come un fiume in piena. Espandi ▽
Carlo Ristuccia è un docente universitario, autore di un unico libro di successo. Sua moglie Elisa è una giornalista di Vanity Fair Italia in crisi creativa, e il suo direttore le consiglia di "staccare" e di partire per una vacanza. Decidono dunque di partire per Tangeri, insieme a un'altra coppia: Paolo, il migliore amico di Carlo, ristoratore stakanovista e padre assente, e sua moglie Anna, iperansiosa e prepotente. Con loro però c'è anche la figlia tredicenne Vittoria, che ha una particolare simpatia per Carlo. Peccato che in vacanza si presenti a sorpresa Blu, la giovanissima amante del professore.
Il film è una summa di tutta la produzione cinematografica precedente di Gabriele Muccino. Ritroviamo qui tutti i topos: la regia ansiogena, la recitazione concitata, le litigate furiose, l'infantilismo maschile, l'immancabile arpia che sottrae i figli al padre depotenziandone l'autorità.
Ma questi topos stavolta sono al servizio del ritratto tragicomico di una generazione perduta, e in particolare di maschi che hanno smarrito la propria direzione. Recensione ❯
Il film è basato sul romanzo "Project Hail Mary" di Andy Weir, autore di "The Martian". Espandi ▽
Risvegliatosi dopo un lungo coma farmacologico su una astronave, Ryland Grace è un insegnante di scienze in una scuola media, ma in passato era un ricercatore universitario di biologia, con teorie controcorrente. A capo di una unità di crisi internazionale, che cerca di scongiurare una prossima glaciazione, Eva recluta Ryland e gli dà l'occasione di studiare gli astrofagi. Quindi gli affida il ruolo di astronauta scientifico in una missione diretta verso l'unica stella vicina che gli alieni non stanno prosciugando. Ryland sarà il solo sopravvissuto dell'equipaggio, ma arrivato a destinazione troverà un "collega": un extraterrestre giunto in cerca della soluzione al medesimo problema.
L'ultima missione: Project Hail Mary è tratto dal terzo romanzo dello scrittore di "The Martian", Andy Weir, e propone nuovamente una fantascienza con l'accento sulla scienza, questa volta però in chiave più favolistica. Gosling è al centro di ogni scena e può sfoggiare sia il suo charme da star hollywoodiana, sia la sua passione per la commedia fisica, il film infatti non manca di momenti slapstick.
La dinamica tra il suo personaggio e il roccioso alieno è al centro della seconda parte del film, che diventa così un'opera sulla collaborazione e la speranza. Recensione ❯
Un film che entra nell'universo fantasy e social del 2026, senza sottolineare le sfumature psicosociali del romanzo di Brontë. Drammatico, USA, Gran Bretagna2026. Durata 136 Minuti.
Dal capolavoro del 1847 scritto da Emily Brontë, una grande storia d'amore con Margot Robbie e Jacob Elordi. Espandi ▽
Cime tempestose è l'ennesimo adattamento del romanzo di Emily Brontë già portato più volte sul grande schermo, a cominciare dal classico film del 1939 diretto da William Wyler e interpretato da Merle Oberon e Laurence Olivier, così come sul piccolo schermo, compresa la versione del 1992 di Peter Kosminski con Ralph Fiennes e Juliette Binoche.
Quest'ultima trasposizione porta la firma inconfondibile di Emerald Fennell, la regista di Una donna promettente e soprattutto di Saltburn, orgoglioso mix di trash e pop che vedeva fra i suoi interpreti sia Jacob Elordi, che in Cime tempestose edizione 2026 è il nuovo Heathcliff, che Alison Oliver, che intrepreta l'ingenua Isabella, la protetta di Edgard.
Fennell si getta a capofitto in questa celebre storia di passione e tradimenti creando il suo consueto universo glamour e barocco, a metà fra lo storico-pop di Sofia Coppola e il pink romance degli Harmony, senza temere gli sconfinamenti nel kitch e nel trash. Il suo stile è aggiornato ai tempi e ai gusti del pubblico social, e ha l'intrattenimento visivo come priorità assoluta. Recensione ❯
Una guida escursionistica, un gruppo di detenute e una gita premio al Parco Nazionale del Pollino dalle conseguenze inimmaginabili. Espandi ▽
Biagio Riccio è un sognatore nato in un piccolo paese che dopo una breve carriera militare è diventato una guida turistica. Un giorno riceve la telefonata di Raffaella Cursaro, un'attrice di non troppo successo che gestisce un laboratorio teatrale presso una casa di accoglienza. Il laboratorio invita le detenute a immaginarsi come alberi, e Raffaella ha pensato di portarle a vedere da vicino il Pino Loricato. A seguire Biagio c'è suo nipote Luciano, un ventenne che ha rinunciato all'università e quattro donne che hanno avuto guai con la legge.
Il bene comune è il quinto film da regista di Rocco Papaleo, e prosegue lungo il tracciato insolito della sua visione artistica, che ha molto a che fare con il suo talento musicale.
Il tono da favola eccede nella rappresentazione di una casa di accoglienza che sembra un resort per vacanze e in un gruppo di figure eccentriche tutte convenientemente giustificate nelle loro trasgressioni legali, ma il cinema di Papaleo si riconferma "un modo di stare al mondo" originale e sui generis, e ha come al solito un piacevole swing tutto suo. Recensione ❯
Pochi giorni prima delle nozze, il rapporto di una coppia viene scosso quando uno dei due partner scopre verità inquietanti sull'altro. Espandi ▽
Emma e Charlie si incontrano in un bar e si innamorano. La coppia arriva alla vigilia del matrimonio, ma appena prima del grande evento ha l'infelice idea di partecipare, insieme ad una coppia di amici, a un gioco assai pericoloso: raccontarsi l'un l'altro la cosa peggiore che abbiano mai fatto nella loro vita fino a quel momento. Charlie inizierà a chiedersi se davvero sia opportuno legarsi per tutta la vita a quella giovane donna.
In The Drama Borgli sfodera le sue cifre distintive: una narrazione ai limiti del disturbante, in questo caso sotto le mentite spoglie di una commedia romantica hollywoodiana con un cast di superstar; e la volontà di mettere in discussione le morali della contemporaneità.
Il tono è quello di commedia surreale, e i due interpreti, Zendaya e Robert Pattinson, si prestano al gioco, sacrificando il loro glamour per dare di sé la versione meno attraente, a tratti rendendosi persino fisicamente respingenti. Recensione ❯
Una lunga notte di colpi di scena, situazioni paradossali e ridicole per la sesta regia di Antonio Albanese. Espandi ▽
Umberto ha dilapidato i soldi del padre. Beppe fa l'idraulico e abita con una mamma asfissiante. Gigi contava sull'eredità di una zia facoltosa, ma lei gli ha lasciato solo parrucche e trucchi. Una notte, mentre trasportano Gigi in stato semicomatoso, Umberto, Beppe e Toni (sotto misura cautelare in vista dell'ennesimo processo, questa volta per truffa ai danni del Fisco) fanno un incidente del quale dovranno affrontare le conseguenze, dando il via ad una catena di equivoci e di sorprese atte a sconvolgere la loro vita senza direzione.
Le buone intenzioni di Albanese e il suo desiderio di tornare ad una comicità semplice ambientata in una provincia popolata da personaggi ingenui sono evidenti, ma c'è poca realtà sia nella costruzione di quei personaggi che nelle azioni insensate che compiono.
Antonio Albanese ha spesso interpretato personaggi amabilmente strampalati e la sua cifra lunare è di solito accattivante, sia come attore che come regista, anche perché spesso propone un commentario sulla nostra società e la nostra epoca. Lavoreremo da grandi invece sembra semplicemente girare a vuoto, all'interno di un vuoto di senso e di credibilità, e purtroppo ottiene l'effetto deludente di un colpo sparato a salve. Recensione ❯
Una commedia brillante e divertente che esplora un momento che non è stato mai davvero raccontato nelle storie d'amore: la pausa di riflessione. Espandi ▽
Walter e Fiorella si sono innamorati trent'anni prima, si sono sposati, hanno avuto due figli, Luca e Martina, e Walter ha aperto un ristorante di cucina tradizionale romana di successo che lo impegna h24. Ma Fiorella è stanca delle assenze del marito dovute proprio all'ossessione per quel ristorante, nonché delle sue reazioni "basiche", come quella che ha avuto quando ha scoperto che Martina è incinta e tutto quello che gli interessa è scoprire chi è il padre del bambino. Fabrizio è innamorato della compagna Valeria ma lei non ne può più di lui e forse si sta già guardando in giro, mentre i genitori di Fabrizio si separano dopo una vita insieme per ingannare il Fisco.
Erica si divide fra un'amica gay e un misterioso ragazzo conosciuto su Internet, che dopo un incontro appassionato le fa ghosting, sparendo dalla circolazione. Gianni, amico e cliente di Walter e suo coetaneo sessantenne, si alterna invece fra quattro archetipi (e stereotipi) femminili - la mamma, la sessuomane, l'intellettuale, la pischella - convinto che insieme costituiscano la donna ideale e che l'uomo sia "poligamo nel DNA". Che cosa accomuna tutti questi personaggi? La decisione, ad un certo punto, di prendersi una pausa, ognuno rispetto ai propri compagni di vita (veri o prospettivi), perché "i sentimenti sono cambiati".
Che cosa funziona nel film? L'interazione fra alcuni degli attori, con Giallini come comune denominatore: Giallini/Gerini, Giallini/Memphis, Giallini/Calabresi. Ancora Giallini travestito da Hulk. Sempre Giallini nella caratterizzazione di un uomo che arriva a capire le evoluzioni della contemporaneità, ma non sempre ad accettarle. E l'inattesa abilità canora di Fabio Volo e Aurora Giovinazzo. Recensione ❯
Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Pif. Espandi ▽
Arturo è un agente immobiliare di successo che tiene una rubrica social sul suo amore sviscerato per i dolci tipici della sua Sicilia. Col tempo si è convinto che la storia dell’esistenza di Dio sia “una gran minchiata”, da quarant’anni non mette piede in una chiesa e ha eletto il cannolo come unica presenza terrena del divino. Ma incontra Flora Guarneri, erede di una leggendaria pasticceria specializzata in dolci della tradizione sicula, e se ne innamora all’istante, anche grazie alla comune passione per cassate e sciù, e Flora è una fervente cattolica che va a messa tutte le domeniche e partecipa alla processione pasquale nei panni della Madonna. Per un po’ Arturo si finge credente, ma il gioco non può durare all’infinito, e l’uomo dovrà decidere se abbracciare o meno la fede per rimanere accanto a Flora. Un vassoio di 35 sciù faciliterà l’apparizione che potrebbe aiutarlo nell’impresa: perché nientemeno che Papa Francesco si paleserà al miscredente per comunicargli la sua idea di fede. …che Dio perdona a tutti è la quarta regia di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, e si basa sul suo omonimo romanzo pubblicato nel 2018 e ispirato ad un incontro fra il regista e Papa Bergoglio. La sceneggiatura è dello stesso Pif insieme a Michele Astori, suo sodale fin da La mafia uccide solo d’estate, che era un piccolo capolavoro di equilibrio fra il comico e il tragico: ma qui il tono è difforme - la prima mezz’ora molto divertente, la parte centrale meno a fuoco, quella finale indecisa, perché da un lato c’è l’esigenza di confezionare una commedia romantica possibilmente a lieto fine, dall’altra ci sono lo spirito dissacrante e l’indignazione del conduttore e autore televisivo. Recensione ❯
Tommaso ha cresciuto da solo quattro figlie chiudendosi completamente al mondo. Quando le ragazze decidono che è ora che papà si rimetta in gioco, Tommaso si ritrova- a conoscere Lara. Espandi ▽
Da quando è rimasto vedovo, Tommaso cresce da solo quattro figlie. Il suo amico e dipendente Italo, un sessuomane, lo spinge a "cercare una donna" sul web. Anche le figlie invitano il padre a trovare una nuova compagna. E sono proprio loro a spedirlo ad una festa della sua banca dove incontra la dirigente Lara: è un colpo di fulmine, ma Tommaso non rivela a Lara l'esistenza delle proprie figlie, temendo di spaventarla. Ciò che non sa è che, per lo stesso motivo, Lara non ha rivelato a Tommaso l'esistenza dei suoi tre figli.
Un bel giorno è la quarta regia di Fabio De Luigi, che cofirma anche la sceneggiatura insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda: il che stupisce, perché questi ultimi sono di solito molto abili nel tratteggiare commedie coerenti e sufficientemente realiste.
Un bel giorno è una commedia gentile che però manca il bersaglio della comicità davvero attinente al reale. E la chimica fra De Luigi e Raffaele è sottoutilizzata, anche se il regista-attore fa del suo meglio per conservarne la freschezza, includendo anche le piccole improvvisazioni e i blooper involontari che hanno avuto luogo nel corso delle riprese. Recensione ❯