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lizzy
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lunedì 23 marzo 2026
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un maestro tra le stelle...
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La sospensione dell'incredulità (o suspension of disbelief) è il patto narrativo per cui spettatori o lettori accettano volontariamente di credere al fantastico o all'improbabile di una storia, sospendendo il giudizio razionale per godersi l'opera.
E in questo film questo patto è completamente stipulato.
Perchè, a differenza di altri film più o meno realistici, qua si tende ad esagerare con la fantasia (tipo in "The Core") e se non si è completamente pronti a tutto (come in "Guerre Stellari") non ci si gode l'opera.
Ho infatti sentito parlare, a proposito di questo film, di "eccessivamente favolistico", oppure di "esageratamente surreale".
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La sospensione dell'incredulità (o suspension of disbelief) è il patto narrativo per cui spettatori o lettori accettano volontariamente di credere al fantastico o all'improbabile di una storia, sospendendo il giudizio razionale per godersi l'opera.
E in questo film questo patto è completamente stipulato.
Perchè, a differenza di altri film più o meno realistici, qua si tende ad esagerare con la fantasia (tipo in "The Core") e se non si è completamente pronti a tutto (come in "Guerre Stellari") non ci si gode l'opera.
Ho infatti sentito parlare, a proposito di questo film, di "eccessivamente favolistico", oppure di "esageratamente surreale". Come anche di "noiosamente lungo".
Ma, appunto, se si accettano Signori Degli Anelli e Vampiri Immortali o Gorilla enormi e Cacciatori di Replicanti perchè non accettare anche rocciosi coinquilini dell'universo o spassionati divoratori di soli, come anche di durate non da cortometraggio.
A me non spaventa la durata di un film, ma eventualmente i tagli per farlo rientrare in un arco temporale adatto a proiezioni mercenarie o dilatazioni assurde senza capo nè coda.
"L'Ultima Missione" quindi, per come è proposto e realizzato, è veramente un piccolo capolavoro. Anche originale, da un certo punto di vista.
L'eroe non voluto, la missione senza cattivi di turno, un finale non scontato ci restituiscono una bella storia che si gusta volentieri, malgrado dei momenti certo meno "cinetici", ma necessari per la comprensione dell'intera storia.
Allora perchè quattro stelle, direte voi?
Ma perchè secondo me si è esagerato nel calcare la mano col lato gigionesco e cialtrone di entrambi i protagonisti principali.
Certe scene, a mio avviso, sono troppo ridicole e non servono tanto a calmierare la tensione per gli accadimenti, ma allontanano lo spettatore dalle fasi basilari del racconto.
Manca qua quella drammaticità che in altri lavori, tipo "Ad Astra", serve a creare pathos e tenere saldamente ben incollati alla sedia coloro che assistono alla proiezione.
Forse qua, con l'intento di aacalappiare una audience più larga (intendo specialmente famiglie con bambini: i veri creatori di blockbuster...), si è cercato di inserire punti più morbidi ed accattivanti (come lo Yoda di Star Wars o gli Omini Michelin dell'ultimo Ghostbusters), ma se questi sono motivi di incremento di spettatori nello stesso modo impediscono a tutto il film di essere più estremo, quindi interessante (come in "Blade Runner" I e II...dove non c'è spazio per certi sentimentalismi da cartone animato, cosa peraltro molto più accettata e sicuramente indispensabili in lavori come la serie "Cattivissima"...).
Gosling è bravissimo quindi, e si, meriterebbe l'Oscar, come lo meriterebbe anche Rockie (meraviglia, meraviglia, meraviglia!!!), a un po' di miele in meno male non avrebbe fatto, a mio immodesto avviso.
Questo resta comunque un filmone che farà la storia del Cinema (e a ragione) e gli incassi record non tarderanno a venire.
Certo anche questo non va sprecato per visioni "home", ma ci vuole uno schermo importante in un cinema serio, magari con una sala tutta per te come capitato a me (so che suona strano, ma alla proiezione di oggi eravamo cinque o sei spettatori in tutta la sala!!!) per godersi alla grande, e con gran goduria, tutta la storia.
P.S. Piccolo Blooper... a tre quarti del film si nota che il protagonista, durante un colloquio con Eva Stratt e soci, indossa a sbilenco i suoi occhiali. Poi durante il discorso gli occhiali magicamente spariscono per apparire qualche sequenza dopo.
Difficilmente faccio caso a questo genere di errori, ma questo era così madornale che non poteva passare inosservato...fateci caso!
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pippo
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martedì 24 marzo 2026
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salviamo il sole? guidati da un granchio spaziale
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Il film — chiaramente riconducibile all’universo narrativo di Project Hail Mary — ambisce a collocarsi nel solco della fantascienza “realistica”, ma finisce per smarrire proprio quel rigore che dovrebbe sostenerlo.
L’assunto iniziale è, sulla carta, intrigante: il Sole sta perdendo energia a causa di microorganismi alieni, gli “astrofagi”, e la Terra è destinata a una nuova glaciazione. Un’idea che richiama immediatamente l’epica cosmica di Interstellar, ma senza ereditarne la coerenza interna. Qui, infatti, la sceneggiatura rinuncia quasi del tutto a costruire un apparato pseudo-scientifico credibile: non c’è nemmeno il tentativo — anche solo superficiale — di dare una struttura logica alla catena degli eventi.
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Il film — chiaramente riconducibile all’universo narrativo di Project Hail Mary — ambisce a collocarsi nel solco della fantascienza “realistica”, ma finisce per smarrire proprio quel rigore che dovrebbe sostenerlo.
L’assunto iniziale è, sulla carta, intrigante: il Sole sta perdendo energia a causa di microorganismi alieni, gli “astrofagi”, e la Terra è destinata a una nuova glaciazione. Un’idea che richiama immediatamente l’epica cosmica di Interstellar, ma senza ereditarne la coerenza interna. Qui, infatti, la sceneggiatura rinuncia quasi del tutto a costruire un apparato pseudo-scientifico credibile: non c’è nemmeno il tentativo — anche solo superficiale — di dare una struttura logica alla catena degli eventi. Il risultato è una narrazione che procede per imposizione, più che per necessità.
La costruzione narrativa segue uno schema ormai inflazionato: il continuo alternarsi tra presente e passato, con due linee temporali che si intrecciano progressivamente. Un espediente che, se ben orchestrato, può arricchire la tensione drammatica, ma che qui appare meccanico e prevedibile. Ogni rivelazione è anticipata, ogni snodo è intuibile con largo anticipo, svuotando di efficacia quello che dovrebbe essere il cuore emotivo del racconto.
Ma è nel rapporto tra il protagonista e l’alieno che il film tocca il punto più controverso. La creatura — una sorta di enorme granchio racchiuso in una sfera trasparente — finisce per trasformarsi da elemento di alterità a figura quasi caricaturale. Il suo progressivo “adattamento” ai comportamenti umani, fino a imitare movenze e modi di dire, anziché generare empatia o meraviglia, scivola involontariamente nel grottesco. Una scelta che mina ulteriormente la sospensione dell’incredulità, già compromessa da una base narrativa fragile.
Visivamente e concettualmente, il film tenta di giocare su un terreno ambizioso, ma senza la disciplina necessaria per sostenerlo. Dove opere come Interstellar costruivano un equilibrio tra spettacolo e rigore teorico, qui si percepisce una certa superficialità di fondo, quasi una fretta di arrivare al punto senza guadagnarselo.
In definitiva, ci troviamo davanti a un’opera che vorrebbe parlare di salvezza globale, di sacrificio e di scoperta, ma che rimane intrappolata in cliché narrativi e semplificazioni eccessive. L’idea di fondo aveva potenziale; l’esecuzione, purtroppo, non riesce a trasformarlo in qualcosa di davvero memorabile.
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