La versione di Barney

Film 2010 | Commedia, 132 min.

Regia di Richard J. Lewis. Un film con Paul Giamatti, Dustin Hoffman, Minnie Driver, Rosamund Pike, Rachelle Lefevre. Cast completo Titolo originale: Barney's Version. Genere Commedia, - Canada, Italia, 2010, durata 132 minuti. Uscita cinema venerdì 14 gennaio 2011 distribuito da Medusa. - MYmonetro 2,81 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento domenica 11 dicembre 2016

Barney Panofsky, ebreo canadese, ha una sua versione da raccontare su come sono andate le cose, tanto nella sua vita sentimentale (tre burrascosi matrimoni) che nel mistero legato alla scomparsa del migliore amico Boogie. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura ai Nastri d'Argento, ha vinto un premio ai Golden Globes, In Italia al Box Office La versione di Barney ha incassato 2,6 milioni di euro .

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Consigliato sì!
2,81/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA
PUBBLICO 3,12
CONSIGLIATO SÌ
Versione molto 'gentile' e poco yiddish del Barney di Mordecai Richler.
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 10 settembre 2010
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 10 settembre 2010

Barney Panofsky è un produttore televisivo ebreo che vive a Montreal, dove colleziona mogli e bottiglie di whisky. Figlio affettuoso di un poliziotto in pensione col vizio del sesso e degli aneddoti, Barney è incalzato dalle ambizioni e dalle calunnie del detective O'Hearne, convinto da anni del suo coinvolgimento nella scomparsa di Boogie, amico licenzioso e scrittore dotato. Dopo l'uscita del libro di O'Hearne, che lo accusa di omicidio e di ogni genere di bassezza, Barney si decide a dare la sua versione dei fatti, ripercorrendo la sua (mal)educazione sentimentale e la sua vita fuori misura, consumata nell'Italia degli anni Sessanta e perseverata in Canada. Tra una partita di hockey e una boccata di Montecristo, l'irrefrenabile Barney rievoca il suo primo matrimonio con una pittrice esistenzialista e suicida, riesamina le seconde nozze con una miliardaria ebrea e ninfomane e riconsidera gli errori fatti con la sua terza e amatissima consorte, speaker garbata e madre dei sui due figli.
Indubbiamente non è facile misurarsi con il lavoro di trasposizione, figuriamoci poi sceneggiare le parole di Mordecai Richler e il suo romanzo più celebre ("La versione di Barney"), pubblicato in Italia all'inizio degli anni zero. Ma forse valeva la pena provarci perché Barney Panofsky ha 'carattere' cinematografico e personalità impetuosa per soddisfare quel pubblico trasversale che ama la letteratura e il cinema e resiste alla banalità dei pregiudizi. Purtroppo però la traduzione questa volta non funziona e l'omonimo libro di Richler eccede la versione di Richard J. Lewis, rendendo la sua conversione mediale trascurabile.
La versione di Barney è un film 'gentile', scritto e pensato da gentili, goym (non ebrei) gli avrebbe probabilmente chiamati l'ingovernabile Panofsky, che nel romanzo omonimo si racconta senza misura e in prima persona. Il regista, impegnato un decennio sulla scena del crimine (CSI), rinuncia consapevolmente all'uso della voce fuori campo del narratore, che non sempre è segno di difficoltà narrativa, prendendo così le distanze dal protagonista e lasciando che sia l'intreccio a prevalere sul personaggio.
Smarcandosi dalla fedeltà e appagato dall'esaltazione del tradimento, Lewis preferisce una 'versione' conciliata e conciliante di Barney, che manca l'identità ebraica e l'umorismo yiddish di Richler. Preoccupato forse della 'diversità' di Panofsky il regista finisce per renderlo troppo uguale a troppi eroi da melodramma, perdendo la peculiarità di un buontempone disprezzato da rabbini e gentili, sempre pronto a sacrificare verità e relazioni per una buona battuta. Una battuta che veicola sempre sentimenti profondi e sfoga un'energia nervosa a lungo trattenuta. A incarnare meglio del protagonista Paul Giamatti la straordinarietà espressiva dello spirito yiddish è il padre di Dustin Hoffman, attore ebreo e per questo probabilmente emotivamente prossimo al Barney letterario e in grado di riconoscerne e impiegarne l'umorismo e la superiorità paranoide.
L'Izzy Panofsky di Hoffman smaschera l'ordinarietà del Barney cinematografico, ereditando la pungente critica sociale di Richler e la sua precisa (e penetrante) ricognizione dei più piccoli dettagli della vita sociale. Mazel tov al piccolo grande uomo.

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Lo stream of consciousness di un ebreo canadese che le ha vis(su)te un po' tutte.
Recensione di Emanuele Sacchi

Il mondo secondo Barney o lo stream of consciousness di un ebreo canadese che le ha vis(su)te un po' tutte e si ritrova a tracciare un consuntivo sulla sua travagliata esistenza.
Il romanzo del 1997 di Mordecai Richler è uno dei pochi punti di riferimento certi nella letteratura degli ultimi quindici anni, nonché un osso durissimo per qualsiasi tipo di trasposizione cinematografica. Tante, troppe le cose che succedono nel romanzo - volta per volta dilatate o ristrette dall'abilità di Richler (come riportare telefonate che occupano più pagine su grande schermo?) - per poter sperare di adottare un approccio di fedeltà assoluta al testo originario. Non a caso originariamente doveva essere lo stesso Richler a curare la sceneggiatura, prima della morte avvenuta nel 2001. Richard J. Lewis propende per l'introduzione di diverse ellissi narrative, riducendo drasticamente gli eventi legati al primo matrimonio di Barney (tra l'altro spostandolo da Parigi a Roma) e concentrando il focus dell'intreccio sul terzo matrimonio, quello con Miriam Gray, l'unica donna di cui Barney si innamorerà.
Considerata la non-autorialità della regia di Lewis, sostanzialmente di taglio televisivo, e lo smussamento delle asperità di un romanzo che rappresenta uno schiaffo nel nome del politicamente scorretto, non può che uscirne un film convenzionale, più o meno corrispondente all'idea di trasposizione hollywoodiana che chiunque si sarebbe atteso, secondo il consueto schema introduzione dei personaggi-eventi traumatici-love story-rottura-epilogo. Viene da pensare a un David Cronenberg, visto il cameo fugace che interpreta nel film, e a cosa avrebbe saputo estrarre da una materia simile, magari sfruttando l'espediente dei vuoti di memoria per osare e sconvolgere, portando la storia su terreni più personali e frutto di soggettività. Ma queste restano fantasie; la realtà è che, al di là delle ottime interpretazioni di Giamatti e Hoffmann, il Barney cinematografico è tutt'altro che memorabile.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 21 gennaio 2011
pepito1948

Lasciamo stare per una volta il confronto con il romanzo dell’ebreo Richler da cui il film è tratto; primo perché io non l’ho letto; secondo perché non si può chiedere ad ogni spettatore di conoscere la fonte letteraria dei film che va  a vedere; terzo perché detto confronto nel 90% dei casi è a favore del libro; quarto perché la discussion [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
lunedì 17 gennaio 2011
Pino Farinotti

C'è voluto del tempo prima che Mordecai Richler, l'autore de La versione di Barney, si accreditasse anche da noi. Il suo romanzo è del 1997, in Italia è esploso quattro anni dopo. Richler è un superdotato, lo rilevi all'istante. Leggendolo non hai bisogno che scorrano alcuni capitoli per decifrarlo e assumerlo. Nella pagina ti corteggia e ti seduce due o tre volte. Per dirla col calcio, non è un centrocampista geometrico e costante che fa sempre la cosa corretta, è un fantasista del dribbling che non dà spazio, che ti sorprende, che ti fa balzare in piedi.

Frasi
siate grandi nelle azioni come lo siete stati nel pensiero
Una frase di Barney Panofsky (Paul Giamatti)
dal film La versione di Barney - a cura di Dudi
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Lietta Tornabuoni
La Stampa

La versione di Barney di Richard J. Lewis, convenzionale, non arriva a trasporre il romanzo di Mordecai Richler (Adelphi): lo spirito caustico, l’autoironia, a volte il cinismo del canadese Barney Panofski (Paul Giamatti) diventano una sorta di tristezza alcolica; le scene girate a Roma, considerata una città di bohemien, sono goffe e non credibili; l’amore della vita, Miriam (Rosamund Pike) è banalizzato. [...] Vai alla recensione »

NEWS
INFINITY
venerdì 15 settembre 2017
 

Barney Panofsky è un produttore televisivo ebreo che vive a Montreal, dove colleziona mogli e bottiglie di whisky. Figlio affettuoso di un poliziotto in pensione col vizio del sesso e degli aneddoti, Barney è incalzato dalle ambizioni e dalle calunnie [...]

NEWS
venerdì 14 gennaio 2011
Nicoletta Dose

Di storie sugli alieni ce ne sono tante. Tutte, in un modo o nell'altro, raccontano come sia difficile l'integrazione tra extraterrestri e umani, così diversi e incompatibili tra loro, divisi su tutto eppure uniti, in ugual misura, nell'essere estranei [...]

VIDEO
mercoledì 22 dicembre 2010
 

Tratto dall'omonima opera letteraria di Mordecai Richler e presentato in concorso a Venezia 2010, La versione di Barney si accinge ad inaugurare il nuovo anno al cinema. Nel raccontare la rocambolesca storia di Barney Panofsky, un ebreo canadese irascibile, [...]

GALLERY
sabato 11 settembre 2010
 

Humor e commozione Apprezzato soprattutto dagli amanti del politicamente scorretto, ieri La versione di Barney (film in concorso) ha portato al Lido humor e commozione ma anche qualche polemica: la trasposizione del celebre libro di Mordecai Richler [...]

winner
miglior attore in un film brillante
Golden Globes
2011
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