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ivan il matto
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martedì 3 febbraio 2026
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segreti...segreti a tangeri
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Tratto dal sofisticato romanzo “Siracusa” (Fazi editore) scritto da Delia Ephron (sorella minore di Nora, regista di “C’è posta per te”), “Le cose non dette” è l’ultima fatica di Gabriele Muccino, qui anche sceneggiatore in coppia con la citata scrittrice statunitense. Ancora riferimenti letterari di livello se ci accorgiamo che la pellicola riprende temi da “Il rosso e il nero” di Stendhal, colori che compongono anche le tinte emotive ricorrenti del cinema di Muccino: desiderio e turbamento, melodramma e noir, entusiasmo e tormento. Nel bene o nel male “Le cose non dette” rappresenta un po' la summa di tutti i film del cineasta romano, la passione, la crisi di coppia si rincorrono dai tempi de “L’ultimo bacio” fino a “Gli anni più belli” e i segreti e bugie di “A casa tutti bene”.
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Tratto dal sofisticato romanzo “Siracusa” (Fazi editore) scritto da Delia Ephron (sorella minore di Nora, regista di “C’è posta per te”), “Le cose non dette” è l’ultima fatica di Gabriele Muccino, qui anche sceneggiatore in coppia con la citata scrittrice statunitense. Ancora riferimenti letterari di livello se ci accorgiamo che la pellicola riprende temi da “Il rosso e il nero” di Stendhal, colori che compongono anche le tinte emotive ricorrenti del cinema di Muccino: desiderio e turbamento, melodramma e noir, entusiasmo e tormento. Nel bene o nel male “Le cose non dette” rappresenta un po' la summa di tutti i film del cineasta romano, la passione, la crisi di coppia si rincorrono dai tempi de “L’ultimo bacio” fino a “Gli anni più belli” e i segreti e bugie di “A casa tutti bene”. Tra Roma e Tangeri seguiamo le giravolte sentimentali e professionali di due coppie, unite da sempre, ‘sull’orlo di una crisi di nervi’: Carlo ed Elisa (Stefano Accorsi e Miriam Leone) intellettuali in crisi creativa forse perché non riescono ad avere figli; Paolo e Anna dimessamente più borgatari, con tanto di figlia tredicenne (Margherita Pantaleo), insofferente delle ansiose attenzioni materne. Come in una maionese impazzita la resa dei conti avviene a Tangeri, meta classica per scrittori in cerca di nuova ispirazione, per i nostri personaggi solo un luogo esotico per resettare momentaneamente le rispettive esistenze. Ostinatamente e caoticamente corale, l’opera gode delle performance di attori veramente in gran spolvero (che scoperta la piccola Margherita Pantaleo!), anche dal punto di vista fisico. Poiché tutto ribolle allo spasimo, allora le corse si sprecano, Paolo insegue Blu, Anna insegue la figlia Vittoria, Carlo insegue Paolo, Elisa insegue Carlo..il tutto sotto gli occhi perplessi e a tratti preoccupati della concierge dell’albergo che finisce col provocare un inatteso effetto comico. La struttura narrativa, però, troppo spesso cede per eccesso o per difetto. Se il climax nel sottofinale risulta troppo prevedile e slabbrato, le battute del prof di filosofia sanno di banalità (“oggi s’impara, domani si vince”), mentre la Leone appare un po' troppo impalpabile e silente a fronte di una Crescentini votata all’esagerazione permanente. Come “In a broken dream” portato al successo da Rod Stewart nel 1970, in quegli anni voce degli australiani Python Lee Jackson, i sogni e le ambizioni dei nostri protagonisti dovranno fare i conti con un prima e un dopo Tangeri…troppi segreti per una sola città!
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nino pellino
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sabato 31 gennaio 2026
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gabriele muccino non sbaglia un colpo
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Un film come "Le cose non dette" diretto da un grande regista come Gabriele Muccino e interpretato in maniera altrettanto soddisfacente da attori del calibro di Miriam Leone, Stefano Accorsi, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini alla fine non poteva certo lasciarmi indifferente. Carlo, professore universitario di Filosofia e scrittore di un solo libro decente e sua moglie Elisa, design creativa della famosa rivista Vanity Fair, sono una coppia allo stallo e per cercare di risollevare il loro rapporto decidono di trascorrere insieme una vacanza a Tangeri insieme ad un'altra coppia di vecchi amici e coniugi, Paolo e Anna con la loro figlioletta Vittoria. Tutto sembra filare liscio fino a quando un bel giorno si presenta la giovane studentessa ventenne di nome Blu che altri non è se non la giovane amante di Carlo.
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Un film come "Le cose non dette" diretto da un grande regista come Gabriele Muccino e interpretato in maniera altrettanto soddisfacente da attori del calibro di Miriam Leone, Stefano Accorsi, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini alla fine non poteva certo lasciarmi indifferente. Carlo, professore universitario di Filosofia e scrittore di un solo libro decente e sua moglie Elisa, design creativa della famosa rivista Vanity Fair, sono una coppia allo stallo e per cercare di risollevare il loro rapporto decidono di trascorrere insieme una vacanza a Tangeri insieme ad un'altra coppia di vecchi amici e coniugi, Paolo e Anna con la loro figlioletta Vittoria. Tutto sembra filare liscio fino a quando un bel giorno si presenta la giovane studentessa ventenne di nome Blu che altri non è se non la giovane amante di Carlo. Certo, le trame cinematografiche che riguardano temi come il tradimento di coppia sembrano avere storie ormai trite e ritrite, ma il regista Muccino con questo film riesce a trattare un argomento non nuovo in modo da renderlo intrigante, interessante e carico di tensione. Un perfetto incastro di situazioni paradossali che sembrano quasi far sprofondare i personaggi in un vortice senza uscita o come nel caso di Carlo, di far emergere e ridicolizzare quella certa falsità di fondo intrinseca alla propria personalità. "Le cose non dette" rimanda inevitabilmente ad altre opere del passato del regista; in esso infatti ritroviamo le contraddittorie relazioni sociali già presenti ne "L'ultimo bacio" e soprattutto in "A casa tutto bene" (non a caso anche anche in quest'ultimo film l'attrice Carolina Crescentini interpretava un personaggio ansiogeno), mentre, come dicevo prima, una certa componente di tensione ad incastro sembra essere stata ripresa dalla sua precedente pellicola "Fino alla fine", dallo stile movie action. Personalmente io vi ho trovato anche una vaga analogia del tema trattato con la famosa pellicola "Match point" del regista Woody Allen e difatti anche in questo film di Muccino vi ho ritrovato la perenne indecisione del protagonista, in questo caso di Carlo, nello scegliere il suo destino e poi la presenza di un anello, oggetto importantissimo e rilevatore su come siano effettivamente avvenuti i fatti durante le drammatiche sequenze finali. Una perfetta esca e tranello tramato dal più insospettabile dei personaggi della storia che non sto certo qui a spoilerare.
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eugenio
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sabato 31 gennaio 2026
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intrigo a tangeri
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Un film dove il tradimento si miscela al thriller e alle dinamiche familiari con robusti primi piani e una fotografia patinata. Gabriele Muccino ci introduce subito in medias res in un interrogatorio dove qualcosa di tragico è avvenuto. Con il solito stacco all’americana, assistiamo a uno sviluppo iniziale assai poco originale che ricorda L'ultimo bacio versione cinquantenne dove un professore di filosofia [Accorsi] cultore degli addominali conosce e si innamora di una sua studentessa tal Blu [Savignani]. Peccato sia sposato con Elisa (Leone) giornalista di Vanity Fair che scrive di coppia e relazione (che paradosso!) ma che il matrimonio sia arrivato a una crisi, forse per quei figli che non arrivano, a differenza dell'altra coppia di amici: Paolo [Santamaria] ristoratore stressato con moglie nevrotica [Crescentini] al seguito che tratta ancora la figlioletta tredicenne [Pantaleo] come bambina inabile di comprensione.
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Un film dove il tradimento si miscela al thriller e alle dinamiche familiari con robusti primi piani e una fotografia patinata. Gabriele Muccino ci introduce subito in medias res in un interrogatorio dove qualcosa di tragico è avvenuto. Con il solito stacco all’americana, assistiamo a uno sviluppo iniziale assai poco originale che ricorda L'ultimo bacio versione cinquantenne dove un professore di filosofia [Accorsi] cultore degli addominali conosce e si innamora di una sua studentessa tal Blu [Savignani]. Peccato sia sposato con Elisa (Leone) giornalista di Vanity Fair che scrive di coppia e relazione (che paradosso!) ma che il matrimonio sia arrivato a una crisi, forse per quei figli che non arrivano, a differenza dell'altra coppia di amici: Paolo [Santamaria] ristoratore stressato con moglie nevrotica [Crescentini] al seguito che tratta ancora la figlioletta tredicenne [Pantaleo] come bambina inabile di comprensione. Che bel quadretto.
Allora che succede? Che per ritrovare la sintonia perduta, le due coppie partono per Tangeri crocevia di culture, un non luogo affacciato alle antiche colonne d’Ercole, lo stretto di Gibilterra. E qui si apre la seconda parte più serrata dove, tra casbah, vicoletti e ovviamente le verità non dette del titolo, un climax furibondo (con grida a go-go’ che raggiunge l'apice nella tragedia di cui all'inizio), segnerà per sempre il destino di tutti, bambina compresa.
Tra citazioni e frasi da breviario di filosofia esistenzialista, Le cose non dette rappresenta un dramma familiare di bugie, senso di colpa, isteria femminile e tanto infantilismo maschile (leggasi machismo e misoginia). Nessun protagonista è completamente innocente, chiuso nel suo illusorio benessere borghese che partorisce mostri, i nuovi bambini. E questa la forza del film che ce li rende quasi empatici e si fa vedere nelle due ore scandite da una musica ridonante a tratti classica che non fa che esacerbare i momenti topici. Quelli in cui la morale si piega al quieto vivere, i rimorsi e l’etica sociale si arrendono al conservatorismo di facciata. Un pugno nello stomaco che un prevedibile finale ci invita a schivare ma che non ci salva da quel mistero della parola indulgenza. E forse alla curiosa quanto indecifrabile ambiguità che regna sopita come germe in noi sin dalla pubertà. Come il finale pare suggerirci.
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mauridal
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giovedì 19 febbraio 2026
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tutti hanno detto fin troppo.
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Quando un film dice tante cose, anzi troppe, con un alto tasso di verbosità nei dialoghi serrati, e il regista lo intitola Le cose non dette, allora sorge il dubbio che si voglia giocare tra commedia e dramma. E che un regista esperto e navigato come Muccino voglia coinvolgere il pubblico in un’opera di cinema maliziosa e ironica, nonostante la trama e la sceneggiatura drammatiche, tratte dal romanzo Siracusa, la cui autrice ha collaborato al film. La trama e le storie riguardano il pieno e sperimentato mondo di personaggi e vicende di vita già ampiamente raccontato in altri film del regista. Bisogna quindi cercare di farsi coinvolgere da qualche novità. Carlo e Paolo, interpretati da Accorsi e Santamaria, sono i tristi e soliti maschi: mariti e padri inadeguati o inadempienti. Qui, dunque, niente di nuovo, anche se la buona interpretazione attoriale salva la pochezza delle figure narrate.La doppia coppia in crisi, invece di rimanere in casa, in Italia – a Roma, Palermo o Siracusa – decide di espatriare per una vacanza esotica: Tangeri, in Marocco. Magari con il sole e il mare africano le cose si mettono meglio. Ma qui nulla cambia: entra in gioco un facile psicologismo e tutti danno il peggio di sé, in scene di litigio fatte di parole dette e urlate.La coppia di amici Paolo e Anna ha una figlia tredicenne, mentre Carlo ed Elisa, pur meglio sistemati – lui docente universitario, lei giornalista avviata – sono in crisi per infertilità. Ovviamente le due coppie non si diranno mai, specie in vacanza, quali siano le vere cause della loro crisi o le reali difficoltà personali e di coppia. Ma chissà quale poteva essere il seguito del racconto delle cose indicibili, se non apparisse sulla scena una sorta di “sirenetta”: una giovane studentessa chiamata Blu, che altri non è che un’allieva dei corsi di Carlo e, manco a dirlo, ne diventa l’amante segreta per molto tempo. Tutto nascosto e non detto, come spesso accade nella vita comune.Ma addirittura Blu si presenta a Tangeri per sconvolgere Carlo e tutti quelli che gli ruotano intorno. A questo punto il film prende un’altra strada e si avvolge tra commedia, melodramma e psicodramma. La giovane figlia di Paolo, Vittoria, diventa il perno di una rappresentazione psicofisica di una nuova generazione compressa, in attesa di liberazione. Il tutto è raccontato attraverso sequenze che inseguono i personaggi, con inquadrature insistite su visi ed espressioni esasperate e urlanti.
Ma non è tutto. Muccino non ci risparmia neppure una virata verso il thriller: nelle scene finali scompaiono Blu e Vittoria che, diventate amiche (ipotesi già di per sé improbabile), si ritrovano sugli scogli vicino al mare a parlare, osservate da lontano da Elisa. Il finale thriller vede il rientro di Vittoria da sola dai genitori, mentre Blu viene ritrovata morta in mare. Una venatura di noir e giallo insieme.La chiusura del racconto è semplice: Elisa, durante le indagini, dichiara che Blu era da sola, scagionando così Vittoria come possibile esecutrice di una spinta in mare della rivale-amica.Cosa c’è da aggiungere,le figure femminili sono ben definite come donne, mogli e madri. I personaggi di Carlo e Paolo sono anch’essi ben delineati, ma in senso negativo: traditori, inconsistenti, in perenne crisi identitaria. I personaggi di Blu e Vittoria sono invece da apprezzare per la buona interpretazione delle giovani Margherita Pantaleo e Beatrice Savignani. Accorsi e Santamaria non si smentiscono.È detto tutto.(mauridal)
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fabriziog
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sabato 31 gennaio 2026
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film intenso, tragico e bellissimo
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“Le cose non dette”, ultima bellissima opera di Gabriele Muccino, si colloca ampiamente nella tradizione cineastica drammatica del Regista romano che, con varie intensità, sfumature e tinte, giganteggia dal 1998 nel cinema italiano. “Le cose non dette” non possiede l’implacabile tragicità di “La ricerca della felicità” (2006) e di “Sette anime” (2008), ma riprende gli spunti artistici, interpretativi e narrativi di “L’ultimo bacio (2001) e di “Baciami ancora” (2010).
La visione destrutturante della famiglia e dei rapporti di coppia incide non con il bisturi ma con il machete sui legami amorosi (o presunti tali) dei protagonisti della storia.
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“Le cose non dette”, ultima bellissima opera di Gabriele Muccino, si colloca ampiamente nella tradizione cineastica drammatica del Regista romano che, con varie intensità, sfumature e tinte, giganteggia dal 1998 nel cinema italiano. “Le cose non dette” non possiede l’implacabile tragicità di “La ricerca della felicità” (2006) e di “Sette anime” (2008), ma riprende gli spunti artistici, interpretativi e narrativi di “L’ultimo bacio (2001) e di “Baciami ancora” (2010).
La visione destrutturante della famiglia e dei rapporti di coppia incide non con il bisturi ma con il machete sui legami amorosi (o presunti tali) dei protagonisti della storia. Lo sguardo di Muccino - immerso in una luce arabeggiante radiosa e cupa – indugia ad analizzare le dinamiche che governano le vite interiori ed esteriori dei coniugi Carlo (uno Stefano Accorsi che riprende in pieno la mimica disperata e persa nel vuoto di “L’ultimo bacio”) ed Elisa (la bella e dai modi eleganti e raffinati Miriam Leone) e dei coniugi Paolo (un sempre intenso Claudio Santamaria) e Anna (Carolina Crescentini, straordinariamente “fuori di testa”), insieme alla figlia Vittoria (Margherita Pantaleo). Outsider è Blu, amante fragile e pericolosa di Carlo (Beatrice Savigniani).
Il set è Tangeri in Marocco, città intellettuale e bohémien, dove la vacanza delle due famiglie esplode in un finale allo stesso tempo verdiano e shakespeariano. La patologica follia intrisa di cattiveria di Anna devasta la personalità della figlia Vittoria, macera il marito Paolo, imputridisce il rapporto di (pseudo-) amicizia con Carlo ed Elisa. Sono i sentimenti senzapelle di Carlo per Blu a fare da detonatore al coup de théâtre finale: la vita non è forse un concatenarsi di coup de théâtre?
Elisa e Paolo sono anime vere, pulite, sincere, capaci di sentimenti profondi e autentici. Elisa e Paolo sono vittime dei disturbi psichici di Anna e degli impeti brutalmente passionali di Carlo e Blu e putrescenti di Vittoria.
L’alibi, vocabolo gettato apparentemente per caso in mezzo ai dialoghi serrati e ansiogeni, assume una chiave di lettura decisiva.
Fabrizio Giulimondi
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folignoli
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sabato 7 febbraio 2026
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caducit? dei sentimenti
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L'inquietudine dei trentenni raccontata nella parabola mucciniana, ora trova spazio nei protagonisti ormai cresciuti con lui, passati attraverso i quarant' anni e oggi giunti nella maturità dei cinquant' anni, ovvero un po' più avanti della mezza età. Un' età che un tempo avrebbe significato raggiungere la pensione e la tranquillità di una vita, tutta dedita ai figli adolescenti. Ma il mondo cambia e i cinquantenni di oggi sono il ritratto di Dorian Gray, tra aperitivi, palestra, lampade, belle donne e Suv da sfoggiare come status simbol. Interprete di questa realtà è Carlo, il protagonista del film interpretato dall'attore (quasi) feticcio di Muccino, Stefano Accorsi.
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L'inquietudine dei trentenni raccontata nella parabola mucciniana, ora trova spazio nei protagonisti ormai cresciuti con lui, passati attraverso i quarant' anni e oggi giunti nella maturità dei cinquant' anni, ovvero un po' più avanti della mezza età. Un' età che un tempo avrebbe significato raggiungere la pensione e la tranquillità di una vita, tutta dedita ai figli adolescenti. Ma il mondo cambia e i cinquantenni di oggi sono il ritratto di Dorian Gray, tra aperitivi, palestra, lampade, belle donne e Suv da sfoggiare come status simbol. Interprete di questa realtà è Carlo, il protagonista del film interpretato dall'attore (quasi) feticcio di Muccino, Stefano Accorsi. Nella vita ha tutto; una moglie bellissima, un lavoro appagante e remunerativo (fa lo scrittore e professore universitario) e cura la sua immagine in maniera quasi ossessiva. C'è però qualcosa che manca: un figlio che non è riuscito ad avere con Giulia (Miriam Leone). E qui abbiamo il primo nucleo densissimo dal peso specifico enorme, da cui trae origine tutto lo sviluppo del film: il figlio. Sarà Anna (Carolina Crescentini) a dirlo a suo marito Paolo (Claudio Santamaria), proprio a metà film (la fine del primo tempo è stata messa proprio durante un dialogo intensissimo, interrompendolo) che una coppia senza figli è destinata a lasciarsi. Ma quel figlio, Carlo lo potrebbe avere dalla sua amante, la bravissima attrice esordiente Beatrice Savignani. Lei si chiama Blu ed è una ventenne che frequenta il corso di Laurea dove insegna Carlo. Tra i due nasce subito l'amore (nonostante la differenza di età di quasi 30 anni) e sarà quell'amore a condurre il film su uno stile "giallo" un patos nuovo per i film di Muccino. Tralasciando la trama spicciola che al critico cinematografico poco importa, è bene soffermarci sull'ennesimo film di Muccino su temi legati all'amore e soprattutto al tradimento. La poetica del regista romano è incentrata sul fatto che ogni rapporto d'amore - anche il più meraviglioso - è destinato a finire. Lo spiega bene all'inizio, quando la storia di Carlo e Giulia viene rappresentata come qualcosa di divino, in grado di regalare emozioni e felicità che sembrano eterni. Ma poi - appunto - anche il più grande amore inizia a zoppicare e questo succede ben prima che Carlo conosca Blu. Dopo un inizio leggermente sotto tono rispetto ai precedenti film, Muccino cambia passo e ci regala almeno 70 minuti di ritmo coinvolgente e - come anticipato - un racconto sullo stile noir. Tutto succede a Tangeri, dove Carlo e Giulia vanno in vacanza con Anna, Paolo e la loro figlia Vittoria (una sorprendente Margherita Pantaleo). Qui trovano Blu, che li ha seguiti a insaputa di Carlo e si presenterà ripetutamente ai 5 amici, instillando sospetti sulla sua presenza e su un libro raro che anche Carlo custodisce. La deflagrazione c'è una mattina, quando Carlo e Blu si baciano in piazza e vengono visti da Paolo. Da qui la storia prende un passo drammatico e porterà i 6 protagonisti dritti nell'abisso. Chiave di volta è la conturbante Blu, una ragazzina che non esiterà a sfidare Carlo anche di fronte a sua moglie. Ma qui evidentemente, dove ogni altro uomo si sarebbe fermato, il maschio alfa (come viene indicato Carlo nella recensione) si getta a capofitto, incurante di ciò che comporta una simile passione. Nessun matrimonio è al sicuro, nessuna unione è per sempre, questo ci dice Muccino. Anche l'amore più grande e trasparente, può crollare in un attimo, al sopraggiungere di una persona che rappresenta la freschezza ed il nuovo. In questo contesto, emerge la figura di Paolo (Santamaria), fino a quel momento un po' in ombra. La romanità e la recitazione più spontanea di quella di Accorsi, consente al pubblico di stemperare la tensione e a sorridere. Ma il baratro è vicino: i protagonisti, ognuno col suo carico di frustrazione, ipocrisia e insoddisfazione, non si fermano. Perpetrano nei loro comportamenti errati e conducono il finale verso la tragedia. Paolo è l'unico che prova a salvare il salvabile, affrontando Blu e dicendole che probabilmente si è sbagliata, riguardo all'amore dichiarato da Carlo. C'è da dire, onestamente, che Muccino è l'unico regista italiano che non sbaglia un film ed è strano che non rientri mai tra i vincitori di premi nei Festival. L'ultimo premio degno di nota è il David di Donatello nel lontano 2001 con L'ultimo Bacio. Nel 2021 infatti ha contestato i criteri di selezione dei premi, quando con "Gli anni più belli" non ottenne nessuna statuetta.
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gabriella
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venerdì 27 febbraio 2026
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tra il rosso e il nero
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Il tempo passa ma il baricentro emotivo dei personaggi di Muccino , non si sposta di una virgola, è come se fossero intrappolati in un'eterna adolescenza dei sentimenti, indipendente dai capelli bianchi. E' un cinema che si basa sulla collisione costante, che filma la furia della vita, la felicità , fatta di risate, di slanci, corse in moto, ma di tutto questo rimarrà solo la confusione, la perdita della serenità, lè o specchio deformante che rimanda loro un'immagine di decadenza che non vogliono accettare, c'è sempre il confronto esplosivo dopo avere accumulato rancori e frustrazione, la stanchezza finisce sempre per vincere sulla fuga.
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Il tempo passa ma il baricentro emotivo dei personaggi di Muccino , non si sposta di una virgola, è come se fossero intrappolati in un'eterna adolescenza dei sentimenti, indipendente dai capelli bianchi. E' un cinema che si basa sulla collisione costante, che filma la furia della vita, la felicità , fatta di risate, di slanci, corse in moto, ma di tutto questo rimarrà solo la confusione, la perdita della serenità, lè o specchio deformante che rimanda loro un'immagine di decadenza che non vogliono accettare, c'è sempre il confronto esplosivo dopo avere accumulato rancori e frustrazione, la stanchezza finisce sempre per vincere sulla fuga. Elisa e Carlo sono una coppia sposati da vent’anni, docente universitario di filosofia lui che ha scritto un unico libro e adesso si trova in crisi creativa, lei è un’affermata giornalista anche lei in crisi, oltretutto i due sono logorati dal fatto di non avere avuto figli, decidono di prendersi una vacanza per cercare di risanare il matrimonio, insieme a un’altra coppia amica, Paolo e Anna e la loro figlia tredicenne., Vittoria, a Tangeri.Ma quella che doveva essere una vacanza rilassante, si trasforma ben presto in un groviglio di situazioni inaspettate. A Tangeri arriva Blue, giovane studentessa e amante di Carlo, determinata a fargli mantenere la promessa che lui lasci la moglie per lei, ma anche l’altra coppia non se la passa meglio, Anna è perennemente in ansia e sembra sempre sul punto di esplodere, tratta la figlia come una bambina e quest’ultima ha un rapporto con la madre fatto di piccoli sabotaggi emotivi, Paolo è marito e padre assente, mentre gli adulti si tormentano e si separano, Vittoria sembra già pronta per un mondo dove la verità non ha nessun valore, l’unica che ha smesso di sperare nella felicità familiare. Il finale prende una piega inquietante, la crepa diventa una voragine, e tra le macerie di quel viaggio, si unisce anche il rimorso e il senso di colpa, in un eterno confronto silenzioso. Diciamo che il film è gradevole e gli attori sono bravi, ma il tema rimane più o meno lo stesso de “ L’ultimo bacio”, l’ assenza , di un’evoluzione, se a trentanni l’irrequietezza è una promessa di cambiamento, a cinquanta diventa una condanna biologica.
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