20a edizione della Festa del Cinema di Roma, il programma dei 163 film. Roma - 15/26 ottobre 2025. Le recensioni, trame, listini, poster e trailer, ordinabili per:
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Un’edizione che si concentra sulle opere prime e suoi documentari. Grande attesa per gli italiani tra cui La vita va così, Cinque secondi, Io sono Rosa Ricci e tantissimi altri. Vai all’articolo »
Una formidabile occasione di disintossicazione dal rumore e di rimettersi in proporzione rispetto all'immensità del cosmo. Documentario, Francia2025. Durata 95 Minuti.
Un documentario poetico nei boschi, tra animali e suoni ancestrali che trasforma la natura in meditazione su tempo, memoria e vita. Espandi ▽
Un nonno, suo figlio e il figlio del figlio: Michel, Vincent (il regista) e Simon. Tre maschi di età diverse che condividono l’esperienza, più che consapevoli della sua rarità, di osservare da vicinissimo la natura. Rispettandola. Nelle foreste di conifere del dipartimento francese dei Vosgi, come a una base sicura dopo le loro esplorazioni, tornano in una baita di legno illuminata solo da candele. Sospeso tra i codici documentaristici e una sorta di sceneggiatura in cui i dialoghi tra familiari assomigliano a una fiaba sapienziale, Whispers in the Woods è anche una formidabile occasione, che la visione in sala esalta al massimo, di disintossicazione dal rumore, che oggi non è più solo urbano ma ormai invade ogni spazio, anche periferico. Ricco di spunti didattici e pensato, in una schematica tripartizione, come un romanzo di formazione, ricorda anche l’irrilevanza dell’umano (“siamo in ciò che passa”), la continuità di vita e morte, che si riflette nel passaggio di testimone e di saperi tra generazioni ma anche nel ciclo degli esseri viventi, quali le piante. Recensione ❯
Un dramma storico ambientato nel 1936 durante la rivolta palestinese contro il dominio coloniale britannico. Espandi ▽
Ambientato nel 1936 durante la rivolta palestinese contro il dominio coloniale britannico. Il film segue Yusuf, che si muove tra il suo villaggio rurale e la caotica Gerusalemme, mentre la regione si avvicina a un momento cruciale. La narrazione esplora le vite di diversi personaggi, inclusi un contadino, un operaio portuale e una madre vedova, evidenziando le tensioni di classe e l'impatto della crescente immigrazione ebraica. Recensione ❯
Tre donne e tre vite da cucire o da riparare. Una prova significativa e apprezzabile di sguardo femminile. Drammatico, USA, Francia2025. Durata 106 Minuti.
Un viaggio introspettivo pieno di insidie per una regista americana, che a Parigi scoprirà la sua vera essenza. Espandi ▽
Angelina Jolie è Maxine Walker, regista americana neodivorziata, proveniente dal cinema di genere e alle prese per la prima volta con un lavoro per il settore della moda, ma anche con un’inaspettata diagnosi medica che la costringe a riconsiderare ogni scelta; Anyier Anei è Ada, una giovanissima modella nata in Sud Sudan e cresciuta in Kenia, scappata dalla guerra, che si ritrova a Parigi di nascosto dal padre; Ella Rumpf, infine, è Angèle, truccatrice esperta col sogno di pubblicare un giorno le cose che scrive nel pochissimo tempo libero. Tre attrici, tre personaggi, tre donne, riunite nell’unità di tempo e di luogo di una Fashion Week parigina. C’è una forte intenzione programmatica rispetto all’oggetto/soggetto del film, e cioè l’universo femminile osservato in alcuni suoi pianeti, distanti tra loro ma collegati in un’ideale galassia di genere. C’è all’opera anche una prova significativa e apprezzabile di femail gaze: un’attenzione alla modalità di esposizione del corpo, che dà significato alla scelta dell’ambientazione nel mondo delle sfilate. Recensione ❯
La storia di un personaggio che è il simbolo di un'epoca perduta di sogni, fallimenti, mirabile arte di
arrangiarsi. Espandi ▽
Per Tanio Boccia il 1964 sembra l'anno d'oro. Già allora considerato "il peggior regista del cinema
italiano", irriso da tutti i suoi colleghi e perseguitato dai creditori, riesce a mettere in cantiere quattro
film contemporaneamente, da Maciste alla corte dello zar a La valle dell'eco tonante. Solo che in quel
settembre del 1964 esce Per un pugno di dollari e nessuno va a vedere i film del grande Tanio... Recensione ❯
Documentario comico e tenero su madre del regista che, trasferitasi ad Hammamet, scopre amore, amicizia e comunità tra anziani italiani all'estero. Espandi ▽
Il Maktub (destino) secondo mia madre: è questo il sottotitolo del film che Salvatore Allocca ha girato su e con sua madre, una signora elegante, vitalissima e disinvolta che un bel giorno ha lasciato l'Italia ed è andata ad Hammamet, in Tunisia, dove si è stabilita e "ha fatto famiglia" (come dice lei davanti al figlio piuttosto perplesso) con un signore romagnolo, energico e tenerone, conosciuto sul posto. Irresistibile documentario in forma di commedia su un argomento che il cinema non ha quasi mai trattato: gli anziani italiani che decidono di andare a vivere all'estero, in luoghi dove la vita costa molto meno e la pensione è perciò sufficiente. E dove formano comunità non solo di connazionali, giocano a carte, ballano, s'incontrano, fanno amicizia e magari s'innamorano. Con ironia, tenerezza e qualche rimpianto. Recensione ❯
Dal punto di vista di una gallina, il film segue la sua vita tra libertà, istinto materno, incontri con animali e uomini, rivelando violenza e ingiustizie del mondo. Espandi ▽
Hen è l’unico pulcino nero nato in mezzo a tantissimi gialli nato in un allevamento industriale. Si trova dentro un tir e sembra destinata a morte sicura quando riesce a scappare durante una sosta in una stazione di servizio. Neanche il tempo di godersi la libertà che la sua vita è di nuovo in pericolo. Una volpe l’ha avvistata e le sta dando la caccia ma riesce a sventare anche questo attacco. Poi si ritrova in un mercato affollato e in mezzo a una manifestazione fino a quando viene catturata da un cane, Titan, che la porta dal suo padrone Ioannis, proprietario dell’ex-ristorante Panorama che vive lì assieme alla figlia e al fidanzato di lei, un trafficante senza scrupoli. Hen così viene catturata e rinchiusa poi in un pollaio assieme alle altre galline. Ma anche in quella situazione di estrema difficoltà, trova il modo di reagire tentando di nuovo la fuga.
La vita ad altezza di gallina. La libertà, il vagabondaggio, la cattura. Che cos’è Hen. Storia di una gallina? Ha la struttura del coming of age ma anche il respiro di un thriller, che caratterizza tutta la seconda parte del film, forse non controllata del tutto fino in fondo anche se c’è un momento particolarmente riuscito, quello in cui due criminali irrompono nel ristorante e dicono ai clienti di andarsene. Il suo sguardo corrisponde spesso con quello del cineasta. A volte è in simbiosi, altre in contrasto. Diventano contagiose soprattutto le sue percezioni sensoriali ed è qui che Hen. Storia di una gallina risulta comunque originale. Si passa dalla paura all’incoscienza e alla ricerca della fiducia nel mondo. Non sempre serve mostrare tutto ed Hen. Storia di una gallina l’ha capito solo in parte. Perché i momenti più riusciti sono quelli in cui il nostro passo è lo stesso di Hen. Recensione ❯
Tra noir e grottesco, la storia di una famiglia segnata dalla malattia e dall'orrore a cui la società l'ha condannata. Thriller, Italia2025. Durata 90 Minuti.
Tassista scopre una televendita inquietante e si immerge in un noir grottesco, tra thriller psicologico e allegoria sociale urbana. Espandi ▽
Durante il turno notturno, un tassista in solitaria carica in auto un travestito fuggito dal night club in cui si esibisce e lo accompagna a casa. Durante una pausa in un bar, l’uomo assiste a una grottesca televendita in cui un presentatore folle offre al pubblico la propria famiglia. Chi sono queste persone? E cosa le spinge a esporsi in modo così violento e autodistruttivo alla derisione e alla compassione degli altri? Nel loro passato, forse, la risposta a queste domande, e anche la sola via di salvezza. Il nuovo lavoro di Dario D’Ambrosi, creatore del Teatro Patologico, regista sulla scena e al cinema, da sempre impegnato nella rappresentazione di pensieri e comportamenti di persone affette da malattia mentale.
C’è da parte del suo autore il coraggio di raccontare in chiave distorta un’esclusione sociale di cui è vittima ogni famiglia che conosce la disabilità. Eppure qualcosa stona in Il principe della follia. Qualcosa che ne mina alla base ogni assunto. Recensione ❯
Achille e Stella, trentenni di Civitella, affrontano la crisi del loro amore. Dopo una fuga a Roma e un tradimento, nascono due gemelli: uno bianco e uno nero. Espandi ▽
Achille e Stella hanno trent’anni e stanno insieme da 15. Stella è infelice, non ce la fa più, e un bel giorno prende la corriera per Roma dove ha un’avventura di una notte con Gil, un cuoco-star di origine africana. Tornata a casa, ritrova l’intimità perduta con Achille, spaventato dalla sua fuga improvvisa. E nove mesi dopo partorisce due gemelli: uno bianco come Achille e uno nero come Gil. Achille diventa “lo zimbello del litorale”, e Stella il bersaglio delle malelingue del paese. Stella gemella è una parabola sulla necessità di accettare la nostra fallibilità e accogliere la realtà così come viene e come occasione di crescita, lasciandoci ogni tanto andare alla deriva senza porci troppi paletti socioculturali, e senza permettere che altri ci dicano come dobbiamo vivere. La battaglia fra consuocere (e il binomio Morante-Buy, per la prima volta insieme sul grande schermo) resta la parte più divertente di questa commedia romantica che può contare sulla mano di regia di Lucini, ma non su una sceneggiatura sufficientemente solida. Recensione ❯
A Perugia, la giovane moldava Rosa Lazar viene trovata viva dopo atroci violenze. Un procuratore e uno psicologo indagano su un caso che svela orrori e verità interiori. Espandi ▽
Periferia di Perugia. In un fosso viene ritrovata una ragazzina che indossa un completo d’alta moda. La polizia sta per portare via il corpo, quando un sospiro la svela ancora viva: si chiama Rosa Lazar, è moldava e non ha nemmeno 16 anni. La sostituta procuratrice Cristina Camponeschi e lo psicologo Stefano Mangiaboschi sono immediatamente chiamati a occuparsi del caso. L’indagine è più complicata del previsto. Apparentemente Illusione è un peculiare detour nella filmografia di Francesca Archibugi ma il focus sulla misteriosa personalità della protagonista adolescente è sicuramente un altro tassello della sua personale affezione al racconto del mondo giovanile ispirato stavolta a un fatto realmente accaduto. Certo a spiazzare è la complessità della narrazione e dei registri utilizzati perché il tentativo, non proprio riuscito, è quello dell’apologo morale attraverso tre (o più?) diverse linee narrative. Recensione ❯
Un film sul mestiere di restare autentici: un elogio alla misura, all'intelligenza ironica, alla capacità di non prendersi troppo sul serio. Documentario, Italia2025. Durata 94 Minuti.
Willie Peyote tra musica, vita e riflessioni a Torino: un ritratto intimo e autentico di un artista tra impegno, ironia e coerenza nello showbiz. Espandi ▽
Torino d’inverno, la nebbia che sale dal Po e un uomo che cerca di mettere ordine tra le parole, come se da quelle potesse dipendere il suo equilibrio. Willie Peyote. Elegia sabauda è prima di tutto il ritratto di un artista che fa della semplicità e dell’umiltà la sua cifra identitaria, una dichiarazione d’amore a una città e a un modo di intendere la musica. Il documentario, diretto con pudore e curiosità, segue Willie lungo un biennio di cambiamenti – dall’inverno del 2023 fino a Sanremo 2025 – raccontandone la quotidianità, le contraddizioni e la capacità di essere se stesso, anche quando la pressione esterna vorrebbe che su di lui si costruisse un personaggio. Willie Peyote, all’anagrafe Guglielmo Bruno, si presenta come un artista senza trucco né finzione. Si definisce “nichilista, torinese e disoccupato, perché dire cantautore fa subito Festa dell’Unità e dire rapper fa subito bimbominkia”.
Nella sua apparente semplicità, è un film sul mestiere di restare autentici: un elogio alla misura, all’intelligenza ironica, alla capacità di non prendersi troppo sul serio. E forse, in un’epoca di sovraesposizione e clamore, è proprio questo il gesto più radicale possibile. Recensione ❯
Prima di affrontare la sfida più dura della sua vita Nino trascorre il weekend girovagando per la sua Parigi e affrontando alcune questioni irrisolte che lo riconnetteranno con il mondo e con se stesso. Espandi ▽
A Parigi, Nino si reca in ospedale per un controllo di routine ma scopre all’improvviso di avere un tumore alla gola. Servirà iniziare una terapia invasiva entro tre giorni, un periodo durante il quale il ragazzo dovrà anche prendere decisioni sul suo futuro, per preservare la possibilità di avere figli e per ragionare su quale sia davvero il rapporto con le persone che lo circondano, dalla madre al migliore amico. Avendo perso le chiavi e non riuscendo a rientrare a casa, Nino si avventura per la città alla scoperta di sé. Il bell’esordio nel lungometraggio della regista francese Pauline Loquès non è un “film sulla malattia”, nonostante ne abbia tutte le premesse. Ha più a che fare con lo sgomento che precede la realizzazione, e nel comprimere la finestra temporale a pochi giorni e nell’immaginare un protagonista schivo e reticente, Loquès firma uno studio di momenti fugaci, in perenne controtempo. Ricco di sfumature e di sottili trovate narrative, Nino è una piccola opera che contiene moltitudini. Recensione ❯
Fiume, 1919. Intrighi politici, amori impossibili e vendette private si intrecciano sullo sfondo della rivoluzione visionaria guidata da D'Annunzio. Espandi ▽
L'impresa fiumana (1919-1920) coagulò una quantità di esperienze diverse, di ansie di ribellione, di velleità rivoluzionarie; fu come un lungo e febbrile carnevale all'insegna della festa e della provocazione, che si apparenta alle avanguardie del tempo, ma fu anche un momento «insurrezionale» come il Sessantotto. Il libro rivisita l'avventura fiumana raccontando una vita-festa fatta di bravate futuriste e di utopie, di trasgressione sessuale e di pirateria, di gioco e guerra. Sotto questa luce, Fiume è un capitolo significativo di quella cultura della rivolta che ha caratterizzato il Novecento. Recensione ❯
Un doc discreto e attento dedicato a Stefano Rulli e al suo rapporto con il figlio più bello, quello più bisognoso di aiuto. Documentario, Italia2025. Durata 81 Minuti.
Stefano Rulli accompagna il figlio Matteo, affetto da autismo, nella ricerca di autonomia a Perugia, riflettendo sul passato, il futuro e la Fondazione "La Città del Sole". Espandi ▽
Stefano Rulli non è solo uno dei più grandi sceneggiatori del cinema italiano contemporaneo. È anche il padre di Matteo, un uomo che soffre di un disturbo dello spettro autistico e ogni giorno percorre le strade di Perugia come se dovesse affrontare una piccola avventura sospesa tra negozi e vicoli medievali. Mentre tenta di riannodare i fili di un passato doloroso, Stefano accompagna il figlio nella ricerca di una nuova autonomia, interrogandosi contemporaneamente sul suo futuro e su quella della Fondazione "La Città del Sole", da lui creata insieme alla moglie Clara Sereni, scomparsa nel 2018. Sorta di seguito spirituale di Un silenzio particolare (2004), un film vitalissimo e struggente grazie all'indimenticabile presenza di Matteo e della sua costante ricerca di una libertà capace di accordarsi al suo tempo interiore. Recensione ❯
In un'isola mediterranea, Ettore e Giovannino vivono un'estate felice. Ma con la partenza di Ettore, Giovannino affronta l'assenza grazie ai filmati di Pino. Espandi ▽
Ettore e Giovanni sono due ragazzini che vivono a Linosa uniti da una forte amicizia. Sull'isola vive anche Pino un anziano videoamatore che documenta i più diversi aspetti della vita locale. Un giorno Ettore apprende dai genitori che si trasferiranno in città per consentirgli di frequentare una scuola migliore. Sta per iniziare l'ultima estate insieme dei due amici.
Un mix di documentario e fiction che sa leggere nell'animo dei bambini ma lascia qualche perplessità sulla costruzione narrativa.
La riflessione sulla messa a fuoco della realtà in cui vive da parte di chi è rimasto si presenta comunque come occasione di meditazione sull'attrattiva che una vita lontana, nella giusta misura, da cellulari e social possa ancora rappresentare per una personalità in formazione. A patto che trovi la persona che sia in grado di motivarla anche se distante sul piano dell'età e dell'esperienza di vita. Recensione ❯
Il delicato ritratto di un rapporto tra madre e figlio. Espandi ▽
Sasà è uno scugnizzo di tredici anni, della periferia di Napoli. Trascorre le giornate con i suoi due migliori amici, Cira e Nicolas. Amante dell’hip hop e dotato di un grande talento musicale, Sasà aspira a diventare un rapper famoso per permettere alla madre Rusè una vita migliore. L’incontro con Yodi, noto rapper della old school partenopea, sembra dare slancio al suo sogno e lo porta a comporre il suo primo vero pezzo: un rap dedicato alla mamma. Tuttavia, lo scontro con la realtà cinica del mondo della musica e della strada, costringe Sasà ad abbandonare le proprie aspirazioni e a prendere una cattiva strada. Cinque anni dopo l’esordio di Nevia, un riuscito coming of age su un’adolescente a Ponticelli, Nunzia De Stefano torna alla regia seguendo da vicino il percorso di crescita del tredicenne Sasà sempre nella periferia napoletana. Come in Nevia, dove per la prima volta abbiamo conosciuto e apprezzato l’esordiente Virginia Apicella, anche qui a sorprendere è il protagonista, interpretato da Mattia Cozzolino che vedremo anche in Gomorra - Le origini, la serie prequel Cattleya per Sky di Gomorra - La serie. Su di lui, come su Nevia, si regge tutto il film. Recensione ❯