“La grandezza della Festa di Roma è quella di mettersi continuamente in discussione: il festival ha cambiato spesso linea, allargando i suoi orizzonti, e questo non è il difetto, ma la forza e il carattere della Festa”. Il presidente della Fondazione Cinema per Roma Salvatore Nastasi risponde così alla domanda sull’identità fluttuante della kermesse capitolina, e la Direttrice artistica Paola Malanga annuncia le due linee editoriali portanti di questa edizione: l’attenzione alle opere prime e ai documentari.
La Festa, giunta alla ventesima edizione e in corso a Roma dal 15 al 26 ottobre, secondo Nastasi vuole qualificarsi come “la casa degli autori indipendenti”, conta quest’anno oltre 150 titoli da 38 Paesi e assegnerà i premi alla carriera a Jafar Panahi, premiato da Giuseppe Tornatore, e al produttore Lord David Putnam, mentre fra gli omaggi sono annunciati quelli a Pier Paolo Pasolini, a Claudio Caligari, a Franco Pinna, anche autore del manifesto, e a Carlo Rambaldi nel centenario della sua nascita.
GLI ITALIANI
I titoli italiani come sempre saranno tantissimi attraverso tutte le sezioni della Festa, a cominciare dal film di apertura, La vita va così di Riccardo Milani, e la serie di chiusura Vita da Carlo di Carlo Verdone.
Nel Concorso Progressive Cinema quattro film: 40 secondi di Vincenzo Alfieri, che nelle parole di Malanga “ricostruisce le drammatiche 24 ore che hanno preceduto l’omicidio di Willie Monteiro Duarte: niente di quello che vi aspettate, molto di più”; Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, intepretati da Filippo Timi e Jasmine Trinca, che narra “l’omicidio anni ’70 della marchesa Anna Casati Stampa, non come trasposizione di un fatto di cronaca ma come rielaborazione cinematografica in una macchina del tempo, proponendo un viaggio nel presente dove femminicidio e revenge porn sono all’ordine del giorno”; il documentario Roberto Rossellini, più di una vita, “ritratto di un genio e di un uomo totalmente libero e anticonformista costruito su materiali d’archivio in gran parte inediti” in cui Rossellini è raccontato anche attraverso scritti “letti dagli attori che impersonano gli scriventi: Sergio Castellitto dà voce a Rossellini, Kasia Smutniak ad Ingrid Bergman e Isabella Rossellini a se stessa”; e Sciatunostro di Leandro Picarella, già regista di Segnali di vita, “un film di formazione sull’amicizia e sul cinema” che racconta l’unione fra due ragazzini a Linosa: “uno dei ragazzini decide di proseguire gli studi sulla terraferma, e i due devono affrontare una separazione dolorosa”.