| Titolo originale | Kota |
| Anno | 2025 |
| Genere | Commedia, Drammatico, |
| Produzione | Germania, Grecia, Ungheria |
| Durata | 96 minuti |
| Al cinema | 5 sale cinematografiche |
| Regia di | György Pálfi |
| Attori | Yannis Kokiasmenos, Maria Diakopanayotou, Argyris Pantazaras, Machmout Bamerni Antonis Tsiotsiopoulos, Antonis Kafetzopoulos, Chronis Barbarian, Nikos Kattis. |
| Uscita | giovedì 28 maggio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Officine Ubu |
| MYmonetro | 3,29 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 11 giugno 2026
Dal punto di vista di una gallina, il film segue la sua vita tra libertà, istinto materno, incontri con animali e uomini, rivelando violenza e ingiustizie del mondo. Hen - Storia di una gallina è 59° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 685,00 e registrato 13.878 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Hen è l'unico pulcino nero nato in mezzo a tantissimi gialli in un allevamento industriale. Si trova dentro un tir e sembra destinata a morte sicura quando riesce a scappare durante una sosta in una stazione di servizio. Neanche il tempo di godersi la libertà che la sua vita è di nuovo in pericolo. Una volpe l'ha avvistata e le sta dando la caccia ma riesce a sventare anche questo attacco. Poi si ritrova in un mercato affollato e in mezzo a una manifestazione fino a quando viene catturata da un cane, Titan, che la porta dal suo padrone Ioannis, proprietario dell'ex-ristorante Panorama che vive lì assieme alla figlia e al fidanzato di lei, un trafficante senza scrupoli. Hen così viene catturata e rinchiusa poi in un pollaio assieme alle altre galline. Ma anche in quella situazione di estrema difficoltà, trova il modo di reagire tentando di nuovo la fuga.
La vita ad altezza di gallina. La libertà, il vagabondaggio, la cattura. Non c'è la disperazione o la ricerca di una possibile felicità dell'asino di EO di Skolimowski. La protagonista di Hen è puro istinto, segnata dalla sua diversità sin dalla nascita ma anche da un'identità che si costruisce e poi si afferma nel corso del film, fino a trovarsi quasi in una posizione di potere nel finale dopo le continue sofferenze, con un percorso e una metamorfosi simile a quella di Malik ne Il profeta di Audiard.
Ma che cos'è Hen. Storia di una gallina? Ha la struttura del coming of age ma anche il respiro di un thriller, che caratterizza tutta la seconda parte del film, forse non controllata del tutto fino in fondo anche se c'è un momento particolarmente riuscito, quello in cui due criminali irrompono nel ristorante e dicono ai clienti di andarsene.
Il cineasta ungherese György Pálfi si era fatto conoscere soprattutto con Taxidermia, presentato vent'anni fa al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard. Con quel film Hen. Storia di una gallina condivide la costante presenza della morte. Dallo stile disturbante di Taxidermia, il regista si confronta con una sorta di 'favola nera', che si apre con un intenzionale inganno documentarista (l'uovo che esce dalla gallina) per poi passare alle atmosfere più che alle scomposizioni di matrice surrealista, evidente in tutta l'incalzante sequenza nella stazione di servizio dove Hen è sempre sul punto di soccombere ma poi invece trova un incredibile istinto di sopravvivenza.
Il suo sguardo corrisponde spesso con quello del cineasta. A volte è in simbiosi, altre in contrasto. Le sue visioni soggettive possono essere più accentuate dalla scatola o del cane. E il simbolismo a volte troppo scoperto, come nella scena i cui vede il cartoon su un pulcino che esce dall'uovo. Però diventano contagiose soprattutto le sue percezioni sensoriali ed è qui che Hen. Storia di una gallina risulta comunque originale. Si passa dalla paura all'incoscienza e alla ricerca della fiducia nel mondo. Per questo la sua solitudine e quella di Ioannis riescono alla fine a trovare un punto d'incontro. Ma soprattutto si potrebbero sentire i suoni e le parole attraverso il suo udito. Non conosce il senso dei dialoghi ma riesce a capire quello che avviene, soprattutto in tutto il racconto criminale. Nel modo in cui è mostrato il traffico d'immigranti irregolari Pálfi forza un po' la mano perché si ha l'impressione che voglia trasformare il film in una metafora politica su un Europa che sembra sempre più orientata a chiudere i propri confini. Però sono sempre le percezioni di Hen che possono rendere quelle immagini drammatiche o sfuggenti.
Con una maggiore leggerezza poteva aspirare a Babe. Maialino coraggioso, con cui condivide i temi della tenacia, del pregiudizio e l'empatia. Non sempre serve mostrare tutto ed Hen. Storia di una gallina l'ha capito solo in parte. Perché i momenti più riusciti sono quelli in cui il nostro passo è lo stesso di Hen.
Raccontare “dal basso”, dalla parte degli ultimi: è il canone a cui si sono rifatti scrittori e storici per allontanarsi dalla visione onnisciente dall’alto, quasi divina, di una scena umana. Il regista ungherese György Pálfi lo ha fatto con un film, il cui titolo originale è Kota (nella versione italiana: Hen, Storia di una gallina).
Nel panorama audiovisivo contemporaneo, dominato da una progressiva smaterializzazione dell’immagine e da una fiducia quasi assoluta nelle possibilità della CGI e dell’intelligenza artificiale, György Pálfi compie con Hen - Storia di una gallina, dal 28 maggio al cinema, un gesto quasi controcorrente: restituire centralità alla presenza fisica, all’imprevisto, alla fatica concreta del cinema come pratica artigianale.
Non è soltanto la storia di una gallina che fugge da un allevamento intensivo e si ritrova testimone involontaria delle contraddizioni dell’Europa contemporanea; è anche, e forse soprattutto, un film che interroga il rapporto stesso tra tecnica e realtà, tra la pratica digitale e la persistenza del vivente.
Pálfi, autore da sempre interessato alle possibilità plastiche dell’immagine (basti pensare a Taxidermia) sceglie qui una strada apparentemente anacronistica. Non ricorre infatti a una simulazione ma utilizza otto vere galline addestrate per «interpretare» il personaggio principale. Una decisione che modifica integralmente la grammatica del film, piegato ai tempi, agli scarti e agli imprevisti di un corpo «reale».
Se c’è un animale poco considerato e altamente bistrattato, quello è sicuramente la gallina. Con le sue piume arruffate e la sua andatura incerta, sempre alla ricerca di qualcosa da beccare, genera in chi la osserva una certa dose di ilarità. Se poi la gallina in questione non è del consueto e rassicurante bianco candido ma è nera come la pece, la situazione non può che peggiorare.
Eppure, l’audace regista ungherese György Pálfi sceglie proprio una gallina bruna come protagonista del suo Hen, una commedia solo all’apparenza stralunata, ma che è in realtà un deciso discorso di denuncia. Al centro di questa favola dedicata alle vicende di una pennuta in fuga troviamo una morale animalista ma anche un racconto che mette in luce le difficoltà e la resilienza dei più deboli, degli emarginati e di chi, dal mondo, è lasciato in disparte.
La storia ricostruisce la parabola di una pulcina nera nata in una covata di pulcini gialli come il sole, fra le mura di un allevamento intensivo. Seguiamo le vicende della nostra “brutta anatroccola” a partire dal momento esatto in cui viene generata. Dopo i primi mesi di vita trascorsi nella brutalità di un luogo in cui gli animali a stento vengono trattati come esseri viventi, la protagonista trova la sua via di fuga proprio nella non conformità del suo aspetto. Scartata perché di un colore diverso dagli altri polli, si ritrova accidentalmente a percorrere una strada alternativa a quella prevista dagli stringenti imperativi della catena alimentare.
Cominciamo dall'uovo. Certo, serve una gallina per deporlo. E infatti lo vediamo, in primissimo piano (dalla gallina madre, solo un particolare). Dall'uovo esce un pulcino, assieme a tanti altri. Ma il nostro eroe - anzi la nostra eroina - è nera. Una mano l'afferra, l'uomo dice "il capo non la vorrà". Il pulcino nero diventerà una gallina nera, dopo svariate peripezie e altre avventure incontrate [...] Vai alla recensione »