Berlinale 2012

Guida al 62° Festival internazionale del cinema di Berlino, dal 9 al 19 febbraio 2012

   
   
   
Berlinale 2012, Orso d'oro a Cesare deve morire
sabato 18 febbraio 2012 di Giancarlo Zappoli

Era dal 1991 che un regista italiano non si vedeva assegnare l'Orso d'Oro al Festival di Berlino. Allora si trattava di un grande vecchio come Marco Ferreri con La casa del sorriso. In questa edizione di 21 anni dopo a salire i gradini del palco del Palast della Berlinale sono ancora due grandi vecchi del nostro cinema: Paolo e Vittorio Taviani. È una vittoria meritata che onora il nostro cinema ma che ci deve anche far riflettere. I Taviani tornano a far trionfare l'Italia a un festival prestigioso grazie al coraggio della sperimentazione, grazie al non essersi adagiati su comode scelte che avrebbero potuto tranquillamente compiere e che invece hanno messo da parte per andare a cercare la verità con il cinema all'interno di un luogo di pena. Uno spazio che la facile banalizzazione vuole lontano dalla cultura e che invece trova nel loro sguardo un felicissimo connubio tra Shakespeare e degli esseri umani che stanno pagando per i reati commessi. Uomini che, proprio quando dicono le parole pensate secoli fa e trasposte nel dialetto di ognuno, diventano profondamente 'veri'.
Il cinema italiano dovrebbe apprendere una lezione da questo voto unanime di una giuria che era composta non da intellettuali interessati solo ai film 'da festival' ma da registi, attori, attrici capaci di fare cinema con stili diversi che si sono tradotti in opere che spesso sono arrivate al grande pubblico senza rinunciare però al piacere di cercare nuove strade. Sono quelle che la giuria ha premiato anche con gli altri film piegandosi solo in un'occasione alle regole dell'opportunità. Sgombriamo subito il campo dicendo che il premio per la miglior regia andato a Christian Petzold per Barbara non convince se non nell'ottica di un riconoscimento 'obbligato' al film tedesco che più era piaciuto alla stampa locale, forse più per motivi politico/emozionali che non per qualità intrinseche. Detto ciò il Gran Premio della Giuria andato all'ungherese Just the Wind prende in considerazione un'opera tesa ed efficace nel descrivere la cappa di paura che opprime una famiglia romena in terra magiara. L'obiettivo è stato centrato come per i premi al miglior attore e attrice consegnati a una giovanissima e intensissima ragazza congolese, Rachel Mwanza, presa, come si diceva ai tempi del Neorealismo, 'dalla strada' e al giovane protagonista, Mikkel Følsgaard, nei panni dello psichicamente disturbato re Christian di Danimarca di En Kongelige Affair, film che ha meritatamente ricevuto anche il premio per la miglior sceneggiatura. Vanno citati anche la fotografia del chilometrico film cinese White Deer Plain così come l'originale e ricercato Tabu del portoghese Miguel Gomes.
Scegliere le giurie è un compito delicato come quello di selezionare i film. Va dato quindi pieno riconoscimento al direttore della Berlinale per questo gruppo di uomini e donne che hanno mostrato di saper amare, fuor di retorica, la settima arte dando anche una menzione a L'enfant d'en haut di Ursula Meier, opera imperfetta ma ricca di sensibilità. Un'ultima, ma importante annotazione: il film che si è piazzato secondo nell'apprezzamento del pubblico nella Sezione Panorama per quanto riguarda le opere di finzione è stato Diaz - Non pulire questo sangue di Daniele Vicari. Con la forza di un cinema di denuncia che tiene conto della lezione dei Maestri, Vicari ha raccolto il favore di un pubblico non italiano. Anche questo ci dovrebbe far meditare.

Guarda QUI le foto della cerimonia di premiazione.

I PREMI
Orso d'oro: Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani

Gran premio della giuria: Just the Wind di Benedek Fliegauf

Orso d'argento per la miglior regia: Christian Petzold per Barbara

Orso d'argento per il miglior attore: Mikkel Følsgaard per En Kongelige Affair

Orso d'argento per la miglior attrice: Rachel Mwanza per Rebelle

Orso d'argento per la miglior sceneggiatura: Nikolaj Arcel e Rasmus Heisterberg per En Kongelige Affair

Orso d'argento per il contributo artistico: Lutz Reitemeier per White Deer Plain

Premio Alfred Bauer: Tabu di Miguel Gomes

Menzione speciale: L'enfant d'en haut di Ursula Meier

Miglior film d'esordio: Kauwboy di Boudewijn Koole

Panorama Audience Award al miglior film di finzione:
1. The Parade
2. Diaz - Non pulire questo sangue
3. Xingu

Panorama Audience Award al miglior documentario:
1. Marina Abramovic - The Artist is Present
2. Call Me Kuchu
3. La Vierge, les Coptes et Moi

Il pubblico premia Diaz di Daniele Vicari.

Berlinale 2012, Orso d'oro a Cesare deve morire

sabato 18 febbraio 2012 - Giancarlo Zappoli

Berlinale 2012, Orso d'oro a Cesare deve morire Era dal 1991 che un regista italiano non si vedeva assegnare l'Orso d'Oro al Festival di Berlino. Allora si trattava di un grande vecchio come Marco Ferreri con La casa del sorriso. In questa edizione di 21 anni dopo a salire i gradini del palco del Palast della Berlinale sono ancora due grandi vecchi del nostro cinema: Paolo e Vittorio Taviani. È una vittoria meritata che onora il nostro cinema ma che ci deve anche far riflettere. I Taviani tornano a far trionfare l'Italia a un festival prestigioso grazie al coraggio della sperimentazione, grazie al non essersi adagiati su comode scelte che avrebbero potuto tranquillamente compiere e che invece hanno messo da parte per andare a cercare la verità con il cinema all'interno di un luogo di pena. Uno spazio che la facile banalizzazione vuole lontano dalla cultura e che invece trova nel loro sguardo un felicissimo connubio tra Shakespeare e degli esseri umani che stanno pagando per i reati commessi. Uomini che, proprio quando dicono le parole pensate secoli fa e trasposte nel dialetto di ognuno, diventano profondamente 'veri'.
Il cinema italiano dovrebbe apprendere una lezione da questo voto unanime di una giuria che era composta non da intellettuali interessati solo ai film 'da festival' ma da registi, attori, attrici capaci di fare cinema con stili diversi che si sono tradotti in opere che spesso sono arrivate al grande pubblico senza rinunciare però al piacere di cercare nuove strade. Sono quelle che la giuria ha premiato anche con gli altri film piegandosi solo in un'occasione alle regole dell'opportunità. Sgombriamo subito il campo dicendo che il premio per la miglior regia andato a Christian Petzold per Barbara non convince se non nell'ottica di un riconoscimento 'obbligato' al film tedesco che più era piaciuto alla stampa locale, forse più per motivi politico/emozionali che non per qualità intrinseche. Detto ciò il Gran Premio della Giuria andato all'ungherese Just the Wind prende in considerazione un'opera tesa ed efficace nel descrivere la cappa di paura che opprime una famiglia romena in terra magiara. L'obiettivo è stato centrato come per i premi al miglior attore e attrice consegnati a una giovanissima e intensissima ragazza congolese, Rachel Mwanza, presa, come si diceva ai tempi del Neorealismo, 'dalla strada' e al giovane protagonista, Mikkel Følsgaard, nei panni dello psichicamente disturbato re Christian di Danimarca di En Kongelige Affair, film che ha meritatamente ricevuto anche il premio per la miglior sceneggiatura. Vanno citati anche la fotografia del chilometrico film cinese White Deer Plain così come l'originale e ricercato Tabu del portoghese Miguel Gomes.
Scegliere le giurie è un compito delicato come quello di selezionare i film. Va dato quindi pieno riconoscimento al direttore della Berlinale per questo gruppo di uomini e donne che hanno mostrato di saper amare, fuor di retorica, la settima arte dando anche una menzione a L'enfant d'en haut di Ursula Meier, opera imperfetta ma ricca di sensibilità. Un'ultima, ma importante annotazione: il film che si è piazzato secondo nell'apprezzamento del pubblico nella Sezione Panorama per quanto riguarda le opere di finzione è stato Diaz - Non pulire questo sangue di Daniele Vicari. Con la forza di un cinema di denuncia che tiene conto della lezione dei Maestri, Vicari ha raccolto il favore di un pubblico non italiano. Anche questo ci dovrebbe far meditare.

Guarda QUI le foto della cerimonia di premiazione.

I PREMI
Orso d'oro: Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani

Gran premio della giuria: Just the Wind di Benedek Fliegauf

Orso d'argento per la miglior regia: Christian Petzold per Barbara

Orso d'argento per il miglior attore: Mikkel Følsgaard per En Kongelige Affair

Orso d'argento per la miglior attrice: Rachel Mwanza per Rebelle

Orso d'argento per la miglior sceneggiatura: Nikolaj Arcel e Rasmus Heisterberg per En Kongelige Affair

Orso d'argento per il contributo artistico: Lutz Reitemeier per White Deer Plain

Premio Alfred Bauer: Tabu di Miguel Gomes

Menzione speciale: L'enfant d'en haut di Ursula Meier

Miglior film d'esordio: Kauwboy di Boudewijn Koole

Panorama Audience Award al miglior film di finzione:
1. The Parade
2. Diaz - Non pulire questo sangue
3. Xingu

Panorama Audience Award al miglior documentario:
1. Marina Abramovic - The Artist is Present
2. Call Me Kuchu
3. La Vierge, les Coptes et Moi

Oggi Robert Pattinson e Christina Ricci per Bel Ami.

Berlinale 2012, Javier Bardem e il tempo del razzismo

venerdì 17 febbraio 2012 - Nicoletta Dose

Berlinale 2012, Javier Bardem e il tempo del razzismo Quella di ieri è stata una giornata dedicata interamente al cinema d'autore. Niente glamour e un red carpet sobrio, senza star di Hollywood a soddisfare la curiosità dei fotografi. I più contenti sono stati i cinefili e i critici cinematografici che hanno amato soprattutto il film Just the Wind di Benedek Fliegauf, un dramma intenso che mette in luce le contraddizioni dell'intolleranza nei confronti degli zingari. Freddo è il tempo del razzismo ma sentito e intenso è il racconto del film che si aggiunge alla lista dei titoli più apprezzati, e quindi possibili vincitori, di questa edizione della Berlinale. L'altro film in concorso, Gnade, del regista Matthias Glasner, ha suscitato qualche perplessità, è stato definito un ottimo resoconto paesaggistico, visivamente interessante, ma meno convincente sul piano della sceneggiatura. Applausi moderati anche per il terzo titolo della sezione Competition, En Kongelige Affair di Nikolaj Arcel. L'accoglienza si è rivelata invece molto calorosa per Sons of the Clouds, dove Javier Bardem, qui nei panni del narratore, racconta la tragica storia del popolo sahrawi, ancora colonizzato dal Marocco. Come Angelina Jolie difende la causa dei poveri del terzo mondo o George Clooney è interessato al Darfur, anche l'attore spagnolo ora si è preso a cuore la situazione di questa regione del Sahara, sfruttando la sua popolarità e portando l'attenzione su una tragedia che i giornali non raccontano.

Robert Pattinson è la star più attesa di oggi. Il suo Bel Ami (Fuori concorso) è il film di punta della giornata e le giovani berlinesi, già appostate vicino al red carpet che accoglierà l'attore prima della proiezione ufficiale, lo sanno bene. Al suo fianco ci sarà anche Christina Ricci, la protagonista femminile del film, una vera e propria epopea sentimentale, dove la squallida ambizione di un uomo affievolisce la forza dei sentimenti. E così Pattinson, dopo aver incarnato per anni il vampiro più romantico del mondo, diventa uno sciupa femmine manipolatore capace di sfruttare il prossimo senza farsi alcun scrupolo.
In concorso oggi verrà presentato Rebelle di Kim Nguyen e The Flying Swords of Dragon Gate di Tsui Hark, il primo storia di una ribelle appunto che racconta una pagina nera del popolo africano, mentre il secondo è un'avventura ai tempi della Cina imperiale. Questi sono gli ultimi titoli di questa edizione della Berlinale, prima della cerimonia di premiazione di domani.

Guarda QUI le foto della giornata di ieri.

Oggi è la giornata dei documentari con Javier Bardem e Wenders.

Berlinale 2012, Fassbender preso a calci da una donna!

giovedì 16 febbraio 2012 - Nicoletta Dose

Berlinale 2012, Fassbender preso a calci da una donna! Dopo Shame – e le scene di nudo che il pubblico femminile non dimentica – Michael Fassbender, premiato per il ruolo con la coppa Volpi a Venezia, è diventato un vero e proprio presenzialista. Non si lascia sfuggire un festival e colleziona ruoli su ruoli, inserendosi nel cast artistico dei film come un debuttante ambizioso a caccia di conferme, e della grande occasione. A Berlino non ha bisogno di gratificazioni. Insieme ai compagni di lavoro, gli interpreti Antonio Banderas e Gina Carano, e il regista Steven Soderbergh, ha presentato ieri Knockout – Resa dei conti, thriller di alta fattura che mette al centro della storia una donna coraggiosa incastrata da un gruppo di doppiogiochisti. E Fassbender è una delle vittime di questa eroina temeraria che, in una lussuosissima suite d'albergo, lo riempie, senza finte, di botte. In conferenza stampa l'attore tedesco scherza e confessa: "Gina combatte meglio di tanti uomini. Quando fai un film così, desideri avere un partner che sia in grado di farcela fisicamente e allo stesso tempo che faccia sembrare tutto reale. Nessuno si è fatto male!". Dopo aver convinto la critica del festival, il film uscirà anche nelle sale italiane il prossimo 24 febbraio.
Oltre a Fassbender, ad attirare l'attenzione dei giornalisti, si è presentata a Berlino la coppia Salma Hayek e Àlex De La Iglesia, rispettivamente attrice protagonista e regista del film La chispa de la vida, ovvero ‘la scintilla della vita'. Dopo l'orrore surreale della Ballata dell'odio e dell'amore, il cineasta spagnolo racconta l'orrore reale e impenitente della crisi economica che coinvolge il mondo contemporaneo. E conquista il pubblico berlinese. Tra i film in concorso invece non lascia il segno Postcards from the Zoo di Edwin, piace di più White Deer Plain di Quan'an Wang, un buon film d'intrattenimento, visivamente raffinato, narrativamente convincente.

Oggi poche star all'orizzonte. È atteso Wim Wenders che sarà tra le personalità del cinema coinvolte nel documentario The Story of Film: An Odyssey di Mark Cousins che racconta l'evoluzione della settima arte, dagli albori all'era del digitale. Ma sembra che nessun altro nome di spicco calpesterà il red carpet della Berlinale. Nella sezione Panorama verrà presentato Sons of the Clouds con Javier Bardem, un documentario che prova a capire quali interessi politici ed economici si nascondono tra Marocco, Algeria, USA, Spagna e Francia. In concorso sono attesi invece tre film europei: il dramma in costume En Kongelige Affair di Nikolaj Arcel, l'impossibile storia d'amore di Gnade di Matthias Glasner e Just the Wind di Benedek Fliegauf, il racconto di una 'normale' giornata degli zingari.

Guarda QUI le foto della giornata di ieri

Atteso sul red carpet il cast di Knockout di Soderbergh.

Berlinale 2012, Meryl Streep e l'obbligo di avere paura

mercoledì 15 febbraio 2012 - Nicoletta Dose

Berlinale 2012, Meryl Streep e l'obbligo di avere paura Ironia e bellezza rendono Meryl Streep una donna poco comune. Non teme di essere offuscata da nessuno perché ha un segreto: "L'importante è continuare ad avere delle aspettative e sapere bene che l'insicurezza è la nostra migliore amica". Dobbiamo avere paura, sentirci 'fallibili' ma tentare delle sfide, fare in modo di sorprendere se stessi e gli altri, anche solo ogni tanto, anche solo per un momento. La conferenza stampa di ieri, durante la quale è stata celebrata per aver ricevuto l'Orso d'oro alla carriera, ha mostrato una donna saggia che ha evitato con determinazione banalità e qualunquismi per rispondere invece con intelligente saggezza alle domande dei giornalisti. La sua luce ha riempito il cuore dei fan ma non ha distolto l'attenzione dei festivalieri dai film presentati nella giornata di San Valentino. Su tutti si è fatta notare la cinica commedia di Jason Reitman, Young Adult (scritta dal premio Oscar Diablo Cody), con protagonista Charlize Theron nei panni di una trentenne bellissima ma dal carattere sgradevole che tenta in tutti i modi di riconquistare un ex, ormai sposato e con figli. La star, grande assente di questa edizione, per questo ruolo sta ricevendo molti consensi in patria, dove il film è nelle sale da tempo (in Italia uscirà il prossimo 9 marzo). Per i due film in concorso, Was Bleibt e Tabu, non si sono sprecati applausi. I due titoli in Competition hanno infatti ricevuto un'accoglienza tiepida e contenuta ma è andata meglio al documentario italiano The Summit di Franco Fracassi e Massimo Lauria, il secondo lavoro presente a Berlino dedicato ai fatti del G8 di Genova, un film che rimette mani e occhi sul dramma di quei giorni, cercando di fare luce sugli aspetti più oscuri e controversi. E finora mai chiariti.

Il concorso, oggi, si tinge d'oriente. Da un lato abbiamo White Deer Plain, un wuxiapian firmato Quan'an Wang, dall'altro Postcards from the Zoo di Edwin, ambientato all'interno di uno zoo, dove tutto succede e nulla si trasforma, almeno fino all'arrivo di un mago seducente. Il glamour della giornata sarà rappresentato dall'arrivo a Berlino del cast artistico (Ewan McGregor, Michael Fassbender, Michael Douglas, Antonio Banderas e l'esordiente Gina Carano) di Knockout – Resa dei conti, thriller scritto da Lem Dobbs e diretto da Steven Soderbergh. Al gruppo si aggiunge anche l'attrice Salma Hayek, protagonista femminile del dramma La chispa de la vida di Àlex De La Iglesia, incentrato su un equivoco che rivoluziona rapidamente la vita ad un pubblicista da poco rimasto disoccupato. E infine Bliss di Doris Dörrie che racconta il folle amore per le strade di Berlino tra un punk che vive allo sbando e una rifugiata politica interpretata dalla nostra Alba Rohrwacher.

Guarda QUI le foto della giornata di ieri.

Oggi l'omaggio a Meryl Streep e Young Adult.

Berlinale 2012, le confessioni private di Billy Bob Thornton

martedì 14 febbraio 2012 - Nicoletta Dose

Berlinale 2012, le confessioni private di Billy Bob Thornton La conferenza stampa di Jayne's Mansfield Car, presentato ieri in concorso, è stata una confessione privata, più che un confronto formale con un mucchio di giornalisti curiosi. Il regista Billy Bob Thornton si è lasciato andare, forse convinto dal consenso ricevuto in sala dopo la prima del film, e, in toni confidenziali, ha svelato che suo padre era molto violento, sia verbalmente che fisicamente. Il tema di una controversa figura paterna è al centro del dramma famigliare del suo film e così ha aggiunto: "con lui non ci ho mai parlato. Ho passato gran parte della mia vita a cercare di avere un rapporto con lui. Era un personaggio strano mio padre, uno che aveva fatto la guerra in Corea e che quando arrivava con la sua divisa sembrava una rock star. Mi portava a vedere gli incidenti stradali e restavamo lì mentre lui si fumava una Lucky Strike [...] Solo quando sono cresciuto ho capito che lui non era capace di esprimere ciò che aveva dentro. È morto quando avevo diciassette anni". Le contraddizioni di una famiglia americana nell'Alabama del 1969 hanno così conquistato Berlino. Altrettanti applausi hanno accolto The Flowers of War di Zhang Yimou, tratto dal romanzo di Geling Yan e nella capitale tedesca presentato come evento fuori competizione. Christian Bale e il regista si sono confrontati con la stampa, dimostrando un grande rispetto per uno degli episodi più atroci dell'invasione giapponese della Cina, il massacro di Nanking. I due film più attesi della giornata di ieri sono stati entrambi veicolo di storie vere, inducendo una riflessione sul passato e sull'importanza di saper guardarsi indietro per rivolgersi al futuro con più saggezza. Buon accoglienza anche per il secondo film in concorso, L'enfant d'en haut di Ursula Meier, incentrato sulla difficile quotidianità di un ragazzino che parte dal fondovalle per andare sulle piste di Verbier a rubare sci e accessori lasciati incustoditi dai frequentatori delle piste. A fargli compagnia la sorella venticinquenne, pigra ma bellissima, interpretata da Léa Seydoux, al suo secondo film in Competition a Berlino, dopo Les adieux à la reine.

Anche se l'attrice Charlize Theron non sarà presente al festival, c'è molta attesa per la commedia di cui è protagonista, Young Adult di Jason Reitman. Presentato nella sezione Berlinale Special, la storia di una donna adulta che cerca di riconquistare l'amor perduto di quando era adolescente sarà una delle attrattive della giornata. In concorso invece è la giornata di Tabu di Miguel Gomes e Was Bleibt di Hans-Christian Schmid, film duri che raccontano entrambi come un segreto del passato, se scoperto in malo modo, possa sconvolgere l'armonia di una vita che scorre senza pensieri; nel primo caso quella di alcuni inquilini di un condominio di Lisbona, nel secondo quella di una famiglia (solo apparentemente) per bene. Oltre ai film inediti della competizione, oggi si festeggia la divina Meryl Streep, ormai in viaggio da mesi, dall'America all'Europa, a racimolare riconoscimenti per la sua interpretazione in The Iron Lady (l'ultimo qualche sera fa ai BAFTA Awards). A Berlino riceverà il prestigioso premio alla carriera, prima della proiezione del film in cui interpreta con grande maestria la (im)popolare Margaret Thatcher. In Panorama invece è ancora il momento dell'Italia, presente con il documentario The Summit di Franco Fracassi e Massimo Lauria, in qualche modo continuazione e approfondimento di Diaz – Non pulire questo sangue. L'argomento è lo stesso, ma qui le immagini saranno tutte vere.

Guarda QUI le foto della giornata di ieri.

Oggi la pena di morte secondo Herzog e The Flowers of War di Yimou.

Berlinale 2012, la verità sul G8 di Genova

lunedì 13 febbraio 2012 - Nicoletta Dose

Berlinale 2012, la verità sul G8 di Genova Il nostro Paese trascina ancora avanti una bruttissima vicenda mediatica e giudiziaria: l'assalto della polizia alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. La vicenda non passa inosservata a Berlino dove il film di Daniele Vicari, Diaz – Non pulire questo sangue, ha disturbato molto, ha scosso gli animi con immagini di violenza che si sono dimenticate troppo presto perché, troppo rapidamente, sono rimaste impunite e archiviate. Il film colpisce e conquista perché racconta ciò che si fa fatica ad accettare ma con il quale è indispensabile fare i conti; il regista lo dice chiaro: "una cosa è certa. Il G8 di Genova è stato quello che ha fermato il Movimento. Perché, cosa strana, non solo l'Italia, ma le cancellerie di tutto il mondo sono state solo a guardare quello che era successo, anche se i propri ragazzi erano stati trattati come degli assassini". Senza dietrologie, senza schematismi. E così il cinema diventa veicolo di un'inchiesta civile che non ha ancora avuto un vero e proprio corso giudiziario ma che un festival come quello di Berlino, così attento, soprattutto quest'anno, alle ingiustizie sociali, non poteva lasciarsi sfuggire. Grande successo anche per il documentario dedicato a Bob Marley, Marley appunto, un omaggio al re del reggae che non si inginocchia ma approfondisce il personaggio in tutti i suoi aspetti. Ieri è stata la giornata degli scontri tra politici e manifestanti no-global, delle sonorità di una musica che viene da lontano e della tensione di un gruppo di ostaggi religiosi. Quest'ultimo tema, a Berlino, è stato rappresentato dal film in concorso Captive di Brillante Mendoza, con l'algida Isabelle Huppert nei panni di un'operatrice umanitaria rapita dagli estremisti islamici. Una storia vera che il regista ha voluto raccontare per "fare una denuncia, per portare a conoscenza del mondo quello che accade nel paese di Manila".

Oggi invece è il giorno delle grandi star. Fuori competizione è atteso il dramma storico di Zhang Yimou, The Flowers of War, dedicato alla strage di Nanchino e con protagonista l'americano Christian Bale nei panni di un prete tormentato dalle contraddizioni violente di un conflitto insensato e troppo cruento. Ritorna Léa Seydoux, l'attrice francese già presente a Berlino il 9 febbraio per la serata d'apertura con Les adieux à la reine, oggi nel film franco-svizzero L'enfant d'en haut di Ursula Meier, anche con Gillian Anderson e Jean-François Stévenin. In arrivo anche il dramma sociale di Billy Bob Thornton, Jayne Mansfield's Car che racconta l'attrazione/scontro di due famiglie rivali durante i libertini anni Sessanta. In Berlinale Special invece grande fermento per il secondo lavoro di Werner Herzog dedicato alla pena di morte, Death Row, raccolta di una serie di ritratti, creati attraverso le interviste, di detenuti nel braccio della morte dei penitenziari americani.

   

Oggi Clive Owen, Isabelle Huppert e i fatti del G8 di Genova.

Berlinale 2012, il trionfo di Jolie e dei fratelli Taviani

domenica 12 febbraio 2012 - Nicoletta Dose

Berlinale 2012, il trionfo di Jolie e dei fratelli Taviani Una star di Hollywood bella, ricca e brava. Angelina Jolie, dopo aver conquistato i favori del pubblico grazie ad una ricca e variegata carriera come attrice, passa dietro la macchina da presa per raccontare una delle più tragiche pagine della storia europea, la guerra in Bosnia-Erzegovina. Anche a Berlino, come già altrove, i riflettori puntano sul suo vestito di alta moda, sfoggiato con classe sul red carpet, ma anche sulle polemiche che il suo film non ha potuto evitare. Nella terra del sangue e del miele, presentato nella sezione Berlinale Special, denuncia l’uso dello stupro come arma di guerra; un tema forte quindi che ha sollevato qualche dubbio tra gli astanti più scettici che si sono chiesti come una diva di Hollywood come lei possa riuscire a comprendere le crudeltà di un conflitto militare. Parole che hanno fomentato la polemica ma che non hanno bloccato l’entusiasmo di una certa parte della critica. Alla fine la Jolie l’ha spuntata e, sopra tutto e tutti, ha dichiarato di voler proseguire questa ricerca, mantenendo l’attenzione sulle zone calde del mondo: "Sto lavorando a qualcosa che ha a che fare con l'Afghanistan, ma non l'ho ancora mostrato a nessuno". In questo weekend ricco di piacevoli sorprese (nella sezione Panorama escono vincitori The Woman Who Brushed Off Her Tears e Marina Abramovic – The Artist is Present, un ipnotizzante viaggio cinematografico nel mondo di una delle più acclamate artiste dei nostri tempi) e qualche conferma (Molto forte, incredibilmente vicino ha commosso e convinto anche gli europei e vola dritto alla serata degli Oscar con qualche fan in più), si è distinto anche l’unico film italiano in concorso, Cesare deve morire dei fratelli Taviani. Girato nella sezione Alta Sicurezza del carcere romano di Rebibbia, il lavoro dei due registi racconta la vita di un gruppo di detenuti coinvolti nell’allestimento teatrale dell’opera “Giulio Cesare” di Shakespeare. Gli applausi sentiti della mattiniera proiezione per la stampa e l’acceso interesse da parte dei giornalisti durante la conferenza stampa hanno decretato il successo di un film coraggioso che si avvia con speranza verso il podio di questa Berlinale.

La presenza italiana nella capitale tedesca si fa sentire anche oggi. Nella sezione Panorama verrà presentato il documentario Diaz – Non pulire questo sangue di Daniele Vicari (in uscita nelle sale italiane venerdì 2 marzo), con Elio Germano, Claudio Santamaria e Jennifer Ulrich, coinvolti nel racconto dell’assalto alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. Grande attesa anche per l’arrivo di Isabelle Huppert, protagonista di Captive di Brillante Mendoza, storia ad alta tensione dove i confini tra vittime e carnefici sono molto labili. Sul red carpet fotografi e appassionati aspettano anche Clive Owen, il protagonista maschile di Shadow Dancer di James Marsh, tratto dall’omonimo romanzo di Tom Bradby. In concorso ci sarà anche un terzo film, Meteora del greco Spiros Stathoulopoulos, intimo racconto di due religiosi, un uomo e una donna, spinti a comunicare solo attraverso l’uso di specchi e la luce del sole riflessa. In Berlinale Special invece sarà la musica reggae ad attirare l’attenzione, grazie al documentario di Kevin MacDonald, dedicato al suo massimo esponente, Bob Marley. Tra le grandi attrici che illumineranno il passaggio sul tappeto rosso della giornata di oggi ci sarà anche la divina Charlotte Rampling nel cast artistico di I, Anna di Barnaby Southcombe.

   

Oggi l'attesa per Juliette Binoche. E gli altri film in concorso.

Berlinale 2012, Maria Antonietta regina borderline

venerdì 10 febbraio 2012 - Nicoletta Dose

Berlinale 2012, Maria Antonietta regina borderline Ieri è stato il giorno di Diane Kruger. Fotografi e giornalisti provenienti da tutto il mondo erano lì solo per lei. Tanto che le co-protagoniste francesi di Les adieux à la reine, Virginie Ledoyen e Léa Seydoux, sono apparse offuscate dall'attenzione per l'attrice tedesca. L'interpretazione della regina Maria Antonietta ha trovato molti consensi, malgrado il film sia stato giudicato un po' troppo freddo (pochi applausi alla prima per la stampa), forte nella messinscena visiva ma debole nell'andamento narrativo. L'attrice sottolinea come questo ruolo sia stato il più difficile della sua carriera proprio perché "sono migliaia le opinioni che la gente si è fatta su questa figura storica. Alcuni la vedono solo come una 'party girl', altri come cattiva regina dedita ai lussi e non ai problemi del paese. Io ho cercato di non giudicarla". Si dimostra potente anche la performance di Léa Seydoux, timida e taciturna in conferenza stampa ma ben più determinata nel ruolo della lettrice, amica e silenziosa sostenitrice allo stesso tempo, della regina messa al patibolo dai rivoluzionari francesi. Il gala di apertura ha visto come protagonisti anche la giuria internazionale di quest'anno, capitanata dal regista inglese Mike Leigh che, per l'occasione, ha dichiarato "Adoro Berlino e ogni volta che vengo qui per me è una festa. È un tipo di atmosfera che si è intensificata dopo la caduta del Muro, una vera celebrazione del cinema. Per me non può essere altro che un onore presiederne la giuria". Al suo seguito Charlotte Gainsbourg, Anton Corbijn, Barbara Sukova, Ashgar Farhadi (l'anno scorso vincitore dell'Orso d'oro per Una separazione), François Ozon, Boualem Sansal e Jake Gyllenhaal che ha confessato una certa emozione: "Le persone che sono al mio fianco dicono più di mille parole. Mike lo seguo da quando ero ragazzino e in quanto a Dieter Kosslick… sono stato conquistato dal suo entusiasmo!".

Sul red carpet di oggi sono attese Juliette Binoche, tra i protagonisti di Elles di Malogoska Szumowska, che sarà presentato nella sezione Panorama, e Tony Gatlif, regista di Indignados, anch'esso in Panorama, un film che ha già fatto parlare molto di sé, ancora prima di varcare la soglia di Berlino. Incentrato sulla lotta dei disoccupati spagnoli, racconta una parte della società iberica inserendola nei meccanismi della crisi mondiale. Le polemiche non mancheranno. In concorso invece vedremo Aujourd'Hui di Alain Gomis e À moi seule di Frédéric Videau, e fuori competizione Molto forte, incredibilmente vicino di Stephen Daldry, tratto dall'omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer, e candidato agli Oscar 2012 come miglior film. Assenti le star del film (Tom Hanks, Sandra Bullock) ma presente lo spirito che caratterizza il Festival di Berlino: anche oggi sarà una giornata variegata che mette il vero cinema davanti a tutto.

Guarda QUI le foto della serata inaugurale

La serata di apertura con Les adieux à la reine.

Berlinale 2012, al via la corsa all'Orso d'oro

giovedì 9 febbraio 2012 - Nicoletta Dose

Berlinale 2012, al via la corsa all'Orso d'oro Mentre i telegiornali italiani si riempiono di allarmistiche notizie meteorologiche, sulla neve che ha imbiancato mezzo stivale e sul freddo siberiano che ancora arriverà, inizia il festival cinematografico europeo più invernale che ci sia. A Cannes è riservata la primavera, a Venezia l’estate. La Berlinale invece, giunta quest’anno alla sua 62a edizione, non conosce paure e, malgrado i disagi di un clima ostile, richiama giornalisti, appassionati e curiosi da tutto il mondo. L’offerta è da record: più di 400 titoli presenti tra le varie sezioni Competition, Panorama, Forum, Shorts, Kulinarisces Kino, Teddy e Talent Campus.

Tra i temi dei film e nell'atmosfera di questo festival campeggia la dichiarazione perentoria del direttore Dieter Kosslick che, in conferenza stampa, ha parlato di un "mondo in rivolta" che la kermesse vuole rigorosamente raccontare. Basse temperature tra le strade di Berlino quindi, ma grande passione, calore e impegno all'interno delle sale cinematografiche. E già si vocifera sul film d'inchiesta Indignados di Tony Gatlif, in concorso nella sezione Panorama, tratto dal best-seller di Stefane Hessel e incentrato sul movimento omonimo dei cittadini spagnoli. Anche se non sarà il solo ad affrontare l’argomento dell’ingiustizia sociale; in concorso vedremo il più atteso tra i film italiani presenti al festival, Cesare deve morire dei fratelli Taviani, che racconta le condizioni di alcuni detenuti del carcere di Rebibbia, tra ammissioni di colpa e faticosi tentativi di rivincita. Fuori competizione ci sarà anche The Flowers of War di Zhang Yimou, con Christian Bale nei panni di un prete coinvolto nel massacro di Nanjing. E così tanti altri ancora, immersi nella storia di oggi e di ieri, con l'intenzione di fare arte cinematografica ma di essere al contempo al servizio dei cittadini.

Il concorso inizia stasera con la proiezione di Les adieux à la reine di Benoît Jacquot, e per l’occasione sono attesi, oltre al regista, anche gli attori del cast, da Diane Kruger (che nel film interpreta Maria Antonietta), a Léa Seydoux (vista di recente a Parigi nell’ultimo film di Woody Allen), da Virginie Ledoyen a Noémie Lvovsky (a Cannes 2011 con lo scabroso L’Apollonide). Al gala di apertura, sulle note sognanti del duo femminile Boy, si presenteranno anche ospiti illustri della politica tedesca e tutti i giurati guidati dal presidente Mike Leigh. Nel pomeriggio, in una proiezione riservata alla stampa, verrà presentato anche l’atteso debutto alla regia di Angelina Jolie, Nella terra del sangue e del miele, storia di amori e tradimenti sullo sfondo della cruenta guerra in Bosnia-Erzegovina. E se nel film di Jacquot la Storia verrà raccontata dal punto di vista straniante di Agathe-Sidonie Laborde, una lettrice alla corte di Luigi XVI, che vede lo sgretolamento dell’Ancien Régime nei tre giorni seguenti la presa della Bastiglia, in Nella terra del sangue e del miele, saranno due giovani innamorati a confrontarsi con la brutalità della guerra. L’incedere violento e rivoltoso della Rivoluzione francese da un lato, il conflitto armato dall’altro. La Berlinale 2012 inizia riflettendo sul passato, sul ruolo delle ‘rivolte’ civili e sociali, aprendo così il sipario su un’edizione che assicura di far brillare, a scapito della caducità del tempo, l’importanza della memoria.

   

Orso d'oro alla carriera a Meryl Streep e le altre novità sul festival.

Berlinale 2012, i fratelli Taviani in concorso

martedì 10 gennaio 2012 - Nicoletta Dose

Berlinale 2012, i fratelli Taviani in concorso In programma dal 9 al 19 febbraio, la Berlinale 2012 si presenta anche quest'anno come una delle manifestazioni cinematografiche più interessanti del momento. Manca ormai meno di un mese all'apertura della 62a edizione e già trapelano notizie su alcune delle più interessanti proiezioni in concorso e fuori concorso. Prima di tutto l'inserimento in competizione della docu-fiction Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani che sarà distribuito nelle sale italiane il 2 marzo 2012. Il film è interamente girato nella sezione di alta sicurezza del carcere di Rebibbia di Roma e unisce la professionalità di un team di autori alla spontaneità dei detenuti. L'Italia ha un ottimo rappresentante in concorso a Berlino ma non sono da meno gli altri titoli: Aujourd'hui di Alain Gomis, Barbara di Christian Petzold, Gnade di Matthias Glasner, Jayne Mansfield's Car di Billy Bob Thornton, L'enfant d'en haut di Ursula Meier, Metéora di Spiros Stathoulopoulos, Tabu di Miguel Gomes, Just the Wind di Benedek Fliegauf e Was bleibt di Hans-Christian Schmid.

Nel primo weekend di programmazione è prevista la proiezione di Nella terra del sangue e del miele, l'esordio alla regia dell'attrice americana Angelina Jolie. Il film è già stato presentato alla stampa negli Stati Uniti e in Bosnia-Erzegovina ed è stato accompagnato da alcune polemiche che riguardano l'accusa di plagio messa in atto dal giornalista e scrittore croato Josip J. Knezevic, autore del libro "The Soul Shattering". La storia d'amore tra una donna bosniaca e un soldato croato, nata durante i conflitti degli anni Novanta, sarebbe quindi il soggetto di un romanzo di Knezevic e non l'invenzione creativa della Jolie. Ma sarà il tribunale a dare la sentenza sul presunto plagio, mentre il film, nel frattempo, verrà messo a giudizio della giuria di critica e pubblico berlinese.

Il giorno 9 febbraio il film d'apertura sarà il dramma Les adieux à la reine del regista francese Benoît Jacquot che descrive i primi giorni della Rivoluzione francese dal punto di vista dei servi di Versailles. Il film è un adattamento cinematografico tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice Chantal Thomas e prevede un cast formato da attori importanti, quali Diane Kruger che interpreta il ruolo di Maria Antonietta, Léa Seydoux e Virginie Ledoyen.

L'Orso d'oro alla carriera di questa edizione andrà invece alla grandiosa Meryl Streep. Il direttore del festival Dieter Kosslick ha così annunciato il premio: "Siamo onorati di poter assegnare l'Orso d'oro onorario ad un'artista eccezionale e una star mondiale. Meryl Streep è un'attrice brillante e versatile, in grado di alternare con naturalezza ruoli drammatici e ruoli comici". Il premio sarà consegnato il prossimo 14 febbraio prima della proiezione del suo ultimo film The Iron Lady, dove l'attrice interpreta Margaret Thatcher.
Anche se è un premio meno importante, va citato il riconoscimento Shooting star per i migliori talenti europei dell'anno che sarà assegnato a Isabella Ragonese. L'attrice siciliana è stata scelta tra venticinque concorrenti ed era l'unica italiana in gara.

   

L'attrice verrà premiata al Festival del Cinema di Berlino.

Orso d'oro alla carriera a Meryl Streep

martedì 3 gennaio 2012 - Chiara Renda

Orso d'oro alla carriera a Meryl Streep In attesa dell'ennesima nomination all'Oscar per The Iron Lady, il film in cui interpreta Margaret Thatcher, Meryl Streep riceve l'annuncio di un altro premio, l'Orso d'oro alla carriera. Premio che le sarà consegnato al prossimo Festival del Cinema di Berlino, in programma dal 9 al 19 febbraio. La cerimonia avverrà il 14 febbraio, proprio in occasione della presentazione di The Iron Lady, in uscita in Italia il 27 gennaio.
Ad annunciarlo è Dieter Kosslick, direttore della 62esima Berlinale, che ha commentato: "Siamo onorati di poter assegnare l'Orso d'oro Onorario a un'artista eccezionale e una star mondiale, Meryl Streep è un'attrice brillante e versatile, in grado di alternare con naturalezza ruoli drammatici e ruoli comici".
Due volte Premio Oscar, come miglior attrice non protagonista nel 1980 con Kramer contro Kramer e come miglior attrice nel 1983 con La scelta di Sophie, Meryl Streep ha già vinto sette Golden Globes, collezionando inoltre 25 nomination, oltre alle 16 candidature agli Oscar.

   

Mike Leigh presidente di giuria. Attesi i film di Yimou e Mendoza.

Berlino 2012, annunciati i primi titoli del festival

martedì 20 dicembre 2011 - Nicoletta Dose

Berlino 2012, annunciati i primi titoli del festival Sono stati annunciati i primi film che saranno presenti al concorso della 62a edizione del Festival di Berlino, in programma dal 9 al 19 febbraio: in competizione ci sarà Captive di Brillante Mendoza con Isabelle Huppert, già precedentemente atteso a Cannes (e poi a Venezia) e ora finalmente confermato a Berlino. Ma non solo. In competizione ci saranno anche Dictado di Antonio Chavarrías e Postcards from the Zoo di Edwin.

Tra le anteprime internazionali fuori concorso, troviamo il cinese The Flowers of War di Zhang Yimou, con l'attore Christian Bale come protagonista e Molto forte, incredibilmente vicino di Stephen Daldry, tratto dal secondo romanzo di Jonathan Safran Foer, sulla reazione disorientata agli attentati terroristici di una famiglia apparentemente 'normale'. Altro nome importante sulla lista degli invitati è Werner Herzog che presenterà il suo ultimo lavoro, Into the Abyss, un documentario incentrato sulla vicenda personale di un uomo nel braccio della morte. Dalla Spagna arriva La chispa de la vida di Álex De la Iglesia e dal Canada Keyhole di Guy Maddin che, insieme a Don 2: the King is Dead di Farhan Akhtar e Marley di Kevin MacDonald dedicato alla figura del cantante Bob Marley, arricchiscono la sezione Berlinale Special.

E infine la giuria che sarà presieduta dal regista inglese Mike Leigh. A sostenerlo nella difficile discussione che porterà alla consegna dell'Orso d'Oro a un film della competizione, ci saranno anche l'attore Jake Gyllenhaal e il regista francese François Ozon.

   

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