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John Hurt

John Hurt (John Vincent Hurt) è un attore inglese, è nato il 22 gennaio 1940 a Chesterfield (Gran Bretagna) ed è morto il 25 gennaio 2017 all'età di 77 anni a Cromer (Gran Bretagna).
Nel 2012 ha ricevuto il miglior contributo al cinema britannico al BAFTA. Dal 1979 al 2012 John Hurt ha vinto 2 premi: BAFTA (2012), Golden Globes (1979).

Un trasformista molto british

A cura di Nicoletta Dose

Un attore tipicamente britannico per riservatezza ed eleganza ma, con i suoi numerosissimi ruoli al cinema e a teatro, ha saputo discostarsi da questo stereotipo ed è diventato un attore di livello internazionale, con doti eccezionali di trasformismo.

Notizie dall'infanzia
Figlio di Phyllis Massey, ingegnere e attrice dilettante, e di Arnould Herbert Hurt, un matematico che divenne il vicario della chiesa di St. Stephen a Woodville nel South Derbyshire, John Hurt viene mandato alla scuola privata St. Michaels a Sevenoaks nel Kent all'età di otto anni. L'anno successivo decide di voler diventare un attore: il suo primo ruolo è la parte di una bambina nello spettacolo di Maurice Maeterlinck "L'Oiseau Bleu", in una recita scolastica. I suoi genitori però disapprovano questa scelta e gli consigliano di diventare un insegnante d'arte: a 17 anni infatti si iscrive alla Grimsby Art School dove studia arte. Nel 1959 vince una borsa di studio per un diploma da insegnante d'arte al Central St. Martins College di Holborn.

In fuga con il Golden Globe
All'inizio si dedica alla pittura e poi al teatro, frequentando l'Accademia d'arte drammatica di Londra e specializzandosi nella produzione letteraria di Shakespeare. Alla sua terza apparizione cinematografica è già nel cast di Un uomo per tutte le stagioni (1966) di Fred Zinneman, dramma storico vincitore di cinque premi Oscar. Dopodiché passa al leggero Alla ricerca di Gregory (1969), alla commedia d'avventure hustoniana La forca può attendere (1969) e, dopo aver affiancato Richard Attenborough in L'assassino di Rillington Place n. 10 (1970), è protagonista anche del fiabesco Il pifferaio di Hamelin (1972). Ruoli più o meno importanti che preparano la strada verso il successo di Fuga di mezzanotte (1977) di Alan Parker, film intenso e tagliente ambientato nell'orrore di un carcere turco, che lo premia con il Golden Globe come miglior attore non protagonista.

Mostri alieni e terreni
È nel cast dell'originale L'australiano (1978) di Jerzy Skolimowski, poi si imbarca sull'astronave vittima di un mostro di Alien (1979) di Ridley Scott. Ma l'interpretazione più sofferta è senza dubbio quella del deforme protagonista di The Elephant Man di David Lynch, dov'è un emarginato sociale dal cranio enorme, figura infelice per la quale ci sono volute 7 ore di trucco ogni giorno. Seguono personaggi e collaborazioni con registi fondamentali per la storia del cinema: diretto da Michael Cimino, è in I cancelli del cielo (1980), partecipa all'esilarante La pazza storia del mondo (1981) del comico Mel Brooks, è nell'ultimo film di Sam Peckinpah Osterman Weekend (1983) e non si vieta di far parte del mondo futuristico di Orwell 1984 (1984) di Michael Radford.

La "contessa" di Gus Van Sant
Rimane nella cara terra d'origine per lavorare con il regista Stephen Frears nel suo secondo lungometraggio Vendetta (1984) e poi passa alla televisione dove veste i panni di un narratore che racconta al suo cane storie leggendarie in Storyteller (il programma vince l'Emmy Award come migliore trasmissione per ragazzi). Prosegue la carriera con il drammatico Colpo di scena (1987) e sorprende il suo pubblico con un genere nuovo per le sue corde, e cioè l'horror di Frankenstein oltre le frontiere del tempo di Roger Corman. Poi si traveste da "contessa" nella commedia amara di Gus Van Sant Cowgirl - Il nuovo sesso (1993), a fianco di una strepitosa e imprevedibile Uma Thurman. Partecipa all'avventuroso Rob Roy (1995) di Michael Caton-Jones (regista con il quale aveva già lavorato in Scandal - Il caso Profumo), affiancando la memorabile coppia Liam Neeson e Jessica Lange, dopodiché fugge nella fantascienza di Contact (1997) di Robert Zemeckis.

Un talento che si esprime in tutti i generi cinematografici
Dopo il minore Amore e morte a Long Island, in coppia con il divo del teleschermo Jason Priestley, lo vediamo nel pessimo horror Lost Souls - La profezia (2000) e nell'opposto, per genere e risultati, Il mandolino del Capitano Corelli (2001) di John Madden. Partecipa al monumentale Harry Potter e la pietra filosofale (2001), con Christina Ricci è in Tripla identità (2002) e tempo dopo si sposta negli Stati Uniti per Hellboy (2004) di Guillermo Del Toro. Ma le implicazioni da paura e mistero non finiscono qui: è nel fantascientifico mondo dittatoriale di V per vendetta (2005), l'anno successivo diventa un vecchio paralizzato a letto da un ictus nella terrificante casa dispersa di Skeleton Key ed è la voce narrante dell'inquietante trama di Profumo - Storia di un assassino (dopo altre esperienze simili tra le quali ricordiamo quella della voce fuori campo dei due lavori di Lars Von Trier, Dogville e Manderlay). Inoltre è un prete cattolico in Shooting Dogs (2005), spicca nel cast tutto al femminile del sentimentale Boxes (2007), poi ritorna ai misteri irrisolti di Oxford Murders - Teorema di un delitto (2008) di Álex De La Iglesia.

Le incredibili storie di un interprete rocambolesco
Lo spirito avventuroso dell'attore si esplicita nel ritorno di Indiana Jones (Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo di Steven Spielberg) e nel seguito Hellboy 2: The Golden Army, sempre diretto da Guillermo Del Toro. Lo troviamo anche in Nuova Zelanda alle prese con Outlander (2008), film realizzato con un budget di 30 milioni di dollari e nell'indipendente lavoro The Limits of Control di Jim Jarmusch. Ma è anche nell'esordio dietro la macchina da presa dello scrittore Alessandro Baricco, Lezione 21, dove ha il ruolo del professore universitario Mondrian Kilroy, figura eccezionale e appassionata che rievoca la vita del compositore Beethoven. Tra il 2010 e il 2011 partecipa agli ultimi due capitoli della saga finale di Harry Potter ( Harry Potter e i doni della morte - Parte I e II), ma è anche nel cast del drammatico e surreale Melancholia dell'amico Von Trier. Sempre nel 2011 è nelle sale con l'epico Immortals 3D, nel quale interpreta la parte di Zeus. Lavora con Lars Von Trier in Melancholia e nel 2012 con Billy Bob Thornton in Jayne Mansfield's Car, mentre nel 2013 lo vediamo nel film di Jarmusch Only Lovers Left Alive e in quello di Bong Joon-ho Snowpiercer. Dopo il film d'azione di Brett Ratner Hercules - Il guerriero (2014), recita nel biopic di Pablo Larrain Jackie (2016) e in The Journey (2016) di Nick Hamm.

La morte
Nel 2015 scopre di avere un cancro al pancreas ma l'attore continua a lavorare, malgrado la malattia. Ma il 25 gennaio 2017 ci lascia a soli 77 anni e muore nella sua casa a Cromer in Inghilterra.

Ultimi film

Biografico, (USA, Cile - 2016), 91 min.
Azione, (Corea del sud, USA, Francia - 2013), 126 min.

Focus

INCONTRI
lunedì 5 settembre 2011
Ilaria Ravarino

Gli 007 svedesi piacciono, eccome, alla Mostra di Venezia. Accolto da un lungo applauso in sala stampa, il regista di Stoccolma Tomas Alfredson e il produttore Tim Bevan hanno portato oggi in concorso Tinker, Taylor, Soldier, Spy (in Italia a gennaio con il titolo La Talpa), che lo sceneggiatore Peter Straughan ha tratto dal romanzo capolavoro sul mondo delle spie di John Le Carré. Già adattato per il piccolo schermo nel 1979 in una miniserie in 7 puntate, La Talpa ha portato al Lido anche un cast di altissimo livello: Colin Firth, John Hurt, Benedict Cumberbatch, Mark Strong e Gary Oldman, che nel film di Alfredson veste i panni del personaggio interpretato trent’anni fa da Alec Guinness nella miniserie tv

INCONTRI
mercoledì 18 maggio 2011
Ilaria Ravarino

«Forse questo film è una schifezza. O forse no. Comunque è abbastanza probabile che non valga la pena vederlo. E quindi? Adesso che facciamo? Parliamo de L'Uomo Ragno?». Lars Von Trier, eccentrico e provocatorio per contratto: impossibile prenderlo sul serio, persino nel serissimo contesto del Festival di Cannes. Il suo film Melancholia, immaginifica storia sulla fine del mondo presentata oggi in concorso e accolta in sala da qualche fischio e applausi, sarebbe bastato a fornire sufficiente materia di discussione

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