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Dogville
Un film di Lars von Trier.
Con Nicole Kidman, Stellan Skarsgård, Siobhan Fallon, Chloë Sevigny, Patricia Clarkson.
continua»
Drammatico,
durata 165 min.
- Danimarca, Francia, Svezia, Norvegia 2003.
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![]() Lars Von Trier si lascia definitivamente il Dogma alle spalle
Giancarlo Zappoli
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Grace discende a dogville
domenica 20 agosto 2006
di leonardo G.
Cosa succede quando la Grazia scende fra gli esseri umani, fra i cosiddetti socratici animali sociali? I saggi filosofici di Lars von Trier hanno bisogno d'un budget molto basso. Basta un teatro, del gesso e qualche oggetto simbolico. Dogville rappresenta l'abbrutimento della democrazia. Quando viene meno il patto sociale e un individuo è privato dei suoi diritti naturali diventa a poco a poco un semplice schiavo. Ed infatti Grace, personificazione della discesa della Grazia sulla Terra viene continua » |
Straordinario!
mercoledì 6 aprile 2005
di PIWI
L'ULTIMA PELLICOLA DI VON TRIER è UN LENTO VIAGGIO ATTRAVERSO L'UMANA "CATTIVERIA" CON UN FINALE PER NIENTE CONSOLATORIO. DURO MA EFFICACE, COME SEMPRE NONOSTANTE LA SCENOGRAFIA PRESSOCHè INESISTENTE, SON RIMASTA STREGATA DAL FILM, DALLA STORIA E DALL'OTTIMA INTERPRETAZIONE DELLA KIDMAN. INUTILE NEGARE CHE LA SENSAZIONE CHE SI PROVA DOPO OGNI FILM DI TRIER E' QUELLO DI "UN PUGNO NELLO STOMACO"... E CHE SPESSO, ANZI SEMPRE, è CINEMA PER POCHI, MA NON PER QUESTO MENO GRANDE PECCATO!! NOTEVOLE continua » |
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Amaro,duro...necessario
venerdì 10 febbraio 2006
di alberto86
"Dogville"è uno di quei rari film che riescono ad entrare nell'animo come un dardo infuocato e che sono capaci di far riflettere su tutta la malvagità,l'ipocrisia,la corruzione e il sadismo del mondo.Un film durissimo,sconvolgente,profondamente anti-americano ed anti-hollywoodiano poichè assente di scenografia ed inutili effettacci a favore dei gesti,degli sguardi,delle parole...Un film che solo un"mostro"di talento come Von Trier poteva realizzare e stavolta,forse più che mai,è riuscito a far centro continua » |
Prova provata
lunedì 14 gennaio 2008
di franz
Le critiche negative a questo film sono la prova provata dell'assunto del film stesso: l'essere umano, dopo una prima fase di ammirazione, non tollera la visione della bellezza, nè è infastidito, come da uno specchio che implacabilmente riflette le sue deformità, o come se la bellezza fosse presunzione, e viene inesorabilmente attratto dalla tentazione di trascinarla nella sua melma, anzi sotto. Come Cristo (di cui il personaggio del film è un chiarissimo doppio. Chiarificatore è il dialogo finale continua » |
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| C'è parecchio da fare qui a Dogville, considerando che nessuno ha bisogno di niente! . | |
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DVD | DogvilleUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 23 novembre 2005
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di Paola Piacenza Il Corriere della Sera
Grace, anima pura, arriva all’inferno. Una comunità di uomini che la accoglie solo per sottoporla al solito trattamento Von Trier: martirio, umiliazione con i quattro cavalieri dell’apocalisse: paura, lussuria, avidità, invidia a spartirsi il campo di battaglia. Ma stavolta non suonano le campane della beatificazione; Grace diventa un angelo sterminatore negando ogni valoreall’umanità (siamo a Dogville). Il cattolico danese conclude il discorso iniziato con Le onde del destino. Un dramma universale di rara perfezione. » |
di Lietta Tornabuoni La Stampa
La piccola città, “Dogville”, è senza costruzioni né strade, una mappa disegnata sul pavimento sulla quale i personaggi si muovono come teatranti degli anni Trenta-Quaranta. La vicenda, divisa in un prologo e in alcuni capitoli le cui diciture condensano la materia, viene riferita da una voce narrante nel tono dolce di chi racconta una favola. I componenti della comunità delle Montagne Rocciose simbolo dell’America sono vestiti come gli interpreti 1940 di Furore di John Ford. Il ritmo è quello delle canzoni drammatiche di Weill-Brecht. » |
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di Roberto Nepoti La Repubblica
Avremo ancora il coraggio di lamentarci del cinema? Ormai non passa settimana senza che escano film belli o interessanti, tanto da far scarseggiare il tempo en gli euro necessari per vederli. Però Dogville appartiene alla categoria “cinquestelle lusso”: perderlo è vietato (pur col rammarico che la distribuzione lo abbia accorciato di 40’). Se von Trier ci stupisce a ogni film, non è mai così geniale come quando s’aggira per il cinema della crudeltà: a qualcuno la sua rabbia potrà dare fastidio, ma si tratta di un fastidio salutare. » |
di Stefano Lusardi Ciak
Com'è noto, a Trier non basta il cinema, preferisce il funambolismo e la prestidigitazione. In questo caso la sua idea di "cinema a ostacoli" lo ha portato a eliminare ogni riferimento scenografico e, anche se oggi è molto di moda sparare sul pianista danese, la scelta stilistica non è gratuita o semplicemente ad effetto, ma serve per concentrare l'attenzione dello spettatore su dialoghi e personaggi. Dogville è infatti pura provocazione brechtiana, un lucido e feroce pamphlet. La parabola della bella Grace (Nicole Kidman, straniata come da copione, ma anche dolente), che approda, preceduta da inquietanti spari, nell'idilliaco paesino americano durante la Depressione, serve a Trier per parlare di democrazia apparente, sfruttamento dei deboli e razzismo strisciante, firmando un politico (e sardonico) atto d'accusa contro la superpotenza Usa. » |
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