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Manderlay
Un film di Lars von Trier.
Con Bryce Dallas Howard, Isaach De Bankolé, Willem Dafoe, Danny Glover.
continua»
Drammatico,
durata 139 min.
- Danimarca 2005.
uscita venerdì 28 ottobre 2005.
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![]() La schiavitù nell'America sudista secondo Lars von Trier
Giancarlo Zappoli
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..america, la terrà delle opportunità...
domenica 30 ottobre 2005
di darko
Manderlay, che scenicamente e per quanto riguarda la struttura narrativa è identico a Dogville, è un dramma teatrale sulla schiavitù dei neri in una piccola ma produttiva piantagione dell’Alabama. Grace e il padre, capo di una banda di gangsters, lasciano Dogville dopo lo sterminio vendicativo voluto dalla stessa giovane e zelante donna. Decisi a trasferirsi a Denver, passano per Manderlay, Alabama, un altro “luogo dimenticato da Dio” (come ci dice la voce sorniona che narra il film)… Si fermano continua » |
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DVD | ManderlayUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 5 aprile 2006
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SOUNDTRACK | ManderlayLa colonna sonora del film
Disponibile on line da venerdì 28 ottobre 2005
A partire da venerdì 28 ottobre 2005 è disponibile on line e in tutti i negozi la colonna sonora del film Manderlay del regista. Lars von Trier Distribuita da Milan Records. |
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di Bruno Fornara Film TV
Il “Von” nobiliare gliel’hanno affibbiato i compagni di scuola. Yanto la metteva giù dura. Di suo si chiama Lars Trier, danese di Copenaghen. Regista tra i più discussi. Amato perché ci parla della nostra attuale condizione senza più fondamenti né salvezze nè verità. Odiato perché farebbe un cinema vecchio, vuoto, artificioso, pseudofemminista, machista e bugiardo. Adesso arriva nelle sale Manderlay, seconda parte della trilogia sull’America, dopo Dogville e prima di Washington. A Von Trier piacciono le trilogie, è uno che pensa per pacchetti di film. » |
di Fabio Ferzetti Il Messaggero
Signore e signori, Dogville 2, anzi Manderlay. Come nell’originale, niente scenografie: case, alberi e strade sono sostituiti da scritte in terra, con effetto brechtiano. Protagonista è sempre la giovane idealista figlia di un gangster, in fuga verso Sud durante la Grande Depressione. Anche se, defilatasi Nicole Kidman, stavolta Grace ha il viso virginale di Bryce Dallas Howard. Anzi, a esser perfidi, Dogville sta a Manderlay come la più complessa (e sessuata) Kidman sta alla fragile Howard. Lo stupore della prima volta infatti non si ripete, ma tant’è: stavolta tocca allo schiavismo, onta mai espiata se è vero che in America abbondano i musei dell’Olocausto ma nessuno, neri in testa, ha voglia di ricordare la storia infame degli “afro”. » |
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di Mariarosa Mancuso Il Foglio
Dogville – la prima puntata della trilogia che Lars von Trier ha etichettato come americana, per ripicca contro un giornalista che lo rimproverava di non conoscere gli Stati Uniti (fobia dell’aereo) e purtuttavia di sparlarne – era ambientata su una pedana nera. Righe bianche tracciate con il gesso segnavano i perimetri delle case. Quando uno bussava alla porta sentivamo il “toc toc” ma la porta non c’era. Ora la pedana è bianca, e le righe sono nere. All’incauto giornalista – un altro, la mamma di chi alle conferenze stampa fa domande cretine è sempre incinta – che gli chiedeva il perché dello sconvolgimento cromatico, Lars von Trier ha risposto serissimo: “Ho dovuto farlo. » |
di Alberto Crespi L'Unità
Da venerdì scorso è sugli schermi italiani Manderlay, secondo capitolo della «trilogia americana» che il regista danese Lars Von Trier aveva iniziato con Dogville. I due film sono sostanzialmente identici: teatrale, artefatto e poco originale ci era sembrato Dogville, idem dicasi di Manderlay, nel quale proseguono le avventure della Grazia - pardon, di Grace, l’ennesima eroina virginale e autoapunitiva alla quale Von Trier affida il proprio messaggio, dopo la Bess di Le onde del destino e la Selma di Dancer in the Dark. » |
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