The Elephant Man

Un film di David Lynch. Con Anne Bancroft, John Hurt, Anthony Hopkins Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 125 min. - Gran Bretagna 1980. - VM 14 - MYMONETRO The Elephant Man * * * * - valutazione media: 4,13 su 60 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
4,13/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * - -
 critican.d.
 pubblico * * * * -
Anne Bancroft
Anne Bancroft 17 Settembre 1931 Interpreta La signora Kendal
John Hurt
John Hurt (76 anni) 22 Gennaio 1940 Interpreta John Merrick
Anthony Hopkins
Anthony Hopkins (78 anni) 31 Dicembre 1937 Interpreta Il dottor Treves
John Standing
John Standing (81 anni) 16 Agosto 1934 Interpreta Fox
John Gielgud
John Gielgud 14 Aprile 1904 Interpreta Il presidente dell'ospedale
Wendy Hiller
Wendy Hiller 15 Agosto 1912 Interpreta Il capo infermiere
   
   
   
Un povero essere mostruoso, che un malvagio imbonitore esibisce come fenomeno da baraccone, viene liberato da un medico che lo fa ricoverare in un osp...
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Un povero essere mostruoso, che un malvagio imbonitore esibisce come fenomeno da baraccone, viene liberato da un medico che lo fa ricoverare in un ospedale. Rapito e poi di nuovo libero, riceverà anche l'omaggio dei reali d'Inghilterra. Pago della prima felicità della sua vita, l'uomo elefante (realmente esistito, si chiamava John Merrick) muore dolcemente.

Premi e nomination The Elephant Man MYmovies
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Premi e nomination The Elephant Man

premi
nomination
Premio Oscar
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12
Golden Globes
0
5
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Pietà o no?

martedì 14 settembre 2010 di starwitness

Se il film indulge al pietismo, me lo sono chiesto, ma non sono riuscita a rispondere. Dopo tutto la contrapposizione tra popolo e alta borghesia è condotta evidenziandone sempre una differenza sostanziale nelle forme e una sostanziale somiglianza nei contenuti, a cui fanno eccezione, da una parte e dall'altra, le persone che hanno davvero voluto bene a J.Merrick, che appartengono sì per lo più all'alta borghesia, ma anche al popolo (il bambino e i freaks che lo aiutano a scappare). Il dubbio continua »

* * * * *

.......

giovedì 27 marzo 2008 di Flegiàs TN

Il talento di Lynch viene notato dal produttore-regista-attore Mel Brooks che decide di affidargli la regia del film The Elephant Man. La sceneggiatura del film è parzialmente ispirata al libro del dottor Treves, che aveva studiato il caso rarissimo di John Merrick, proteggendolo anche dalla speculazione e malvagità umana. Il povero essere, vissuto alla fine del diciannovesimo secolo, era afflitto sin dall'infanzia da una rara malattia che rendeva la sua pelle spugnosa e cadente. Il cranio era deformato continua »

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Mostruosa umanità

martedì 7 aprile 2009 di matteocavi

Questo film sulla diversità aberrante, mostruosa, ripugnante è anche un film sull'umanità che si cela dietro quella maschera orrorifica. Una umanità che trapela dalla sua umiliazione, prima come fenomeno da baraccone e poi come oggetto curioso del perbenismo borghese, dalla sua segregazione e dalla paura che essa incute. Una ricerca di vero affetto (commovente e mai banale) e un desiderio (quello di essere trattato come un uomo) che culmina nell'atto che più ci distinque dalle altre specie cioè continua »

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Un lynch d'annata

sabato 13 gennaio 2007 di nerofelix

E' un bel film, in cui il regista ritaglia poco spazio per sé stesso e i suoi consueti virtuosismi visivi. Quasi un esercizio d'accademia, molto ben riuscito perché sa coinvolgere lo spettatore, sa farlo commuovere e riflettere. E' da vedere, infatti, per meditare sulla natura umana, sulle sue aberrazioni e mostruosità (interiori e non esteriori) e sui buoni sentimenti. Il film narra una storia vera, la vicenda di un uomo nato deforme nella puritanissima Inghilterra vittoriana. Magistrale (come continua »

L'uomo-elefante (John Hurt) ad Anthony Hopkins
Io sono felice ogni ora del giorno, amico mio... Anche se dovessi sapere di morire domani... La mia vita è bella, perché so di essere amato... lo sono fortunato.
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L'uomo-elefante (John Hurt) ad Anthony Hopkins
Io sono felice ogni ora del giorno, amico mio... Anche se dovessi sapere di morire domani... La mia vita è bella, perché so di essere amato... lo sono fortunato.
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L'uomo-elefante John Hurt (John Merrick) a due suoi visitatori
La gente ha paura di quello che non riesce a capire.
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di Walter Veltroni

Il povero John Hurt ne ha viste di tutti i colori. In Alien veniva sbrindellato da un orribile mostriciattolo, in Cancelli del cielo lo ammazzavano a pistolettate nella battaglia che accompagnava la fine del film. In Elephant man è un ragazzo inglese di ventun anni, con la faccia devastata da escrescenze di vario formato e natura, con il corpo provato, il passo claudicante, il respiro costantemente affannoso. Viene esibito, per pochi penny, nelle fiere di paese. Viene visto da un medico, e di lì nasce una storia di amicizia ma anche la trasformazione della condizione sociale dell’«uomo elefante». »

di Stefano Reggiani

Non è per caso che i mostri sono di moda, l'anormalità clamorosa ha una funzione calmieratrice delle emozioni. Curiosità, crudeltà, sfoggio di indulgenza possono placarsi nell'alieno, nel corpo minaccioso (meglio ancora in modo più sottile, nella mente minacciosa, nell'intelligenza sovversiva cresciuta «troppo» su se stessa). Nell'Ottocento vittoriano in Inghilterra erano più diretti, i mostri valevano toccarli con le mani. (Fino allo scrupolo autopunitivo del dottor Jekyll). Nel 1884, un ottimo medico londinese, Frederick Treves, sulla via di diventare scienziato, strappò ad un malvagio sfruttamento un giovane, John Merrick, che una malattia, la neurofibromatosi multipla, aveva reso mostruoso, con una testa enorme piena di protuberanze ossee e il corpo gonfio di sacche spugnose e infette. »

di Claude Beylie

Londra, 1884. Il giovane chirurgo Fredemick Tneves è colpito dal fenomeno in mostra in un luna park: «l’uomo elefante». Fa trasferire la povera creatura nel London Hospital: è un essere umano orribilmente sfigurato, ma la cui sensibilità e quoziente intellettuale sono intatti. Il mostro diventa il beniamino dei londinesi-bene, ma è anche oggetto di una curiosità malsana che alcuni cercano di sfruttare. Un’attrice famosa, la signora Kendal, Io prende sotto la sua protezione e lo fa applaudire al Druny Lane, dove recita in una pantomima ispirata alla fiaba del Gatto con gli stivali. »

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