| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Francia |
| Regia di | Sarah Arnold (III) |
| Attori | Jean-Louis Coulloc'h, Bertrand Belin, Xavier De Guillebon, Vincent Dedienne Jacques Develay, Thierry Godard, Alexis Manenti, Pascal Reneric, Ella Rumpf. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 18 maggio 2026
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CONSIGLIATO SÌ
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È scontro totale in una cittadina della campagna francese: da una parte il circolo dei cacciatori con la loro preda preferita, i cinghiali. Dall'altra gli agricoltori locali, che lamentano come le bestie siano ormai fuori controllo e danneggino le coltivazioni e i raccolti. La questione, che coinvolge anche il sindaco del paese, trova un risvolto tragico e si trascina per mesi, fino all'arrivo di un agente della polizia locale appena trasferitosi dalla Corsica, Fulda Corsini. Con il suo temperamento esplosivo l'uomo si mette in mezzo alle indagini, trascinando con sé la nuova psicologa del dipartimento, Stéphane.
Come le bestie selvatiche al centro della sua storia, il primo film di Sarah Arnold è una creatura sfuggente, ardua da mettere nel mirino. Troppo facile scambiarlo per ciò che non è, in un'ambiguità multiforme che la sceneggiatura (con i suoi ben cinque autori) incoraggia e sfrutta a sua volta, presentandosi come un tipico esempio di quel thriller drammatico, fangoso e rurale che il cinema francese sa fare così bene.
Superato però l'ottimo incipit (un piccolo film in miniatura talmente riuscito che quasi si
rimpiange il cambio di direzione successivo) e fatta conoscenza con l'ennesimo grande
personaggio interpretato da Alexis Manenti, appare evidente come Arnold e soci siano a caccia
di un bersaglio differente, armati di una lente psicanalitica che riesce a far risaltare le angolature
più bizzarre e queer della trama.
Anche il tono cambia, lasciando spazio a momenti di commedia dalle infusioni lisergiche che
sfruttano in particolare l'intesa della coppia formata da Manenti e da Ella Rumpf, affermatasi in
questi anni grazie a titoli come Il teorema di Margherita e il delizioso Love letters. Nel contesto
della loro indagine sgangherata verrà fuori che nessuno è come sembra, che le dimensioni del
maschile e del femminile si svuotano e riempiono a vicenda, e che l'identità è un mosaico in
costruzione.
Una tale esuberanza di scrittura e di regia (la fotografia di Noé Bach però resta al passo senza perdere un colpo, culminando in un gran finale) sconta alcuni eccessi tipici di un esordio, ma il punto cruciale è che lo zig zag narrativo appare come una scelta attiva piuttosto che la conseguenza di un materiale troppo eterogeneo o con le idee non chiarissime. Arnold, che è di origine svizzera e italiana, ha alle spalle diversi cortometraggi di successo e nel suo passaggio "esplosivo" al lungo formato sembra affermarsi come voce nuova e già in controllo - anche nel dar vita a dei personaggi che il controllo hanno deciso di lasciarlo andare.
Nella campagna francese devastata dai cinghiali, Sarah Arnold costruisce una folk comedy nerissima in cui il mystery diventa pretesto per osservare un'umanità marginale e disallineata: a guidare il racconto un gendarme paranoico e una psicologa disillusa, figure fuori asse che avanzano seguendo le proprie ossessioni più che una logica investigativa.