Viggo MortensenIl ritorno del Re Viggo51 anni, 20 Ottobre 1958 (Bilancia), New York City (New York - USA) |
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dal film La promessa dell'assassino (2007)
Viggo Mortensen è Nickolai
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Quando il gioco si fa duro Viggo Mortensen comincia a recitare. Ha colpito l'immaginario collettivo di ognuno di noi interpretando uno re che non vuole essere tale e condendosi così la palma del più bravo della trilogia dell'Anello. È stato uno dei volti più presenti nei noir e negli action movie e ora brilla alto nei cieli della qualità e del cinema d'autore, fra drammi pericolosi e film d'avventura raffinati. Ha grinta da vendere questo attore americano. Ha emozioni da trasmettere e una carnalità che riesce a uscire allo scoperto anche quando non si spoglia affatto. Sarà un nobile signore del cinema, di questo ce ne rendiamo conto. Perché se continua di questo passo si meriterà sicuramente un Oscar per una delle sue performance fatte di passioni trattenute e segreti tenuti nascosti dietro uno sguardo, fugaci occhiate di fuoco e battute violente che fanno dominare al suo personaggio l'intero film, oltre che la scena. Un nome che è diventato una garanzia di supporto artistico, un vero architrave di granito sulla quale si può poggiare ogni film, anche il più scontato.
Nato a New York da padre danese e madre americana, a causa del lavoro di suo padre è però cresciuto tra gli Stati Uniti, l'Argentina, il Venezuela e la Danimarca. Il matrimonio dei suoi genitori però non è felicissimo, la vita nei ranches venezuelani e argentini non soddisfa la madre che divorzia dal marito, quando Mortensen ha appena 11 anni. Dopo aver frequentato la Watertown High School, dimostrandosi un eccellente studente e un ottimo atleta, si iscrive alla St. Lawrence University di Canton, poi in seguito la laurea si sposta in Danimarca, dove lavora come poeta e scrittore. Solo negli Anni Ottanta torna in patria per seguire la sua fidanzata e per studiare recitazione alla Warren Robertson's Theatre Workshop, trasferendosi in un secondo tempo a Los Angeles, quando deve portare sul palcoscenico lo spettacolo "Bent", a ridosso di una piccola parte nella miniserie televisiva George Washington (1984) di Buzz Kulik, con Llyod Bridges, Patty Duke e James Mason.
L'esordio sul grande schermo avviene nel 1985, quando Peter Weir lo affianca a Harrison Ford nella pellicola Witness – Il testimone, all'interno della quale interpreta un amish. È felicissimo quando Woody Allen lo sceglie per un piccolo ruolo ne La rosa purpurea del Cairo (1985), ma disgraziatamente la scena dove compare è tagliata in sede di montaggio. Poco male, dopo una piccola partecipazione al telefilm Miami Vice (1987), sposa la cantante della band punk X Exene Cervenka, dalla quale avrà il suo unico figlio Henry Mortensen (oggi un attore). I due però divorzieranno nel 1998.
Negli Anni Novanta, viene diretto assieme a Dennis Hopper da Sean Penn in Lupo Solitario (1991). Ironia della sorte, ritroverà Hopper nel poliziesco Limite estremo (1993) e Penn nella pellicola di Brian De Palma Carlito's Way (1993), accanto ad Al Pacino. Marine in Allarme rosso (1995) con Gene Hackman e Denzel Washington, sarà invece un affascinante Lucifero ne L'ultima profezia (1995), dove darà del filo da torcere a un Arcangelo Gabriele con il volto di Christopher Walken. Inserito perfettamente nel cast de Ritratto di signora (1996) di Jane Campion con Nicole Kidman e John Malkovich, sarà affianco a Sylvester Stallone nel pessimo Daylight – Trappola nel tunnel (1996). Molto attivo, passa al set de Insoliti criminali (1996), un film del collega Kevin Spacey, dove recita accanto a Faye Dunaway, tornando nelle vesti di un soldato per il film di Ridley Scott Soldato Jane (1997).
Il nome di Mortensen comincia a emergere quando diventa il pittore amante di Gwyneth Paltrow (già sposata con un diabolico Michael Douglas) nel remake del film di Alfred Hitchcock Delitto perfetto (1998). Un ruolo che comunque riesce a metterlo in mostra per la sua bellezza e per il suo charme, che infatti sarà il ferro dove batteranno anche pellicole come Psycho(1998), A Walk On the Moon (1999) e 28 giorni (2000). Ma si consacrerà definitivamente quando rimpiazzerà Stuart Townsend nel ruolo di Aragorn all'interno della trilogia de Il Signore degli Anellidi Peter Jackson. Il ruolo di un viandante che si metterà al servizio del Bene, nascondendo le sue origini nobili di Re della Terra di Mezzo tolkeniana, farà sospirare sia i grandi che i piccini. Mortensen nel suo sguardo raccoglie tutta la sua fierezza e il coraggio di quei cavalieri le cui gesta erano e rimanevano recluse esclusivamente nelle leggende della Tavola Rotonda. Un personaggio in cerca di riscatto, che lo mette in luce per classe e dignità, lo trasforma in una roccia dello Star System e in un segno sicuro per molti altri autori. Clamoroso e imprevisto, diventato una star e trova il nuovo amore in Lola Schnabel, figlia del pittore e regista Julian Schnabel (ma anche questa relazione finisce molto presto).
Scelto da David Cronenberg per A History of a Violence (2005), offrirà il suo ruolo più intenso e martoriato, interpretando il proprietario di un piccolo ristorante di provincia dall'oscuro e minaccioso passato che ritorna con il volto di William Hurt. E l'esperienza con Cronenberg è così buona da spingere lo stesso regista a replicare scegliendolo come protagonista di Eastern Promises (2007). Autore del libro di poesie "Ten Last Night", ha pubblicato ben 10 libri fotografici e ha inciso 9 album musicali, collaborando fra l'altro con l'ex chitarrista dei Guns N'Roses, Buckthead. Dopo aver inaugurato diverse mostre fotografiche, fonda la "Perceval Press", una piccola casa editrice. Dotato di una forza espressiva notevole che si accanisce su una recitazione assolutamente spontanea e convincente che riesce a entusiasmare e commuovere persino il critico più spocchioso, Viggo Mortensen trionfa nelle sue corse, nelle sue scene di sparatorie, quando picchia o quando salta, o ancora meglio quando si tuffa. È uno dei beniamini del cinema d'azione, ma quando alle astuzie del mestiere si aggiungono il carisma, la forte presenza scenica e il talento puro, allora si urla al ritorno del Re.
Golden Globes 2008
Premio Oscar 2008
Ce ne sono stati di "incontri d'autore" qui al Festival del Film di Roma ma nessuno degli ospiti invitati a parlare del proprio lavoro con il pubblico pagante aveva voluto iniziare come ha fatto Viggo Mortensen, il quale da solo sul palco ha letto in italiano (lingua che parla e capisce molto bene tanto da non aver bisogno di interprete) un messaggio scritto di suo pugno.
"Voglio ringraziare voi e il Festival Del Film, sono onorato che il lavoro che ho potuto fare con tanti grandi artisti sia riconosciuto in questa maniera. Il fatto che ciò accada in una città e un paese che ama così tanto e offre così tanto al cinema è una cosa veramente speciale per me. Grazie". Gli applausi chiaramente non si sono controllati, specialmente da parte dei molti e delle molte (moltissime) fan dell'attore presenti in sala. Il pubblico non era infatti quello più compassato che capita di vedere alle proiezioni in prima serata, ma più quello che si nota ai bordi del red carpet. Cosa che ha di sicuro giovato all'evento.
Mortensen infatti è la quint'essenza dell'attore eccentrico (è discendente di Buffalo Bill, per dire), di quelli che amano indossare i panni dei personaggi che dovranno interpretare per giorni prima di iniziare delle riprese, che si mettono su una sedia a rotelle se devono interpretare uno storpio e che non parlano nemmeno fuori dal set se devono fare un muto. E quest'eccentricità si rispecchia ovviamente nell'incontro e nel modo in cui ha commentato le sequenze scelte da Lupo solitario, Alatriste, Carlito's Way, Hidalgo, Il signore degli anelli e A History of Violence.
Arriva con una giacca leggera e sotto una maglia da calcio ungherese. Viggo Mortensen, lo precisa senza timore, è un grande appassionato di calcio e dovunque va porta con sè la bandiera della sua squadra del cuore, il Club Atlético San Lorenzo de Almagro (un team argentino di cui si è innamorato da piccolo).
Nonostante però l'abbigliamento leggero e l'aria scanzonata l'attore americano (che capisce perfettamente l'italiano tanto da non necessitare di interprete) è stato serissimo quando è venuto il momento di parlare di Good e senza problemi ha espresso le sue visioni sulla società, la politica, la storia e l'esigenza che ha ogni uomo di lottare giorno per giorno.
Il film racconta di un uomo di cultura tedesco che durante il dominio nazista, preso com'è dalle sue faccende di tutti i giorni, non capisce che lentamente sta entrando negli ingranaggi di partito. Non condivide l'ideale nazista ma prende sottogamba il problema, cosa che esploderà in un finale emotivamente molto intenso.
Proprio il tema della quotidianità umana e dell'esigenza di tenere sott'occhio i propri governi è ciò che più ha interessato Mortensen, il quale è fermamente convinto della natura intrinsecamente truffaldina di qualsiasi governo, il quale per definizione avrebbe secondo lui come primo scopo il mantenimento del proprio ruolo. Ai cittadini dunque dovrebbe spettare il compito di ricordargli di continuo i veri obiettivi.
L'avevano dichiarato da subito che una delle particolarità di questo Festival Del Film 2008 sarebbe stata la presenza di film di genere, e a mantenere la promessa arriva Appaloosa, il western dai toni ironici girato e interpretato da Ed Harris accanto al suo amico Viggo Mortensen. Alla sua seconda regia il veterano della recitazione continua a prediligere film in cui il fuoco è suoi personaggi e quindi sugli attori, non a caso sceglie un partner con cui sa di trovarsi bene (i due si erano conosciuti sul set di A History Of Violence) e un antagonista navigato come il sempreverde Jeremy Irons.
Uniti da un'amicizia che più virile non si può e solo in apparenza potenzialmente divisi da una donna di quelle che non dovrebbero mai esserci in un western, i due personaggi principali sono uno sceriffo e un vicesceriffo dal rigore raro in un mondo che invece sta perdendo i suoi valori. "Volevo omaggiare il classico western e contemporaneamente decostruire il genere per inserirlo nella modernità" ha detto lo stesso Harris "Del resto lo script era molto chiaro e io ho cercato di dirigere nella maniera più semplice possibile per riprendere gli uomini inseriti nello scenario, così da incastrarli nello spazio e nel tempo mentre la storia si svolge. Volevo insomma che la gente venisse presa dal turbine degli eventi senza soffermarsi troppo su primi piani inutili".
Il misterioso e ruvido Nikolai (Viggo Mortensen) è legato a una delle più note famiglie criminali di Londra. Gestisce la sua vita in maniera attenta e metodica; tutto questo viene però sconvolto quando sulla sua strada appare Anna (Naomi Watts), un'ostetrica che vuole indagare sul mistero che circonda una sua paziente, una prostituta morta durante il parto. Anna scopre accidentalmente delle prove compromettenti per la famiglia cui Nikolai è legato: questo scatenerà una serie di delitti, menzogne e ricompense, con Nikolai a fare da perno a tutti gli avvenimenti.
Nato in Spagna nel 1951 Arturo Pérez-Reverte ha iniziato la sua carriera come giornalista, lavorando come reporter di guerra in alcuni dei luoghi più "caldi" del mondo come la Croazia e Sarajevo. In seguito al successo conseguito per il thriller "Il maestro di scherma", pubblicato nel 1988, Pérez-Reverte abbandona il giornalismo per diventare romanziere a tempo pieno. Nel 1996 dà alle stampe il primo di una serie di quattro romanzi storici, ambientati nella Spagna del XVII secolo ("Capitano Alatriste","Il sole di Breda", "Purezza di sangue", "L'oro del re"), che ha come protagonista Alatriste. Presentato alla prima edizione della Festa del cinema di Roma, Alatriste trova il volto cinematografico in Viggo Mortensen, che ci racconta come è stato vestire i panni del soldato spagnolo nel film di Agustín Díaz Yanes Il destino di un guerriero.
Alla parola senilismo, il dizionario Garzanti recita: “s. m.; 1) vecchiaia precoce; 2) (fig.) atteggiamento di favore, di fiducia eccessiva nei confronti degli anziani.”. Michael Douglas sembra un eterno fanciullo e non è certo il tipico rappresentante della terza età ma giunto ormai a 65 anni, alcuni dubbi sulla sua sanità mentale sopraggiungono scorrendo la lista degli ultimi film interpretati ( Tu, io e Dupree e La rivolta delle ex), confrontandoli con alcune perle del passato (Wall street su tutti) ma anche alcune chicche prodotte come Qualcuno volò sul nido del cuculo e Face/Off. Forse solo l’atteggiamento di favore di cui beneficiano gli anziani consente fino ad oggi di dimenticare alcune delle insulsaggini appartenenti alla prima lista, soprattutto dopo le oscure vicende seguenti a Basic Instinct, con il ricovero in una clinica per malati di sesso. Tant’è che Michael Douglas mantiene un'aura da icona dello star system hollivudiano: impegnato attivamente in attività benefiche che nel 1998 gli valsero l’investitura dell’allora Segretario generale della Nazioni unite quale “messaggero di pace”; la nobile attività della “Michael Douglas foundation”; il sostegno al partito democratico; il matrimonio “perfetto” con Catherine Zeta–Jones.
Se non basta, possiamo ricordare l’appartenenza alla nobile schiatta dei Douglas di cui il patriarca Kirk ancora rappresenta una colonna. Infatti, partecipando recentemente a una puntata del Late show di David Letterman, Michael ricordava come, a 93 anni suonati, il genitore fosse ancora attivissimo come attore. Senza contare che i due divisero lo schermo nel film del 2003 Vizi di famiglia di Fred Schepisi, una grande vicenda familiare con echi vagamente biografici essendo i due, guarda un po’, padre e figlio. Sebbene Kirk sia ancora in vita, nei mesi scorsi Michael ha perso colui che considerava il padre putativo e autentico mentore della sua carriera cinematografica, quel Karl Malden con cui fece coppia per tanti anni Le strade di San Francisco.
Oggi, dopo gli esperimenti falliti nelle commediole giovanilistiche di cui sopra, ci riprova con un remake, Un alibi perfetto, rivisitazione del film di Fritz Lang del 1956. Già nel 1998 si presentò con il rifacimento di Delitto perfetto al fianco di Viggo Mortensen prima che partisse per la Terra di mezzo, e Gwyneth Paltrow. Senza dimenticare che rifiutò di tornare nella seconda puntata di Basic Instinct ma non ha saputo resistere al richiamo di Oliver Stone per vestire di nuovo i panni di Gordon Gekko, che nel 1987 gli valse l’Oscar quale Miglior attore protagonista.
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