| Titolo originale | Thirteen Lives |
| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, Biografico, Thriller, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 147 minuti |
| Regia di | Ron Howard |
| Attori | Colin Farrell, Viggo Mortensen, Joel Edgerton, Tom Bateman, Lewis Fitz-Gerald Vithaya Pansringarm, Paul Gleeson, Sahajak Boonthanakit, Paula Garcia, Teeradon Supapunpinyo, Sukollawat Kanarot, Luisa Prosser, Thira Chutikul, Nophand Boonyai, Jane Larkin, Blake McFarlane. |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Eagle Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,61 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 4 agosto 2022
Ron Howard racconta la storia vera di 13 ragazzi salvati da dentro alcune grotte.
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CONSIGLIATO SÌ
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23 giugno 2018. Dodici ragazzi di una squadra di calcio restano intrappolati assieme al loro allenatore nella grotta thailandese di Tham Luang, che è stata allagata dall'arrivo dalle piogge monsoniche durante la loro visita. Per cercare di salvarli, vengono mobilitati i Navy Seals locali, oltre diecimila volontari provenienti da tutto il mondo e un team di esperti sommozzatori di cui fanno parte Richard Stanton e John Volanthen. Sono loro che dopo diversi giorni riescono a raggiungerli dopo una lunga immersione trovandoli ancora vivi e, grazie anche all'aiuto dell'anestestista Richard Harris, portano a termine l'operazione il 10 luglio senza che ci sia nessuna vittima tra i dispersi.
Si vede subito quando ci sono delle storie che il cinema di Ron Howard ha a cuore. Tredici vite è una di queste.
Basandosi sulla vicenda realmente accaduta già mostrata nel bel documentario The Rescue, il cineasta statunitense firma un action umanista nella migliore tradizione del cinema statunitense che abbina un'incalzante progressione drammatica nella scansione degli eventi a uno sguardo complice sui protagonisti, a cominciare dai sommozzatori interpretati da Viggo Mortensen e Colin Farrell che entrano a far parte della galleria di eroi del cinema di Howard che affrontano sfide estreme, convivono con la paura di non farcela e mettono in gioco tutte le loro forze e il loro coraggio.
Tredici vite è ancora una storia claustrofobica, proprio come Apollo 13, uno dei suoi film tratti da storie vere come, per esempio, Rush, Cinderella Man, A Beautiful Mind e Frost/Nixon - Il duello. Sono tutti titoli che, al di là della diversità dei soggetti, hanno in comune lo sguardo riconoscibilissimo del cineasta, trasparente all'estremo per non far sentire i movimenti di macchina ma teso solo a mostrare ciò che è accaduto.
La lezione di Howard Hawks continua ad essere sempre presente. Non ci sono prologhi inutili e il suo cinema entra subito in azione. Sotto questo aspetto è fondamentale anche la scrittura di William Nicholson, lo sceneggiatore tra gli altri di Il gladiatore, che aveva già dato un'impronta decisiva con una sceneggiatura tesa e asciutta, alla storia della spedizione sull'Everest mostrata dal film diretto da Baltasar Kormákur del 2015.
Forse è ancora tempo d'eroi per il cinema americano. La differenza che c'è tra Tredici vite e altri drammi action sull'orlo della catastrofe è proprio il modo in cui i fatti sono raccontati. Non c'è nessun cedimento in quasi due ore e mezzo di film ma solo delle pause di necessaria e vitale complicità: la madre che aspetta disperatamente, il padre che chiede di riportargli comunque il corpo del figlio (sia vivo che morto), la gioia collettiva provvisoria dopo la notizia del ritrovamento e soprattutto i momenti di preghiera.
Il film entra nell'intimità di quella storia, riesce a mettere a fuoco i conflitti senza esasperarli (i genitori e il governatore, i soccorritori locali contro Richard e John) e costruisce una suspense crescente nelle scene di immersione subacquea, dove la vertigine, il pericolo, la mancata distanza tra frammento documentario e ricostruzione avvicinano mai come questa volta il cinema di Howard a quello di Herzog. C'è poi tutta la scoperta del luogo a cominciare dalla parte iniziale in cui nelle immagini della partita di calcio e dei ragazzi in bici che si stanno dirigendo verso la grotta c'è lo spirito di Boorman di Oltre Rangoon e In My Country.
Il soggetto di Tredici vite era già adattissimo per il cinema. Sono però sempre i dettagli che fanno la differenza. Pur conoscendo l'epilogo della storia, Howard ha comunque sempre lasciato il dubbio che i fatti potevano prendere una direzione diversa. Sta qui la forza di un cinema compatto che però dissemina i suoi dubbi e che regala un finale di grande forza emotiva in ospedale.
La vicenda di una squadra di calcio giovanile che, insieme all'allenatore, è rimasta intrappolata per diciotto giorni nelle grotte thailandesi di Tham Luang ha tenuto il mondo con il fiato sospeso nel 2018. Varie produzioni ne hanno tratto spunto, ma la più prestigiosa è sicuramente questa, firmata da Ron Howard e con un cast che vanta Viggo Mortensen, Colin Farrell, Joel Edgerton e diversi attori thailandesi, tra cui il più riconoscibile in Occidente è Vithaya Pansringarm, già visto in Only God Forgives di Refn. Alla sceneggiatura lo scrittore William Nicholson, noto per progetti dal taglio piuttosto diverso come Il gladiatore e Les Misérables, ma già cimentatosi anche con vicende reali, per esempio in Mandela: Long Walk to Freedom.
Nel 2018 una giovane squadra di calcio maschile rimane intrappolata nella grotta di Tham Luang a causa di una forte inondazione e di piogge. La squadra è rimasta bloccata per giorni senza rifornimenti e livelli di ossigeno sempre più bassi ma un gruppo proveniente da tutto il mondo si è riunito per lavorare con il popolo thailandese e i ragazzi si sono salvati.
“Tredici vite” (disponibile da pochi giorni su Prime Video), l’ultima pellicola di Ron Howard, assomiglia molto a un documentario ma allo stesso tempo è anche film di tensione e opera celebrativa delle capacità dell’essere umano e degli sforzi di solidarietà verso chi è in pericolo di vita. La vicenda è veramente accaduta ed è nota [...] Vai alla recensione »
Trovarsi nel posto sbagliato, al momento sbagliato. È capitato a una squadra di 12 ragazzini, "baby" calciatori, rimasti imprigionati col loro allenatore 25enne, il 23 giugno 2018, in una grotta della Thai-landia dove erano entrati per festeggiare il compleanno di uno di loro. Era normale routine nel parco nazionale Tham Luang Nang Non, un sistema di grotte vicino alla nota meta turistica Chiang Rai, [...] Vai alla recensione »