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Carlo Mazzacurati

Carlo Mazzacurati è un attore italiano, regista, scrittore, sceneggiatore, è nato il 3 marzo 1956 a Padova (Italia) ed è morto il 22 gennaio 2014 all'età di 57 anni a Padova (Italia).
Nel 2014 ha ricevuto il premio speciale al David di Donatello. Dal 1988 al 2014 Carlo Mazzacurati ha vinto 3 premi: David di Donatello (2014), Nastri d'Argento (1988, 2008).

Il cantore della vita di provincia

A cura di Nicoletta Dose

Si dice che chi cresce imparando ad amare la provincia, non riesca mai a dimenticarla veramente. Il cinema di Carlo Mazzacurati nasce proprio da qui, dall'affetto per i luoghi marginali, abitati da gente comune che non porta mai la cravatta se non nei giorni di festa, per le case lontane dal chiasso delle metropoli. Dietro a questi luoghi si nasconde il desiderio di raggiungere la ricchezza della vita semplice, di accettarne con serenità le debolezze e i vizi. È questo il microcosmo che ha raccontato Mazzacurati, un mondo fatto di uomini sfortunati, persone estranee al lusso e visceralmente attaccate alla dignità dei gesti concreti, un mondo al limite che include anche chi ce l'ha messa tutta e non sempre ne è uscito vincente, i vitelloni, gli emigrati e i ladri improvvisati.

Infanzia e formazione
Figlio dell'ingegnere e corridore automobilistico Mario Mazzacurati, il regista cresce in una famiglia agiata che gli permette di coltivare serenamente la passione per l'arte. È soprattutto il cinema ad affascinarlo fin da adolescente come provano le prime sperimentazioni registiche del giovane studente. Di indole schiva e sensibile, non appena finisce il liceo tenta di iscriversi al Centro Sperimentale di Cinematografia per ben tre volte ma senza successo. Opta allora per l'università di Bologna e trascorre un paio d'anni frequentando la facoltà del DAMS senza ottenere grandi risultati, se non nel circuito dei cineclub dove invece è molto attivo.

Gli esordi dalla sceneggiatura al primo lungometraggio
Quando riceve una somma di denaro in eredità, decide di utilizzarla per la realizzazione di un mediometraggio in 16mm, il road movie Vagabondi (1979) che, seppur vincitore del premio Gaumont al festival milanese Filmmaker, non riesce ad avere distribuzione nelle sale. Dopo poco tempo si trasferisce a Roma dove lavora per alcune trasmissioni televisive in qualità di autore e conosce Gabriele Salvatores con il quale collaborerà per la scrittura della sceneggiatura di Marrakech Express. Nel 1985 il grande passo: assieme all'amico Franco Bernini scrive la sceneggiatura di Notte italiana, che diventerà poi un film due anni dopo, grazie anche all'appoggio della Sacher Film di Nanni Moretti, qui per la prima volta nelle vesti di produttore. Con il primo lungometraggio comincia a maturare nell'autore una consapevolezza dei propri mezzi finalizzata ad osservare il presente e a riflettere con intelligenza sull'Italia degli anni Ottanta, raccontandone l'energia ma anche l'ingenuità (la cultura di quel decennio traspare dal racconto di formazione di un avvocato di città alla scoperta della cultura rurale).

Definizione di un percorso d'autore
Con Il prete bello (1989), tratto dal romanzo omonimo di Goffredo Parise, il regista si misura ancora una volta con una realtà strettamente legata alla miseria e mostra luoghi dove la felicità più grande è data dalla possibilità di usare una bicicletta Bianchi da corsa. Nel 1992 realizza Un'altra vita con due protagonisti simboli di realtà sociali molto diverse tra loro: il primo è Silvio Orlando, un dentista benestante che, dopo l'incontro con una giovane ragazza dell'Est in difficoltà, verrà a contatto con la periferia romana fatta di violenza e malavita rappresentata da Claudio Amendola (Grolla d'Oro a Saint Vincent per la sua interpretazione). Nel 1994 realizza Il toro (Leone d'argento a Venezia e coppa Volpi a Roberto Citran), che punta la macchina da presa sul desiderio di riscatto di due allevatori in cassa integrazione che rubano un toro e cercano di venderlo percorrendo le strade di una ex Jugoslavia confusa e desolata. Nel mostrare il dramma personale dei protagonisti, Mazzacurati rappresenta un viaggio che diventa un pretesto per riflettere sulle conseguenze della fine del comunismo e sul cinismo degli speculatori che si arricchiscono sfruttando la miseria della gente.
Alla ricerca di un'impossibile rivincita esistenziale è anche la protagonista ceca di Vesna va veloce (1996), seguito da L'estate di Davide (1998), film per la tv distribuito poi nelle sale cinematografiche, dove il regista mette in scena con grande acutezza e sensibilità la fine delle illusioni ingenue di un giovane in vacanza nel Polesine. Nel 1999 allestisce "Ritratti" assieme a Marco Paolini, raccolta di dialoghi con importanti personaggi della cultura veneta (Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stern, e Luigi Meneghello). L'anno dopo è la volta de La lingua del santo, presentato in concorso alla 57° Mostra del cinema di Venezia, con la coppia formata da Antonio Albanese e Fabrizio Bentivoglio. Stavolta Mazzacurati abbandona il pessimismo aspro dei film precedenti per lasciare spazio ad una comicità più esilarante che ha il dono della leggerezza, capace con un sorriso di riflettere sugli inconvenienti dell'esistenza.

Gli ultimi anni
Dopo A cavallo della tigre (2002), rifacimento di una commedia girata nel 1961 da Luigi Comencini, il regista padovano decide di occuparsi d'amore: con L'amore ritrovato (2004) interpretato da Stefano Accorsi e Maya Sansa, l'autore descrive una vicenda nostalgica che parla della vitalità della passione malgrado il passare del tempo, ambientata nella provincia toscana degli anni Trenta. Se negli ultimi due film lo sguardo era rivolto al passato in modo intimistico, nel 2007 il regista ritorna alle sue origini percorrendo i binari che lo portano nuovamente in un paesino del nord-est a raccontare un giallo che ha il sapore del malessere sociale contemporaneo in La giusta distanza.
Nel 2010 realizza due pellicole, il documentario Sei Venezia e La Passione, scegliendo ancora una volta Silvio Orlando come protagonista; nel 2013 partecipa al Torino Film Festival, ricevendo il Gran Premio Torino e presentando il suo ultimo La sedia della felicità, con Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Silvio Orlando, Fabrizio Bentivoglio e Giuseppe Battiston.
Nel ripercorrere la sua carriera non si deve scordare la collaborazione costante con l'amico Nanni Moretti che lo ha chiamato spesso a partecipare ai suoi film (soprattutto in veste d'attore in La messa è finita, Palombella rossa, Caro diario e ) o il contributo dato al regista Daniele Lucchetti (come sceneggiatore in Domani accadrà).
Carlo Mazzacurati si è spento a 57 anni dopo una lunga malattia. Ha fatto parte di quel gruppo di cineasti capace di percepire la realtà del paese con uno sguardo dotato di lenti bifocali: è riuscito a dare voce e corpo ad un cinema di vita provinciale, ovviamente localistico in cui si respira l'attaccamento alle piccole cose ma non solo. Questi mondi circoscritti che vivono di fianco alle realtà metropolitane, diventano anche lo spazio in cui si innalzano le voci di tutti gli uomini, uniti in una condizione universale che non si scorda di nessuno, neanche dei perdenti.

Ultimi film

Commedia, (Italia - 2010), 105 min.
Drammatico, (Italia - 2010), 95 min.
Drammatico, (Italia - 2007), 106 min.
Commedia, (Italia - 2002), 100 min.
Commedia, (Italia - 2000), 110 min.

Focus

FOCUS
domenica 27 aprile 2014
Roy Menarini

Ci si può congedare dalla vita e dal cinema con un titolo più giulivo di Aimer, boire et chanter (Amare, bere e cantare), come ha fatto Alain Resnais? E si può salutare il mondo, consapevoli di essere malati, realizzando un film più spensierato e vitale di La sedia della felicità? Resnais e Mazzacurati, pur con le ovvie differenze e proporzioni nella storia del cinema, insegnano davvero tanto e dicono qualcosa del rapporto tra cinema e vita da parte di cineasti di cui - con buona pace dei cinici - non si può parlare che come autori

APPROFONDIMENTI
mercoledì 23 aprile 2014
Mauro Gervasini

Ho conosciuto Carlo Mazzacurati nel 2012, quando presentò per la Mostra del cinema di Venezia il documentario Medici con l'Africa, realizzato per l'associazione padovana Cuamm. Disse subito che si trattava di un lavoro «su commissione», ma poi guardandolo pareva la cosa più personale del mondo. Non che il regista avesse mai condiviso le esperienze estreme dei medici raccontati nel film, impegnati a gestire strutture sanitarie nel continente sub-Sahariano, spesso in scenari di guerra; ma il tocco, la leggerezza e l'ironia con cui tutto era descritto parevano distillati dal suo cinema a soggetto

INCONTRI
venerdì 19 ottobre 2007
Tirza Bonifazi Tognazzi

Il film Hassan è un tunisino che vive in Italia e che dopo tanti anni di duro e onesto lavoro ha aperto un'officina dove fa il meccanico. Mara è una giovane maestra supplente che si è trasferita nello sperduto paesino veneto in attesa di partire per il Brasile con un progetto di cooperazione. La storia che nasce tra Hassan e Mara non comincia bene. L'uomo inizialmente la spia, viene scoperto, rifiutato e solamente dopo il chiarimento viene accettato dalla ragazza

I film più famosi

Drammatico, (Italia - 2007), 106 min.
Commedia, (Italia - 2010), 105 min.
Commedia, (Italia - 2000), 110 min.
Drammatico, (Italia - 1987), 93 min.
Drammatico, (Italia - 1996), 92 min.
Commedia, (Italia - 1994), 105 min.
Commedia, (Italia - 2002), 100 min.

News

Compianto artefice di un cinema limpido, civile e popolare.
Il regista padovano porta al festival La sedia della felicità.
Sfilano sul tappeto con Mazzacurati, Orlando, Battiston, Capotondi e Messeri.
Da Notte italiana a La passione, Mazzacurati alla Mostra.
Il film di Carlo Mazzacurati che riflette sulla giusta distanza da tenere tra le persone.
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