Death Has No Master

Film 2026 | Thriller

Anno2026
GenereThriller
ProduzioneVenezuela, Italia, Canada, Lussemburgo, Spagna, Messico
Regia diJorge Thielen-Armand
AttoriAsia Argento, Jorge Thielen Hedderich .
MYmonetro Valutazione: 1,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Jorge Thielen-Armand. Un film con Asia Argento, Jorge Thielen Hedderich. Genere Thriller - Venezuela, Italia, Canada, Lussemburgo, Spagna, Messico, 2026, Valutazione: 1,5 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Ultimo aggiornamento giovedì 21 maggio 2026

Un thriller drammatico ambientato in Venezuela.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 1,50
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO NO
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Un thriller psicologico che vira verso l'horror sepolcrale ma è solo pura esibizione di stile.
Recensione di Simone Emiliani
giovedì 21 maggio 2026
Recensione di Simone Emiliani
giovedì 21 maggio 2026

Caro arriva in Venezuela per vendere la piantagione di cacao ereditata dal padre che è deceduto. I loro rapporti non sono stati più buoni soprattutto da quando lei se ne è andata assieme alla madre e l'uomo è diventato pazzo. Ad aiutarla nelle pratiche c'è Roque, un vecchio amico di famiglia che ha anche esercitato come avvocato. Quando arriva alla villa, ormai malmessa, scopre che è occupata da ex-dipendenti del padre. Soprattutto Sonia e suo figlio Maiko non hanno nessuna intenzione di andarsene. Caro cerca così di prendere in mano la situazione e va alla polizia locale per denunciare l'occupazione abusiva, ma l'agente le consiglia di lasciar perdere. Lei però non si vuole dare per vinta per rivendicare quell'eredità che le spetta di diritto, è disposta a ricorrere ad ogni mezzo. Così la situazione, da quel momento, va fuori controllo.

"Non c'è più la terra, non c'è più Dio, non c'è più la casa, non c'è più niente". La dimensione funerea è già presente sin dall'inizio in La muerte no tiene dueño, e si affaccia subito come un'oscura premonizione.

Si svolge in un villaggio abbandonato, in una specie di 'terra di nessuno', dove i pochi abitanti che si incrociano sono come zombie. La visione dall'esterno è quella di Cora, dove il volto del personaggio interpretato da Asia Argento sembra già fortemente segnato dal passato. Arriva in un luogo senza terra né legge, dominata dai rumori della natura e un senso di disfacimento e di abbandono.

C'erano tutte le carte in regola per un teso thriller psicologico con deviazioni verso un horror sepolcrale, ma La muerte no tiene dueño ha un prologo estenuante perché si sofferma eccessivamente - e anche in maniera compiaciuta - nella descrizione dell'ambiente. L'atmosfera costruita però sottolinea prevalentemente il lavoro scenografico e non lascia mai annegare la protagonista in un incubo senza uscita ma invece, a livello di scrittura, già mostra i conflitti senza prepararli come si vede nell'incontro tra Cora e Sonia e suo figlio Maiko. Così la rivelazione della donna che le ha occupato la casa sul padre o la scena in cui il ragazzino è in camera sua sono più scene ad effetto già preparate in fase di scrittura.

Alla stessa maniera il racconto della storia del proprietario dell'albergo dove va a dormire Cora è la dimostrazione di un film troppo parlato, spesso in modo superfluo, che utilizza colori stranianti per effetti ipnotici che appaiono soprattutto il risultato di un'esibizione di stile, così come punta alto nelle citazioni, a cominciare dal 'viaggio all'inferno' modello Coppola.

Il cineasta venezuelano Jorge Thielen Armand, regista anche di La Soledad e La Fortaleza, si affida fin troppo ad Asia Argento e non la tiene sotto controllo come nella scena in cui sputa addosso alla foto del padre. Rimarca la recitazione, anche quella degli attori non professionisti e sottolinea i gesti eclatanti.

E smarrisce completamente i momenti di pura tensione, come nel momento in cui Miko guarda dall'alto Cora mentre lei è in strada. C'erano tutte le possibilità per andare avanti anche diversi minuti attraverso una sotterranea tensione silenziosa. Invece si risolve tutto in pochissime inquadrature.

La muerte no tiene dueño sbaglia così tutti i tempi di un film di genere puntando a un maledettismo da esportazione che non lascia nessuna traccia. Solo nel momento in cui esplode in un puro splatter, si intravede l'anima di un possibile B-movie. Se si fosse preso meno sul serio, forse sarebbe stato molto più centrato.

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Simone Emiliani

Un film di genere che sbaglia tutti i tempi. Presentato in Quinzaine des Cinéastes. Vai all'articolo »

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