| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Cile |
| Durata | 112 minuti |
| Regia di | Dominga Sotomayor Castillo |
| Attori | Selton Mello, Giannina Fruttero, Paula Luchsinger, Paula Dinamarca, Manuela Oyarzún David Gaete. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 21 maggio 2026
Una donna di mezza età che vive da sola su un'isola cilena trova un cucciolo abbandonato e crea con lui un legame speciale, che aiuterà a guarire le ferite del suo passato.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Silvia vive prevalentemente sola, eccetto per la sporadica compagnia di Mario, nell'isola di Santa Maria, al largo del Cile. Per vivere si occupa della pesca e della vendita di frutti di mare e pare imperturbabile a ogni cambiamento, finché non prende con sé uno dei due cuccioli ritrovati in una barca. Silvia adotta la cagnolina e la chiama Yuri: le due diventano inseparabili finché un giorno Yuri scompare, riaprendo una ferita mai completamente rimarginata nel passato di Silvia.
Proprio quando si temeva che un'autrice talentuosa come Dominga Sotomayor - folgoranti il debutto di De jueves a domingo e il successivo Tarde morir para joven - si fosse smarrita tra i meandri delle produzioni Netflix, ecco un film che la riporta all'attenzione della critica più sensibile e attenta.
La perra è l'adattamento di un romanzo, scritto dalla popolare scrittrice colombiana Pilar Quintana, ma sono molti gli aggiustamenti personali che Sotomayor opera sul testo. Innanzitutto il trasferimento della vicenda dalla Colombia all'isola di Santa Maria, luogo remoto al largo del Cile dove il paesaggio ci viene presentato da subito come splendido e ostile, aspro e selvaggio. Tra ondate oceaniche e altezze vertiginose, il luogo rispecchia lo spirito di Silvia, donna "selvatica", cresciuta accontentandosi del minimo indispensabile e coltivando la propria solitudine, forse in fuga dal proprio passato.
La rivelazione che sconvolge le coordinate del film arriva circa a metà dell'opera e spiega come il paesaggio herzoghiano sia diventata la prigione volontaria di Silvia, segnata da un trauma impossibile da guarire. Impermeabile alla gioia, Silvia crede di trovare in Yuri trova un'anima gemella, indomabile e imprevedibile; l'una e l'altra incapaci di istinto materno, indomabili e malinconiche.
Ma è l'intera galleria di personaggi, silenziosi e dolenti, a restituire i colori del ritratto di un personaggio e di un luogo che compie Dominga Sotomayor. I campi lunghi e l'incredibile lavoro di montaggio - merito rispettivamente del direttore della fotografia Simone D'Arcangelo e del montatore Federico Rotstein - riportano a un cinema ottantesco e antico, che fa abbondante uso di dissolvenze per mescolare e confondere i livelli temporali e restituire la natura quasi onirica di una vita difficile, in cui rifugiarsi per non soffrire. Forse Silvia vorrebbe che il suo passato fosse un sogno e questo approccio al flashback lo rende tale, un'illusoria ed effimera forma di conforto dell'inconscio.
Una storia di rabbia e di affetto, di solitudine e di libertà, che necessita di attenzione al dettaglio ed evita ogni didascalia superflua. Con il passaggio dell'ambientazione al Cile diviene impossibile non associare la ferita mai cicatrizzata nel cuore di Silvia al trauma di una nazione intera, la tragedia della dittatura, che perseguita come un fantasma tutto il cinema migliore di quella nazione.
Forte di una benedizione alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes, Dominga Sotomayor è tornata, con un'opera dal fascino misterioso, in cui la mescolanza delle esperienze pregresse conduce a una maturità di sguardo e linguaggio ragguardevole.
Dominatrice incontrastata del Palm Dog Award, la cagnolina Yuri è protagonista di un rapporto quasi simbiotico con Silvia, solitaria e "selvatica" pescatrice dell'isola di Santa Maria, al largo del Cile. Entrambe indomabili e imprevedibili, con qualche deficit di istinto materno. Dopo essersi smarrita, Dominga Sotomayor ritrova lo smalto del debutto di De jueves a domingo e del successivo Tarde para [...] Vai alla recensione »