| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 125 minuti |
| Regia di | Arie Esiri, Chuko Esiri |
| Attori | David Oyelowo, Ayo Edebiri, Sophie Okonedo, Toheeb Jimoh, India Amarteifio Nikki Amuka-Bird, Danny Sapani, Jude Akuwudike, Kehinde Cardoso, Joke Silva, Fortune Nwafor. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 18 maggio 2026
Una rilettura contemporanea del romanzo "Mrs. Dalloway" di Virginia Woolf, ambientata nella vibrante cornice di Lagos.
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CONSIGLIATO SÌ
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Clarissa è una ragazza nigeriana intellettualmente vivace, figlia di un uomo ricco e potente. Innamorata della cultura e della libertà, da grande diventa una rispettata donna dell'alta società di Lagos. È intenta a preparare un ricevimento importante, durante il quale rivedrà con sua grande sorpresa le persone che hanno segnato la sua adolescenza, i suoi amici più intimi e persino il suo grande amore. Sarà l'occasione per riflettere del passato, dei ricordi, dei non detti, e per condividere ciò che tutti loro nel frattempo sono diventati.
Come si diventa ciò che si è. Il titolo di un capitolo del nietzschiano Ecce Homo sarebbe perfetto per definire Clarissa, firmato dai fratelli nigeriani Arie e Chuko Esiri e liberamente - molto liberamente - ispirato a "Mrs. Dalloway" di Virginia Woolf.
Ambientato in Nigeria, il film è incentrato sul rapporto con il passato, sulla costruzione dell'identità e sull'ancoraggio con la propria terra, esaltata nel film da una fotografia d'eccezione. È un'Africa benestante quella che i due registi scelgono di portare sullo schermo, enfatizzando la bellezza dei tessuti, delle stoffe e dei colori, ma anche dei paesaggi nigeriani e dei mobili in legno di alta manifattura attorno a cui la protagonista si muove nella sua villa dall'invidiabile interior design.
L'attenzione ai dettagli è maniacale e porta lo spettatore a immergersi completamente in un mondo altro, con il tempo dilatato proprio del "pole pole" africano, ma anche di una storia che intende dialogare costantemente e incessantemente tra presente e passato. Sullo schermo scorrono i flashback dell'adolescenza di Clarissa ad Abraka, nello Stato del Delta, i pomeriggi passati in spiaggia con gli amici, a leggere su un'amaca in due, a discutere di politica e dibattere dell'idea colonialista dell'Africa, dell'indipendenza delle donne e del regime militare, ma soprattutto a scoprire le prime pulsioni sessuali e sentimentali.
Sophie Okonedo nei panni della protagonista (che da giovane interpreta l'altrettanto credibile India Amarteifio) sa restituire tutta l'eleganza, la riservatezza, la dolenza e la nostalgia di una donna che ha pagato un prezzo alto per la sua posizione nell'alta società, assopire le grandi passioni del passato che la facevano sentire libera, viva. Ma le relazioni preziose smarrite per strada non sono mai del tutto perdute, sembrano dire Arie e Chuko Esiri con questo film di elevata sensibilità letteraria e artistica che, nell'adattare, rileggere e reinventare uno dei migliori romanzi di Virginia Woolf, vuole essere un'epopea dei sentimenti e della fatica del crescere.
Fatica che si traduce in traumi post traumatici per chi si è arruolato nell'esercito, in traumi sentimentali per chi ha deciso di partire per fare carriera, in traumi emotivi di chi come Clarissa si è messa «il futuro alle spalle». Sistemarsi, sposarsi, verbi una volta odiati da ragazzi, rappresentano oggi la quotidianità degli adulti che i personaggi sono diventati. Come scriveva Woolf, «il bello di invecchiare era semplicemente questo: che le passioni restano forti come sempre, ma si è guadagnato - finalmente! - il potere che aggiunge il sapore supremo all'esistenza, il potere di afferrare l'esperienza, di rigirarla, lentamente, alla luce».
Così fanno Arie e Chuko Esiri, rigirando lentamente alla luce l'esperienza della loro Clarissa, in un modo che ricorda a tratti quello di Karim Aïnouz in La vita invisibile di Euridice Gusmao, per quanto qui l'afflato politico, pur presente, sia senza dubbio minore e la ricerca visiva estetizzante maggiore. Eppure anche Clarissa, con la sua fierezza e la sua vivacità intellettuale, è un ritratto femminile potente e a tutto tondo, in grado di rimanere impresso e di restare nel cuore di chi guarda ben oltre i titoli di coda.