Fra i film d’autore più promettenti troviamo The Brutalist di Brady Corbet, già a Venezia con due film precedenti, “il suo lavoro più ambizioso girato in 70mm che verrà proiettato al Lido in quel formato. Una storia con protagonista un architetto ebreo ungherese visionario sopravvissuto all’Olocausto che emigra negli Usa e vive in estrema povertà finché non incontra un mecenate che gli affida un incarico gigantesco. Una trama che ricorda La fonte meravigliosa, in cui un architetto si batteva contro il conservatorismo dell’establishment”, con protagonista Adrien Brody: nel cast anche Guy Pearce, Felicity Jones e Alessandro Nivola.
C'è anche April di Dea Kulumbegashvili, regista georgiana che ha vinto a San Sebastian nel 2020 con Beginning, “il cui stile registico austero fatto di lunghi piani sequenza, soggettive e fuori campo è applicato ad un racconto di aborti clandestini in un Paese in cui l’aborto è illegale”; I’m Still Here, che segna il ritorno a Venezia del regista e produttore brasiliano Walter Salles, “tratto da un libro che racconta la vera storia della ricerca messa in atto dalla moglie di un ex deputato socialista fatto scomparire dalla dittatura brasiliana di inizio anni Settanta, e che ha una forte dimensione autobiografica perché Salles era amico delle figlie del deputato”; infine Youth – Homecoming di Wang Bing, “il più grande documentarista cinese al terzo capitolo di una trilogia, che segue il percorso a ritroso del gruppo di giovani opera tessili visti fin dal primo film, costretti a tornare nel villaggio di partenza per ritrovare le proprie radici”.
Chiudono la selezione Love del regista e scrittore norvegese Dag Johan Hau, “ultimo capitolo della trilogia Sex, Dream and Love che comporta un’analisi dei comportamenti sessuali in contrasto con le norme e convenzioni sociali. In questo capitolo si parlerà della disparità nella libertà sessuale delle donne in confronto a quella degli uomini”; The Order di Justin Kurzel, regista australiano attivo nel cinema indipendente americano, “un thriller politico ispirato ad un libro ambientato fra i suprematisti bianchi anni ’80 che finanziavano con rapine il loro atti terroristici nel sogno di una rivoluzione conservatrice”. Jude Law indaga con l’aiuto del poliziotto locale Tye Sheridan, già vincitore a Venezia del Premio Mastroianni; Kill The Jockey del regista argentino Luis Ortega, “storia surreale e grottesca di un grande fantino argentino che corre per un bosso mafioso ma beve troppo, viene incarcerato e alla fine cambia anche sesso: non vi racconto altro”.
Babygirl di Halina Reijin, regista olandese, “una produzione A24 con Nicole Kidman protagonista di un thriller erotico nei panni di una manager sposata e di successo sessualmente insoddisfatta che cerca la fuga in un rapporto sadomasochistico con un giovane apprendista per il quale rischia carriera e famiglia”; Harvest della regista greca Athina Rachel Tsangari al suo quarto lavoro, tratto da un romanzo di Jim Crace “ambientato in un remoto villaggio della campagna inglese di fine ‘500 alla vigilia della rivoluzione agricola”. Il protagonista è Caleb Landry Jones, che torna a Venezia dopo la memorabile interpretazione in Dogman, e il film è girato in 16 millimetri “con una grana evidentissima che contribuisce alla meticolosa ricostruzione d’epoca”.
Infine Stranger Eyes, primo film di Singapore in concorso diretto da Yeo Siew Hua dopo la vittoria a Locarno 2018 con il suo film d’esordio. “Un’opera a strati che si presta a più letture, un’escursione metalinguistica del cinema ma anche la denuncia di un Paese costantemente sotto l’occhio delle camere di sorveglianza”