Immaginare il futuro. Resistere al presente. Una rassegna che esplora l'attualità attraverso autori destinati a segnare il cinema di domani. Dal 2 al 12 settembre.
di Paola Casella
"Immaginare il futuro. Resistere al presente”: questo lo slogan della 41esima edizione della Settimana della Critica (SIC), sezione parallela e indipendente della Mostra del cinema di Venezia organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI), quest’anno al Lido dal 2 al 12 settembre. “Una precisa scelta di campo a partire da una mappa di provenienze, da territori lontani fino a un’Italia in vertiginosa trasformazione”, dice Beatrice Fiorentino, Delegata generale della SIC, che come ogni anno ha selezionato sette opere prime, che “combinano piacere del rischio e fiducia profonda nel racconto”.
APERTURA
Il film di apertura è Il grande Giaffa di Marco Santi, già autore del corto Jocu. Il suo esodio al lungometraggio è un noir dell’anima che racconta “la tragedia di un uomo senza qualità disposto a tutto pur di essere visto”, protagonisti Edoardo Pesce, Carlotta Gamba e Barbara Chichiarelli.
CHIUSURA
Anche il film di chiusura, Rider di Roan Johnson e Davide Pavanello, in arte Dade, è un noir metropolitano, ma è anche un musical rap che “rifonda il genere a partire dal presente” per raccontare il coming of age del giovane protagonista così come il conflitto di classe. Molti gli artisti della musica presenti, fra cui Levante, Margherita Vicario e Rosa Chemical, accanto a Claudio Santamaria e ai protagonisti Lorenzo Aloi e Paola Kaze Formisano, di madre burundese e padre napoletano.
CONCORSO
Ben due esordi dalla Colombia, The End of Times di Bibiana Rojas Gomez e Juan David Cardenas, “un’opera dall’impianto politico che interroga il senso stesso del fare cinema oggi rielaborando immagini già esistenti” e che racconta “i traumi del capitalismo coloniale” esplorati sia da un punto di vista personale che collettivo; e Meteorito di Sebastian Munera, protagoniste due donne legate da una profonda amicizia, fra un parco tematico e una prigione. “Un’opera di straordinaria forza visiva, al confine tra favola e realismo” dice Fiorentino.
The Hollow Man è il primo film del tunisino Kamel Laaridhi, che Fiorentino descrive come “un urlo disperato sul presente mascherato da fantascienza”. Dal Brasile arriva invece London di Victor Di Marco e Marcio Picoli, film queer ambientato in una fetish house, che la Delegata generale descrive come “cronenberghiano”, mentre per Prima della guerra di Tommaso Usberti, una coproduzione italo-francese, Fiorentino invoca Pasolini e il primo Bertolucci, descrivendo il film come una riflessione sulla mascolinità contemporanea ambientata nella Pianura Padana come luogo psicanalitico.
Invece per Zoom In Zoom Out del neoregista cinese Dong Jie Fiorentino fa il nome di Antonioni, descrivendo una storia che si svolge “nell’era delle solitudini connesse e del gaming online, dove realtà e spazi virtuali si sovrappongono, rappresentando il vuoto emotivo del nostro presente e il disorientamento della generazione Zeta”. Infine Our Share of Sand di Shalini Adnani, prodotto da India, Regno Unito e Grecia, è “un lucido spaccato sul neocapitalismo e su una delle crisi ambientali più gravi”.
SIC&SIC
Ai lungometraggi di esordio si affiancano i corti della sezione Short Italian Cinema, che quest’anno sono praticamente tutti diretti da donne: da Maria Giménez Cavallo, montatrice di Kechiche, che inaugura la sezione, a Caterina Bertini, da Noemi Arfuso ad Anais Landrisicina e Chiara Toffoletto, da Elisa Chiari e Francesca Trovato a Sara Scalera, da Paoli De Luca (già vincitrice alla SIC lo scorso anno dei premi come Miglior cortometraggio e Miglior contributo tecnico con Marina) a Gulia Cosentino.