La ruota delle meraviglie

Film 2017 | Drammatico +13 101 min.

Titolo originaleWonder Wheel
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneUSA
Durata101 minuti
Regia diWoody Allen
AttoriJim Belushi, Juno Temple, Justin Timberlake, Kate Winslet, Max Casella, Jack Gore David Krumholtz, Tony Sirico, Steve Schirripa, Debi Mazar, Geneva Carr, Robert C. Kirk, Tommy Nohilly.
Uscitagiovedì 14 dicembre 2017
TagDa vedere 2017
DistribuzioneLucky Red
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,32 su 47 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Woody Allen. Un film Da vedere 2017 con Jim Belushi, Juno Temple, Justin Timberlake, Kate Winslet, Max Casella, Jack Gore. Cast completo Titolo originale: Wonder Wheel. Genere Drammatico - USA, 2017, durata 101 minuti. Uscita cinema giovedì 14 dicembre 2017 distribuito da Lucky Red. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,32 su 47 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Una storia d'amore ambientata durante gli Anni Cinquanta a New York, sullo sfondo di Coney Island. In Italia al Box Office La ruota delle meraviglie ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 2,9 milioni di euro e 651 mila euro nel primo weekend.

La ruota delle meraviglie è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato sì!
3,32/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,40
PUBBLICO 3,07
CONSIGLIATO SÌ
Allen si immerge nel dramma di piccole vite di uomini e donne che cercano di strappare alla quotidianità qualche momento di luce.
Recensione di Giancarlo Zappoli
lunedì 11 dicembre 2017
Recensione di Giancarlo Zappoli
lunedì 11 dicembre 2017

Ginny ha sposato in seconde nozze Humpty che lavora nel Luna Park di Coney Island e gli ha portato in dote un figlio decenne con una spiccata tendenza per la piromania. Ginny è però insoddisfatta di quel matrimonio e trova nel bagnino Mickey un uomo colto che possa comprendere anche le sue velleità di attrice. Un giorno però arriva a sconvolgere i fragili equilibri Carolina, figlia di Humpty e fuggita dall'entourage del marito mafioso. Quando Mickey ne fa la conoscenza Ginny avverte l'imminenza di un pericolo.

Woody Allen aveva già citato il Luna Park di Coney Island in una battuta di Io e Annie quando faceva dire al suo personaggio (Alvy Singer) di aver abitato sotto le montagne russe di quel parco di divertimenti.

Questa volta vi si installa direttamente facendosi dominare da quella Wonder Wheel che diventa simbolicamente la ruota delle vite dei suoi protagonisti. Dopo il raffinato e malinconico tuffo nella Hollywood degli studios di Café Society Woody si immerge nel dramma di piccole vite di uomini e donne che cercano di strappare alla quotidianità qualche momento di luce. Che sia quella di una battuta di pesca per Humpty, di una relazione da consumare sotto dei tramezzi di legno tra letteratura e teatro per Ginny o come possibilità di fuga e sopravvivenza a una scelta sbagliata per Carolina.

Una luce che Vittorio Storaro, alla sua seconda collaborazione con Allen, preleva dalla natura e trasferisce sui personaggi offrendo a Ginny le tinte rosseggianti del tramonto e a Carolina quelle del momento di passaggio verso la notte. Grazie poi al cromatismo delle diverse attrazioni del Luna Park, in più di un'occasione l'"autore della fotografia" accompagna i mutamenti del sentire con quella che lui chiama 'fisiologia del colore'. Ed è proprio grazie anche a queste scelte cromatiche che Allen chiarisce, per chi vuole intendere ovviamente, l'assunto di questa sua nuova opera che peraltro aveva già fatto dichiarare a Mickey. Stiamo assistendo a un film la cui sceneggiatura si è venuta sviluppando seguendo i canoni narrativi di un aspirante scrittore imbevuto della letteratura degli Anni Cinquanta.

Il lifeguard (che suona indubbiamente meglio che l'italiano 'bagnino') Mickey è anche uno studente della New York University ma qui si assume lo specifico ed esplicito ruolo del narratore. Siamo cioè davanti a uno dei film più teorici della più che vasta filmografia alleniana forse in modo meno evidente che in Stardust Memories ma con altrettanta progettualità. È da questo punto di partenza che vanno letti gli sviluppi di una vicenda che consente in particolare a Kate Winslet di recitare finalmente in un film di Allen (dopo aver declinato l'offerta di un ruolo in Match Point per motivi personali) offrendo a Ginny i tormenti di una protagonista dei drammi di Tennessee Williams o di Eugene O'Neill ma incapace di offrire ai suoi lampi di passione quelle fiammate che il figlio Richie non smette di provocare.

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Una storia d'amore a Coney Island.
Overview di Giancarlo Zappoli

Mentre nelle librerie esce "Woody Allen dall'inizio alla fine", un lungo reportage in cui il fedele Eric Lax descrive la genesi e la realizzazione di Irrational Man seguendolo giorno dopo giorno, Allan Stewart Königsberg ha già sfornato il suo film annuale. La terapia che si è autoimposta comporta l'uscita ogni 365 giorni di un film per evitare così di pensare ai problemi della vita e, in particolare, alla morte nei confronti della quale continua a dichiararsi fortemente contrario. Ecco allora un nuovo tuffo nel passato grazie alla inarrestabile macchina del tempo della sua scrittura.

Questa volta si tratta del 1950 anche se la ruota panoramica a cui il titolo fa riferimento è una 'meraviglia' costruita negli Anni Venti a Coney Island.

Come spesso accade di recente nei suoi casting (finita l'epoca delle Keaton, Farrow, Johansson‎ che restavano a lungo) Woody si è andato a cercare qualcuno che non abbia ancora lavorato con lui. Lo ha trovato in Kate Winslet la quale era già entrata nel suo radar ai tempi di Match Point ma aveva declinato l'invito per restare con la sua famiglia.

Ora invece si è messa a disposizione dichiarando che "è stata probabilmente il secondo ruolo più stressante che abbia mai recitato ma l'esperienza in se stessa è stata del tutto incredibile". La Winslet indossa i panni di Ginny, la moglie dell'addetto alla ruota panoramica, che si innamora di un lifeguard (traduzione: bagnino) e si ritrova con ulteriori problemi quando la figlia di primo letto del consorte finisce con il puntare lo stesso uomo. Ma la Winslet non è la sola novità perché a lei si affiancano Justin Timberlake nel ruolo del lifeguard, Juno Temple in quello della figlia e Jim Belushi in quello del marito.

Chi ritorna è invece Vittorio Storaro che, dopo aver affiancato Allen in Café Society ora offre la sua esperienza di autore della fotografia agli spazi di Coney Island, Vinegar Hill, Brooklyn e Brighton Beach. Woody ha da tempo definito l'avvicendarsi dei direttori della fotografia come l'arrivo di una nuova amante che comprende l'eccitazione della reciproca scoperta. Evidentemente i due si devono essere piaciuti se il sodalizio continua. La presenza di un'attrice importante come la Winslet attorno a cui gira la storia fa pensare a un ritorno allo stile di Blue Jasmine che aveva al centro il personaggio interpretato da una straordinaria Cate Blanchett.

Il film ha poi un'altra particolarità e rappresenta una decisiva svolta per Amazon Studios con cui il regista ha già realizzato Café Society e la miniserie Crisis in Six Scenes.Da questo momento infatti Amazon non si limiterà a produrre film ma si occuperà anche della distribuzione. Se finora erano Lionsgate ad occuparsene adesso è stata costituita una squadra che, a partire dagli Stati Uniti, ha il compito di entrare nel grande circuito della distribuzione confrontandosi con le grandi major hollywoodiane.

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LA RUOTA DELLE MERAVIGLIE
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 5 gennaio 2018
Flyanto

 Immancabilmente (e fortunatamente) ritorna sui grandi schermi italiani Woody Allen con la sua ultima opera "La Ruota delle Meraviglie". Il titolo rappresenta il simbolo del luogo dove si svolge la storia e, cioè, Coney Island con il suo grande parco di divertimenti. Ambientato negli anni '50 i protagonisti vivono la propria vita quotidiana alloggiando in un piccolo appartamento [...] Vai alla recensione »

domenica 17 dicembre 2017
LBavassano

Per l'ennesima volta Allen rimescola gli elementi consueti, le musiche e gli ambienti, le storie e le modalità narrative, le frustrazioni, i sogni e le disperazioni delle sue maschere, dei suoi personaggi femminili soprattutto, sempre più centrali e centrate negli ultimi anni, in quell'alternanza fra versante comico e drammatico che cadenza la sua inesausta produzione.

giovedì 28 dicembre 2017
Flaw54

Le solite musiche, i soliti colori, le solite parole. Allen è ormai sempre lo stesso, privo di qualsiasi scatto e di una qualsivoglia forma di brillantezza. Ma questa volta il film ,che è una vera e propria  pièce teatrale, si solleva grazie alle splendide performance di Kate Winslet e di un inaspettato Jim Belushi. Recitano sempre in primo piano e riescono a dare l'imma [...] Vai alla recensione »

martedì 19 dicembre 2017
Dana Scully

Nonostante la confezione esteticamente perfetta, il risultato finale è di una noia mortale. Kate Winslet si danna l'anima per dare LA prestazione (ma esagera nel copiare personaggi del passato come Blanche Dubois, tanto per stare nel banale), Jim Belushi è discreto, Timberlake si e no sufficiente - ma veramente, che ppppppalle. La storia è vista, rivista e stravista senza aver [...] Vai alla recensione »

domenica 17 dicembre 2017
vanessa zarastro

Questa volta Woody Allen ha cercato ispirazione nelle matrici americane. Wonder Wheel è un film estremamente teatrale che riprende in pieno i drammi di Tennessee Williams. Come non pensare a Blanche (Vivien Leigh nella scena finale di A Streetcar named Desire del1951)? Kate Winslett comunque è molto brava a impersonare Ginny, chiusa nel suo sogno perduto di recitazione.

venerdì 29 dicembre 2017
Michele Camero

L’ultima fatica di Woody Allen ambientata nella Coney Island degli anni ‘50 assomiglia molto alle sue immediatamente precedenti sia per quanto attiene ai temi trattati che per quanto riguarda la tecnica della narrazione. Infatti anche in questo film lui snocciola una storia servendosi di una voce narrante che qui è prestata da uno dei protagonisti stessi, un bagnino con aspirazioni [...] Vai alla recensione »

domenica 7 gennaio 2018
Eugenio

C’è cinema e teatro nell’ultimo film di Woody Allen, Wonder Wheel, La ruota della meraviglie. C’è nevrosi, insoddisfazione, un bisogno insopprimibile di appoggiarsi a un altro per non cadere, il vizio dell’ascesa e la velleità teatrale, ed è meraviglioso constatare quanto di diverso ogni pellicola di Woody Allen possa offrire allo spettatore oggi, [...] Vai alla recensione »

lunedì 1 gennaio 2018
maumauroma

Woody Allen non finisce mai di stupire. L' ultraottantenne regista newyorkese firma in pratica un film ogni anno, regalandoci sempre prodotti di qualita'. E' vero, forse negli ultimi tempi la sua vena creativa si era un po' affievolita., ma i suoi prodotti erano comunque dignitosi. Quest' ultima sua opera e' invece da considerarsi tra le migliori della sua intera filmografi [...] Vai alla recensione »

mercoledì 27 dicembre 2017
Frances

Colori caldi con prevalenza di arancione, rosso corallo, giallo, verde acido. Una luce dorata che illumina i volti dei protagonisti e lentamente degrada a seconda dell’andamento dei dialoghi e della tensione interna alla sceneggiatura. Rosso arancio i capelli della protagonista, rosso arancio i capelli del figlio piromane senza speranza. Rosso fuoco le insegne dei locali di Coney Island degli anni [...] Vai alla recensione »

lunedì 1 gennaio 2018
Francesco Izzo

Nel film gli elementi del solito Woody Allen ci sono tutti: intreccio sentimental-erotico ingarbugliato, problemi sociali e caratteriali dei personaggi, psicanalista o psichiatra che dir si voglia e colonna sonora jazz. La sceneggiatura è come al solito molto ben strutturata e le interpretazioni dei protagonisti - su tutte quelle di Kate Winslet e Jim Belushi- sono superbe.

domenica 31 dicembre 2017
FabioFeli

Caroline (Juno Temple), una bella ragazza spaurita, cerca il padre, Humpty (Jim Belushi, fratello minore dell’indimenticabile John), che lavora nel grande parco dei divertimenti di Coney Island, penisola a sud di Brooklin. Siamo negli anni ’50 e Carolina, abbindolata da galanteria e ricchezza di un giovane gangster ha commesso l’errore di sposarlo; in seguito l’FBI l’ha [...] Vai alla recensione »

mercoledì 27 dicembre 2017
ralphscott

Non mi è semplice valutare questo ennesima pellicola ambientata negli anni ' 50. Se il capolavoro  di riferimento del melodramma "effetto nostalgia" - Lontano dal Paradiso - si fa ricordare per inarrivabile stile ed equilibrio,così come un bellissimo  - The Help -  nell'ultimo lustro,con la sua squisita venatura comica,il film di Allen è un melò [...] Vai alla recensione »

sabato 23 dicembre 2017
giajr

Ottimo il testo, la scenografia, bravissimi gli attori, perfetti i dialoghi e una regia unica! Woody è unico, una impronta inconfondibile,  già dalla colonna sonora iniziale. Che dire! Un film introspettivo profondo che scandaglia l'animo umano nelle sue pieghe e in tutte le età: il bambino, la giovane donna ed il giovane uomo, l'uomo e la donna matura.

domenica 21 gennaio 2018
michelino

      Woody Allen vi ha un pochino stancato? Vi sembra troppo ripetitivo Vi sembra sempre meno concentrato e lucido di un tempo? Forse avete anche ragione, nel senso che non tutti i suoi ultimi sono all'altezza del suo nome. Ma qui la ruota della fortuna gira nel senso giusto   E comunque basterebbero la ricostruzione  del luna park  [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 dicembre 2017
Catapulta

Forse W. Allen ha cominciato a stancare! Immagino io che quanche stagione fa il giudizio potrebbe essere stato diverso, ma se fai e rifai storie rischi di riprorre gli bstessi clichè. Vero Woody?  La storia narrata scivola via come una doccia: ci si sente più puliti ma non arricchiti di qualcosa. La recitazione potrebbe sembrare "maiuscola" ma lascia l'impressione di [...] Vai alla recensione »

domenica 17 dicembre 2017
Maurizio.Meres

Anche questa volta il geniale Woody Allen crea un quadro perfetto,in una logica temporale ci riporta indietro nel tempo,proiettando lo spettatore nella colorita località di Coney Island,dove tutto era e lo è tuttora divertimento,con il famoso luna park e bellissime spiagge,e soprattutto la ruota il vero emblema di quella località ,dove si respirava negli anni cinquanta  spensierate [...] Vai alla recensione »

domenica 24 dicembre 2017
Nino Pellino

Come per le sue precedenti produzioni, ancora una volta il regista Woody Allen si affida, nel dirigere quest'ultimo film, ad una serie di elementi inconfondibili del suo stile conematografico: una colonna sonora risalente agli anni '30, in questo caso ai '50, una scenografia degli ambienti davvero impeccabile e, come sempre, una certa caratterizzazione psicologica dei suoi personaggi, spesso [...] Vai alla recensione »

lunedì 18 dicembre 2017
Wave

Grande prova di Woody Allen che verte su atmosfere alla Tennessee Williams, eccezionale la fotografia e magistrale interpretazione da parte di tutto il cast; su tutti una bravissima Kate Winslet. In genere non sono un estimatore del regista newyorchese, ho sempre riscontrato nella sua lunga carriera dei chiaro scuri e una spiccata autoreferenzialità, sia nella direzione che nell'interpretazione [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 gennaio 2018
brunodedomenico

Sono andato a vederlo solo perché per l'altro film non c'era più posto, ma immaginavo quel che mi aspettava, e così è stato. Noia mortale, prevedibile, banale, monologhi vuoti che non finiscono mai, che sarebbero pallosissimi pure a teatro, figuriamoci al cinema. Non buttate soldi nel vedere questa palla noiosissima.

domenica 28 gennaio 2018
marsmeraldo

Le luci e i bellissimi colori di un tramonto dipinto con gli acquerelli.......ma pur sempre un tramonto di idee e contenuti. Profili umani raccontati e trattegiati con il pennino di  una Mont Blanc.....  che non  emergono dalla più scontata banalità. Manca il guizzo, la scossa che ti fa riflettere, il pensiero che ti porti a casa che calzi come un bel vestito che fai [...] Vai alla recensione »

domenica 7 gennaio 2018
Mario Nitti

Woody Allen racconta una storia di persone alla ricerca del loro brandello di felicità nella Coney Island degli anni 30. Che dire? La Winslet è bravissima, i colori sono gestiti in modo magistrale, la storia è ricca di significati, la simbologia della ruota che gira intrigante. Tutto vero, ma resta un film noiosissimo e ho davvero faticato ad arrivare in fondo.

mercoledì 3 gennaio 2018
elpiezo

 Un marito alcolizzato, una compagna delusa, un bagnino sognatore e la giovane moglie di un boss. Woody Allen ritaglia un pittoresco microcosmo anni cinquanta e lo anima di sogni malinconici. Cast di livello e una fotografia eccellente per una drammatica commedia dal sapore agrodolce.

lunedì 1 gennaio 2018
marialuisa zuccherino

a parte i richiami colti o letterari il tema dell'insoddisfazione e del fallimento perchè dovrebbero essere dimenticati se per essi il regista sente attrazione? Nessuno dei suoi personaggi realizza quello che vuole, tutti sono in attesa di fare altro e in particolare uno di esse,Genny, con la sua insoddisffazione, vorrei dire bovarismo, la sua passione irragionevole, è il motore [...] Vai alla recensione »

martedì 26 dicembre 2017
Mat@movies

Parliamo di Woddy Allen, un maestro del cinema: le attese sono altissime. La delusione è' alta. Tanti ingredienti buoni (bella fotografia, una Kate Winslet in gran forma) per produrre un film di livello davvero mediocre. 

lunedì 25 dicembre 2017
Corebo

Per l'ennesima volta Allen rimescola gli elementi consueti, più che un film una piece teatrale, naturalmente jim Beluschi e Kate Winsley sono bravissimi ormai il loro curriculum e ultra collaudato, le musiche e gli ambienti, le storie e le modalità narrative sono ormai uguali film per film, naturalmente la fotografia è superlativa.

sabato 23 dicembre 2017
Natoli L.

Era da un po' che non andavoal cinema, un bel film di Woody è quel che ci vuole.... sotto natale, mano nella mano, con la mia compagna... ragazzi l'avressi mai fatto, una noia mortale, anzi uno stillicidio, tipo Alex di Arancia meccanica costretto a vedere i film con gli occhi forzatamente aperti... NON ANDATE A VEDERLO 1)la pellicola :ha usato un effetto digitale nel 90% del film, una [...] Vai alla recensione »

domenica 17 dicembre 2017
genoa1952

qualcuno dice che Woody Allen fa sempre lo stesso film, non credo ma comunque lo fa semmai in maniera sempre diversa e, come in questo caso, sempre migliore. Dopo Cafe Society un altro capolavoro in stile Allen, ambientazione straodinaria , grande fotografia, sceneggiatura, dialoghi, e poi attori, Kate Winslet da oscar. Fianlmente un buon doppiaggio.

sabato 16 dicembre 2017
gigioncino

Piacerà poco al grande pubblico. Credo ci voglia una certa " sensibilità " per apprezzarlo e coglierne tutte le mutevoli sfumature. Diciamo un prodotto cinematografico per palati fini,  di impianto prettamente teatrale con al centro un'immensa Winslet. Scrittura scenografica molto raffinata ed attenta a calarsi nella realtà che si vuole descrivere.

sabato 6 gennaio 2018
Maramaldo

Eppure, chi ha tanto vissuto dovrebbe averne per i suoi simili. Ma l'inossidabile genietto che una volta giocava al "piccolo freud" ora si diletta a fare il "piccolo tragico antico" per il quale conta soltanto il "compirsi del fato". Qui rappresentato dal lento e implacabile avanzare della nera limousine dei mafiosi.

domenica 17 dicembre 2017
Manuela Zarattini

Una trama noiosa e banale. I protagonisti si prolungano in lunghi e tediosi dialoghi logorroici. Le scene sono sempre inondate da una costante luce dorata (gialla direi..) che forse ha lo scopo di rendere una maggior atmosfera ma che alla fine risulta artefatta e falsa dato che le scene evocano continui cambi di tempo atmosferico: sereno e soleggiato, nuvoloso e tetro, piovoso a dirotto, giorno, notte.... [...] Vai alla recensione »

sabato 16 dicembre 2017
gigi22562

salvo solo kate winslet.bella e brava.trama debole e noiosa.

sabato 16 dicembre 2017
gaiart

Noioso, banale, lento, con dei dialoghi degni al ribasso di desperate houseviwes, Allen è diventato mutazione genetica di se stesso.   Purtroppo per quanto mi sforzi le meningi non riesco a trovare una sola nota positiva nel film.   I personaggi non sono attraenti, non vivono in empatia, ne in ensemble tra di loro.

venerdì 15 dicembre 2017
goldy

Woody Allen è da un èaio d'anni che  ha dichiarato di non aver più nulla dire. Con questo film non fa che ribadire  di essere arrivato al capolinea. Scomodare  Storaro per dare lustro a  un'operazione stile anni  '50 che difficilmente potrà  suscitare qualche interesse  a qualcuno è una dichiarazione di resa   [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
lunedì 18 dicembre 2017
Pino Farinotti

Woody Allen merita sempre una citazione e un ragionamento. Non avrebbe più l'età dell'energia maggiore, ma ce l'ha sempre. Non credo esista, o magari sia esistito, un autore altrettanto capace di... nascondere la propria età. Ispirazione ed energia ci sono sempre, così come la capacità di cambiare genere e di rinnovare in tutti noi la bella abitudine di ritrovarcelo, corso dopo ricorso.
Il suo La ruota delle meraviglie (guarda la video recensione) è nelle sale e presenta il solito successo di pubblico e di critica. Se n'è già scritto. Trattasi di film serio, anzi, alla fine tragico, senza battute e senza sorrisi, ma non è una novità. Nei suoi 48 film in 51 anni l'autore ha esplorato registri diversi, anche se quasi sempre prevaleva la sua attitudine alla comicità intelligente. Nel 1978 pagò un tributo al suo primo ispiratore europeo, Ingmar Bergman, firmando Interiors. Nell'era recente l'opera del newyorkese si è fatta seria, con una serie di titoli come Match Point e Sogni e delitti, veri thriller, e poi il drammatico Blue Jasmine, alternati con Midnight in Paris, Magic in the Moonlight e Café Society (guarda la video recensione), squisitamente, tradizionalmente alleniani. Chissà da dove arriva questo equilibrio dell'ottanduenne regista, forse dalla dolorosa, - lui direbbe semplicemente "fastidiosa" - percezione che gli anni avanzano, la prospettiva si è accorciata e sì, si può ancora scherzare, ma qualche indicazione diversa, profonda, è bene darla, a se stesso e agli altri.
Il nuovo film racconta di Ginny, aspirante attrice delusa, cameriera, sposata a Humpty, manovratore di giostra. La donna si innamora di Michey, bagnino che vorrebbe fare lo scrittore, e poi ecco Carolina, figlia di primo letto di Humpty, che arriva inaspettata. Il tutto nello scenario delle giostre di Coney Island, suggestivo ed esteticamente minaccioso se i rapporti sono ambigui, le ambizioni velleitarie, i sentimenti incontrollati. Nessuno dei protagonisti avrà ciò che voleva, e ciascuno pagherà un prezzo, molto alto. L'evoluzione non è lontana dalla costante del percorso di Allen, solo che generalmente è edulcorata da contesti ricchi, educati, patinati e temperati dall'ironia. Puoi essere depresso e deluso in un superattico ma esserlo in una baracca è tutt'altra cosa. Quello della "ruota" è un mondo popolare, basico, dove quasi tutto il tempo è rubato dal lavoro e lo spazio per i sogni è quasi chiuso.
Ma è il mondo dell'America di quasi tutti. Ed è lì che questa volta l'autore va ad attingere, ma sono sicuro che col prossimo film - ne fa uno all'anno per... dimenticare la vita - tornerà all'alternanza. In questo senso mi piace rilevare i contesti delle storie di Allen. Quelle drammatiche - Match Point, Sogni e delitti, Blue Jasmine - sono dei nostri giorni, mentre l'evasione divertente vive in scenari dorati: la Costa azzurra di Magic in the Moonlight, dove la selezionata fascia dei ricchi viaggia in Rolls e ha tempo per i giochi paranormali; o in Café Society, con la Hollywood dell'età dell'oro, con le feste nelle magioni dei divi di Beverly Hills. Soprattutto, ed è esemplare della cultura e della felicità di Woody Allen, Midnight in Paris, dove la Ville Lùmière risplende nella sua epoca mitologica, gli anni venti, quando nei bistrot incontravi Hemingway e Fitzgerald, Picasso e Dalì, Cocteau e Joyce, e al piano suonava Cole Porter mentre Josephine Baker ballava la Conga.

È questo l'ideale che l'artista consegna al pubblico: giganti secondo il suo sguardo appassionato e il suo racconto modulato sul sorriso e sulla tristezza, perché in quegli artisti, titolari della nostra felicità collettiva, a guardare bene c'era comunque una parte incompiuta, perché niente è mai assoluto e perfetto.

Nell'era recente l'opera del newyorkese si è fatta seria, con una serie di titoli come Match Point e Sogni e delitti, veri thriller, e poi il drammatico Blue Jasmine, alternati con Midnight in Paris, Magic in the Moonlight e Café Society (guarda la video recensione), squisitamente, tradizionalmente alleniani. Chissà da dove arriva questo equilibrio dell'ottanduenne regista, forse dalla dolorosa, - lui direbbe semplicemente "fastidiosa" - percezione che gli anni avanzano, la prospettiva si è accorciata e sì, si può ancora scherzare, ma qualche indicazione diversa, profonda, è bene darla, a se stesso e agli altri.
Il nuovo film racconta di Ginny, aspirante attrice delusa, cameriera, sposata a Humpty, manovratore di giostra. La donna si innamora di Michey, bagnino che vorrebbe fare lo scrittore, e poi ecco Carolina, figlia di primo letto di Humpty, che arriva inaspettata. Il tutto nello scenario delle giostre di Coney Island, suggestivo ed esteticamente minaccioso se i rapporti sono ambigui, le ambizioni velleitarie, i sentimenti incontrollati. Nessuno dei protagonisti avrà ciò che voleva, e ciascuno pagherà un prezzo, molto alto. L'evoluzione non è lontana dalla costante del percorso di Allen, solo che generalmente è edulcorata da contesti ricchi, educati, patinati e temperati dall'ironia. Puoi essere depresso e deluso in un superattico ma esserlo in una baracca è tutt'altra cosa. Quello della "ruota" è un mondo popolare, basico, dove quasi tutto il tempo è rubato dal lavoro e lo spazio per i sogni è quasi chiuso.

SCRIVERE DI CINEMA
lunedì 18 dicembre 2017
Elena Magnani, vincitrice del Premio Scrivere di Cinema

Un cerchio, una ruota, un ripetersi claustrofobico. Con una simbologia più esplicita che mai, La ruota delle meraviglie si presenta come l'ultimo riassunto delle ossessioni di Woody Allen: il caso, il destino, il libero arbitrio, il peso delle scelte, la colpa del fallimento, che si rimescolano in una ruota panoramica a tratti caleidoscopica. Del luna-park c'è lo scintillio formale e visivo, l'anima tragicomica e soprattutto l'inganno dello spettacolo, che si offre alle finestre dei protagonisti nello splendore delle sue attrazioni, così estranee in realtà alle loro vite piccole e fallite, così crudeli nel ricordargliene la nullità. Una metafora facile da piegare anche al cinema, che in fondo Allen, senza pudore, ha dichiarato di fare ormai solo per mantenersi in vita. E poi ovviamente nella ruota c'è il circo del grottesco e c'è il teatro, citato come non accadeva da La dea dell'amore: Ginny, Humpty, Carolina e Mikey si affannano, si rincorrono, litigano e si disperano senza pace sempre nella stessa stanza, come vorrebbe la tragedia greca, regalando nelle ultime scene persino un lungo monologo.

Il divertimento del primo Allen è andato perduto e rimpiazzato da un'ironia amara che prende in giro i suoi personaggi, che corrono sulla loro ruota delle meraviglie senza arrivare da nessuna parte. Anche la magia è scomparsa: la wonder wheel di Coney Island prova a rievocarla nel suo sfavillio per mascherare la desolazione della realtà, ma si tratta di un incantesimo superficiale, di un'illusione ottica che si rivela ben presto falsa.

C'è insomma l'intera poetica di Allen, riproposta quest'anno in una variazione melodrammatica. Era umoristica in Cafè Society; filosofica in Irrational Man; romantica in Magic in the Moonlight, rumorosa in To Rome with Love e sofisticata in Midnight in Paris. C'è chi dice che la Storia si ripeta e sicuramente si ripete anche Woody Allen, senza chiedere scusa, senza far finta di avere nuove cose da dire. Manca però questa volta il bagliore maturo che si leggeva in Blue Jasmine, tra i tanti il più simile a La ruota delle meraviglie, che ne sembra un rifacimento proletario. Come Jasmine anche Ginny è una donna frustrata nelle sue ambizioni, che non riesce ad ammettere il vuoto della sua vita, che affronta il suo fallimento: ma la sua non è stata una caduta, quanto un lento progredire verso l'insuccesso. Con meno rabbia, meno astio e più pathos.

Anche la trama si spoglia dei personaggi e dell'introspezione per proporre delle macchiette già viste: l'aspirante intellettuale, l'alcolizzato impenitente, la casalinga disperata, la figlia in crisi. Al loro posto si esprimono le luci, passando dal caldo al freddo nell'arco della stessa scena, cercando di raccontare i loro drammi senza parole. Si può allora apprezzare che Allen, anno dopo anno, stia raggiungendo la semplicità: che il suo stile si stia facendo più essenziale e cristallino; che la sua convinzione che la tragedia della vita sia il fallimento si sia ormai fatta così solida da trasformarsi in accettazione. Ma proprio per il ciclico ripetersi dei suoi temi cari, Allen si è condannato da solo al paragone con i suoi capolavori, che oggi ha superato in estetica ma dai quali si lascia superare in contenuto.

Frasi
Quando si tratta d'amore finiamo per essere i nostri peggiori nemici!
Una frase di Ginny (Kate Winslet)
dal film La ruota delle meraviglie - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 15 dicembre 2017
Alessandra Levantesi
La Stampa

Inaugurata nel 1920, la ruota panoramica «Wonder Wheel» di Coney Island occupa un sicuro posto nell'immaginario di Woody Allen, a partire da quella poetica rievocazione della propria infanzia che è Radio Days. Tuttavia in quest'ultimo film, ambientato in imprecisati Anni '50, The Wonder Wheel - nel suo vano movimento circolare - più che un paesaggio della memoria rappresenta una pessimistica metafora [...] Vai alla recensione »

venerdì 15 dicembre 2017
Fulvia Caprara
La Stampa

Da oltre 30 anni Jim Belushi, attore di cinema, teatro e tv, musicista, ex-conduttore del «Saturday Night Live», debuttante sul grande schermo nell'81 con «Strade violente» di Michael Mann, premiato e applaudito sui palcoscenici on e off-Broadway, costruisce la sua carriera con la passione di chi punta alla sostanza, sapendo che ogni prova è una nuova sfida e niente è mai assodato.

venerdì 15 dicembre 2017
Claudio Trionfera
Il Messaggero

È il lunapark dell'anima. Con un occhio a Tennessee Wiliams e uno agli Amleto-Edipo di Ernest Jones. O magari il «Paese delle Fate da quattro soldi» che Kate Winslet, mai così prodigiosamente equivoca e rovente, chiama il leggendario parco dei divertimenti di Coney Island nei Fifties d'America. È lei la Ginny cameriera infelice che ignora il modesto giostraio suo marito e s'invaghisce d'un aitante [...] Vai alla recensione »

venerdì 15 dicembre 2017
Giona A. Nazzaro
Il Manifesto

L'implacabile determinazione nel conservare un ritmo produttivo elevato ha fatto di Woody Allen non tanto l'autore antihollywoodiano che si suoi seguaci più acritici venerano, quanto il più classico dei professional hollywoodiani. Nella strategia operativa alleniana non esistono i film brutti o belli quanto l'idea di (eco)sistema produttivo che si autoalimenta di titolo in titolo come in una sorta [...] Vai alla recensione »

venerdì 15 dicembre 2017
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Premesso che un film di Woody Allen vale, da solo, più di tante cervellotiche pellicole festivaliere dirette dai maestri della noia (quelle incensate dalla critica radical snob, ma che il grande pubblico scantona peggio di una cartella esattoriale), La Ruota delle Meraviglie non è tra i suoi titoli più riusciti. Il limite sta nel fatto che Allen si è dimenticato di fare quello che sa fare meglio, ovvero [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO RECENSIONE
lunedì 18 dicembre 2017
 

Ginny ha sposato in seconde nozze Humpty che lavora nel Luna Park di Coney Island e gli ha portato in dote un figlio decenne con una spiccata tendenza per la piromania. Ginny è però insoddisfatta di quel matrimonio e trova nel bagnino Mickey un uomo colto [...]

TRAILER
mercoledì 15 novembre 2017
 

Tra fragili speranze e nuovi sogni, le vite di quattro personaggi si intrecciano nel frenetico mondo del parco divertimenti: Ginny, ex attrice malinconica ed emotivamente instabile che lavora come cameriera; Humpty, il rozzo marito di Ginny, manovratore [...]

TRAILER
mercoledì 4 ottobre 2017
 

Le vicende del film, ambientato nel 1950, si svolgono ai piedi della celebre ruota panoramica costruita negli Anni Venti. L'imbronciata Ginny s'innamora del guardaspiaggia Mickey Rubin, con una passerella a fare da sfondo a un corteggiamento nervoso [...]

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