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Ultimo aggiornamento martedì 7 marzo 2017
Siamo a El Paso, nel 2029. Wolverine non è più quello di una volta: ora fa lo chaffeur e i suoi poteri si sono indeboliti. Ma quando gli si presenta una bambina misteriosa, per lui ricominciano i guai. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 3 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, In Italia al Box Office Logan - The Wolverine ha incassato 5,3 milioni di euro .
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El Paso, 2029. Sono 25 anni che non nascono più mutanti e quelli che sono sopravvissuti sono degli emarginati, in via di estinzione. Logan/Wolverine vive facendo lo chaffeur e la sua capacità di rigenerazione non funziona più come un tempo, mentre il Professor X ha novant'anni e il controllo dei suoi poteri psichici è sempre meno sicuro. Quando una donna messicana cerca Logan per presentargli una bambina misteriosa di nome Laura, nuove attenzioni e nuovi guai cominciano a raggiungere i mutanti.
Forse era una scelta inevitabile, ma di certo James Mangold l'ha affrontata con il coraggio e l'ambizione che il titolo meritava. Logan, a partire dal titolo che non presenta né la lettera X né la parola Wolverine, è un film di supereroi che fa di tutto per non essere un film di supereroi.
L'intento è di esaltare il lato umano degli stessi: perché Wolverine si diventa, ma Logan si nasce (e si muore). Sono sufficienti poche inquadrature per capire che il tema sarà crepuscolare. Ma Mangold - che fu regista non a caso del malinconico Copland - fa di più, confeziona un autentico inno al western crepuscolare, con tanto di citazione esplicita da Il cavaliere della valle solitaria e della struggente Hurt - il testo del brano calza a pennello su questo Wolverine - cantata da Johnny Cash. Ma come quei whisky invecchiati, distillati allo stesso modo da decenni, la soluzione funziona ancora. L'importante è crederci, metterci un pizzico di fede. E James Mangold, sottovalutatissimo regista di Identità (ossia Split 13 anni prima), in Logan ne mette fin troppa.
Più che il terzo Wolverine o il decimo X-Men, il film è una sorta di milleriano "ritorno del Wolverine oscuro", bolso, vecchio e brizzolato. Ma l'ambizioso crogiuolo di influenze funziona, nonostante qualche perdonabile scivolone (l'ennesimo ricorso al doppio di Logan). Mangold cerca di infondere in Logan tutti i volti dell'epos americano: il western, con un Jackman sempre più vicino all'Eastwood arso dal sole di Il buono, il brutto, il cattivo; il road movie, che conduce i nostri eroi dal confine con il Messico a quello con il Canada; e infine la frontiera - in special modo quella, al centro dell'attualità nell'era Trump, tra Texas e Messico - con le minoranze etniche bistrattate o usate come cavie dal governo. Cinema classico, che si affaccia alla contemporaneità solo con uno smartphone, usato per visualizzare un filmato importante per la trama: per il resto Cgi ridotta al minimo e niente paradossi temporali o tecnologia da astronavi come negli ultimi episodi della saga dei mutanti.
Mangold sceglie la via più facile con Wolverine: indebolendo i suoi poteri di rigenerazione ne aumenta la forza narrativa. Ma l'attitudine cinica e disillusa del Logan di Jackman - mai così intenso come nell'occasione speciale del congedo - permette di mantenere il giusto distacco dalla retorica sentimentale che tende a prevalere nell'ultimo segmento, in cui il rapporto tra Logan e Laura si fa più stretto. Nella rappresentazione della violenza prevale l'estetica del post-Deadpool: nessuna remora o quasi nell'eliminare i cattivi, con uccisioni di particolare truculenza.
Il futuro degli X-Men cinematografici, se ce ne sarà uno, è tutto da scrivere, ma Logan riesce a far calare un complicato sipario su Wolverine nell'unica maniera possibile. Senza niente che sia totalmente imprevedibile, ma con una classicità che merita rispetto.
In una ventina di minuti di estratto, una lunga clip che mostra l'incontro tra i due protagonisti del film, ovvero Wolverine e la bambina mutante, è subito chiaro cosa Logan voglia essere.
L'ultimo spin-off degli X-Men si propone come un film autunnale e apocalittico
Questo ultimo spin-off degli X-Men, dedicato al più famoso tra gli studenti dotati di Xavier, si propone come un film autunnale e apocalittico, un'opera "fine di mondo" ambientata al termine di tutto, in cui i personaggi che sono stati protagonisti di avventure ruotanti attorno al concetto di eccitazione da potere, di superomismo positivo, diventano la guida attraverso un'umanità derelitta e senza speranza.
I fumetti al cinema sono stati spesso l'esaltazione stessa del concetto di speranza, portatori inguaribili della possibilità di risolvere qualsiasi situazione in virtù di un eroismo che tutto può perché sovraumano nel fisico e quindi nella volontà (l'assioma dei grandi poteri e le grandi responsabilità). Logan vuole essere l'esatto opposto, una storia in cui a mancare è proprio la speranza e quei poteri che sono solitamente visti come una benedizione (anche quando portano problemi) diventano una iattura da nascondere prima di tutto a se stessi.
In un atto di umiliazione del proprio personaggio, Logan presenta il più aggressivo, selvaggio e libero tra gli X-Men come autista di limousine in un futuro prossimo in cui è invecchiato, dimesso e pronto a subire quegli stessi affronti che una volta lo avrebbero fatto scattare. Nonostante la violenza esista ancora in lui e sia pronta ad uscire, è diventata l'extrema ratio, una scelta che martoria di dolore lui in primis e un terreno di confronto in cui non eccelle più come una volta. In un trionfo di barbe sfatte Logan si presenta come un film di personaggi che paiono aver sbagliato tutto, il massimo fallimento delle idee che li avevamo visti sbandierare negli altri film.
Rated "R", ovvero vietato ai minori di 17 anni
Vecchio, stanco e rassegnato l'ex Wolverine ora bada al vecchio Xavier, tutto maglioni, medicine da prendere, la solita sedia a rotelle e mitomania, tanto che nemmeno l'ultimo studente rimastogli accanto lo ascolta più, nemmeno quando gli presenta una bambina che dice essere proprio come lui. Che questa non sia un'esagerazione ma una effettiva denotazione dello stato delle cose lo scoprirà nella grande sequenza d'azione che ha occupato almeno metà delle scene viste. Un massacro che urla da ogni frame "Rated R" (ovvero il divieto ai minori di 17 anni solitamente imposto ai film particolarmente violenti che Logan aveva "promesso" avrebbe avuto, come statuto di serietà).
Lì, nel trionfo di arti che volano e teste che rotolano nel deserto dove i due si erano nascosti ma qualcuno armato di SUV e fucili li ha trovati, esce anche l'altra matrice evidente del film: Mad Max: Fury Road. Dai suoi toni arancio-sabbiosi e dalla furia delle sua fughe nel deserto, dalla passione per l'utilizzo dei mezzi a quattro ruote e dal passo incalzante della sua idea di azione (un martello continuo che non è intervallato dalla narrazione ma la porta avanti al suo interno) sembra uscita questa lunga scena. Ed è un piacere.
Quel sapore da Last Of Us che la sinossi e le prime immagini del film parevano suggerire sembra assente da queste prime scene, anche perché il rapporto tra la bambina mutante con artigli a mani e piedi e il vecchio e stanco mutante dagli artigli alle sole mani, benchè probabilmente evolverà in uno padre-figlia, non sembra che sia uno in cui il grande protegge la piccola ma semmai il contrario, uno in cui un vecchio che non è più all'altezza di se stesso si trova a dover scortare un essere selvaggio molto più potente e pericoloso e molto più difficile da controllare, una copia del se stesso di molti anni prima.
C'era solo una storia che Hugh Jackman poteva interpretare indossando ancora una volta i panni di Wolverine, quella di un Logan vecchio e malconcio. C'è infatti una certa ironia nel successo dell'attore australiano nei panni dell'unico mutante che non invecchia. Condannato (ma è il primo ad esserne felice) a continuare a portarlo sullo schermo anche quando tutti gli altri attori che per primi interpretarono gli X-Men hanno smesso di farlo, stavolta avrà accanto a sé solo Patrick Stewart.
In Logan, terzo spin-off dedicato a Wolverine, sarà infatti il professor Xavier il coprotagonista, la spalla anzianissima del già invecchiato protagonista. I due hanno sempre avuto un legame particolare, che la nuova serie dedicata ai mutanti (quella che affonda negli anni '60 con James McAvoy e Michael Fassbender come Xavier e Magneto) ha esplorato ancora di più e che qui dovrebbe essere sublimato.
Vietato ai minori di 17 anni
Stavolta Hugh Jackman ha voluto fare le cose per bene. Rimasto in lavorazione a lungo, Logan, è stato pensato per essere Rated R, cioè vietato ai minori di 17 anni. Il che significa che non solo conterrà tematiche adulte ma anche che potrà abusare di sangue e violenza, tradizionalmente lo spauracchio numero uno della censura americana. Una volta tanto è stata una scelta deliberata da parte della produzione e una volontà precisa di Jackman, che per assicurarsene ha anche acconsentito a ridursi l'ingaggio (un film vietato ai minori necessariamente incassa di meno).
La violenza è infatti un tratto che i cinecomics evitano sempre, desiderosi di abbassare il proprio target e vendere più biglietti. Eppure a lungo andare è evidente che, viste le tematiche trattate, è più una castrazione che altro. A quanto pare lo sa anche Jackman, e Logan per questo avrà mano libera nel mostrare il sangue e l'efferato del mondo allo sfascio che intende dipingere.
L'ultimo film nei panni di Wolverine
La storia infatti mette Xavier e Wolverine nel 2024, rimasti tra i pochissimi mutanti ancora in giro. Ormai ritirati e fuori attività da tempo, vengono rimessi insieme e richiamati al dovere dalla scoperta dell'esistenza di una bambina dotata dei medesimi tratti caratteristici di Wolverine: artigli e fattore rigenerante.
Parte da qui quello che appare come un viaggio on the road in un'America devastata e tornata rurale, impoverita e spaesata. Un po' come il protagonista, che pare disilluso da tutto, privato della voglia di andare avanti e della speranza insieme al fattore rigenerante. Le caratteristiche base, dai grandi paesaggi al crollo delle figure eroiche, quindi collocano subito Logan nel reame dei western dell'ultima fase, dei violenti.
Quanto alle ispirazioni si sa che il personaggio della bambina con gli artigli non è una novità assoluta, si chiama X-23 e nella serie a fumetti era già comparsa, tuttavia mescolarla con lo scenario che i primi trailer hanno mostrato è un'invenzione originale. Il mondo in cui si muovono sembra più quello del videogame Last of Us, in cui un uomo maturo accompagna e protegge una bambina in una Terra devastata dall'apocalisse Zombie, mentre la locandina si rifà esplicitamente a quella di Schindler's List.
Cala il sipario su uno dei personaggi più interessanti ed amati della Marvel. 17 anni dopo il primo X-Men Jackman interpreta per l'ultima volta Wolverine, alias James "Logan" Howlett, in questo film tragico, amaro, disperato persino, ma soprattutto estremamente violento, ben oltre le consuetudini tipiche della Marvel (e si spinge ben oltre Deadpool).
Ci sono film che probabilmente verranno classificati, in futuro, come rappresentativi di un certo periodo storico. Le letture culturali delle opere audiovisive tendono sempre a trovare tracce sociali e politiche dentro testi popolari. Logan potrà dunque essere annoverato come primo film dell'epoca Trump, vista l'insistenza sul tema della frontiera, e la centralità narrativa del Messico, sfruttato dall'avidità criminale statunitense e a un certo punto persino paradossale luogo di fuga per i protagonisti.
Eppure - come qualsiasi appassionato di cinema sa - i blockbuster hanno bisogno di lunghe gestazioni, e quando Logan veniva scritto, ben prima che venisse realizzato e anni in anticipo rispetto alla sua distribuzione, nessuno sospettava di vedere Donald Trump alla Casa Bianca.
Si tratta dunque di "aria del tempo", di film che diventano politici senza immaginarlo. E infatti, il grande tema della frontiera, giocato da James Mangold con grande consapevolezza, è uno di quegli archetipi della cultura americana duro a morire, indipendente dagli esiti elettorali, e presenta anche altrove, tanto quanto il modello del western (si veda altresì la declinazione fantascientifica della questione in Westworld).
Tutto nero su bianco, per un futuro elenco delle Grandi Sviste. Crepuscolare. Malinconico. Intimista. Quasi un western, dove l'eroe solitario e disilluso nella prateria e al saloon chiude vecchi conti, sana antichi torti, difende i deboli e ammazza chi si mette di traverso. Il critico collettivo guarda Wolverine che trascina una gamba - era il supereroe con gli artigli rivestiti di adamantio, metallo [...] Vai alla recensione »