Death of a Unicorn

Film 2024 | Commedia, 104 min.

Regia di Alex Scharfman. Un film con Jenna Ortega, Paul Rudd, Will Poulter, David Pasquesi, Anthony Carrigan. Cast completo Genere Commedia, - USA, 2024, durata 104 minuti. Uscita cinema giovedì 10 aprile 2025 distribuito da I Wonder Pictures. - MYmonetro 1,97 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 9 aprile 2025

Un padre e una figlia investono un unicorno. Si rivolgono a una grande azienda farmaceutica per salvarlo. In Italia al Box Office Death of a Unicorn ha incassato 218 mila euro .

Consigliato no!
1,97/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 2,57
PUBBLICO 1,33
CONSIGLIATO NÌ
Un soggetto bizzarro che mescola commedia e horror. Cercando di sovvertire il mito dell'unicorno.
Recensione di Emanuele Sacchi
mercoledì 9 aprile 2025
Recensione di Emanuele Sacchi
mercoledì 9 aprile 2025

Elliot, dirigente vedovo di un'azienda farmaceutica, si reca con la figlia Ridley nella fastosa tenuta del suo capo, Odell Leopold. Guidando a gran velocità per il grave ritardo accumulato, Elliot finisce per investire un animale che si era fermato in mezzo alla strada: solo che non si tratta di un animale qualsiasi, ma di un unicorno. Quando la famiglia Leopold comprende che il sangue degli animali magici ha delle proprietà curative, pensa di sfruttare la scoperta a scopo commerciale. Nessuno però ha fatto i conti con l'ira di mamma e papà unicorno, assetati di vendetta.

Sull'avvenimento principale attorno a cui ruota il debutto di Alex Scharfman il titolo lascia pochi dubbi, forse consapevole che l'effetto sorpresa sia garantito in ogni caso dall'estrema singolarità del soggetto.

Lo spunto da cui parte il regista, anche autore della sceneggiatura, è un ribaltamento semantico di un feticcio dell'infanzia, ricontestualizzato in grottesco strumento di morte: idea non nuovissima, ma che fin qui non aveva mai interessato l'animale prediletto delle bambine di tutto il mondo. Dagli zainetti e dai maglioncini delle bambine il cavallo dal corno magico si trasferisce nel nostro presente, insieme al suo portato leggendario di derivazione medievale - inclusi il fatto che possa essere domato da una fanciulla dal cuore puro e che il suo sangue guarisca ogni ferita o malattia.

Superato lo choc iniziale, diviene più semplice inquadrare l'intento di Scharfman, che cala la leggenda dell'unicorno nel contesto ideale, quello degli opulenti, cinici e squallidi Leopold, che incarnano così profondamente lo stereotipo negativo del capitalismo americano da preparare il terreno all'indifferenza del pubblico di fronte al loro grandguignolesco trapasso.

Death of a Unicorn non è una commedia né un horror, bensì un ibrido dei due generi, di quelli cari alle produzioni A24, che intendono rielaborare i B movies in una chiave appetibile per una fetta specifica di target blasé e radical chic. Il coté di satira politica, che vede gli Odell intenti a compiere i peggiori misfatti a scopo lucrativo che un ricco capitalista potrebbe concepire, risente della visione del Bong Joon-ho di Parasite e ancor più del Ruben Ostlund di Triangle of Sadness, ma la somma di due Palme d'oro non implica una terza come totale.

La rappresentazione parossistica e gigionesca degli Odell azzera fatalmente l'effetto sorpresa, consegnando la seconda metà del film alla escalation splatter della vendetta monocornuta. C'era bisogno di un altro film su ricchi cattivi dilaniati, con catartico splatter? No, o comunque non abbastanza da giustificare il pilota automatico che subentra dopo una mezz'ora spiazzante e promettente.

Gli effetti cgi, discutibili ma volutamente camp, non aiutano ad alzare il livello di coinvolgimento, che si limita all'apprezzamento per un casting pregevole - Ortega sempre più goth queen, Poulter che riprende il ruolo di spregevole cafoncello di Midsommar (benedice Ari Aster tra i produttori) - seppur parzialmente sprecato.

A Death of a Unicorn manca soprattutto un target di riferimento: i fan del genere horror sono abituati a ben altro, quelli di Paul Rudd e della commedia americana un po' sboccata reggeranno a fatica ma difficilmente resteranno appagati. Se ne parlerà come di una curiosità, ma è difficile che il debutto di Scharfman lasci un segno più persistente di una scritta sulla sabbia in una giornata ventosa.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 15 agosto 2025
Felicity

In Death of a Unicorn c’è un gigantesco problema di tono e di mancanza di esagerazione, di conseguenza viene meno il contrasto tra le anime horror, commedia e satira politica che film di questo genere devono sapere necessariamente maneggiare per potersi dire riusciti. Nonostante qui la creatura leggendaria venga calata nel contesto più squallido possibile, ovvero quello dei riccastri [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
sabato 12 aprile 2025
Giovanni Bogani

Si inizia, e pare di essere dalle parti di Shining. Un’auto si inoltra nel Nord americano, tra foreste secolari, verdi e gialli delle foglie, alberi inquadrati dall’alto, e l’auto giù, puntino in una Natura. Che hai la sensazione non gradisca troppo questa intrusione.

Troveremo, anche dopo, echi kubrickiani, per esempio quando Jenna Ortega sfiora il corno dell’animale del titolo, e ne riceve una sorta di illuminazione. Dalle iridi dei suoi occhi scuri, partiamo per un viaggio fra spirali, nebulose, costellazioni di punti luminosi che ricordano da vicino il viaggio “Oltre l’infinito” di 2001: Odissea nello spazio (guarda la video recensione) di Stanley Kubrick. Ma le somiglianze si fermano qui. Alex Scharfman, produttore, qui all’esordio come sceneggiatore e regista di Death of a Unicorn, non è né sarà mai Kubrick. E non sarà nemmeno Spielberg o Ridley Scott, anche se Jurassic Park e Legend c’entrano, come punti di riferimento del suo film.

No: se a qualcosa assomiglia questo film, è ai B-movies americani degli anni ’80, quei film che da noi arrivavano alle soglie dell’estate. E mescolati a quei sapori, ci sono quelli di una commedia horror che si incrocia con il teen movie, anche se Jenna Ortega, la protagonista, è un po’ troppo adulta per essere “teen”. E il tutto si incrocia con il genere che in America chiamano “eat the rich”. Commedia feroce, grottesca, in cui quelli delle classi dominanti fanno una brutta fine. Fra gli esempi migliori, negli ultimi anni, Parasite (guarda la video recensione) di Bong Joon-ho e Triangle of Sadness di Ruben Östlund.

Qui, i ricchi da mangiare sono un oligarca dell’industria farmaceutica e la sua famiglia. Un triangolo di privilegiati, arroganti, sfruttatori del lavoro altrui, privi di scrupoli all’ultimo grado. Con il capofamiglia industriale, la moglie ipocritamente filantropa, il figlio immaturo, viziato ed ex tossicodipendente.

È verso questa famiglia che un avvocato (Paul Rudd) e la figlia Jenna Ortega si dirigono. L’avvocato dovrà sistemare le ultime faccende legali del magnate, che sta morendo di cancro. Durante il viaggio – quello che ricorda l’inizio di Shining, per capirsi – il padre fa di tutto, tranne che guardare la strada: litiga con la figlia, litiga col telefono, perde la comunicazione, richiama, non c’è campo, si innervosisce, spinge sull’acceleratore… Ovvio che prima o poi impatti con qualcosa o qualcuno. Non è un’auto, non è un Tir, non è un ciclista, un pellegrino o nemmeno un cervo. È un giovane unicorno, preso in pieno.

Qui parte il deragliamento del film, che certo ti porta a tirare come un elastico la tua sospensione dell’incredulità: devi credere che gli unicorni esistano. E poi, che il loro sangue e la polvere del loro corno abbiano proprietà miracolose. Che facciano guarire il magnate morente. “Abbiamo trovato la cura contro il cancro!” esclama costui, senza neanche controllare i possibili effetti collaterali.

Il film è un po’ così: di grana grossa. I personaggi sono tutti degli stereotipi, e gli attori sono spinti a caratterizzarli nel modo più esagerato e didascalico. Intanto, il film si trasforma sempre più da commedia horror a incubo splatter. Entro questa cornice, fra unicorni creati in CGI, il film trova la sua carta migliore nella sua riflessione sulla società americana attuale, e sul capitalismo tutto. Una società in cui vige la legge del più forte, del più spregiudicato. Gli altri devono sottostarvi. Le classi sociali raccontate, messe in scena dal film sono in realtà tre: i ricchi, con la famiglia dell’oligarca dell’industria farmaceutica; i loro servitori, dai domestici agli scienziati; e l’avvocato, che rappresenta una borghesia ormai costretta ad ogni compromesso, ad ogni asservimento, incapace di ritrovare la schiena dritta e la sua dignità. A osservare tutto questo, Jenna Ortega, la figlia, emblema di una generazione che sente come le generazioni precedenti abbiano distrutto, divorato, rovinato. Custode di una rabbia, di una indignazione, di una purezza che rappresenta l’ultima frontiera della speranza.

Volendo, nel magnate Richard E. Grant e nella sua famiglia possiamo leggere allusioni a Trump o a Elon Musk, o agli altri tycoon che hanno dominato o dominano la società americana. Anche se il film rimane a metà, fra le esigenze dello spettacolo, del gioco, della sarabanda, e quelle dell’indignazione, della denuncia, della critica sociale. Per quanro riguarda il cast, tutti sono un po’ ingabbiati nei rispettivi personaggi: bravo Will Poulter, nell’esagerare i tratti del suo figlio irresponsabile e tossicodipendente, sempre con inadeguati calzoni corti; e brava Téa Leoni, che si rivede dopo un bel po’, e che in tutto quel concentrato di agitazioni e facce è quella che ammicca di meno.

FOCUS
domenica 6 aprile 2025
Pedro Armocida

Non è semplice mantenere per tutta la durata di un film un filo rosso, un tono, che leghi i momenti da commedia nera con quelli quasi da splatter. Certo una sceneggiatura come quella di Alex Scharfman, che esordisce anche alla regia nel film targato A24 Death of a Unicorn, aiuta, con i suoi alti e bassi, momenti quasi ‘demenziali’, in onore di un certo cinema anni '80 e ’90, e momenti quasi horror con gli unicorni del titolo che seminano il panico nella villa tra le montagne rocciose canadesi dove vive un ricco clan legato al mondo farmaceutico il cui patriarca (Richard E. Grant) sta morendo per una malattia terminale. Accanto a lui la moglie (Tea Leoni) e il figlio (Will Poulter). Ma anche un padre (Paul Rudd) – l’avvocato di questa ricca famiglia – e una figlia (Jenna Ortega) che, nel viaggio di avvicinamento a questo luogo isolato e meraviglioso, investono con l’auto un animale selvatico che si rivela essere un cucciolo di unicorno.

Capite bene che qui i registri sono molto vari anche perché si inserisce su tutto quello fantastico legato a figure di animali mitologiche che rispuntano come se niente fosse ai giorni nostri. Ecco, per mantenere il tono giusto, la colonna sonora si rivela un elemento cruciale nella costruzione di questo tipo di film. A sorpresa la A24 nel novembre del 2023 annuncia che, per il progetto di Death of a Unicorn, a comporre la musica ci sarebbe stato addirittura John Carpenter che ha composto le colonne sonore di molti suoi film. Con lui dovevano collaborare il figlio Cody con Daniel Davies (figlioccio di Carpenter) come è accaduto nel recente passato per luscita di Anthology: Movie Themes 1974-1998, una raccolta dei brani più famosi della sua filmografia.
 

FOCUS
mercoledì 2 aprile 2025
Francesca Pellegrini

Ari Aster è emerso sulla scena nel 2018 con Hereditary, inquietante film di possessione con Toni Collette. Il film è diventato rapidamente un classico dell’horror contemporaneo, consacrando il regista come un talento da tenere d’occhio. L’anno successivo, ha diretto Midsommar (guarda la video recensione) con Florence Pugh: un horror folcloristico che ha conquistato il pubblico grazie al suo finale incendiario e al sontuoso design visivo. Con questo doppio colpo da maestro, Aster è diventato il volto dell’horror d’autore, un termine spesso associato ai film sperimentali di A24, per cui produce la campy dark comedy Death of a Unicorn. Classe 1986, Aster ha avuto il suo primo incontro con il cinema all'età di quattro anni, guardando Dick Tracy. Fu così spaventato da una scena con Warren Beatty che, dopo averlo visto sparare davanti a un muro di fiamme, saltò dal divano e corse per sei isolati, con sua madre che cercava di fermarlo.

Frasi
Sembrava come se mi volesse mostrare qualcosa...
Una frase di Riley (Jenna Ortega)
dal film Death of a Unicorn - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 23 aprile 2025
Mattia Petrillo
Nocturno

Si consideri l'immagine di un unicorno che cavalca fieramente all'ombra di un bosco: molti penseranno alla visione di Rick Deckard, protagonista di Blade Runner, cruciale anticipazione del finale ed essenziale per comprenderne la vera natura. Death of a Unicorn, opera prima del regista-sceneggiatore Alex Scharfman, fa uso della medesima creatura mistica, la trasferisce nel mondo terreno e la rende [...] Vai alla recensione »

NEWS
OVERVIEW
giovedì 10 aprile 2025
Simone Granata

Alex Scharfman esordisce alla regia con una dark comedy che riflette sulla contemporaneità. Al cinema. Vai all'articolo »

GALLERY
venerdì 28 marzo 2025
 

Jenna Ortega e Paul Rudd si mettono nei guai dopo aver travolto un cucciolo di...unicorno. Dal 10 aprile al cinema. Guarda la gallery »

NEWS
giovedì 20 marzo 2025
 

Un padre e una figlia investono un unicorno. Si rivolgono a una grande azienda farmaceutica per salvarlo. Vai all'articolo »

CELEBRITIES
martedì 25 marzo 2025
Fabio Secchi Frau

L'attrice è protagonista insieme a Paul Rudd del film di Alex Scharfman Death f a Unicorn. Dal 10 aprile al cinema. Vai all'articolo »

TRAILER
martedì 25 febbraio 2025
 

Regia di Alex Scharfman. Un film con Jenna Ortega, Paul Rudd, Will Poulter, Téa Leoni, Jessica Hynes. Da giovedì 10 aprile al cinema. Guarda il trailer »

TRAILER
giovedì 19 dicembre 2024
 

Regia di Alex Scharfman. Un film con Jenna Ortega, Paul Rudd, Will Poulter, Téa Leoni, Jessica Hynes. Prossimamente al cinema. Guarda il trailer »

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