Detroit

Film 2017 | Drammatico +13 143 min.

Regia di Kathryn Bigelow. Un film Da vedere 2017 con Will Poulter, Hannah Murray, Jack Reynor, John Boyega, Anthony Mackie. Cast completo Titolo originale: Detroit. Genere Drammatico - USA, 2017, durata 143 minuti. Uscita cinema giovedì 23 novembre 2017 distribuito da Eagle Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,52 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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A Detroit nella seconda metà degli Anni Sessanta si sono sviluppate numerose rivolte contro il razzismo dilagante. In Italia al Box Office Detroit ha incassato 172 mila euro .

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Consigliato sì!
3,52/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,75
PUBBLICO 3,80
CONSIGLIATO SÌ
Bigelow come sempre si muove in piena autonomia espressiva con una regia muscolare, ma manca il bersaglio sulla rilevanza storica e sociale.
Recensione di Paola Casella
domenica 29 ottobre 2017
Recensione di Paola Casella
domenica 29 ottobre 2017

Nel 1967, in piena epoca di battaglie per i diritti civili da parte degli afroamericani (Martin Luther King sarebbe stato ucciso nel '68 sul balcone del Lorraine Motel di Memphis), nel ghetto nero di Detroit ebbe luogo una rivolta scatenata da una retata della polizia in un bar dove si vendevano alcolici senza permesso. Il governatore del Michigan inviò la Guardia Nazionale a sedare la rivolta, e il presidente Lyndon Johnson gli fece dare man forte dall'esercito. L'episodio paradigmatico di quel tumulto fu il sequestro di un gruppetto di giovani uomini neri e di due ragazze bianche all'interno del Motel Algiers: un episodio di brutalità da parte della polizia (con il fiancheggiamento di alcuni militari) che è una ferita nella coscienza dell'America.
Negli Stati Uniti il massacro del Motel Algiers è molto noto, lo è invece molto meno nel resto del mondo. E la scelta di Kathryn Bigelow di concentrare la propria attenzione su quell'evento accaduto cinquant'anni fa è parte della generale riflessione che il cinema americano sta facendo sulla "questione afroamericana".

Bigelow, come sempre, si muove in piena autonomia espressiva, e sono davvero pochi i registi con la sua capacità di creare una messa in scena ampiamente spettacolare e profondamente coinvolgente. Ma la messa in scena non è tutto, specialmente quando si tocca un nervo scoperto nella coscienza di una nazione.

Con la sua camera a mano, nervosa e inquieta come il momento storico che racconta, con quella regia muscolare concentrata sull'azione più che sull'introspezione la regista ci ficca in mezzo al clima elettrico dell'epoca, e poi ci chiude tutti in quel motel senza poterci sottrarre a ciò che sta per accadere, come non hanno potuto farlo i diretti interessati. Ciò che succederà è un'escalation di violenza, intimidazione e umiliazione dell'uomo (bianco) sull'uomo (nero) che si protrae per ben 40 dei 143 minuti di durata del film.
Il problema nasce proprio all'interno di quei 40 minuti di puro cinema, perché è lì che la storia che Bigelow racconta, che doveva essere paradigmatica della questione afroamericana, perde la sua specificità e rischia di trasformarsi in Un tranquillo weekend di paura: l'ottusa perfidia dei tre poliziotti bianchi che tengono in ostaggio il gruppetto eterogeneo di uomini neri (fra cui un veterano del Vietnam e un cantante in stile Motown) si scollega a poco a poco dalla motivazione specificatamente razziale e diventa una vetrina dell'umana aberrazione, protratta così a lungo e così cinematograficamente insistita che qualche critico oltreoceano l'ha definita "torture porn", cioè compiacimento pornografico sulla tortura. Prima ancora che una questione morale, questa insistenza mette in gioco la compattezza narrativa di Detroit perché scollega l'azione dal contesto, e fa apparire la discriminazione contro gli afroamericani e la brutalità della polizia bianca nei confronti della comunità nera meno sistemica di quanto non fosse e ancora oggi sia - e come tale debba essere rappresentata.

Torniamo dunque a quel filone cinematografico attuale che si cimenta con la questione razziale, e che sembra dividersi in due tronconi (con tutti i distinguo del caso): da una parte 12 anni schiavo, Django e ora Detroit, che mettono in scena la perversione sadica dell'oppressione; dall'altra due documentari seminali come I Am Not Your Negro e 13th, che esplorano in modo dettagliato le radici del conflitto bianco-nero negli Stati Uniti, non riducibili (come fa il prologo di Detroit) ad un collage a colori, ma declinabili in mille sfumature di bianco e nero (è il caso di dirlo) lungo centinaia di anni di Storia nordamericana, e incentrate su un sentimento precipuo: la reciproca paura.
Su questo tema, in versione fictional, si è espresso di recente e molto bene Scappa!, che è un horror non tanto nel genere della vicenda che racconta, ma soprattutto nei due episodi di ordinaria quotidianità in cui il protagonista si imbatte nella polizia e sperimenta il terrore istintivo e "irrazionale" che prova ogni afroamericano alla vista di una volante. "Essere nero è come avere una pistola puntata dritto in faccia", afferma uno dei personaggi di Detroit, riassumendo efficacemente il senso di pericolo con il quale l'"uomo nero", indipendentemente dal suo status, convive negli Stati Uniti d'America. Che è esattamente speculare al senso di minaccia percepita dall'"uomo bianco" di fronte all'afroamericano, giocata su corde ataviche e mai fino in fondo riconosciute, descritta molto bene dallo scrittore nero James Baldwin in tutta la sua opera (e in I Am Not Your Negro).
Detroit costruisce una potentissima architettura cinematografica ed emotiva che accumula efficacemente senso di violazione, rabbia ed impotenza, ma manca di illustrare, e forse anche di comprendere fino in fondo, la peculiarità della violenza che racconta, l'origine delle dinamiche innescate fra gli aguzzini e le loro vittime.
E il ritratto dell'implosione di uno dei personaggi è meno appropriatamente contestualizzato della sparizione finale di uno dei protagonisti di Boyz In The Hood. Non basta notare che I Am Not Your Negro, 13th e Boyz In The Hood sono stati diretti da afroamericani, cresciuti con la consapevolezza di questa aberrante peculiarità incisa sulla propria pelle. È dal punto di vista della rilevanza storica e sociale che questo film, che ha scelto di portare sulle spalle il peso enorme della "questione afroamericana" sulla coscienza collettiva, manca il bersaglio: il che, da parte di una "straight shooter" come la Bigelow, è difficile da perdonare.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 2 dicembre 2017
laurence316

La più grande regista vivente ritorna nelle sale, a 5 anni da Zero Dark Thirty e a 9 da The Hurt Locker, con un altro film che s'immerge nella cronaca e nella Storia, un altro film d'impegno civile e grande pregnanza ed attualità in particolare in un contesto, quello contemporaneo, che non ha visto migliorare ma forse addirittura peggiorare le tensioni sociali che sono alla base [...] Vai alla recensione »

giovedì 30 novembre 2017
Flyanto

 Ritorna nelle sale cinematografiche Kathryn Bigelow sempre con un film forte e di denuncia, intitolato "Detroit". L'argomento qui affrontato dalla regista è l'acuta e violenta tensione razziale scoppiata nella città di Detroit nel 1967 a seguito della chiusura di un bar nel ghetto della popolazione nera da parte della Polizia locale perchè non avente la [...] Vai alla recensione »

giovedì 7 dicembre 2017
J Kudo

Un frammento di una cupa pagina della storia americana , quello della discriminazione  razziale che serpeggiava nella Detroit del 1967 , colpita da rivolte contro i continui atti di violenza nei confronti della popolazione nera. La storia si incentra soprattutto in un motel,in cui si raggiunge il culmine della tensione, dove dei polizziotti terrorizzano e compiono atti di violenza inaudita contro [...] Vai alla recensione »

domenica 17 dicembre 2017
michelino

    La sceneggiatura di Detroit è ispirata da una storia vera Una strage avvenuta durante le rivolte razziali nel 1967 Un massacro ad opera della polizia   Kathryn Bigelow è forse la migliore regista donna mai esistita Forse (al di la del sesso) è uno dei venti registi più bravi al mondo Parlo soprattutto di tecnica Parlo [...] Vai alla recensione »

mercoledì 4 aprile 2018
max821966

Premetto che adoro la Bigelow fin dai tempi di "Strange days", "Point break", "The hurt locker" etc. Come il suo ex marito si districa magnificamente con qualsiasi copione senza nessun problema. Detroit è un ottimo film , recitato alla grande da giovani attori, le vicende ben note sono raccontate con fredda lucidità senza il minimo scricchiolio nella sceneggiatur [...] Vai alla recensione »

venerdì 22 dicembre 2017
Emanuele 1968

voto 4,5 Inquadrature da mal di mare che accompaiano quasi tutto il film; un film pungente, teso, crudo, emozionante, che fa pensare, interrogare; senza arrivare nei grandi drammi quante volte nella vita vediamo convinzioni sbagliate, sul lavoro, in famiglia, in tv, ed altro, alla fine non si sa che dire. Film non adatto a persone sensibili.

domenica 26 novembre 2017
Kostanzo

Non basta un fine nobile per fare un buon film. È inutile girarci intorno: questa pellicola è lunga, scontata, banale, noiosa , anzi "innervosente" - se mi si passa il termine. L'universo filmico non sarebbe stato in lutto senza quest'opera. Non è spettacolare né minimamente coinvolgente. I dettagli , la recitazione, il doppiaggio sono fastidiosi, al limite [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
domenica 26 novembre 2017
Roy Menarini

Come tutti i film che danno fin troppe risposte, Detroit (guarda la video recensione) di Kathryn Bigelow ci aiuta in verità a formulare molte domande. Una di queste è il rapporto tra cineasta e storia. Bigelow è una regista a forte tasso di politicizzazione. Provenendo dall'ambito dell'arte visuale, ha fin dagli esordi cercato di trasportare a Hollywood uno sguardo d'artista inquieta, dove immettere - pur dentro ampi congegni spettacolari - riflessioni e spunti sul maschile e sul femminile.
Autrice controversa (basti pensare alle letture di segno opposto che ha sortito The Hurt Locker, in verità un trattatello antropologico sulla guerra e i suoi effetti sull'identità del combattente), con Zero Dark Thirty ha forse toccato l'apice di un cinema che non ha paura di tuffarsi nelle contraddizioni del presente e nelle questioni più spinose: di quel film piaceva non solo la coraggiosa e formidabile protagonista, ma anche il rifiuto di fare il solito pamphlet indignato sulla sporca guerra al terrore per privilegiare invece l'anatomia di una caccia all'uomo, con tutte le sue brutali aporie. Ecco perché oggi, di fronte a Detroit, si rimane con gli interrogativi di cui sopra.

Possibile che una regista così attenta all'analisi, anche politicamente "scorretta", delle vicende statunitensi, abbia sentito il bisogno di un'opera così dimostrativa e pedagogica? Era davvero necessario porre la narrazione in termini tanto elementari ed esplicativi (lasciano talvolta esterrefatti certi dialoghi di pura funzione didascalica)?

O forse, dopo che in Strange Days aveva immaginato per il suo Paese (senza sbagliare) un futuro ancora fortemente segnato dalle tensioni razziali, ora ha sentito il bisogno di studiarne le origini? E dunque di inserirsi nel solco del cinema di denuncia alla Paul Greengrass?
A queste domande risponderanno i posteri, per ora si tratta solamente di sfumature critiche. Ci interessa di più citare una questione a margine, che ha investito il film. Detroit è stato un insuccesso imprevisto negli Stati Uniti. L'esito non eccezionale ha sorpreso tutti, visto che la materia purtroppo è viva e vegeta in questi mesi nella nazione americana. Ed è riemersa la vecchia questione: può una regista bianca e borghese raccontare la persecuzione ai danni degli afroamericani negli anni Sessanta? È legittimata a farsi cantastorie di una comunità con la quale non ha spartito nulla nel corso della sua vita? È possibile che il pubblico afroamericano abbia percepito come insincera l'intera operazione?
Il tema è spinoso, anche perché si rischia di attribuire alla razza (bianca in questo caso) uno stigma culturale che si basa su presupposti etnici o biologici: come se nessun non ebreo potesse raccontare la Shoah o nessuno non indiano potesse raccontare il colonialismo inglese in quelle terre, e così via.

Frasi
Immagino sia per quello che è successo al motel...
Una frase di Dismukes (John Boyega)
dal film Detroit - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 23 novembre 2017
Paolo D'Agostini
La Repubblica

Con lo stile affilato e puntuale dei precedenti The hurt locker e Zero Dark Thirty che fanno dire di lei che fa film da uomo, Bigelow introduce ricordando come Detroit e il distretto industriale del nord ovest accolse intorno alla Grande Guerra una massiccia immigrazione interna di afroamericani dai campi di cotone del sud, mentre la Seconda guerra mondiale avrebbe portato lo spopolamento da parte [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 novembre 2017
Alessandra Levantesi
La Stampa

Detroit, luogo di contraddizioni: capitale mondiale dell'automobile, almeno fino alla grave crisi del settore, e importante centro musicale; meta deputata dell'eccezionale flusso migratorio afroamericano dal Sud al Nord (sei milioni di individui fra il 1918 e il 1970) e al contempo storica roccaforte del Ku Klux Klan. Fu qui che il 23 luglio 1967 scoppiarono i gravissimi incidenti noti come «12th [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 novembre 2017
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Per restituire onore alle vittime, lanciare un memo pesante ai posteri e andare a fondo nei dettagli più crudeli di un episodio inaccettabile durante la rivolta afroamericana di Detroit nel 1967, la Bigelow virile a cinepresa enfatica di "Zero Dark Thirty" (sulla cattura di Bin Laden) e "The Hurt Locker" (artificieri in Iraq) spacca in tre una panoramica di cronaca&storia di due ore e mezza, sfidando [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 novembre 2017
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Kathryn Bigelow ha la straordinaria capacità di portarti dentro la storia. Senza che tu te ne accorga, ti ritrovi catapultato sulla scena, accanto ai protagonisti, trattenendo il fiato, come se indossassi un visore della realtà virtuale capace di proiettarti all'interno dello schermo. Accade anche in questo intenso, violento, crudo Detroit, città simbolo della crisi economica e delle rivolte razziali. [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO RECENSIONE
mercoledì 22 novembre 2017
 

Nel 1967, in piena epoca di battaglie per i diritti civili da parte degli afroamericani (Martin Luther King sarebbe stato ucciso nel '68 sul balcone del Lorraine Motel di Memphis), nel ghetto nero di Detroit ebbe luogo una rivolta scatenata da una retata [...]

TRAILER
mercoledì 9 agosto 2017
 

Ispirato alle sanguinose rivolte che sconvolsero Detroit nel 1967. Tra le strade della città si consumò un vero e proprio massacro ad opera della polizia, in cui persero la vita tre afroamericani e centinaia di persone restarono gravemente ferite.

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