Un racconto inedito del popolo Sahrawi, sospeso da decenni in una condizione di attesa, tra esilio e speranza di tornare nella propria terra. Espandi ▽
Negli anni Novanta una bambina, Carolina De Lillo Magliulo, è andata a visitare il popolo dei Saharawi, che grazie a un referendum del 1975 avrebbe dovuto ritornare nel Sahara Occidentale da cui proveniva. Nel ’75 infatti l’esercito marocchino aveva occupato abusivamente quella regione, già ex colonia spagnola, cacciando i Saharawi verso l’Algeria e impossessandosi delle loro terre (e dei loro fosfati). Quel referendum, indetto dalle Nazioni Unite, non avrebbe mai avuto luogo, e i Saharawi, dopo oltre cinquant’anni, sono ancora in esilio e vivono nei campi profughi, sperando in un ritorno nelle proprie terre. Nel 2025 Carolina è tornata in quei luoghi e sotto la regia empatica ed elegante della sorella, Elisabetta Giannini, e con l’aiuto del bel montaggio della stessa Giannini e di Andrea Campajola, ha dialogato con le donne e i bambini di quella comunità dislocata, nonché con il suo traduttore, e ognuno le ha raccontato l’esperienza di vivere lontano dalla propria terra, con i ritorno come perenne miraggio.
Elisabetta Giannini e Carolina De Lillo Magliulo sono figlie della regista napoletana Antonietta De Lillo che produce con la sua Marechiaro il documentario
La leggenda del deserto. Le riprese raccontano in modo intimo e personale un’ingiustizia tuttora in atto della quale il resto del mondo sembra disinteressarsi, e una situazione di stallo permanente che ha due principali risultati: la diaspora del popolo Saharawi verso l’Occidente, dalla Francia agli Stati Uniti, e la radicalizzazione che porta alla lotta armata. Il film illumina bene il desiderio viscerale dei Saharawi di tornare a casa “perché nei hai bisogno”, perché “non ne puoi fare a meno”: ed è un desiderio che qualunque profugo conosce, indipendentemente da dove provenga, perché “la casa deve essere nella tua terra”, e tornare è un modo di “riunire la famiglia”, consentendo anche a chi è dovuto emigrare lontano di ritrovare la strada.