Ambientato anni dopo la caduta di Saddam e l'ascesa dell'ISIS, il film segue una cecchina curdo-norvegese che torna in guerra per vendetta e per salvare la sorella prigioniera a Mosul. Espandi ▽
Mosul, 2014. Vyan è una giovane donna curda emigrata con la famiglia in Norvegia. Insieme alla sorella minore e ai genitori decide di visitare il Kurdistan appena prima che l'Isis ne assuma il controllo. I fondamentalisti uccidono padre e madre e rapiscono le due figlie, mettendole in vendita come spose. Vyan, che ha perso i contatti con la sorella, riesce a sfuggire al proprio marito violento e si imbatte in una squadra di combattenti Peshmerga, le forze armate del Kurdistan iracheno, che è tutta al femminile, e che con l'aiuto dei Caschi Blu delle Nazioni Unite cerca di contrastare la dominazione dell'Isis.
Col tempo Vyan diventa una cecchina eccezionale e sulla sua testa viene posta una taglia da un milione di dollari. Le autorità norvegesi vorrebbero che cambiasse nome e identità per proteggerla, ma lei rifiuta perché teme così di perdere definitivamente le tracce della sorella. La sua missione è infatti quella di ritrovarla e sottrarla al matrimonio che ha contratto forzatamente con un combattente svedese dell'Isis. Questo significa dover tornare nel Kurdistan, a suo rischio e pericolo.
Mustafa mescola femminismo, action movie e rivendicazione identitaria in modo caotico e pretestuoso, rivelando ad ogni passo non necessariamente una malafede, ma un artificio e un'agenda ideologica che si abbina a un'inclinazione per il mercato internazionale più commerciale.