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domenica 12 luglio 2020

Leonardo DiCaprio

L'inaffondabile Leonardo DiCaprio

Nome: Leonardo Wilhelm DiCaprio
45 anni, 11 Novembre 1974 (Scorpione), Los Angeles (California - USA)
occhiello
Rose: Quando la nave attraccherà, io scenderò con te
Jack: Ma è da pazzi!
Rose Lo so, non ha senso..per questo ci credo!

dal film Titanic (1997) Leonardo DiCaprio  Jack Dawson
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Leonardo DiCaprio
Golden Globes 2020
Nomination miglior attore in un film brillante per il film C'era una volta... a Hollywood di Quentin Tarantino

Critics Choice Award 2020
Nomination miglior attore per il film C'era una volta... a Hollywood di Quentin Tarantino

SAG Awards 2020
Nomination miglior attore per il film C'era una volta... a Hollywood di Quentin Tarantino

BAFTA 2020
Nomination miglior attore per il film C'era una volta... a Hollywood di Quentin Tarantino

Premio Oscar 2020
Nomination miglior attore per il film C'era una volta... a Hollywood di Quentin Tarantino

SAG Awards 2016
Nomination miglior attore per il film Revenant - Redivivo di Alejandro G. Iñárritu

SAG Awards 2016
Premio miglior attore per il film Revenant - Redivivo di Alejandro G. Iñárritu

Golden Globes 2016
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film Revenant - Redivivo di Alejandro G. Iñárritu

BAFTA 2016
Nomination miglior attore per il film Revenant - Redivivo di Alejandro G. Iñárritu

Golden Globes 2016
Premio miglior attore in un film drammatico per il film Revenant - Redivivo di Alejandro G. Iñárritu

Premio Oscar 2016
Nomination miglior attore per il film Revenant - Redivivo di Alejandro G. Iñárritu

BAFTA 2016
Premio miglior attore per il film Revenant - Redivivo di Alejandro G. Iñárritu

Premio Oscar 2016
Premio miglior attore per il film Revenant - Redivivo di Alejandro G. Iñárritu

Critics Choice Award 2016
Nomination miglior attore per il film Revenant - Redivivo di Alejandro G. Iñárritu

Critics Choice Award 2016
Premio miglior attore per il film Revenant - Redivivo di Alejandro G. Iñárritu

Critics Choice Award 2014
Nomination miglior attore in un film brillante per il film The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

Critics Choice Award 2014
Premio miglior attore in un film brillante per il film The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

BAFTA 2014
Nomination miglior attore per il film The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

Golden Globes 2014
Nomination miglior attore in un film brillante per il film The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

Golden Globes 2014
Premio miglior attore in un film brillante per il film The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

Premio Oscar 2014
Nomination miglior attore per il film The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

Golden Globes 2013
Nomination miglior attore non protagonista per il film Django Unchained di Quentin Tarantino

Golden Globes 2012
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film J. Edgar di Clint Eastwood

Critics Choice Award 2012
Nomination miglior attore per il film J. Edgar di Clint Eastwood

SAG Awards 2012
Nomination miglior attore per il film J. Edgar di Clint Eastwood

Golden Globes 2009
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film Revolutionary Road di Sam Mendes

Golden Globes 2007
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film Blood Diamond - Diamanti di sangue di Edward Zwick

Golden Globes 2007
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film The Departed - Il bene e il male di Martin Scorsese

Premio Oscar 2007
Nomination miglior attore per il film Blood Diamond - Diamanti di sangue di Edward Zwick

SAG Awards 2007
Nomination miglior attore per il film Blood Diamond - Diamanti di sangue di Edward Zwick

SAG Awards 2007
Nomination miglior attore non protagonista per il film The Departed - Il bene e il male di Martin Scorsese

Critics Choice Award 2007
Nomination miglior attore per il film The Departed - Il bene e il male di Martin Scorsese

Critics Choice Award 2007
Nomination miglior attore per il film Blood Diamond - Diamanti di sangue di Edward Zwick

SAG Awards 2005
Nomination miglior attore per il film The Aviator di Martin Scorsese

Golden Globes 2005
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film The Aviator di Martin Scorsese

Golden Globes 2005
Premio miglior attore in un film drammatico per il film The Aviator di Martin Scorsese

Premio Oscar 2005
Nomination miglior attore per il film The Aviator di Martin Scorsese

Golden Globes 2003
Nomination miglior attore per il film Prova a prendermi di Steven Spielberg

Golden Globes 1998
Nomination miglior attore per il film Titanic di James Cameron

Festival di Berlino 1997
Premio miglior attore per il film Romeo + Giulietta di William Shakespeare di Baz Luhrmann

Premio Oscar 1994
Nomination miglior attore non protagonista per il film Buon compleanno Mr. Grape di Lasse Hallström

Golden Globes 1994
Nomination miglior attore non protagonista per il film Buon compleanno Mr. Grape di Lasse Hallström



Showrunner, produttore e protagonisti raccontano a MYmovies la serie sullo scandalo che coinvolse la FIFA di Joseph Blatter. Dal 5 giugno su Amazon Prime Video.

El Presidente: «Il lato oscuro del calcio? Una commedia, un mondo dai richiami felliniani»

martedì 28 aprile 2020 - Andrea Fornasiero cinemanews

El Presidente: «Il lato oscuro del calcio? Una commedia, un mondo dai richiami felliniani» El Presidente non è una serie che perde tempo: si apre con un uomo che fa irruzione a una conferenza stampa di Blatter e getta in aria una valigia piena di soldi (falsi naturalmente), per attirare l’attenzione sulla corruzione della FIFA. Da lì si riavvolge al funerale del dirigente argentino Julio Grondona e poi ancora più indietro all’ascesa di Sergio Jadue, il tutto tenuto insieme da un incalzante montaggio e da Grondona, ironico narratore post-mortem.

Il ritmo e il voice-over rimandano a Narcos, ma il tono è sicuramente diverso come ci ha raccontato anche lo showrunner della serie Armando Bo, premio Oscar per la sceneggiatura di Birdman: «La cosa che mi ha colpito di più di questa storia è quanto in fretta Sergio è arrivato in cima a questo mondo e quanto rapidamente è precipitato. Sergio parte da una piccola cittadina del Cile e arriva fino a Zurigo, alla vetta di un business enorme, in questo senso è una serie di contrasti estremi. Inoltre era il più giovane tra i dirigenti FIFA e in questo ho colto un elemento di commedia, un mondo quasi con un tocco felliniano».
 

Per realizzare con successo un simile mix di tonalità è fondamentale, tra le altre cose, l’attore protagonista, che Bo descrive così: «Andrés Parra è straordinario, pochi al mondo sono capaci di farti sentire le emozioni di una persona e allo stesso tempo farti ridere di qualcosa. Il mix di tragedia e humour che porta è una delle cose più originali di questa serie e allo stesso tempo è molto umana».
Andrea Fornasiero, MYmovies.it
Lo showrunner tiene inoltre a precisare che El Presidente non è una serie solo per appassionati di calcio e contiene anche altre prospettive: «In America Latina siamo un po’ indietro rispetto al #timesup, ma molte cose si stanno muovendo. Abbiamo lavorato parecchio per fare più di una serie sul calcio, volevamo che fosse un ritratto più ampio e il ruolo dei nostri personaggi femminili è molto importante, ho trovato interessante il loro rapporto con il mondo maschile del calcio».

Paulina Gaitan, nota in Europa per essere stata la moglie di Pablo Escobar in Narcos, nella serie interprete María Inés Facus, detta Nené, la moglie di Sergio Jadue: «Nené è egoista, vuole fare i propri comodi e non le importa delle altre persone. Tra lei e Sergio c’è certamente un’alleanza ma, come in ogni matrimonio, sorgono anche conflitti perché la cosa importante per Nené è avere il potere. Sergio è nel mondo maschile del calcio eppure è manipolato da due donne, ma non è una tragedia: c’è un tocco di humour nero nella serie».

L’altra donna forte di El Presidente è l’agente dell’FBI interpretato da Karla Souza (Le regole del delitto perfetto): «È un personaggio fittizio è dunque ho avuto grande libertà creativa nel definirla, anche se ho studiato molto gli agenti dell’FBI. Si tratta di una donna opera in due ambienti fortemente maschili: quello del calcio e quello dell’FBI, quindi ho voluto per lei uno stile mascolino, visto che è a capo di un’operazione. D’altra parte non ottiene le risorse e il rispetto che vorrebbe nel suo lavoro e per questo è costretta a raggirare e manipolare gli uomini. Se Nené dà a Sergio una visione, lei ha invece le informazioni di cui lui ha bisogno per realizzare la propria scalata».

Il protagonista Sergio Jadue è interpretato da Andrés Parra, camaleontico attore colombiano che ha dato corpo a figure come Pablo Escobar e Hugo Chávez: «Mi piacciono i personaggi controversi. La miseria e la complessità umana mi intrigano moltissimo, da qualsiasi punto di vista le si affronti. È per me una specie di catarsi, un modo per esorcizzare la parte oscura che è in ognuno di noi. Sergio è un uomo socialmente disadattato, che ha dovuto conformarsi a quel mondo enorme che gli si è spalancato davanti quando, a soli 31 anni, è diventato il presidente della ANFP, l’Associazione Nazionale del Football Professionista. Una carica che ha assunto senza che nessuno, di fatto, lo rispettasse per davvero: era considerato un gregario, un ingenuo, uno incapace di vestirsi, di muoversi e comportarsi. Viene scelto perché è il più manipolabile di tutti. Ma forse, chissà: si lascia manipolare perché ha un piano B. Pensa: “faccio lo scemo, ma intanto arrivo dove voglio”. Infatti impara velocemente le regole del gioco e arriva a grandi successi».
Infine il produttore Juan de Dios Larraín, fratello del più celebre regista Pablo Larraín (a sua volta produttore esecutivo), parla della stratificazione morale di questa vicenda: «La cosa bella del cinema è la possibilità di mettere al centro un personaggio anche negativo o discutibile come Sergio Jadue. Basti pensare a Leonardo DiCaprio, in The Wolf of Wall Street, un personaggio che commette dei crimini nel corso di tutto il film, ma non vogliamo che la FBI lo arresti. Sergio è di origine modesta, ha preso molte decisioni rischiose, ma alla fine ha portato il Cile ha vincere la Copa America del 2015. È stata la prima volta che il Cile ha vinto qualcosa». E aggiunge: «Il calcio è uno sport in cui i giocatori hanno grande professionalità, ma i dirigenti normalmente non hanno molta preparazione. Se ci sono molti soldi e poca preparazione, allora si ruba. Dove ci sono i diritti del calcio, c’è sempre corruzione».

A lui che nel 2011 è stato produttore di Profugos – una serie pan-sudamericana cui ha collaborato come regista anche suo fratello – abbiamo chiesto come sono cambiate le cose nella TV del Sudamerica e dello stato del cinema in generale, tra autori e blockbuster: «All’epoca Profugos era un’eccezione: la prima serie HBO in America Latina, Brasile escluso, in un periodo in cui c’era poca offerta televisiva. Ora l’offerta è molto superiore, c’è più concorrenza e infatti con El Presidente presentiamo una serie in cui il pubblico si farà un’idea nei primi 15 minuti, al massimo nel primo episodio: è l’effetto di una grande trasformazione dell’industria. Riguardo il cinema semplicemente se il pubblico della sala può scegliere, a parità di prezzo, tra un film che è costato pochi milioni di dollari e uno che ne è costato 200 milioni, sceglierà quello da 200 milioni. Inoltre i film che produciamo io e mio fratello, e il Sudamerica in generale, si possono vedere ormai anche a casa con un’esperienza simile a quella della sala».

Quentin Tarantino, Margot Robbie e Leonardo DiCaprio a Roma per la presentazione del film C'era una volta... a Hollywood.

Tarantino a Roma: "col passaggio da pellicola a digitale si è persa quella scintilla capace di incantare"

sabato 3 agosto 2019 - Paola Casella cinemanews

Tarantino a Roma: Quella di questa mattina è stata una scena davvero hollywoodiana: davanti al cinema Adriano di Roma una folla di ragazze di ogni età, tutte a ripetere un nome: Leo! Del resto la conferenza stampa di C'era una volta... a Hollywood, il nono lavoro di Quentin Tarantino, vede Leonardo DiCaprio nei panni di un attore della Mecca del cinema, e il film è una lettera d’amore all’età d’oro della Settima arte, che secondo Tarantino è finita nel 1969.
DiCaprio e Margot Robbie non erano nemmeno nati nel ’69, ma Tarantino aveva 6 anni, ed è riuscito a ricostruire perfettamente la Hollywood dei suoi ricordi. 
 

Non appena ho letto il copione di Once Upon a Time mi sono sentita trasportata in quell’epoca.
Margot Robbie
dice Robbie, che nel film ha il ruolo di Sharon Tate. “Ci ha fatto ascoltare la musica che usciva dalle radio in quell’anno, le cose che si vedevano dal finestrino dell’auto, e ha creato un universo così dettagliato e specifico ricostruendolo intorno a noi, senza l’aiuto del digitale o del computer. Non capita quasi più di trovarsi su un set del genere: di solito si recita contro uno schermo verde cui qualcuno aggiungerà lo sfondo in post produzione”.

Quanto è cambiata Hollywood dal 1969 ai giorni nostri? “Hollywood cambia sempre, anche oggi è diversa anche dagli anni Novanta in cui ho iniziato ad affermarmi come regista”, commenta Tarantino. “Ma effettivamente una delle differenze principali riguarda l’impegno con cui un regista creava il suo mondo sul set, senza aggiungere nulla in post produzione. Quel che più mi spiace è che sta scomparendo una dimensione artigianale del lavoro che non tornerà più, ed è una perdita terribile. Un tempo dovevi fare le cose così bene in pellicola che anche alla terza duplicazione, con tutta la depauperazione che ne conseguiva, sul grande schermo il film appariva ancora scintillante e capace di incantare. Era ancora oro, ed era difficile ottenere quell’effetto: con il digitale è tutto maledettamente più facile, ma non ti dà lo stesso risultato, o la stessa soddisfazione”.

C'era una volta... a Hollywood è stato abilissimo nel creare una sceneggiatura a prova di bomba e due personaggi meravigliosi: l’attore che interpreto e il suo doppio, cioè il suo stuntman interpretato da Brad Pitt”, afferma DiCaprio. “Due uomini ai margini di Hollywood in un momento in cui stavano cambiando per sempre la cultura e la storia degli Stati Uniti. E ha fatto questo raccontando solo un paio di giorni nella loro vita. Il mio personaggio si sente i punching ball di una nuova generazione di attori che lo stanno lasciando indietro, ed è nei dettagli – il suo sbagliare le battute, i suoi scleri nel trailer – a permettere allo spettatore di identificarsi con il suo dramma, di capire che quell’uomo potrebbe essere bipolare e affronta un’ansia esistenziale dovuta al fatto che l’industria cinematografica e il suo mondo gli stanno cambiando intorno”.

Chissà se DiCaprio ha mai provato quelle sensazioni? “Io mi sento un miracolato: sono cresciuto guardando centinaia di film e non avrei mai pensato di raggiungere il livello che ho raggiunto. Per questo il mio sforzo costante è quello di migliorare e di imparare dai più grandi - Tarantino, Scorsese o Spielberg - che mi spingono oltre, e che riescono a far sì che una storia o una performance colleghino il pubblico al mondo che mettono in scena. Mi hanno sempre detto di scegliere i miei eroi nel cinema e di creare la mia identità stando sulle spalle dei giganti, come si suol dire. Ma non mi sentirò mai all’altezza dei miei modelli cinematografici. E se poi dovessi vivere il mio mestiere come una grande responsabilità mi metterei paura da solo”. Conosceva il cinema del 1969? “Dopo aver letto il copione di Once Upon a Time sono andato su Google a leggermi tutto sull’argomento! E mi sono messo anche a leggere tutto quello che è successo in America in quell’anno: è stato veramente un momento di svolta nella storia americana, oltre che nel cinema, e ha lastricato la strada pe tanti registi in un’epoca in cui i registi contavano davvero, e avevano davvero il potere di realizzare film magnifici”.

Come ricorda Tarantino il cinema del 1969? “Molti film citati in C'era una volta... a Hollywood li ho visti proprio nel 1969, o al massimo nel 1970, dato che allora un film restava in sala anche un anno. Quello in cui appaiono Dean Martin e Jerry Lewis e in cui ha un piccolo ruolo Sharon Tate l’avevo visto con i miei genitori, e mi ricordo di essere rimasto incantato di fronte a quell’attrice che interpretava un’agente segreta particolarmente imbranata: caspita, una ragazza carina che faceva capitomboli e cascava nel fango! E ricordo di essere andato, alla fine della proiezione, a vedere sulla locandina – quella originale che uso nel film! – chi fosse quella biondina. Sharon Tate era bravissima nella light comedy” Sa come si intitola quel film in italiano, chiede un giornalista? Alla risposta Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm Tarantino scoppia nella sua risata più fragorosa. “Del resto il film cui fa omaggio Bastardi senza gloria si intitolava Quel maledetto treno blindato: ma che cazzo significa?”

C'era una volta... a Hollywood è anche un omaggio al cinema di genere italiano. “Io sono un fan del cinema di genere e ho sempre amato il modo in cui i registi italiani hanno saputo rinnovarlo, sia che affrontassero il western che il giallo, il poliziesco o la commedia sexy: prendevano un prototipo americano, come Il braccio violento della legge o la serie sull’ispettore Callaghan, e lo reinventavano a modo loro, dandogli nuova vita. I Leone, i Corbucci, i Sollima hanno cominciato come critici cinematografici, come i registi francesi della Nouvelle Vague, e solo dopo sono passati alla sceneggiatura e poi alla regia della seconda unità. Il loro entusiasmo per il cinema di genere era delizioso, non c’è altro termine per descriverlo. Ed è ciò che rende i registi italiani diversi da chiunque altro: il loro approccio è operatico, per un cinema larger than life, con in più un tocco surreale. Il primo libro che ho letto su Leone e compagni si intitolava “Spaghetti western: la violenza in chiave operatica” E io ho cercato di fare altrettanto con il mio cinema.

Come spiega il successo in America di C'era una volta... a Hollywood? “Probabilmente è un mix dell’argomento giusto, dei giusti attori e del fatto che ha un look divertente. La casa di produzione l’ha venduto bene, e le recensioni, in gran parte positiva hanno dato una bella mano” Ma secondo lei il cinema può davvero riscrivere la storia? “Più che cambiarla, può influenzarla. Io ci ho provato con la mia trilogia: prima Bastardi senza gloria, poi Django, e infine Once Upon a Time in Hollywood”.

L'impegno eccezionale, estremo, tra i ghiacci di Revenant - Redivivo convincerà questa volta l'Academy.

DiCaprio ha vinto l'Oscar come attore protagonista in Revenant

domenica 24 gennaio 2016 - Pino Farinotti cinemanews

DiCaprio ha vinto l'Oscar come attore protagonista in Revenant Leonardo DiCaprio ha vinto l'Oscar come attore protagonista in Revenant. Lo dico al passato perché il fatto è certo. Mi espongo, ci metto la faccia. Le condizioni e le congiunzioni erano troppo propizie. Giustizia è stata fatta. L'attore era alla sua quinta nomination. Dico che forse questa performance non è eppure la sua migliore.
I precedenti: Buon compleanno Mr. Grape, The Aviator,  Blood Diamond, The Wolf of Wall Street. Tutte grandi prove d'attore. E a parer mio alla lista ne mancano altre, come Poeti dall'inferno, Nessuna verità, J. Edgar e Il grande Gatsby. Il film tratto dal romanzo di Scott Fitzgerald presenta un fotogramma che potrebbe rappresentare il logo di documenti ufficiali del cinema. Quando DiCaprio si rivela al suo interlocutore Nick Carraway: "Sono io Gatsby". Quel sorriso, quella sicurezza, quell'appeal, appartengono solo a Leonardo, il "genio", (anche lui) il più grande attore americano del cinema contemporaneo. La sua azione in Revenant è antropologica, vive in un girone dell'inferno dei ghiacci, delle fiere, del dolore fisico, della sopravvivenza primitiva. Leonardo ha più volte rilevato il suo impegno particolare, la fatica terribile in quello scenario ancestrale.
Digitale
C'è molto digitale in quel film, è notorio che l'orso che massacra il cacciatore è virtuale. Ma l'attore che mangia il pesce crudo, che brucia la polvere su una ferita, che si protegge dal freddo nelle interiora di un cavallo, che scende nella corrente di quel fiume del nord, sono azioni vere. È quell'impegno eccezionale, estremo, che ha portato molti punti per l'attribuzione dell'Oscar. E c'è dell'altro. È vero che, nel quadro delle valutazioni dei membri dell'Academy la trasfigurazione è sempre stata un modello vincente. Può significare pazzia, menomazione, malattia, tutti registri ai quali gli attori, quelli bravi naturalmente, amano applicarsi. Certi addetti, tecnici, puristi, non sono così positivi verso quel metodo. L'obiezione sarebbe: "Trattasi di registri infiniti, non codificati, persino facili perché ti ci puoi muovere come credi, valgono tutti gli estremi." Però l'interpretazione diventa efficace, clamorosa, lo spettacolo ci guadagna. DiCaprio ha vinto per molte ragioni. La prima l'ho detta sopra nella sua collocazione nel cinema americano. A seguire: è stato maltrattato, magari preso in giro, più volte, dall'Academy. Per questa nomination si è innescata una campagna a suo favore talmente potente che l'establishment hollywoodiano, la parte che non lo ama, non oserà... provocare il mondo. Quel movimento è forte, ma adesso DiCaprio è più forte. Rientra negli "anomali della trasfigurazione" chiamiamoli così, che hanno vinto l'Oscar quando non erano al massimo del loro percorso o erano impegnati in ruoli che li deformavano o abbruttivano. Sono molti, in tutte le epoche.
Retrospettiva
Un racconto, una retrospettiva è interessante e opportuna. Andiamo a ritroso, certo con delle omissioni, rispetto alla memoria più viva e recente: Eddie Redmayne (La teoria del tutto), nella parte del cosmologo Stephen Hawkig è colpito da un male degenerativo che gli inibisce praticamente tutte le funzioni; Matthew McConaughey è irriconoscibile, drogato e alcolizzato in Dallas Buyers Club; Daniel Day Lewis deve il primo (di 3) Oscar al suo "piede sinistro". Tom Hanks è sfigurato, nel volto e nel fisico, dall'aids in Philadelphia. Dustin Hoffman è il geniale autistico in Rain Man; Marlon Brando dovette abbruttirsi da giovane (Fronte del porto) e da maturo (Il padrino) per ottenere le statuette; Robert De Niro si attenne a una dieta che quasi lo uccideva in Toro scatenato; Al Pacino era cieco in Profumo di donna; Jack Nicholson si finse matto in Qualcuno volò. Per finire il gigante John Wayne, costretto, ormai anziano, a una benda sull'occhio per il suo unico Oscar riparatore nel Grinta. Per le donne il fenomeno è minore. Ricordabili Charlize Theron, "mascolinizzata" in Monster e Nicole Kidman uno dei volti più belli del cinema sfigurata, con quel naso, per fare Virginia Woolf in The Hours. Marion Cotillard è impressionante nella Vie en rose, nel dare corpo e volto a una Edith Piaf, malata, "rimpicciolita" e trasfigurata. Jessica Tandy, attrice grande e completa si vide premiare ultraottantenne in A spasso con Daisy.
Leonardo DiCaprio, ribadisco, ha dunque ottenuto giustizia, era tempo. Il riconoscimento riguarda l'artista e l'uomo, la sua attenzione al sociale e alla salvaguardia ambientale. Un impegno che non è propaganda, ma sensibilità e consapevolezza. Vere, non virtuali.

L'attore e il regista Iñárritu commentano il film, "un lavoro grandioso, qualcosa di mai realizzato prima". Candidato a 12 premi Oscar, è dal 16 gennaio al cinema.

"Mi sono affidato all'istinto". DiCaprio a Roma presenta Revenant

domenica 17 gennaio 2016 - Marianna Cappi cinemanews

La cornice è quella degli incontri importanti: fan alla porta, check-in per il pass stampa, ritardi inevitabili. D'altronde, Alejandro González Iñárritu e Leonardo DiCaprio non sono due ospiti qualunque, tanto meno oggi, freschi di Golden Globes e di nomination per la conquista delle statuette auree. Nella hall, i giornalisti si scambiano pensieri e pareri, ancora a caldo, perché tra l'incontro di questa tarda mattinata e l'anteprima romana di Revenant - Redivivo si è frapposta solo la notte. Il tempo è poco, ma regista e interprete si mostrano disponibili.

   

Riuscirà con Revenant a festeggiare il suo primo Oscar? In attesa della cerimonia del 28 febbraio, ecco i 10 film per cui DiCaprio avrebbe potuto (e dovuto?) essere premiato. Vai allo Speciale »

Gli oscar mancati di Leonardo DiCaprio

venerdì 8 gennaio 2016 - Gabriele Niola cinemanews

Gli oscar mancati di Leonardo DiCaprio .Se non ce la fa con Revenant - Redivivo davvero non ce la fa più, se con questo film Leonardo DiCaprio non vince un Oscar forse dovrà aspettare il tramonto della propria carriera e la statuetta onoraria. Revenant è un film dalla lavorazione impossibile, durissimo ma impressionante e sofisticato nel suo impatto visivo, stilisticamente audace e produttivamente ambizioso. C'è tutto per garantire una campagna-Oscar all'altezza delle aspettative. In più va aggiunto che DiCaprio ha lavorato molto accuratamente per far sapere che tutto quello che ha dovuto fare l'ha fatto sul serio: poca computer grafica, molto duro lavoro.
Nei panni di un trapper di inizio ottocento che deve scortare un gruppo di uomini attraverso i ghiacci, Leonardo DiCaprio ha messo in scena la sopravvivenza. Il suo Hugh Glass rimane mortalmente ferito dall'attacco di un orso e quindi abbandonato dai compagni, da solo nell'immensità ghiacciata non morirà ma anzi lotterà per sopravvivere senza niente. Quello di Revenant è un ruolo di pochissime parole e molta durezza, promette di essere un confronto corporale epico tra uomo e natura, praticamente la totale trasfigurazione di un attore che nasceva come teen idol e che si è portato appresso troppo a lungo quell'etichetta. Da tempo ormai Leonardo DiCaprio non sceglie i ruoli più semplici o quelli più leccati, anzi ama sporcarsi le mani quanto più possibile. Lo stesso l'Academy sembra non recepirlo e non amarlo.
Abbiamo radunato le 10 volte in cui poteva ambire all'Oscar ed è rimasto a bocca asciutta, considerando sia quando è stato nominato (i primi 4 casi) sia quando nemmeno era in corsa.

   

Fenomenologia di un divo e di una diva destinati a perdersi e ritrovarsi eternamente.

Kate Winslet e Leonardo Di Caprio: due sulla strada

giovedì 29 gennaio 2009 - Marzia Gandolfi cinemanews

Kate Winslet e Leonardo Di Caprio: due sulla strada È stato oggetto del desiderio di tutti, Leo DiCaprio. Di donne in Pronti a morire, di uomini in Ritorno dal nulla e in Poeti dall'inferno. Sarà per quel volto innocente composto di angoli gentili, per quella fronte illuminata dai tramonti del Titanic, per quella abbassata del Re Sole (La maschera di ferro) o per quella corrugata nel bene e nel male (The Departed). Candido e privo di ambiguità, l'attore americano è stato all'alba della sua carriera l'interprete ideale del ruolo romantico e rassicurante. È stato l'anello di congiunzione tra etero e omosessualità. Senza sfumature, senza una vitalità dirompente da mettere in gioco, senza il dolore ardente di River Phoenix o la bellezza imperfetta di Matt Dillon. Poi un giorno ha acquistato un biglietto di terza classe, si è imbarcato su un transatlantico spettacolare, ha sostenuto l'amata sull'orlo dell'abisso e si è immerso nel profondo, riemergendo da una mare nero come inchiostro a nuova vita e a nuovo cinema. Quello esotico di Danny Boyle, quello in fuga di Spielberg, quello esaltato di Scott, quello esistenziale di Mendes e una, due e tre volte quello "meanstreets" di Scorsese. Dopo l'inabissamento e dopo gli occhi di Jack che dipinge gli occhi di Rose, DiCaprio contraddice coraggiosamente il suo fisico da eroe romantico scegliendo personaggi ambigui come il contrabbandiere di diamanti di Blood Diamond, sgradevoli come l'agente della CIA di Nessuna verità o ancora patologici come l'Howard Hughes di The Aviator, alternandoli ad altri decisamente più convenzionali. Perduto l'aspetto efebico e raggiunta la definizione sessuale, DiCaprio costruisce ruoli di luci e ombre attraverso una recitazione "naturale", vagamente nevrotizzata, che cerca la psicologia del personaggio e che pretende una verità psicologica al personaggio. Lavorando all'interno e giocando sulle sfumature che spaziano dall'underplaying all'overplaying, l'attore che con una macchinetta in bocca urlava straziante l'altrove in Mr. Grape, ha sancito il commiato dagli adolescenti innamorati, dai poeti amanti, dai pittori di terza classe per abbracciare "quei bravi ragazzi" con la faccia d'angelo che compiono azioni cattive. Produce allora personaggi per cui la morale è un arnese obsoleto. Sollecita lo spettatore ad abitare la spaccatura esistenziale dell'agente infiltrato di un infernal affairs o la progressiva arcatura autodistruttiva di Howard Hughes, miliardario eccentrico, capitalista impavido, sognatore megalomane del Sogno Americano, metafora leggendaria di un destino di distruzione precipitato dal cielo sulla Mecca hollywoodiana. L'eterno adolescente si sbriglia nel titanismo ambizioso di Hughes e raggiunge la maturità sui marciapiedi di Boston, incoraggiato da Frank Costello (e da Martin Scorsese) a frequentare la luce chiara della legge e insieme il buio clandestino del crimine. Muovendosi nell'oscurità del non essere pienamente se stessi e nella normalità di un asfissiante sopportazione, DiCaprio guida fino alla Revolutionary Road. Sull'uscio di una casa a due piani lo aspettano April, Rose e Kate, sopravvissute al naufragio del Titanic e "affondate" nelle loro stanze. In una notte senza luna, in un giorno senza sole, in una vita senza Frank, Jack, Leo.

Altro che Titanic: tornano insieme DiCaprio e Winslet ma è tutta un'altra storia.

5x1: L'amore al tempo del cinema

martedì 27 gennaio 2009 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: L'amore al tempo del cinema Il 2008 si è chiuso all'insegna del romanticismo un po' fantasy di Twilight, con l'amore di un vampiro per un'umana, che ha conquistato il pubblico e il box office. Il 2009 si è aperto con un ritorno al classicismo hollywoodiano, con la passione australiana tra Nicole Kidman e Hugh Jackman, entrambi belli, avventurosi ed innamorati sullo sfondo dei paesaggi "down - under". Gennaio, invece, si conclude all'insegna di un altro tipo di amore, anzi, con il racconto di un rapporto che lentamente cede ai colpi dei sogni infranti e delle speranze deluse. È il ritorno di Sam Mendes, del suo viaggio dentro la famiglia americana: dopo American Beauty, Revolutionary Road è ambientato in un'altra epoca, gli anni Cinquanta, è tratto da un romanzo dal successo clamoroso degli anni Sessanta, che per primo squarciò il velo dell'ipocrisia della famiglia, e della società, perfetta americana: Frank e April Wheeler tentano di lottare contro il qualunquismo della provincia, pensano e credere di essere qualcosa in più di una casa in ordine, un'auto e dei figli da crescere, ma, presto, faranno i conti con la realtà. Il film è bellissimo, struggente e interpretato magistralmente. I protagonisti sono una delle coppie "romantiche" più amate e di maggior successo della storia del cinema: Jack e Rose che naufragano con il Titanic, alias Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. Tornano insieme e stavolta non sono più i brividi della passione – oltre che dell'oceano ghiacciato – a scuoterli ma i dubbi e le paure di una famiglia borghese. Se Australia e Revolutionary Road sono i due poli dell'amore e del romanticismo attorno a cui ruota il nuovo anno appena iniziato, il cinema ha sempre offerto spunti e riflessioni sull'amore romantico, in qualsiasi forma fosse pensato e vissuto.

Il film di Sam Mendes uscirà in Italia il 30 gennaio.

Revolutionary Road: la premiere di Los Angeles

mercoledì 17 dicembre 2008 - a cura della redazione cinemanews

Revolutionary Road: la premiere di Los Angeles A più di dieci anni dall'affondamento del Titanic tornano a lavorare insieme Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. In Revolutionary Road interpretano una coppia middle class di New York, divisa tra l'esigenza di assecondare i propri desideri e le pressioni del conformismo sociale e dell'ipocrisia imperante negli anni cinquanta negli States. Il film, presentato lunedì 15 dicembre a Los Angeles, uscirà in Italia il 30 gennaio. Al Mann Village Theatre, dove si è svolta la serata, era presente anche Russell Crowe.

Esce in sala il nuovo film di Ridley Scott, "impegnato" in Medio Oriente contro il terrorismo.

Nessuna verità: American Spies

venerdì 21 novembre 2008 - Marzia Gandolfi cinemanews

Nessuna verità: American Spies Dopo la luce noir di New York e dei sui american gangsters, che l’eroina se l’andavano a prendere direttamente nel Sud-Est asiatico, dopo i poliziotti corrotti e quelli integerrimi, dopo l’affresco iperreale e il documento antropologico della faccia buia del sogno americano, Ridley Scott sposta i suoi (ennesimi) duellanti nell’assolato e luminoso Medio Oriente. Gli “americani” questa volta sono agenti della CIA, uomo in action Roger Ferris e stratega perennemente al telefono Ed Hoffman, che devono fare fronte a una lunga serie di attentati terroristici e stanare Al-Saleem, cuore e motore di una letale cellula islamica. Ispirato al romanzo omonimo di David Ignatius, in Nessuna verità c’è qualcosa che non va, qualcosa che non funziona. Se nella New York nera e noir di Frank Lucas e Richie Roberts, personaggi speculari eppure necessariamente complici, l’osservazione e gli appostamenti diventavano illuminazione e messa a fuoco e il soggetto sfuggente finiva per cadere nella trappola della luce, in Nessuna verità non c’è corpo da riportare alla luce. Dietro al cinema di patina e di solleticamento del nervo ottico non c’è niente (di nuovo). Da vero (ex) pubblicitario, Ridley Scott si illude che si possa vedere meglio e sempre di più ma da molto tempo ad Hollywood girare bene non è più un merito. Nessuna verità è un ottimo blockbuster che si regge su temi e strutture visive tipiche del regista inglese e su due attori, anzi tre, incomparabili ma che riprende, senza reinventare, situazioni stereotipate del genere. Niente di nuovo sul fronte orientale, insomma: l’agente della CIA Di Caprio ha un problema da risolvere in un contesto spaziale, la Giordania, sterminato e disseminato di amici, nemici e antagonisti. Se l’imbolsito Hoffman di Russell Crowe ordisce le sue strategie al computer, il più giovane Di Caprio sviluppa il suo personaggio attraverso l’azione. Scott dimostra in questo senso di aver imparato la grande lezione della serialità televisiva, capace di costruire personaggi tanto profondi quanto costantemente calati nell’azione. Nonostante ciò in Nessuna verità non c’è nulla che non sia già stato visto, non c’è storia che non sia già stata raccontata, non c’è personaggio che non abbiamo già incontrato, senza (però) l’eroismo del gladiatore, senza l’aura epica di Frank Lucas.

In Nessuna verità interpreta un uomo dei servizi segreti americani.

5x1: Leonardo DiCaprio e il suo doppio

martedì 18 novembre 2008 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Leonardo DiCaprio e il suo doppio Quando si pensa a Leonardo DiCaprio si fatica a disgiungerlo dal titolo di uno dei più grandi successi planetari del cinema degli ultimi 50 anni. Titanic rispolverò il mito di Ben Hur, fece incetta di statuette agli Oscar, condannò Céline Dion a cantare per sempre "My heart will go on" e i suoi giovani attori divennero prigionieri di quel trionfo. Mentre Kate Winslet ha impiegato del tempo ad uscirne, non si può negare che Leonardo DiCaprio abbia continuato incessantemente a lavorare, a costruire uno stile e perfezionarsi scegliendo dei registi di prima classe a cui affidarsi. Così, dopo Spielberg e Scorsese, cade nelle braccia di un altro maestro di Hollywood, Ridley Scott, e con Nessuna verità fronteggia un altro mostro sacro del cinema, Russell Crowe. Bella prova di personalità, dopo aver affiancato Tom Hanks in Prova a prendermi, Daniel Day-Lewis in Gangs of New York, Jack Nicholson in The Departed, tutte prove di livello, assorbendo tutto quello che c'era da imparare da questi miti, ma non rinunciando alla propria cifra stilistica e a una chiave interpretativa: l'uomo, l'icona ma anche il suo doppio, il rovescio della medaglia, l'immagine riflessa nello specchio.

Di passaggio a Roma regista e attore hanno presentato Nessuna verità, il film che vede Leo interpretare un agente della CIA.

Ridley Scott e Leonardo DiCaprio: storie di spie

giovedì 6 novembre 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Ridley Scott e Leonardo DiCaprio: storie di spie All'indomani della vittoria di Barack Obama eletto a Presidente degli Stati Uniti d'America, abbiamo incontrato Ridley Scott e Leonardo DiCaprio. Il primo posato, composto, il secondo visibilmente stanco per aver passato la nottata davanti alla tv, ma decisamente eccitato. "Sono orgoglioso del mio paese e di essere un cittadino americano, in questo momento" ha dichiarato commentando la notizia. "Tutto il mondo stava aspettando questa transizione e con la sua vittoria sento di essermi tolto un peso dalle spalle. Oggi è un giorno meraviglioso". A Roma per presentare Nessuna verità, attore e regista hanno narrato la genesi di un film che vede DiCaprio interpretare un agente della CIA. "Del mio personaggio mi ha attratto il fatto che fosse un patriota che ama il proprio paese e desidera porre fine alla guerra in Medio Oriente. Sebbene la sua missione venga spesso messa a repentaglio proprio dal paese che dovrebbe proteggerlo, cerca sempre di fare la cosa giusta. Inoltre cerca di capire il contesto in cui si trova e di offrire soluzioni su lunga distanza, al contrario della CIA che vuole risultati immediati. È stato facile identificarsi con lui".

C'era una volta... a Hollywood

C'era una volta... a Hollywood

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,66)
Un film di Quentin Tarantino. Con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Emile Hirsch, Margaret Qualley.
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Genere Drammatico, - USA 2019. Uscita 18/09/2019.
Titanic

Titanic

* * * * -
(mymonetro: 4,27)
Un film di James Cameron. Con Leonardo DiCaprio, Kate Winslet, Billy Zane, Kathy Bates, Frances Fisher.
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Genere Drammatico, - USA 1997. Uscita 08/10/2018.
Revenant - Redivivo

Revenant - Redivivo

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,91)
Un film di Alejandro G. Iñárritu. Con Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck.
continua»

Genere Avventura, - USA 2015. Uscita 16/01/2016.
The Wolf of Wall Street

The Wolf of Wall Street

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,89)
Un film di Martin Scorsese. Con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler.
continua»

Genere Biografico, - USA 2013. Uscita 23/01/2014. 14
Il grande Gatsby

Il grande Gatsby

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,92)
Un film di Baz Luhrmann. Con Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Isla Fisher.
continua»

Genere Drammatico, - Australia, USA 2013. Uscita 16/05/2013.
Filmografia di Leonardo DiCaprio »

mercoledì 24 giugno 2020 - Dai ritorni in sala estivi agli attesi film di Natale, tanti progetti d’autore, poche commedie, qualche debuttante.

«20 titoli di alto profilo». 01 Distribution svela i film in uscita nel II semestre 2020

Paola Casella cinemanews

«20 titoli di alto profilo». 01 Distribution svela i film in uscita nel II semestre 2020 Venti titoli di alto profilo, tanti d'autore, poche commedie, qualche debuttante, e quel Tre piani di Nanni Moretti che, come conferma Luigi Lo Nigro, direttore di 01 (il braccio distributivo di Rai Cinema), non sarà a Venezia ma "uscirà durante la primavera 2021": segno che il "ricatto" di Thierry Fremaux, che ha chiesto ai film selezionati a Cannes nel 2020 di rimanere in attesa della prossima edizione del festival francese, ha funzionato.


Nel presentare il listino Rai Cinema 2020, per la prima volta attraverso una convention solo virtuale, l'amministratore delegato Paolo Del Brocco ha voluto "dare un segnale positivo a tutta l'industria cinematografica" e testimoniare "il nostro impegno nella ripartenza delle produzioni grazie a soluzioni per lavorare in sicurezza sui set, senza per questo attaccare l'architettura dei film".
Le prime uscite fra luglio e agosto saranno due ritorni in sala - Gli anni più belli (guarda la video recensione) di Gabriele Muccino, "che aveva già superato i 5 milioni di incasso prima del lockdown", afferma Del Brocco, e Volevo nascondermi (guarda la video recensione) di Giorgio Diritti che, ricorda il regista, ha vinto a Berlino il premio per il Miglior attore e il Nastro d'argento dell'anno.

Due film con Sergio Castellitto - di uno è anche regista, Il materiale emotivo, da un soggetto e una sceneggiatura di Ettore Scola insieme alle figlie, nell'altro, Il cattivo poeta (5 novembre), interpreta Gabriele D'Annunzio. Una sola regista in listino, Susanna Nicchiarelli con Miss Marx (17 novembre), storia di Eleanor, la figlia minore di Karl Marx, "ragazza colta e libera travolta da una tragica storia d'amore". Come mai una sola donna alla regia? "È assolutamente un caso: noi accogliamo i progetti senza scegliere per genere", afferma Del Brocco. "Ci sono anni in cui le registe sono più numerose e anni in cui lo sono meno. E abbiamo in corso molte produzioni a firma femminile".

Due le commedie da grande pubblico: Ritorno al crimine (26 novembre), che avrebbe dovuto uscire a marzo ("abbiamo fatto la più lunga campagna pubblicitaria mai vista" afferma il regista Massimiliano Bruno), che vede riuniti Marco Giallini, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi e Alessandro Gassman nel seguito di Non ci resta che il crimine (e questa volta invece della Banda della Magliana il gruppo incontrerà la camorra napoletana, Bruno Conti e Pablo Escobar), e Divorzio a Las Vegas di Umberto Carteni (8 ottobre). "Ci stiamo allontanando dalle commedie di puro entertainment, prediligendo storie che provano ad emozionare e contengono molteplici significati", afferma Del Brocco. "Vogliamo evitare quella banalità che ha affondato il genere in tempi recenti". Viaggio in Italia di Gabriele Salvatores racconterà il nostro Paese alle prese con la pandemia attraverso una storia collettiva filmata attraverso gli smartphone dei cittadini.

Notturno di Gianfranco Rosi, girato in Medioriente, ha già suscitato l'entusiasmo di molti compratori esteri e, assicura Del Brocco, "è il film migliore del documentarista e una grande sorpresa". Lacci di Daniele Luchetti porterà sul grande schermo le "scene da un matrimonio" narrate in forma di romanzo da Domenico Starnone, così come La terra dei figli di Claudio Cupellini si ispira alla graphic novel omonima di Gipi per raccontare l'avventura di un padre e un figlio sopravvissuti all'Apocalisse.

Grande attesa per Freaks Out di Gabriele Mainetti (dopo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot) che uscirà a metà dicembre, nella stessa collocazione strategica che ebbe l'anno scorso Pinocchio  (anche perché il regista rivela di essere ancora in post produzione causa interruzione da lockdown, e molti saranno gli effetti speciali).

Il Diabolik dei Manetti Bros con Luca Marinelli e Miriam Leone sarà il film di Natale: il primo minuto del film, visionato nel corso della convention, vede l'antieroe del titolo attraversare una Via del Corso fine anni '60. E Mario Martone ha ricominciato a girare Qui rido io con Toni Servillo nei panni di Eduardo Scarpetta: durante la convention è stata mostrata l'ultima scena girata prima del lockdown, all'interno di un Teatro Valle fittamente "assembrato".
Gli esordienti su cui Rai Cinema ha deciso di scommettere sono il 29enne Nicola Abbatangelo, che stupisce con una scena del suo musical (in lingua inglese) The Land of Dreams: un vertiginoso piano sequenza, alla maniera dell'apertura di La La Land, "un'opera prima ambiziosa, quasi tutta girata in studio, sulla quale abbiamo deciso di investire un grande budget", rincara Del Brocco; e Gianluca Iodice, regista del già citato Il cattivo poeta.

Fra i titoli stranieri il secondo capitolo della saga di After; tre horror - Spiral - L'eredità di Saw, Come Play - Gioca con me e The Turning - La casa del male (11 agosto) - ; e un trhiller con un imbolsito ma terrificante Russell Crowe (Il giorno sbagliato, 24 settembre) nei panni di uno psicopatico criminale. A giorni partiranno le riprese dell'attesissimo Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese con Robert De Niro e Leonardo DiCaprio, che debutterà con 01 nel 2021, l'Italia "unico territorio in cui non verrà distribuito da una major", come afferma orgogliosamente Lo Nigro.

Del Brocco ribadisce l'importanza della sala cinematografica, che "rimane il luogo centrale nella costruzione dell'immaginario collettivo e delle emozioni, non riproducibile con nessun altro mezzo", ma apre all'idea di piattaforme complementari alla sala. "Certo, se le piattaforme internazionali vogliono entrare nella nostra industria dovranno anche investire in modo adeguato, non limitarsi ad arrivare all'ultimo secondo per accaparrarsi i film di grande immagine. Chi non aggiunge risorse non fa bene al sistema".

Del Brocco si toglie anche qualche altro sassolino dalle scarpe rispetto a mamma Rai: a proposito della decisione di Eleonora Andreatta, ex direttrice di Rai Fiction appena passata alla vicepresidenza delle serie originali italiane Netflix, ammette che "per la nostra azienda è un brutto colpo: non è la prima dirigente di valore ad andare a ricoprire una posizione importante in un'altra azienda. È un segnale preoccupante che impone una riflessione sull'enorme burocrazia fatta di lacci e lacciuoli che lega il nostro lavoro. La Rai è regolata dal codice degli appalti come se costruisse strade invece che prototipi. E aderisce alla norma sul taglio degli stipendi aziendali che limita solamente la nostra dirigenza, rendendola meno competitiva sul mercato. Così le altre piattaforme finiscono per accaparrarsi i migliori talenti".
   

sabato 13 giugno 2020 - DiCaprio dà il meglio di sè nell'interpretazione dell'ambiguo personaggio di F. S. Fitzgerald. Disponibile su Infinity

Il grande Gatsby, una versione scintillante di un grande classico

a cura della redazione cinemanews

Il grande Gatsby, una versione scintillante di un grande classico Nella primavera del 1922, il giovane Nick Carraway si trasferisce a Long Island, in una villetta che confina con la villa delle meraviglie di Gatsby, un misterioso milionario che è solito organizzare feste memorabili e del quale si dice di tutto ma si sa molto poco. Cugino della bella e sofisticata Daisy Buchanan, moglie di un ex campione di polo, Nick viene a conoscenza del passato intercorso tra Daisy e Gatsby e si presta ad ospitare un incontro tra i due, a cinque anni di distanza. Travolto dal clima ruggente dell'età del jazz, da fiumi di alcol e dalla tragedia di un amore impossibile, Nick si scoprirà testimone, complice e disgustato, del tramonto del sogno americano.

Film tratto dall'omonimo romanzo di F. S. Fitzgerald, Baz Luhrmann firma una versione che supera per impatto visivo il precedente rifacimento cinematografico di Coppola del 1974.   
Il grande Gatsby, di Baz Luhrmann (2013), ha vinto Miglior scenografi e Migliori costumi ai Premi Oscar del 2014. Nel cast, spicca l'interpretazione di Leonardo DiCaprio, che riesce a cogliere e a mettere in scena le molteplici sfumature del protagonista. 

Il grande Gatsby è ora disponibile su Infinity
   

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