Premessa da "coro greco". Quando mi si domanda quali sono gli autori indispensabili da seguire dico: Woody Allen, Wim Wenders, i Coen e, in lista d’attesa, Baz Luhrmann.
Domenica 9 marzo RaiMovie ha proposto Il grande Gatsby, nella versione di Baz Luhrmann. Era più che doveroso perché ricorrono i cento anni dalla pubblicazione del romanzo di Scott Fitzgerald, considerato da una corrente prevalente, apicale nella letteratura americana del Novecento.
La cadenza dei rifacimenti di “Gastby” presenta quattro film. Il primo Fitzgerald fece in tempo a vederlo. L’edizione, del 1926, era firmata da tale Herbert Brenon, un mestierante di non grande talento. La pellicola è andata perduta. Ma nel ‘49 la Paramount e organizzò una produzione all’altezza. Affidò la regia a Elliott Nugent, ottimo artigiano, e il ruolo di protagonista ad Alan Ladd. L’attore era perfetto. La sua vicenda aveva punti in comune con quella di Gatsby: famiglia povera e fortuna cercata un po’ dovunque prima di approdare a Hollywood. Non lo conobbe, ma a Fitzgerald, Ladd sarebbe piaciuto. Non alti di statura, biondi, occhi azzurri, tristi e tormentati il giusto. Un quarto di secolo dopo, ancora la Paramount decise per il remake, diede la regia a Jack Clayton e il ruolo a Robert Redford. I personaggi principali del romanzo, oltre a Gatsby, sono, Tom Buchanan, il ricco marito di Daisy, e Nick Carraway, il narratore, cugino dei Buchanan che diventerà amico di Gatsby.
L’ultimo “Gatsby” è stato affidato a Leonardo DiCaprio. La scelta è buona. Il 38enne Leonardo possiede quella cifra opportuna di ansia che lo rende perfetto per il “febbrile” arrampicatore Gatsby. Al suo primo sguardo, magnetico, con la coppa in mano, quando dice a Carraway “Sono io Gatsby”, DiCaprio ti consegna il proprio destino.
A Daisy Buchanan dà corpo e volto Carey Mulligan, più “bambola” della sua omologa Mia Farrow che certo possedeva maggiore appeal, ma che aderisce perfettamente alla “bambola” Daisy. Tobey Maguire, il narratore, è un altro carattere al posto giusto, è la spalla perfetta di Gatsby.
Baz Luhrmann è autore dal linguaggio (ultra)personale e aggressivo. Ama ridurre le storie a propria immagine e somiglianza. Ma Il grande Gatsby è una storia che sa benissimo tutelarsi da sola.