The Post

Film 2017 | Biografico +13 118 min.

Titolo originaleThe Post
Anno2017
GenereBiografico
ProduzioneUSA
Durata118 minuti
Al cinema289 sale cinematografiche
Regia diSteven Spielberg
AttoriMeryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford Bruce Greenwood, Matthew Rhys, Alison Brie, Carrie Coon, David Cross, Jesse Plemons, Michael Stuhlbarg, Zach Woods.
Uscitagiovedì 1 febbraio 2018
TagDa vedere 2017
Distribuzione01 Distribution
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,77 su 66 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Steven Spielberg. Un film Da vedere 2017 con Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford. Cast completo Titolo originale: The Post. Genere Biografico - USA, 2017, durata 118 minuti. Uscita cinema giovedì 1 febbraio 2018 distribuito da 01 Distribution. Oggi tra i film al cinema in 289 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,77 su 66 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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The Post
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Un dramma politico alle massime sfere con segreti e rivelazioni, sui diritti e le responsabilità della stampa. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar e 6 candidature a Golden Globes. The Post è 9° in classifica al Box Office. venerdì 23 febbraio ha incassato € 52.621,00 e registrato 8.284 presenze.

Consigliato assolutamente sì!
3,77/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 4,00
PUBBLICO 3,30
CONSIGLIATO SÌ
Una lettera d'amore al mestiere del giornalista che non racconta un'epoca passata ma una storia che si ripete.
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 16 gennaio 2018
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 16 gennaio 2018

Convinto che la guerra condotta in Vietnam dal suo Paese costituisca una sciagura per la democrazia, Daniel Ellsberg, economista e uomo del Pentagono, divulga nel 1971 una parte dei documenti di un rapporto segreto. 7000 pagine che dettagliano l'implicazione militare e politica degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam. Un'implicazione ostinata e contraria alla retorica ufficiale di quattro presidenti. È il New York Times il primo a rivelare l'affaire, poi impedito a proseguire la pubblicazione da un'ingiunzione della corte suprema. Il Washington Post (ri)mette mano ai documenti e rilancia grazie al coraggio del suo editore, Katharine Graham, e del suo direttore, Ben Bradlee. Prima donna al timone di un prestigioso giornale, Katharine decide di pubblicare il monumentale scandalo di stato con buona pace degli investitori (il giornale era allora in fase di ristrutturazione finanziaria) e a rischio della sua azienda, della prigione e della carriera dei suoi redattori. Fedeli al primo emendamento e all'intelligenza dei propri lettori, i giornalisti del Washington Post svelano le manovre e le menzogne della classe politica, assestando il primo duro colpo all'amministrazione Nixon.

Un presidente degli Stati Uniti che dipinge i giornalisti come bugiardi, minaccia la libertà di stampa, limita l'accesso dei media all'informazione, punteggia significativamente la sua carriera politica e personale di fallimenti d'immagine. No, Donald Trump non ha inventato niente, prima di lui c'è stato Richard Nixon.

Girato d'urgenza per non perdere niente della sua risonanza, The Post non racconta un'epoca passata ma una storia che si ripete. Per realizzarlo Steven Spielberg ha interrotto un progetto in corso (The Kidnapping of Edgardo Mortara) e ha lavorato nelle medesime condizioni dei suoi protagonisti. L'energia è quella di un reportage di guerra ma la regia agisce negli interni delle redazioni o di lussuose dimore, creando opposizioni, spazi chiusi, linee di fuga. Film indifferibile, traboccante di impeto e fervore, The Post è prossimo a Lincoln.

Lo è nel fondo e nei meccanismi, lo è nello slittamento dalla potenza delle immagini a quella della parola, lo è nell'interessamento alla procedura, ai caratteri umani pieni di intelligenza strategica, alla forza dei sentimenti, all'eroismo del cuore, alla comunione di un gruppo di persone, sovente in un ufficio, qualche volta su campo a operare in maniera 'illegale' nonostante l'istituzione che incarnano. Se nel 1865 era necessario acquisire abbastanza voti per far passare il Tredicesimo Emendamento, nel 1971 è indispensabile mettere le mani sui fascicoli confidenziali della Difesa per denunciarli sulle pagine del giornale. Allo stesso modo per Spielberg è importante realizzare il suo film prontamente per 'trattare' la perdita di controllo di un altro capo di stato e la condizione della donna. E il film aderisce all'impellenza del suo intrigo manifestando la sua urgenza (anche) nella forma e ribadendo in filigrana uno dei grandi temi della sua filmografia, la comunicazione. Quella che nasce dall'incontro tra un bambino e un alieno, tra un israeliano e un palestinese, quella che passa per lo storytelling o gli aneddoti di Lincoln.

VIDEO RECENSIONE
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 12 febbraio 2018
Writer58

Il film di Spielberg "The Post" s'inserisce all'interno di un filone collaudato che tratta dei rapporti tra potere politico e "quarto potere" e che esalta il coraggio dei giornalisti nel rivelare trame, macchinazioni, manipolazioni esercitate dalle istituzioni. Nel caso specifico, il governo degli Stati Uniti che, pur consapevole dell'impossibilità di vincere [...] Vai alla recensione »

giovedì 8 febbraio 2018
Zarar

Il film si inserisce in un filone, caro agli americani, dedicato alla stampa e alla responsabilità del giornalista rispetto al potere da una parte e ai lettori dall’altra, che dal classico Citizen Kane (Quarto potere, 1941) arriva sino a  State of Play (2009) e al recente Spotlight (2015). Niente da meravigliarsi se Spielberg ha interrotto un altro film per dedicarsi a questo The [...] Vai alla recensione »

venerdì 2 febbraio 2018
Mario Nitti

Al cinema mi sono seduto bello carico di attese. La squadra stellare, con Spielberg dietro la macchina da presa, c'era una storia importante, che riguardava questioni scottanti e sempre attuali, il tema era quello del giornalismo che è tra i miei preferito. Due ore per raccontare la decisione del Post se sfidare Nixon e rischiare l'incriminazione pubblicando documenti segreti sulla guerra [...] Vai alla recensione »

domenica 18 febbraio 2018
loland10

“The Post” (id., 2017) è il trentunesimo lungometraggio del regista di Cincinnati Steven Spielberg. All'ennesimo film Spielberg si circonda e ci circonda di un suggestivo racconto con  una coralità ed essenzialità riuscite con intriganti immagini di interni tra una redazione strapiena e un subbuglio politico di la da  venire.

martedì 13 febbraio 2018
samanta

Il film pare fretettolosamente  (e si vede) fatto da Spielberg descrive l'estate del 1971 quando il New YorK Times venuto in possesso di alcuni documenti segreti del Pentagono sulla guerra in Vietnam li pubblicò, malgrado l'opposizione governativa, si aggiunse IL Washington Post che era giunto in possesso di tutti i documenti della guerra che dimostravano che fin dal Presidente [...] Vai alla recensione »

lunedì 5 febbraio 2018
Maramaldo

Prima d'ora, non ci avevo mai pensato. Invece, ho sempre sentito dire che la Stampa costituisce il Quarto Potere. Ciò fa temere che il giornalismo possa mutuare talune pecche del potere tout court: nascondere fatti, manipolare notizie, ingannare la gente. Non so a favore di quali valori quei media del film misero in atto il nixonicidio e il tentato reaganicidio.

domenica 11 febbraio 2018
Michele Camero

 E’ esattamente il film che ti aspetti di vedere, quello cioè che non delude le aspettative dello spettatore provvisto di un minimo di informazione. Racconta la vicenda con la quale, durante la presidenza Nixon, vennero divulgati,  prima dal New York Times poi soprattutto dal Post, documentazioni del Governo Federale statunitense segrete sulle vicende legate alla guerra in Vietnam [...] Vai alla recensione »

sabato 24 febbraio 2018
rmarci 05

...Questo è the post, questo vuole dire: diritto alla libertà di stampa. è il primo film di Steven Spielberg (schindler's list, E.T, jurassic park, indiana jones) che vedo al cinema, e come prima volta è andata bene! 3 stelle e mezzo per un film che parte un po' lento e LEGGERMENTE noioso, con delle citazioni di "salvate il soldato ryan", ma che fa capire [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 febbraio 2018
carloalberto

    The Post è costruito come una tragedia classica sul duplice dramma, incarnato da una Meryl Streep da Oscar, di una donna che lotta per farsi valere come l’editrice del Washington Post, nonostante il pregiudizio maschilista dell’epoca, e della libertà di stampa, nell’America degli anni ’70, contro la censura del potere.

domenica 18 febbraio 2018
Domenico Maria

Dopo 2 visioni  non ho, nella sostanza, mutato opinione. Abbiamo 2 protagonisti eccellenti, un ottimo stuolo di comprimari, e una confezione che dichiara e trasuda qualità ed esperienza da ogni poro.Cosa non funziona, secondo me, in questa pellicola? Un primo tempo alquanto soporifero e sonnacchioso, pure se interessante come ricostruzione storica.

venerdì 2 febbraio 2018
Clavius

Da decenni Spielberg gode di una sostanziale e diffusa ammirazione sia tra il pubblico che tra i critici. Non fa eccezione questo suo ultimo impalpabile lavoro ambientato negli anni 70, che riprende il gusto estetico di quel decennio con le sue carte da parati, le inquadrature dei soffitti, le contestazioni hippies (appena accennate) nelle strade.

mercoledì 14 febbraio 2018
Vincenzo Ambriola

Estate 1971, 7.000 pagine coperte dal segreto di stato sono rese pubbliche. Gli americani scoprono che quattro presidenti hanno mentito, mandando a morire migliaia di giovani, per mantenere alto l'onore della nazione. La stampa ha accesso a queste pagine e le pubblica, ma il governo denuncia i giornali che hanno osato sfidarlo. La Corte Suprema dichiara che la libertà di stampa prevale sui [...] Vai alla recensione »

domenica 11 febbraio 2018
SK89

Il film nel complesso è di sicuro appassionante, avendo la visione dello spettatore di oggi, che già è a conoscenza di cosa è accaduto in quegli anni in America e quanto pesanti furono i segreti rivelati dal Washington Post e dal New York Times, e soprattutto quanto il messaggio politico risulti, acora oggi dopo 30 anni, attuale più che mai.

domenica 11 febbraio 2018
ROBERT EROICA

Il cinema di Steven Spielberg torna agli eroi. Con il racconto potente di una presa di posizione  che segnò un punto fermo, nella storia del giornalismo e di tutta quella degli Usa. Siamo nel 1971 e le carte top secret del Pentagono preparate dall’equipe di McNamara  (un grande Bruce Greenwood) vengono trafugate, copiate e date in pasto al New York Times da una fonte segreta. [...] Vai alla recensione »

domenica 11 febbraio 2018
Manuela Zarattini

Una storia avvincente che conquista piano piano. La prima parte, infatti, non è facile da seguire dato che racconta i complessi e oscuri fatti che coinvolgono la Casa Bianca. Ma poi nella seconda parte il racconto si fa sempre più avvincente e coinvolgente. Meryl Streep interpreta magnificamente la proprietaria del Post: una donna convinta di non essere all'altezza del suo compito ma che a poco a poco [...] Vai alla recensione »

sabato 10 febbraio 2018
playthebluesm

“La stampa serve chi è governato, non chi governa” Per portare alla luce certe vicende occorre fegato. Perché se c’è un Amerika che cavalca il furioso toro trumpiano, ve ne è un'altra che non ha smesso di fare i conti con se stessa. Non è facile raccontare la storia di un piccolo giornale che non si piega ad un potere ottuso e menzognero [...] Vai alla recensione »

sabato 10 febbraio 2018
maumauroma

Nel 1971 , durante la presidenza Nixon e in piena guerra del Vietnam in corso, Il quotidiano The Washington Post decise di pubblicare una serie di dossier segreti, trafugati dalle casseforti del Pentagono da un dipendente del Ministero della Difesa in piena crisi di coscienza, nei quali si faceva luce sugli errori di gestione commessi  dalle Amministrazioni presidenziali e dai loro consiglier [...] Vai alla recensione »

martedì 6 febbraio 2018
enzo70

The post ha due diverse prospettive; dalla prima, immediata, si inquadra un bel film diretto da Spielberg e che ha come protagonisti Tom Hanks e Meryl Streep. Faccio una doverosa premessa; Meryl, semplicemente, mi incanta, il mio giudizio nei suoi confronti non vale, è condizionato da uno dei sentimenti più forti dell’uomo: l’amore impossibile.

martedì 6 febbraio 2018
udiego

 Nel 1971 un uomo del Pentagono decide di divulgare alla stampa un documento di 7000 pagine che racconta di come il governo degli Stati Uniti abbia mentito ai propri cittadini sull’andamento della guerra in Vietnam: è il New York Times il primo giornale a pubblicare le notizia ed il governo americano decide di bloccare tutto con un’ingiunzione della Corte Suprema.

lunedì 5 febbraio 2018
goldy

Il film, nonostante l'ottimo montaggio non convince come dovrebbe. Un film in difesa del diritto di informazione deve perlomenotoccare  il sentimento dell'indignazione per approdare a quello del trionfo del bene. Cos' non è . Tutto si svolge rapidamente senza costruire adeguatamente i momenti topici.  Una Meryl Street doppiata in modo melenso e altalenante contribuisce [...] Vai alla recensione »

domenica 4 febbraio 2018
LorenzoFerraro

Ero abbastanza scettico inizialmente. I miei amici chiamano questo genere di film "quelli dove bisogna pensare", ed in genere li evitano. E solitamente fanno bene. Drammi esistenziali triti e pesanti oltre ogni modo, spacciati per capolavori senza pari, ci hanno illusi più volte. Quindi mi sono preparato al peggio, non curante che alla regia ci fosse Spielberg.

domenica 4 febbraio 2018
Maurizio.Meres

In questo film viene rappresentato uno dei momenti più importanti della storia del giornalismo,quando la corte suprema Americana con una sentenza che andava contro un potere politico presidenziale,fatto di minacce che continuava ad occultare la verità sull'infinita guerra del Vietnam,sancì il concetto sulla libertà di stampa che doveva salvaguardare il diritto dell'inform [...] Vai alla recensione »

sabato 3 febbraio 2018
Chris Nolan

Ho dato tre stelle perché mymovies.it non mi permette di dare come voto 3.5, che sarebbe più giusto. Il film è bello, ben fatto e gli attori sono bravi, ma pecca per un aspetto: non tratta l'argomento della pubblicazione del giornale con la stessa forza utilizzata per soffermarsi sulla libertà di stampa e sul ruolo della donna nella leadership aziendale.

venerdì 2 febbraio 2018
Eugenio

Si respira odore di rotativa, prima del Numero 1, prima della stampa dell’articolo. Come in televisione, la macchina lavora a tutto spiano, la pressa schiaccia e il momento topico che precede la pubblicazione in cui si consacra il coacervo di umano e robotico, di dettagli di viti, macchinari oliati, vasche di inchiostro e di una grande massa di carta spostata su caratteri mobili finalmente impressi, [...] Vai alla recensione »

venerdì 2 febbraio 2018
vanessa zarastro

Al film è stata fatta una notevole campagna pubblicitaria compresa la presenza dei due fantastici interpreti nella trasmissione televisiva di Fazio la domenica sera. Si è detto e letto molto quindi è difficile dire qualcosa di originale o di diverso. Posso dire che vedendo il film mi è venuta un’immensa nostalgia di quelle epoche.

lunedì 12 febbraio 2018
minnie

Guardando questo film, sto per scrivere sfogliandolo, si assiste a un classico e i punti di vista sono tanti. E' un biopic (su Kay Graham, 1917-2001, grande editrice), un documentario perché testimonia come meglio non si potrebbe un'epoca - quella della composizione e della stampa tipografica, il 1971 sembra ormai il 1871 - un film sulla stampa (ottima la sceneggiatura di Liz Hannah [...] Vai alla recensione »

lunedì 12 febbraio 2018
Flaw54

Un film tipico di Spielberg: documentato, preciso, ottimamente recitato, nel complesso solido, ma privo di quel quid che porta un' opera ad essere ricordata a lungo. Primo tempo lento e in certi passaggi un po' noioso, secondo tempo più coinvolgente e riuscito. L' argomento ormai non è più nuovo e lo spettatore sente una forte presenza di dejavù a partire dal [...] Vai alla recensione »

giovedì 1 febbraio 2018
Rumon

"La stampa è al servizio di chi è governato, non di chi governa": così la Corte Suprema dichiarò nel verdetto in favore del New York Times e del Washington Post, che avevano pubblicato i dossier sull'inutile spargimento di sangue in Viet-Nam che, come dice un personaggio, "al 10% fu a favore dei vietnamiti del sud; al 20% per combattere i comunisti e al [...] Vai alla recensione »

domenica 4 febbraio 2018
giajr

Ormai siamo abituati così, quando si parla di Maryl Streep, Tom Hanks e Spielberg tutto diventa importante e ben fatto. Si tratta di veri artisti,  portatori di una professionalità e capacità eccezionali. E ora veniamo al film, un frammento di storia che riporta innegabilmente alla nostra realtà odierna, per evidenti parallelismi.

lunedì 5 febbraio 2018
Flyanto

 "The Post" è l'ultimo film-denuncia di Steven Spielberg in cui viene rappresentata la coraggiosa azione del quotidiano Washington Post di pubblicare negli anni '70 il coinvolgimento, gli intrighi politi e le calunnie concernenti la Guerra in Vietnam da parte del Governo degli Stati Uniti. Già in parte ed apertamente denunciati dal New York Times che, obbligato [...] Vai alla recensione »

domenica 4 febbraio 2018
BarbaraM

Film noioso, che nulla aggiunge ad altri migliori esempi dello stesso filone e che mi ha fatto rimpiangere, per tutta la sua troppo lunga durata, i più esaustivi e meno pretenziosi documentari sull'argomento. Recitazione al limite del caricaturale, soprattutto per la Streep e soprattutto per il suo doppiaggio in italiano, che enfatizza il suo ruolo rendendolo stereotipato e fastidioso. Vai alla recensione »

domenica 4 febbraio 2018
sartamatta

Attori bravi, belle scenografie però che noia ! 

giovedì 22 febbraio 2018
Soleil

Un bellissimo film con grandi attori e una grande regia. Consigliatissimo 

venerdì 16 febbraio 2018
donnapa

Bel film,girato bene, Meryl Streep ha fatto suo il personaggio e lo ha interpretato magistralmente, una storia interessante che specie nel secondo tempo mi ha tenuta incollata ad ascoltare attentamente ogni singolo dialogo.mi ha emozionato ed è  quello che cerco quando entro in un cinema. 

venerdì 16 febbraio 2018
max821966

Spielberg da molti criticato per il suo americanismoa senso unico, mostra ancora una volta che se trova l'argomento interessante, "dipinge un affresco meraviglioso" e molto critico verso la storia del proprio paese. Il colore Viola, Amistad,Lincoln,Il ponte delle spie,Munich,L'impero del sole,The terminal evidentemente non sono bastati a far capire le idee del regista.

domenica 4 febbraio 2018
ralphscott

Leggo elogi in abbondanza da parte degli esperti,da parte di quelli che vedono con gli occhi del regista prima che con quelli dello spettatore. In effetti,da profano,non colgo sbavature,frangenti da mestierante,ma perfezione e rigore. La scelta di stampare,e poi la sentenza,dovrebbero essere momenti liberatori: per me non lo sono. Forse perchè manca l'emozione? la partecipazione è [...] Vai alla recensione »

domenica 4 febbraio 2018
GUSTIBUS

Premetto che le quattro stelle sono dovute ai tre "mostri"che firmano il film,Hancks,Streep è l'immenso Spielberg che come detto piu'volte,assieme ad Eastwood e Cameron sono i piu'bravi registi viventi.Il film si ricalca molto sulla scia di "Tutti gli uomini del presidente"si svolge negli anni 70 e il coraggio di testate giornalistiche di denunciare che la guerra [...] Vai alla recensione »

giovedì 15 febbraio 2018
Ava

L'intero film si basa sul contenzioso tra due testate giornalistiche senza alcun approfondimento in merito alla notizia di cui alla contesa pubblicazione. Nessun contenuto storico, i dossier segreti di cosa parlavano poi nello specifico? Non si sa. Autoreferenziale, noioso, lungo e soporifero. 

sabato 10 febbraio 2018
vandamme84

dalle recensioni della critica mi aspettavo un altro bel film (sebbene di diverso genere ma di qualità di pari livello de "il ponte delle spie"). Invece mi sono ritrovato davanti a un film, che seppure avesse un ottimo cast, sembra veramente limitarsi alla sufficienza. Mi sembra proprio un film in cui tutti fanno il compitino, con una storia vera ma che trasmette davvero poca tensione [...] Vai alla recensione »

sabato 10 febbraio 2018
mciril

Il film parla di giornalismo, di politica, di rapporti politica e giornalismo negli Stati Uniti d´America. Storia americana, guerra americana, presidenti americani. Negli U.S.A..  Hollywood sta parlando al Presidente, visto che il Presidente ignora sia Hollywood che stampa. Scusate ma... e a noi…?  Ossia, quale è il messaggio e l´utilità per noi europei? [...] Vai alla recensione »

domenica 4 febbraio 2018
alessandro

Alla recensione di Mario Nitti ('Tutto qui?'), che sottoscrivo in tutto, aggiungerei che il personaggio di Katharine Graham è incredibile: siamo nel 1971 a New York e lei è una donna assidua di presidenti degli Stati Uniti e dell'altissima società della città più avanzata d'America, ma nel film si muove come una saggia, educata, fine dama dell'high [...] Vai alla recensione »

domenica 4 febbraio 2018
carlo giovanni valli

film piuttosto noioso e scontato...ci si chiede che interessa  ci sia dopo 50 anni  a parlare del Vietnam...e che vale, negli USA, accapigliarsi tra democratici e repubblicani se ben 4 presidenti, di uno e dell'altro fronte, hanno ritenuto opportuno occultare la verità,  se mai esiste una verità...certo in Italia siamo  così abituati a ben altri e più [...] Vai alla recensione »

domenica 4 febbraio 2018
SimoAlex

Non è mai semplice recensire un film di Spielberg, insomma ci troviamo pur sempre di fronte ad uno dei registri che sono ormai legenda della cinematografia, però anche per questo film così come per il precedente Ponte delle spie, dovremmo chiederci che giudizio daremmo alla pellicola se il regista fosse stato un altro? Il film ha un ritmo moderato, senza picchi su una storia monocorde [...] Vai alla recensione »

domenica 4 febbraio 2018
Giampituo

Film dalla trama scontata. Senza storia. Senza ritmo. Senza suspense. Certo con ottimi attori. Ma potrà mai avere anche un solo Oscar? Credo e spero proprio di no. L’aggancio poi altrettanto scontato allo scandalo Watergate. Insomma, una noia mortale.

venerdì 2 febbraio 2018
mattia cau

Stupendo

lunedì 19 febbraio 2018
ELICANN

la trama è emozionante e si sa già circa cosa si va a vedere ma sono rimasta molto delusa. Meryl Streep davvero pietosa e lo dico con dolore perchè è un'attrice che amo vedere... spero sia solo un problema di doppiatore ma devo dire che è un film non da cinema, si vede bene anche a casa e forse meglio. 

lunedì 19 febbraio 2018
no_data

Confesso di aver più volte sbadigliato durante la visione del film,non perchè fosse noioso e/o lento;anzi l'inizio ,con le imboscate dei vietcong nella giungla contro giovani soldati americani,creave suspense e pena; non certamente per la interpretazione dei due protagonisti, ma a chi come me aveva visto "Tutti gli uomini del presidente" ha dato la sensazione del già [...] Vai alla recensione »

lunedì 5 febbraio 2018
maracaibo

Dopo il caso spotlight ancora un film mediocre sul giornalismo confezionato solo per far indispettire Trump. ma perchè tediare anche noi italiani? la Streep e Hanks non bastano. osannato dalla critica perchè santifica il giornalismo....e i critici dove scrivono se non nei giornali!! la storia più interessante era quella dell'editrice sacrificata per la guerra sante del giornalismo. [...] Vai alla recensione »

sabato 3 febbraio 2018
Inesperto

Tipico film da filone giornalistico, quindi interessante. Prima parte ostica, seconda maggiormente edibile. Con le certezze di Tom Hanks e Meryl Streep non si poteva assistere a qualcosa di mal fatto. Il metaforico profumo della stampa si avverte a tratti, soprattutto con la visione delle rotative in funzione. Importante da vedere soprattutto a livello di conoscenza storica.

FOCUS
SCRIVERE DI CINEMA
lunedì 5 febbraio 2018
Leonardo Strano, vincitore del Premio Scrivere di Cinema

Sembrerà una piccolezza o un dato simpaticamente ininfluente e invece c'è qualcosa di fondamentale nel sapere che Tutti gli Uomini del Presidente, oltre ai tre Oscar per Miglior Sceneggiatura non originale, Miglior Attore non protagonista e Miglior Scenografia, vinse anche il premio per il Miglior Sonoro. È un dato di storia cinematografica che riemerge dalla memoria con logica prepotenza quando ci si accorge dell'attenzione maniacale che Steven Spielberg e il sound designer Gary Rydstrom hanno dedicato al nascondimento dei microfoni su tutte le macchine tipografiche presenti in The Post (guarda la video recensione), ottenendo un risultato non solo chirurgico e documentale ma anche complesso e intricato a livello concettuale.

Quest'ultimo di Spielberg d'altronde è un film che si colloca nella tradizione dei "film sul giornalismo" come un unicum in grado di raggiungere profondi livelli meta riflessivi e di portare freschezza al genere ergendosi ad analisi dello stesso, grazie ad una fluvialità concettuale capace di corazzare e raffinare le sue illustri tematiche di base.

Il film eccelle per la capacità di mettere in scena un'idea e una storia attraverso una coralità espressiva composta da dettagli tecnici che funzionano come "fonti non accreditate", pennellate invisibili dentro alla tela, stimoli tanto inconsci e subliminali da far annegare lo spettatore nella realtà raccontata ancor prima che questo si accorga di esserne stato immerso.

Non sarebbe strano considerare The Post come il film sul giornalismo più "giornalistico" mai realizzato nella storia del genere: non il migliore o il più appassionante e nemmeno il più profetico o il più disilluso. Semplicemente il più giornalistico e quindi il più immersivo. Perché se, nell'ordine corrispondente, Quarto Potere, Tutti gli uomini del presidente, L'asso nella manica e Insider hanno detto moltissimo attraverso questo genere, The Post dice moltissimo sia attraverso che riguardo il genere, raccontando una storia e auto analizzando le modalità con cui la racconta.

FOCUS
domenica 4 febbraio 2018
Roy Menarini

Nell'opera di Spielberg, molti anni fa, sarebbe stato quanto meno incauto immaginare che l'inventore del blockbuster (Lo squalo è il primo film della storia a definire questo appellativo) e dei grandi congegni family degli anni Ottanta si sarebbe trasformato in un narratore della storia americana. The Post (guarda la video recensione) è solo un tassello della filmografia che comprende Amistad e Munich, Lincoln e Il ponte delle spie, per non parlare ovviamente di Salvate il soldato Ryan. Di questa sezione della sua carriera, The Post è ancor più classico. Bisogna intendersi, però. Classico per gli storici del cinema è un film per come sarebbe stato girato negli anni Trenta o Quaranta (lo si dice spesso dei film di Clint Eastwood, per esempio, che è un perfetto rappresentante dello stile neo-classico). Quando invece definiamo classico The Post, ci riferiamo a una porzione più ampia del concetto, meno legata alle categorie cronologiche, quella cioè che riconosce genericamente "quei bei film di una volta", con un'idea(lismo) di base a fare da architrave a una storia compatta, recitata da un pugno di attori eccezionali, realizzata con tutti i crismi e capace di affrontare due-tre nodi dei dibattiti civili contemporanei. Ecco, in questo senso, The Post - pur avendo come modello un mix di riferimenti che vanno dalla Hollywood in bianco e nero alla New Hollywood degli anni Settanta (con il modello di I tre giorni del Condor in bella vista) - è classicissimo.

Visto che, nel coro delle lodi, si è levata anche qualche voce di dissenso che ha trovato didascalici alcuni passaggi (l'allusione alla difficile condizione di lavoro femminile, forse con strizzata d'occhio alla situazione di oggi), bisogna anche in questo caso dissentire.

Tutto The Post è da considerarsi una "lecture", una lezione di storia e di cinema. Se a qualcuno l'accademismo divulgativo di Spielberg irrita, pace. Tuttavia nessuno può negarne la maestria: di questo si tratta, e solo questo permette a un regista di offrire agli spettatori un ruolo da discenti.
Insomma, se The Post è una conferenza democratica travestita da film di finzione, è necessario che il docente dimostri di essere il miglior oratore possibile, grazie alle sue tecniche discorsive e al grado di ipnotizzato stupore che suscita negli ascoltatori. Questo effetto Spielberg lo ottiene servendo al meglio la bella sceneggiatura di Liz Hannah e Josh Singer, e soprattutto concentrando in due ore un manuale di stile cinematografico scintillante e infallibile.

FOCUS
lunedì 15 gennaio 2018
Paola Casella

Caratteristica precipua di The Post è la tempistica, circostanza e tema portante del film diretto da Steven Spielberg. The Post è infatti una sorta di instant movie, deciso e diretto in velocità da Spielberg all'indomani delle elezioni che hanno portato alla presidenza degli Stati Uniti quel Donald Trump che, nelle parole di Meryl Streep, "mostra ogni giorno ostilità nei confronti della stampa e delle donne". Streep e Tom Hanks sono saltati su quel treno in corsa, accantonando ogni impegno precedente per prestare il volto rispettivamente a Katharine Graham, editrice del Washington Post, e Ben Bradlee, direttore del quotidiano.

Time's Up, ovvero "il tempo è scaduto" (che sottintende "è ora di cambiare"), è anche il nome del fondo legale istituito, fra gli altri, da Meryl Streep e Steven Spielberg per finanziare le cause intentate da donne che denunciano molestie sessuali sul lavoro e non possono permettersi un costoso avvocato in un Paese in cui la giustizia è spesso subordinata alle possibilità economiche e al potere personale di chi vi si rivolge.

È dunque perfettamente coerente che The Post racconti un momento cruciale destinato a fare epoca, momento in cui la domanda più appropriata, nella celebre lista delle Five W, è stata "when", quando. Quando è il momento di far sentire la propria voce? Quando bisogna tirare la linea, e tenere la schiena dritta? Quando è l'ora di rischiare tutto, affinché non si perda del tutto il diritto di rischiare?

Frasi
Ti sto chiedendo un consiglio Bob, non il permesso.
Una frase di Kay Graham (Meryl Streep)
dal film The Post - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 1 febbraio 2018
Alessandra Levantesi
La Stampa

Si conclude nel 1971 laddove inizia Tutti gli uomini del presidente e, al pari del film di Pakula (1976), svela i retroscena di una gloriosa impresa giornalistica volta a smascherare gli inganni del potere. Nel caso di The Post parliamo dei decenni di menzogne sulla guerra del Vietnam raccolte in un dossier commissionato dall'allora segretario della Difesa McNamara.

giovedì 1 febbraio 2018
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Pentagon Papers, un anno prima del Watergate: sono le carte segrete su menzogne e omissioni, stragi comprese, sulla guerra in Vietnam. Fotocopiate dal 1965, nel 1971 il giornalista militare Dan Ellsberg le spedisce al "N.Y. Times" e al "Washington Post". il film incomincia qui, nel punto di vista più avventuroso e significativo del Post, thriller della scelta tra etica giornalistica, pressioni politiche [...] Vai alla recensione »

giovedì 1 febbraio 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

Come Lincoln e Il ponte delle spie, anche il nuovo film di Spielberg è una rievocazione del passato americano, leggibile come metafora della politica interna attuale. La storia è nota: nel 1971 il New York Times era entrato in possesso di documenti che mostravano i retroscena del coinvolgimento degli Usa in Vietnam, ma il governo ne aveva proibito la pubblicazione.

domenica 4 febbraio 2018
Fabio Ferzetti
L'Espresso

La battaglia per la verità e la libertà di stampa vista come un'irresistibile "sophi-ticated comedy": La guerra fra il Washington Post e la presidenza Usa che nel 1971 portò alla pubblicazione dei "Pentagon Pa-pers"; ricostruita scrutando caratteri e comportamento dei leggendari protagonisti della vicenda, a partire dal direttore Ben Bradlee e dalla sua editrice Katharine Graham (Tom Hanks e Meryl [...] Vai alla recensione »

domenica 4 febbraio 2018
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

La stampa deve essere al servizio dei governati, non dei governanti, scriveva il giudice Hugo Black nella sentenza della Corte suprema che il 30 giugno 1971 riconosceva al «New York Times» e al «Washington Post» il diritto di pubblicare i pentagon papers, i documenti sulla guerra in Vietnam trafugati da Daniel Ellsberg, collaboratore del Dipartimento della difesa.

venerdì 2 febbraio 2018
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

McCarthy vinse l'Oscar per il miglior film e la sceneggiatura originale (strano come gli inciampi nella storia del premio vengano prontamente dimenticati, e le statuette riacquistino rapidamente la verginità). L'inchiesta del Boston Globe sui preti pedofili ha reso per sempre antipatiche le rotative che ruggiscono, con le copie umidicce che scorrono sul nastro.

venerdì 2 febbraio 2018
Manohla Dargis
The New York Times

Il coinvolgente The Post di Steven Spielberg parla di qualcosa che sta molto a cuore ai giornalisti, cioè loro stessi. Ambientato durante poche convulse settimane del 1971, racconta di come il Washington Post decise di pubblicare ampi stralci dei Pentagon papers, un enorme rapporto top secret che rendeva conto del coinvolgimento degli Stati Uniti nel sudest asiatico dalla fine della seconda guerra [...] Vai alla recensione »

venerdì 2 febbraio 2018
Valentina Mira
Il Romanista

Giornalisti. E donne. Due categorie che ultimamente sono state - e talvolta neanche a torto -fatte "nere" e criticate. E se invece le energie di cui ha bisogno la società venissero proprio da lì? Se la risposta ai luoghi comuni su donne e giornalisti fosse proprio un atto di coraggio da parte loro? La risposta di Spielberg è sì. Una storia vera Siamo a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, [...] Vai alla recensione »

venerdì 2 febbraio 2018
Alessandra De Luca
Avvenire

Nel 1971 Katharine Graham, la prima donna alla guida del Washington Post, decide insieme al direttore del giornale, Ben Bradlee, di pubblicare i "Penthagon Papers", documenti top secret che rivelarono al mondo le menzogne raccontate da cinque Presidenti Usa agli americani sulla sanguinosa guerra in Vietnam. Diretto da Steve Spielberg, che riunisce per la prima volta sul set Tom Hanks e Meryl Streep, [...] Vai alla recensione »

giovedì 1 febbraio 2018
Claudio Trionfera
Il Messaggero

Steven Spielberg in due passaggi folgoranti: un miracolo e un'intuizione narrativa. Il miracolo, cinematografico s'intende, è quello di resuscitare la redazione di un giornale d'inizio anni Settanta. L'intuizione quella di mettergli al centro una monumentale Meryl Streep nella parte di Katharine Graham, editrice intrepida del Washington Post che decide di allinearsi al suo veemente direttore Ben Bradlee [...] Vai alla recensione »

giovedì 1 febbraio 2018
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

L'urgenza del presente e un omaggio al cinema di attivismo politico anni settanta, di cui però Spielberg, figlio della cinefilia, non condivide il DNA, sono le forze che animano The Post -concepito in velocità, la primavera scorsa, tra il fallimento di Il grande gigante gentile e l'uscita, in marzo, di Ready Player One. Un film di attori (Meryl Streep e Tom Hanks, più un supporting cast di prestigio), [...] Vai alla recensione »

giovedì 1 febbraio 2018
Alice Sforza
Il Giornale

Coppia d'assi col re. Per la prima volta, Hanks fa coppia, sul set, con la Streep, sotto la direzione di Spielberg. Come a dire, il meglio del meglio. Il risultato? Un film meraviglioso che racconta le vicende della pubblicazione dei Quaderni del Pentagono sul Washington Post, carte top secret che scoperchiavano molte bugie sull'intervento Usa in Vietnam.

lunedì 29 gennaio 2018
Natalino Bruzzone
Il Secolo XIX

Se la notizia è la prima fonte della Storia allora scendono in campo Tutti gli uomini dell'Editrice. E non sarà soltanto per libidine di scoop e di Premio Pulitzer o per dimostrarsi capaci di respirare la stessa aria rarefatta dei giganti dell'informazione: in ballo, oltre alla tiratura, ad una questione di autorevolezza e al passaggio da una dimensione locale ad una ben più vasta, ci sono la libertà [...] Vai alla recensione »

NEWS
BOX OFFICE
martedì 6 febbraio 2018
Andrea Chirichelli

The Post (guarda la video recensione) conferma di essere il film più visto anche in un lunedì caratterizzato da cifre molto basse, dove riesce ad essere l'unico titolo capace di superare nettamente i 100mila euro d'incasso.

BOX OFFICE
domenica 4 febbraio 2018
Andrea Chirichelli

The Post (guarda la video recensione) fa il pienone di sabato e non era una cosa scontata. Ben 900mila euro entrano nelle casse del film di Spielberg, che conferma quanto gli italiani siano ancora legati al fascino dell'attore "forte" (l'accoppiata Hanks [...]

BOX OFFICE
sabato 3 febbraio 2018
Andrea Chirichelli

Vola The Post (guarda la video recensione), che ieri incassa oltre 300mila euro e stacca nettamente gli inseguitori Maze Runner - La rivelazione, che si ferma ben sotto i 200mila e Sono tornato, che incassa 162mila euro ma che potrebbe salire parecchio [...]

BOX OFFICE
venerdì 2 febbraio 2018
Andrea Chirichelli

Podio completamente rinnovato, dopo la giornata di ieri, che ha visto quattro nuovi film entrare in classifica, di cui tre nelle prime posizioni. Il nuovo leader della top ten italiana è The Post (guarda la video recensione) che, forte di una distribuzione [...]

VIDEO RECENSIONE
martedì 30 gennaio 2018
 

Convinto che la guerra condotta in Vietnam dal suo Paese costituisca una sciagura per la democrazia, Daniel Ellsberg, economista e uomo del Pentagono, divulga nel 1971 una parte dei documenti di un rapporto segreto.

OSCAR
mercoledì 24 gennaio 2018
Paola Casella

The day after le nomination ai premi Oscar 2018 non si può non fare il conto degli esclusi, chi per political correctness nell'era degli hashtag (in questo caso #metoo e #oscarsowhite), chi perché i gusti dell'Academy sono tanto opinabili quanto irremovibili. [...]

POSTER
lunedì 11 dicembre 2017
 

1971: Katharine Graham è la prima donna alla guida del The Washington Post in una società dove il potere è di norma maschile, Ben Bradlee è lo scostante e testardo direttore del suo giornale. Nonostante Kaye e Ben siano molto diversi, l'indagine che [...]

TRAILER
mercoledì 8 novembre 2017
 

Daniel Ellsberg del New York Times, che in The Post di Steven Spielberg sarà interpretato da Zach Woods, nel 1971 aveva convinto il proprio quotidiano a iniziare la pubblicazione delle Pentagon Papers, documenti riservati che dimostravano come riguardo [...]

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