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The Post, da Spielberg una lezione di storia e di cinema

Il regista si conferma ottimo narratore dell'America e concentra in due ore un manuale di stile cinematografico scintillante e infallibile. Al cinema.
di Roy Menarini

domenica 4 febbraio 2018 - Focus

Nell'opera di Spielberg, molti anni fa, sarebbe stato quanto meno incauto immaginare che l'inventore del blockbuster (Lo squalo è il primo film della storia a definire questo appellativo) e dei grandi congegni family degli anni Ottanta si sarebbe trasformato in un narratore della storia americana. The Post (guarda la video recensione) è solo un tassello della filmografia che comprende Amistad e Munich, Lincoln e Il ponte delle spie, per non parlare ovviamente di Salvate il soldato Ryan. Di questa sezione della sua carriera, The Post è ancor più classico. Bisogna intendersi, però. Classico per gli storici del cinema è un film per come sarebbe stato girato negli anni Trenta o Quaranta (lo si dice spesso dei film di Clint Eastwood, per esempio, che è un perfetto rappresentante dello stile neo-classico). Quando invece definiamo classico The Post, ci riferiamo a una porzione più ampia del concetto, meno legata alle categorie cronologiche, quella cioè che riconosce genericamente "quei bei film di una volta", con un'idea(lismo) di base a fare da architrave a una storia compatta, recitata da un pugno di attori eccezionali, realizzata con tutti i crismi e capace di affrontare due-tre nodi dei dibattiti civili contemporanei. Ecco, in questo senso, The Post - pur avendo come modello un mix di riferimenti che vanno dalla Hollywood in bianco e nero alla New Hollywood degli anni Settanta (con il modello di I tre giorni del Condor in bella vista) - è classicissimo.

Visto che, nel coro delle lodi, si è levata anche qualche voce di dissenso che ha trovato didascalici alcuni passaggi (l'allusione alla difficile condizione di lavoro femminile, forse con strizzata d'occhio alla situazione di oggi), bisogna anche in questo caso dissentire.
Roy Menarini

Tutto The Post è da considerarsi una "lecture", una lezione di storia e di cinema. Se a qualcuno l'accademismo divulgativo di Spielberg irrita, pace. Tuttavia nessuno può negarne la maestria: di questo si tratta, e solo questo permette a un regista di offrire agli spettatori un ruolo da discenti.
Insomma, se The Post è una conferenza democratica travestita da film di finzione, è necessario che il docente dimostri di essere il miglior oratore possibile, grazie alle sue tecniche discorsive e al grado di ipnotizzato stupore che suscita negli ascoltatori. Questo effetto Spielberg lo ottiene servendo al meglio la bella sceneggiatura di Liz Hannah e Josh Singer, e soprattutto concentrando in due ore un manuale di stile cinematografico scintillante e infallibile.


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In foto una scena del film The Post.
In foto una scena del film The Post.
Una foto dal set di The Post.

The Post è il film che andrebbe proiettato nelle Film School di tutto il mondo: dai movimenti di macchina agli angoli dell'inquadratura, dai primi piani alle panoramiche, dalle riprese zenitali a quelle rasoterra, dai primi piani alla profondità di campo, dalla direzione degli attori alla valorizzazione degli interni, dalla definizione spaziale dei piani al montaggio dei controcampi, Spielberg sciorina in modo stupefacente l'intera enciclopedia del linguaggio cinematografico.

È persino difficile, per il cultore, restare concentrato sulla storia tale è la tentazione di osservare scena per scena il "camera work" del regista e del suo fido direttore della fotografia Janusz Kaminski.
Roy Menarini

Il resto dell'elogio lo facciamo continuare a Paul Thomas Anderson, che di recente ha dichiarato: "Avete visto The Post? Dico solo che Spielberg è il migliore nella storia a muovere una macchina da presa. L'ho visto l'altro giorno e non riuscivo a credere a quanto fosse bravo a lavorare con un numero incredibile di attori nella stessa piccola stanza. Ha messo dieci persone in un soggiorno e tutti si muovevano sembrando così naturali e la macchina da presa danzava attorno a loro e questo è miracolo da palcoscenico e un grandioso lavoro nell'utilizzo stesso della macchina da presa".
Sottoscriviamo convintamente.


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