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Angela FinocchiaroDonna sull'orlo della risata e del pianto57 anni, 20 Novembre 1955 (Scorpione), Milano (Italia) |
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![]() ti droghi per giocare a calcetto con tuo figlio e prendi il viagra per farti le sue amiche
dal film Amore, bugie e calcetto (2007)
Angela Finocchiaro è Diana
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Il film Volere volare è stato forse quello che più l'ha vista protagonista, mentre recita accanto alla versione cartoon di un piccolo e goffo Maurizio Nichetti. Da quegli anni, la velleità di essere un grande volto della comicità italiana non le è mai mancata e, oggi, è perennemente applaudita da pubblico e critica sia per i ritratti di donne sull'orlo della depressione, sia per quell'ironia intelligente, che trascende la sua fisicità e che ne ha fatto una delle regine del palco italiano. Rossa, mora, bionda, spicca anche accanto a grandi attori della storia del cinema e nel quartetto di donne con "la bestia nel cuore" (lei, Giovanna Mezzogiorno, Stefania Rocca e Francesca Inaudi), Angela Finocchiaro è quella che meglio si è saputa condensare nella sua disperazione amorosa, trasportata via dalla catarsi della trama.
Gli esordi con Nichetti
Milanese DOC, durante la prima metà degli anni '70 ha lavorato all'interno della compagnia teatrale sperimentale "Quelli di Grock", della quale ha contribuito alla fondazione, assieme al regista e attore Maurizio Nichetti, e che le ha permesso di girare in lungo e in largo i palchi italiani. Nella seconda metà degli anni '70, continua a recitare in teatro, calcando l'acceleratore sul suo volto comico, su un linguaggio svagato, quasi unico che emerge soprattutto in opere come "Felice e Carlina", "La città degli animali", "Giochiamo che ero io", "Vieni nel mio sogno" e "Dudu Dada".
Il passaggio al grande schermo
Quando poi l'amico Nichetti passerà al grande schermo, lei lo seguirà, accanto a Edi Angelillo, nel cult genialoide Ratataplan (1979), seguito da Ho fatto splash (1980). Con l'arrivo degli anni Ottanta, torna a teatro con Carlina Torta e Amato Pennasilico nello spettacolo "Panna Acida" - che diverrà in seguito anche il nome del nuovo gruppo teatrale che stava per nascere -, seguito da "Panna Acida: Scala F", alternando il palco alla radio, dove ha ideato e condotto la trasmissione radiofonica "Torno subito". Fra il 1982-1983, porta in scena "Arsenico e vecchi merletti", mentre l'anno seguente diventa studentessa, frequentando il seminario di Dominio De Fazio al Teatro di Porta Romana a Milano, con il quale continuerà a studiare a Roma, anche grazie a una borsa di studio vinta per un corso patrocinato dalla Gaumont. Lo stesso anno, su incarico del Comune di Milano, allestisce lo spettacolo "Miami" e, fagocitata dalla televisione, assieme a Nichetti e Gabriele Salvatores, dà vita al programma "Quo vadiz", passando più in là anche a "La tv delle ragazze" (1989) di Serena Dandini, con i suoi mitici spot-finti.
Nel 1985, scrive e mette in scena con il gruppo Panna Acida lo spettacolo "Viola", intervallando il teatro al grande schermo. Affianca Adriano Celentano nella commedia Il burbero (1986) di Castellano e Pipolo, passando anche al cinema francese con Un uomo sotto tiro (1987), dove recita accanto a Joe Pesci, Jonathan Pryce, Danny Aiello e Laura Morante. Forte la sua collaborazione con il regista Daniele Luchetti che la imporrà in molte delle sue pellicole: Domani accadrà (1988), Il portaborse (1991), Arriva la bufera (1992) e Mio fratello è figlio unico (2007). Titoli che le permetteranno di recitare a nomi legati alla comicità e alla drammaticità italiana: Paolo Hendel, Ciccio Ingrassia, Nanni Moretti, Margherita Buy, Silvio Orlando, Diego Abatantuono, Marina Confalone, Luca Zingaretti, Elio Germano e Riccardo Scamarcio.
Gli anni Novanta
Ma non solo Luchetti nella sua carriera, divertentissima in Io, Peter Pan (1990) di Enzo De Caro, passa alla pellicola molto amata Volere volare (1991) di Nichetti, e si trova perfetta anche in titoli che ricordano la drammaticità della Storia come Il muro di gomma (1991) di Marco Risi, ispirati dai fatti di Ustica. Scelta dal grande Alberto Sordi per affiancarla in Assolto per aver commesso il fatto (1992), è accanto a Marcello Mastroianni e Max von Sydow nel giallo A che punto è la notte (1994). Intanto, non abbandona il teatro ed esporta i suoi lavori anche all'estero, soprattutto in Colombia. Unica nella scena teatrale, ipnotizza gli spettatori e la critica con il monologo di cabaret "Bocconcini" di Giancarlo Cabella, poi con "La stanza dei fiori di china", ispirato al romanzo di Daniel Keyes "Fiori di Algernon".
Nel 1996 torna in tv, prima con la fiction Madri e poi con il successo del telefilm di Enrico Oldoini Dio vede e provvede (1996) e con il suo seguito, all'interno del quale interpreta la prostituta Giuditta che, per sfuggire dalla mala locale, si imbuca in un convento, spacciandosi per una certa Suor Amelia, della quale ha effettivamente preso posto e abiti. Il Telegatto è assicurato. Torna al cinema ne L'ultimo capodanno (1998), per Marco Risi, e poi diventa cabarettista di "Zelig" nel 2003. Oldoini la sceglierà per entrare nel cast de 13dici a tavola (2004), dove ritroverà l'amica Maria Amelia Monti (con la quale aveva già collaborato ai tempi de "La tv delle ragazze" e in Dio vede e provvede). Passa poi a Signora (2004), con Sonia Aquino e il defunto Paolo Seganti, e all'infermiera Ada di Non ti muovere (2004), confidente del personaggio interpretato da Sergio Castellitto, qui anche in veste di regista. In una scena del film, solo guardando il suo sguardo, inumidito dall'azzurro dei suoi occhi e dalla commozione, mentre ascolta la voce di Castellitto che le racconta il suo amore miserabile, è quasi impossibile trattenere le lacrime.
I lavori più recenti
Il ruolo più bello della sua carriera la aspetta nel film di Cristina Comencini La bestia nel cuore (2005), dove si ritrova a interpretare un'amica della protagonista (una Giovanna Mezzogiorno che poi ritroverà in Lezioni di volo), divorziata poiché il marito ha trovato più soddisfazione in una ragazza più giovane di lei, e che si lascia corteggiare e amare da una ragazza cieca, interpretata da Stefania Rocca. Piovono i premi: Il David di Donatello e il Nastro d'Argento come miglior attrice non protagonista e il Premio Wella al Festival di Venezia. Ma non dimentica i vecchi amici, e prima di affiancare Enrico Bertolino nel telefilm Il supermarket, eccola nelle mani di Maurizio Nichetti nei microfilm muti Mamma Mia.
Tra gli ultimi lavori si annoverano Mio fratello è figlio unico (2007), Il cosmo sul comò (2008), Un giorno perfetto (2008), il successone Benvenuti al Sud (2010) di Luca Miniero e La Banda dei babbi Natale di Paolo Genovese (2010). L'anno successivo è nel cast di altre due commedie: Bar sport, di Massimo Martelli, e Lezioni di cioccolato 2, con Luca Argentero, Nabiha Akkari e Vincenzo Salemme. Oltre che nel sequel Benvenuti al Nord la troviamo protagonista del film di Sophie Chiarello Ci vuole un gran fisico.
Folle, bizzarra. Questa attrice italiana conserva ancora i colori e le utopie distruttive degli Anni '70, facendo il verso e gli omaggi a quelle signore della comicità nostrana che tanto hanno dato al nostro cinema (Franca Valeri e Bice Valori su tutte). Simpatico punto di riferimento dalla bravura scintillante per coloro le quali che vogliono intraprendere una strada recitativa fra l'ispirazione della risata e la disperazione drammatica.
David di Donatello 2011
Nastri d'Argento 2011
Roma Fiction Fest 2010
Roma Fiction Fest 2009
Nastri d'Argento 2008
Nastri d'Argento 2008
David di Donatello 2007
Nastri d'Argento 2006
David di Donatello 2006
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Un boss in salotto
continua»
Genere Commedia, - Italia 2014. Uscita 01/01/2014. |
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Uscirà in 650 copie la bella commedia di Aldo, Giovanni e Giacomo che ritrovano l’ispirazione e trovano un regista ispirato in Paolo Genovese (Incantesimo napoletano). L’incantesimo anche questa volta ‘parla’ milanese e sorprende con la sua grazia. Nel cuore di Milano e al centro di una garbata commedia natalizia c’è un trio ‘in gamba’, che finisce in cella e davanti al commissario della Finocchiaro. Sorpresi a scalare un edificio la notte di Natale, la banda in rosso avrà cento minuti esatti per difendersi dalle accuse e brindare a un nuovo giorno. Attori e sceneggiatori de La banda dei babbi Natale, Aldo, Giovanni e Giacomo tornano in sala col loro umorismo stralunato, ribadendo che il trio nel comico funziona sempre. A Roma per presentare il loro film confessano divertiti e divertenti la loro comicità alternativa e la loro prima volta con Mina, che al loro talento dedica una canzone inedita.
Cinema a più mani
Giacomo Poretti: So che è una cosa che si dice sempre ma questa volta è vera, La banda dei Babbi Natale è assolutamente un film corale scritto da noi tre con la complicità di Valerio Bariletti, Morgan Bertacca e Giordano Preda. A questo gruppo ben assortito si è poi aggiunto Paolo Genovese, il nostro regista con cui abbiamo condiviso ogni scelta, e un cast di attori incredibili che hanno contribuito alla perfetta riuscita di questa commedia natalizia. Tutto è stato davvero gestito in maniera assembleare e collettiva.
Una suocera con l’X Factor
Giacomo Poretti: Ci serviva una suocera energica da affiancare al personaggio di Giovanni e così ho immediatamente pensato a Mara Maionchi, che conoscevo già in tempi non sospetti, prima cioè dell’esperienza televisiva “X Factor”. Pur non avendo mai avuto esperienze cinematografiche, Mara ha accettato di partecipare al progetto, incosciente e travolgente come lei solo sa essere.
Mina
Giacomo Poretti: Come abbiamo fatto ad avere nel nostro film le canzoni di Mina? Narra la leggenda che il nostro produttore abbia telefonato a Massimiliano Pani, figlio della celebre cantante, per i diritti di una vecchia canzone di Mina da impiegare nel nostro film. In quel preciso momento pare che Mina stesse guardando uno dei nostri film coi nipotini e pare sempre che la cantante sia una nostra grande ammiratrice, per questa ragione ha espresso il desiderio di ‘prestarci’ la sua canzone e di cantarne addirittura una inedita solo per noi. Questo dice la leggenda e così voi giornalisti dovete trascriverla.
La prima volta
Paolo Genovese: È la prima volta che dirigo un film scritto da altri, è un’esperienza interessante che avevo voglia di fare. Un giorno mi è capitata questa importante quanto inaspettata opportunità che non potevo non cogliere. Seguo e stimo Aldo, Giovanni e Giacomo da sempre e quando ho realizzato che avrei lavorato con loro ero al settimo cielo, è stato come allenare da grandi la squadra del cuore di quando eri piccolo. Il mio esordio da regista non poteva essere più felice, Aldo, Giovanni e Giacomo mi hanno davvero meravigliato, me li immaginavo anarchici sul set e invece sono puntuali e diligenti. Loro non si preoccupano mai di piacere al pubblico e proprio in questo sta il segreto del loro successo: Aldo, Giovanni e Giacomo fanno esattamente quello che gli piace fare, sono spontanei e niente di quello che vedete sullo schermo è studiato a tavolino.
Alle origini del Trio
Giovanni Storti: Con La banda dei babbi Natale siamo tornati alle origini e a quello che siamo sempre stati. Abbiamo seguito tutte le fasi di preparazioni del film, dalla scrittura alle riprese, dalla recitazione al montaggio. Ci siamo anche questa volta divertiti molto e speriamo di fare divertire altrettanto il pubblico in sala. Come dico nel film: “Noi non siamo una banda ma siamo una squadra”.
Comicità alternativa
Aldo Baglio: Non mi va di (s)parlare dei miei colleghi, diciamo che tendenzialmente non condivido un certo tipo di comicità e faccio, e facciamo, altre scelte. Scelte che tendenzialmente privilegiano la qualità contro la risata grassa.
Lavorare col Trio
Angela Finocchiaro: Collaborare con Aldo, Giovanni e Giacomo è stato davvero importante per me che sono una loro fan preistorica, seguo il loro lavoro praticamente dalla fine degli anni Settanta. Adoro il loro modo di lavorare, sono dei clown puri. Nonostante la grande amicizia che ci lega, affrontarli sul set mi mette sempre soggezione, ho sempre paura di non essere all’altezza del loro gioco perché loro sono una vera squadra con capacità incredibili di improvvisazione. Aldo, Giovanni e Giacomo producono livelli di creazione altissima a partire da un oggetto o da una situazione, per questo chi lavora al loro fianco mantiene sempre un atteggiamento di pudore.
La parola alle attrici
Sara D’Amario: Aldo, Giovanni e Giacomo fanno una comicità che apprezzo sia come attrice che come spettatrice. Mi piace lavorare con loro e rispondo sempre con grande entusiasmo alle loro proposte perché la comicità del trio gioca con la parola e col ritmo, e ancora perché loro non hanno bisogno di spogliare le loro attrici. Aldo, Giovanni e Giacomo le attrici le fanno recitare.
Nonostante sia una mattinata di mobilitazione generale e di pioggia rovinosa, come da regola lo spettacolo va avanti. Va avanti grazie soprattutto all'intento di alcuni artisti di utilizzare lo spazio e il tempo dedicato alla presentazione della nuova miniserie prodotta da Mediaset, Due mamme di troppo, per promuovere quello che per loro è un prodotto di qualità interamente realizzato in Italia (fattore sempre meno scontato, soprattutto nella produzione televisiva), e allo stesso tempo dare una forza ulteriore alla voce della protesta. Le due mamme del titolo sono già note alla maggior parte del pubblico delle fiction: Lunetta Savino e Angela Finocchiaro, protagoniste di un film tv trasmesso con grande successo all'inizio del 2009 e ora di un ciclo di sei lungometraggi che andranno in onda in prima serata su Canale 5 da venerdì 26 novembre. Dopo essere diventate consuocere e poi socie in affari nell'episodio pilota, le due attrici hanno deciso di portare avanti le loro schermaglie e complicità di donne agli antipodi in una versione più "dilatata", in cui si troveranno a combattere per salvare la loro impresa alberghiera dal fallimento e i rispettivi figli (Giorgio Pasotti e Sabrina Impacciatore) da una crisi coniugale. È la stessa Impacciatore ad esporre i motivi della presenza-assenza dei vari "scioperanti attivi": "Sono in sciopero ma sono qui, nel senso che di comune accordo con attori, regista e tecnici, abbiamo deciso di partecipare alla conferenza stampa perché ci tenevamo a promuovere il lavoro ma anche a far sentire con più voci la nostra protesta". L'attrice legge alla sala il comunicato contro i tagli ai finanziamenti per la cultura previsti dalla nuova Finanziaria (circa il 36,6% in meno rispetto alle spese già alquanto risicate del 2010) e la rivendicazione dei diritti dei 250.000 lavoratori del settore dello spettacolo, che chiedono leve fiscali e nessuna delocalizzazione delle produzioni di fiction e cinema.
Dopo l'introduzione passionaria, l'attrice romana racconta i motivi per cui, a suo modo di vedere, Due mamme di troppo è più un lungo film che un'ordinaria fiction: "Sia al cinema che in televisione, è sempre più raro leggere una sceneggiatura in cui una donna senza un uomo al suo fianco non venga descritta come una disgraziata o una fallita. In Due mamme di troppo ci sono invece ben tre figure femminili che offrono una rappresentazione della donna moderna, capace di reinventarsi una vita affrontandone le difficoltà anche in maniera giocosa e goliardica". I tre personaggi in questione sono il suo, Rita, una disegnatrice di fumetti alla prese con i primi successi ma anche con una crisi sentimentale, e le due suocere. Se parla di goliardia non è per un puro caso, ma perché molta della comicità della serie è basata sul confronto fra la sanguigna donna del Sud Lunetta Savino e la settentrionale snob Angela Finocchiaro che, secondo la Impacciatore: "sono esilaranti assieme, la versione femminile di Jack Lemmon e Walter Matthau".
Anche Lunetta Savino conferma il fatto che il grande appeal della serie sia nell'alchimia fra lei e la Finocchiaro: una sincronia che le ha portate ad ottenere il premio come migliori attrici internazionali all'ultimo Roma Fiction Fest: "C'è stato apprezzamento per una comicità e uno stile di recitazione che si avvicina ad un gusto più europeo, penso anche alle commedie inglesi come L'erba di Grace". Della sua vedova partenopea emigrata a Torino l'ha molto divertita soprattutto: "la sua sprovvedutezza nelle questioni amorose, come il fatto di scoprire che l'orgasmo non è una malattia nervosa, e l'incontro-scontro con una nobile signora del Nord che arricchisce umanamente entrambe nel momento in cui sopravvengono problemi economici". Dietro a una fiction che dalla componente comica e sentimentale della femminilità trae il suo punto di forza, sta il regista di Caos calmo, Antonello Grimaldi, il quale tributa il merito principale del lavoro ai suoi attori: "La commedia è un genere molto difficile da fare soprattutto perché deve affidarsi, oltre che a buone sceneggiature, a dei grandi interpreti capaci di sostenerne il ritmo". Dopo di che, spiega l'evoluzione fra Due mamme di troppo film tv e la nuova versione a puntate: "Il film di due anni fa è servito a presentare i personaggi: abbiamo raccontato il contrasto fra le due mamme e il reciproco opporsi al matrimonio fra i due figli. In questa serie in sei puntate siamo invece riusciti a inserirle in situazioni fuori dal loro mondo abituale e a farle confrontare con altri problemi, quelli che ha oggi la gente comune". Due mamme di troppo è una produzione piuttosto innovativa sotto tanti aspetti: oltre a radicarsi, per caso e per passione civile, nella contemporaneità e ad avere come protagoniste delle donne, utilizza tecniche di ripresa solitamente più tipiche del cinema che della televisione e si serve di un innovativo apporto di sintesi fra attori umani e cartoni animati. Dice il regista a questo proposito: "Far interagire Sabrina con il suo alter ego a fumetti, oltre a rappresentare alcuni dei momenti più esilaranti all'interno della storia, ha richiesto un grado di sperimentazione tecnologica che solo Maurizio Nichetti in Volere Volare aveva utilizzato prima di noi".
Dopo una serie di film "usa e getta" da dimenticare appena visti (l'ultimo è La fidanzata di papà), Enrico Oldoini raccoglie l'eredità di Age e Scarpelli e la loro Italia rampante, cinica e amorale. Aggiornando la commedia italiana del boom anni Sessanta, il regista ligure si confronta con le commedie "a episodi" più riuscite dell'epoca (I Mostri e I nuovi mostri) per scovare nell'Italia del quarto governo Berlusconi i nuovi(ssimi) mostri. Terzo capitolo in sedici episodi e sei attori protagonisti (Diego Abatantuono, Claudio Bisio, Giorgio Panariello, Carlo Buccirosso, Angela Finocchiaro e Sabrina Ferilli) in azione tra Roma, Milano e Napoli. Senza la finezza del linguaggio e dei ritratti al vetriolo, firmati dal bresciano Age e dal romano Scarpelli, Oldoini e compagni provano a raccontare le mostruose perversioni dell'italiano contemporaneo e a demolirne le storture sociali, i privilegi e le ipocrisie. A Roma per presentare il loro film, regista e attori ci confessano la cattiveria dei mostri oggi.
Dopo vagonate di celluloide consumate in nome dell'amore giovanile - da quello "moccioso" a quello prima e dopo gli esami passando per le 'ricercatezze' stilistiche dei Muccino Bros. – è giunto il momento dell'amore un tantino più adulto, quello dai trenta in su e dai cinquanta abbondanti in giù, quello in crisi per via del sesso (quando troppo e quando niente), del lavoro, dei figli che cambiano tutto e non sempre in meglio, dei conti da far quadrare e di quelle interminabili, odiatissime (dal gentil sesso, ovvio), sudatissime ma allo stesso tempo irrinunciabili partite di calcetto del giovedì sera, unico giorno in cui il dio Calcio, quello vero, riposa in pace. Troppo complicato e spinoso sarebbe stato fare un film sullo sport più amato dagli italiani e allora ecco una divertente commedia sentimentale sul suo surrogato di più largo consumo, una sorta di manuale d'amore per uomini (e soprattutto per donne) sull'orlo di una crisi di nervi che usa la brillante metafora del calcetto e la conseguente divisione in ruoli per raccontare tanti modi diversi di vivere la vita di coppia, il sesso, l'amicizia e la vita lavorativa in tempi complicati e sentimentalmente scombinati come quelli odierni. Il calcetto come pretesto per riunire gli uomini di oggi, di diverse generazioni ma dal comune spirito goliardico, un rituale maschile che in questo Amore, bugie e calcetto, diretto dal Luca Lucini di Tre metri sopra il cielo e scritto dal regista insieme al bravo Fabio Bonifacci (Notturno Bus, Lezioni di cioccolato), riesce paradossalmente a raccontare meglio le donne, spesso vere e proprie vittime di fidanzati e mariti 'pallonari', che i diretti interessati.
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