Un documentario onesto, né agiografico né troppo celebrativo, su un gruppo musicale che
ha fatto la storia della musica. Documentario, USA2026. Durata 106 Minuti.
Il film documenta uno dei percorsi più iconici della storia della musica e ripercorre i cinque decenni degli Iron Maiden. Espandi ▽
50 anni di Iron Maiden, il documentario racconta gli inizi e l'ascesa della band che è diventata uno dei più grandi nomi della storia della musica con 17 album in studio, oltre 100 milioni di dischi venduti e quasi 2.500 concerti in 64 paesi. Oltre alla band, il documentario presenta le riflessioni di fan d'eccezione come Javier Bardem, Lars Ulrich e Chuck D, ognuno dei quali descrive e racconta come sia stato influenzato musicalmente e culturalmente dagli Iron Maiden.
Un documentario onesto, né agiografico né troppo celebrativo, su un gruppo musicale che ha fatto la storia della musica senza gossip o scandali ma solo con il lavoro sui palchi e negli studi di registrazione. Recensione ❯
I fratelli Anthony e Joe Russo firmano un nuovo capitolo dove
tornano i supereroi vendicatori della Marvel. Espandi ▽
Della trama ufficialmente non si sa nulla, una sinossi ufficiale ancora non c'è, ma vari indizi sono stati lasciati nei film precedenti, inoltre sappiamo già che tutto tende a convergere verso Avengers: Secret Wars un titolo affatto casuale che rimanda a due saghe a fumetti. Recensione ❯
Un documentario girato con il core, su un calciatore silenzioso ed elegante, incarnazione di uno spirito che latita nel calcio odierno. Documentario, Italia2026. Durata 82 Minuti.
Il documentario dedicato all'iconico difensore brasiliano icona della Roma. Espandi ▽
Ci sono documentari sportivi che cercano il colpo a effetto, l’aneddoto scandalistico o la ricostruzione mitologica dell’eroe. E poi ce ne sono altri che scelgono una strada più semplice e, proprio per questo, più autentica: raccontare l’affetto. Aldair: un cuore giallorosso appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Un film realizzato con il cuore in mano – anzi, “co’ er core”, come direbbero i suoi narratori – che trasforma il ritratto di uno dei più grandi difensori della storia della Roma in una lunga dichiarazione d’amore collettiva. Non solo verso il campione brasiliano, ma verso un’idea di calcio ormai quasi scomparsa, fatta di appartenenza, eleganza e rispetto.
Il documentario ripercorre la carriera di Aldair Nascimento dos Santos attraverso immagini d’archivio, testimonianze di ex compagni, tifosi e giornalisti, ma soprattutto attraverso il ricordo emotivo di chi lo ha visto giocare e ne conserva ancora oggi un culto quasi religioso. La scelta più curiosa del film è però quella di costruire una sorta di “cornice narrativa” attorno al documentario stesso. Il filo conduttore è infatti rappresentato dal viaggio di Sandro, tifosissimo romanista della Curva Sud, che vola in Brasile per incontrare il suo idolo. Un espediente semplice ma efficace, che permette al racconto di assumere i toni di un pellegrinaggio sentimentale. Recensione ❯
Una commedia corale umana e amara, ispirata con umiltà e affetto al cinema di Pietro Germi e Antonio Pietrangeli. Espandi ▽
Adele ha 55 anni, vive a Nocera Inferiore, non si è mai sposata perché per 18 anni ha accudito la madre malata, e ora che l'anziana signora non c'è più è finita anche la sua pensione, che consentiva a entrambe la sopravvivenza. I fratelli di Adele, pur essendo molto benestanti, decidono di vendere la casa in cui Adele e la loro madre hanno abitato da sempre perché "non si può mantenere". Adele va a vivere "temporaneamente" da una sorella del padre, zia Luisa, ma non ha di che mantenersi. Come farà Adele, che ha pensato a tutti meno che a se stessa, a cavarsela?
A pranzo la domenica è l'opera prima di Mariella Sellitti, che firma sia la regia che la sceneggiatura, e la sorpresa positiva viene proprio dal testo che è scritto in maniera credibile e con una conoscenza dell'ambiente e dei personaggi che racconta.
Lorenza Indovina è molto convincente nel disegnare con Adele il ritratto di una donna di mezza età che ha sacrificato se stessa. Il resto del cast è comunque ottimo. Recensione ❯
Niente è sacro. Nessun cliché sopravvive. Ogni limite viene superato. Espandi ▽
Ventisei anni dopo essere sfuggiti a un killer mascherato fin troppo familiare, i Core Four tornano nel mirino dell'assassino - e nessun franchise horror è al sicuro. Recensione ❯
Un'opera che intreccia cinema civile e tensione narrativa, portando sullo schermo una storia capace di interrogare lo spettatore senza offrire risposte semplici. Espandi ▽
Sara e Adam, una coppia proveniente dalla Siria, attraversano il Belgio muovendosi tra i campi dei rifugiati con l'obiettivo di attraversare il confine e sbarcare nel Regno Unito. Con loro c'è la figlioletta Clara, di due anni. Dopo essersi affidati a dei trafficanti, salgono su un furgone pieno di altri migranti per un trasporto notturno in autostrada. Una pattuglia si mette all'inseguimento. Il poliziotto Redouane spara un colpo che provocherà una tragedia.
Direttamente dalle pagine più nere della cronaca migratoria recente, il secondo lungometraggio di finzione di Marta Bergman ci riporta al 2018 e a una storia che fece scalpore in Belgio, come punto d'incontro tra i temi sempre critici dell'accoglienza ai rifugiati e della violenza poliziesca.
Bergman la mette in scena senza fronzoli, con una certa efficienza stilistica che arriva rapidamente al lungo inseguimento notturno e costruisce una sequenza centrale ricca di tensione. Recensione ❯
Una storia inedita e originale della celebre saga. Espandi ▽
Dalla mente del visionario regista Zach Cregger arriva una nuova e terrificante interpretazione del franchise di Resident Evil. In una storia completamente inedita, Resident Evil segue Bryan, un corriere medico che si ritrova involontariamente coinvolto in una frenetica sfida contro il tempo per sopravvivere, mentre una notte sconvolgente e orribile sprofonda nel caos intorno a lui. Recensione ❯
Uno scatenato capitolo che introduce personaggi inediti nella più grande franchise animata mondiale di sempre: Minions & Monsters. Espandi ▽
Questa è la storia turbolenta, assurda e assolutamente vera di come i Minions abbiano conquistato Hollywood, siano diventati star del cinema, abbiano perso tutto, abbiano liberato dei mostri nel mondo e poi si siano riuniti per cercare di salvare il pianeta dal caos che loro stessi avevano creato. Recensione ❯
Il ritratto di Giorgio Canali dagli anni Novanta ad oggi. Espandi ▽
Giorgio Canali si racconta e viene raccontato attraverso le sue canzoni e i suoi stati d’animo, colti dalla telecamera inizialmente nel corso dell’ennesimo trasloco obbligato e poi attraverso le prove e le performance nei concerti.
Matteo Berruto segue il percorso di un uomo che ha fatto della musica e delle parole cantate la sua modalità di comunicazione con un mondo che vorrebbe diverso.
Si apre con il ricordo dell’Incontro Internazionale Anarchico a Venezia nel 1984 ma questo non è un documentario rievocativo. L’inizio è funzionale a ricordarci che Giorgio Canali è sempre stato un uomo libero se già all’epoca non sopportava le 'regole' che un evento di quel tipo finiva per dettare. Per il resto della narrazione il passato viene evocato solo per guardare al presente e al futuro. Perché a 65 anni Canali non ha smesso di essere un frontman nella e vita e sui palchi dei concerti. La sequenza che chiude il documentario (che non va spoilerata) è molto significativa e ci mostra come Giorgio sia sempre pronto a lottare contro i soprusi, grandi o piccoli che siano, in nome del rispetto della dignità delle persone. Recensione ❯
Dopo la guerra di Troia, Ulisse affronta un pericoloso viaggio di ritorno a Itaca, incontrando lungo il cammino creature come il ciclope Polifemo, le Sirene e Circe. Espandi ▽
Il film segue Ulisse nel suo pericoloso viaggio verso casa dopo la guerra di Troia, mostrando i suoi incontri con Polifemo, le Sirene, Circe e terminando con il suo ricongiungimento con sua moglie Penelope. Recensione ❯
Il film racconta della sottilissima linea tra bene e male e di ciò che scorre in mezzo alle nostre vite travolgendole spesso come un fiume in piena. Espandi ▽
Carlo Ristuccia è un docente universitario, autore di un unico libro di successo. Sua moglie Elisa è una giornalista di Vanity Fair Italia in crisi creativa, e il suo direttore le consiglia di "staccare" e di partire per una vacanza. Decidono dunque di partire per Tangeri, insieme a un'altra coppia: Paolo, il migliore amico di Carlo, ristoratore stakanovista e padre assente, e sua moglie Anna, iperansiosa e prepotente. Con loro però c'è anche la figlia tredicenne Vittoria, che ha una particolare simpatia per Carlo. Peccato che in vacanza si presenti a sorpresa Blu, la giovanissima amante del professore.
Il film è una summa di tutta la produzione cinematografica precedente di Gabriele Muccino. Ritroviamo qui tutti i topos: la regia ansiogena, la recitazione concitata, le litigate furiose, l'infantilismo maschile, l'immancabile arpia che sottrae i figli al padre depotenziandone l'autorità.
Ma questi topos stavolta sono al servizio del ritratto tragicomico di una generazione perduta, e in particolare di maschi che hanno smarrito la propria direzione. Recensione ❯
Un film che entra nell'universo fantasy e social del 2026, senza sottolineare le sfumature psicosociali del romanzo di Brontë. Drammatico, USA, Gran Bretagna2026. Durata 136 Minuti.
Dal capolavoro del 1847 scritto da Emily Brontë, una grande storia d'amore con Margot Robbie e Jacob Elordi. Espandi ▽
Cime tempestose è l'ennesimo adattamento del romanzo di Emily Brontë già portato più volte sul grande schermo, a cominciare dal classico film del 1939 diretto da William Wyler e interpretato da Merle Oberon e Laurence Olivier, così come sul piccolo schermo, compresa la versione del 1992 di Peter Kosminski con Ralph Fiennes e Juliette Binoche.
Quest'ultima trasposizione porta la firma inconfondibile di Emerald Fennell, la regista di Una donna promettente e soprattutto di Saltburn, orgoglioso mix di trash e pop che vedeva fra i suoi interpreti sia Jacob Elordi, che in Cime tempestose edizione 2026 è il nuovo Heathcliff, che Alison Oliver, che intrepreta l'ingenua Isabella, la protetta di Edgard.
Fennell si getta a capofitto in questa celebre storia di passione e tradimenti creando il suo consueto universo glamour e barocco, a metà fra lo storico-pop di Sofia Coppola e il pink romance degli Harmony, senza temere gli sconfinamenti nel kitch e nel trash. Il suo stile è aggiornato ai tempi e ai gusti del pubblico social, e ha l'intrattenimento visivo come priorità assoluta. Recensione ❯
Il film è basato sul romanzo "Project Hail Mary" di Andy Weir, autore di "The Martian". Espandi ▽
Risvegliatosi dopo un lungo coma farmacologico su una astronave, Ryland Grace è un insegnante di scienze in una scuola media, ma in passato era un ricercatore universitario di biologia, con teorie controcorrente. A capo di una unità di crisi internazionale, che cerca di scongiurare una prossima glaciazione, Eva recluta Ryland e gli dà l'occasione di studiare gli astrofagi. Quindi gli affida il ruolo di astronauta scientifico in una missione diretta verso l'unica stella vicina che gli alieni non stanno prosciugando. Ryland sarà il solo sopravvissuto dell'equipaggio, ma arrivato a destinazione troverà un "collega": un extraterrestre giunto in cerca della soluzione al medesimo problema.
L'ultima missione: Project Hail Mary è tratto dal terzo romanzo dello scrittore di "The Martian", Andy Weir, e propone nuovamente una fantascienza con l'accento sulla scienza, questa volta però in chiave più favolistica. Gosling è al centro di ogni scena e può sfoggiare sia il suo charme da star hollywoodiana, sia la sua passione per la commedia fisica, il film infatti non manca di momenti slapstick.
La dinamica tra il suo personaggio e il roccioso alieno è al centro della seconda parte del film, che diventa così un'opera sulla collaborazione e la speranza. Recensione ❯
Una commedia brillante e divertente che esplora un momento che non è stato mai davvero raccontato nelle storie d'amore: la pausa di riflessione. Espandi ▽
Walter e Fiorella si sono innamorati trent'anni prima, si sono sposati, hanno avuto due figli, Luca e Martina, e Walter ha aperto un ristorante di cucina tradizionale romana di successo che lo impegna h24. Ma Fiorella è stanca delle assenze del marito dovute proprio all'ossessione per quel ristorante, nonché delle sue reazioni "basiche", come quella che ha avuto quando ha scoperto che Martina è incinta e tutto quello che gli interessa è scoprire chi è il padre del bambino. Fabrizio è innamorato della compagna Valeria ma lei non ne può più di lui e forse si sta già guardando in giro, mentre i genitori di Fabrizio si separano dopo una vita insieme per ingannare il Fisco.
Erica si divide fra un'amica gay e un misterioso ragazzo conosciuto su Internet, che dopo un incontro appassionato le fa ghosting, sparendo dalla circolazione. Gianni, amico e cliente di Walter e suo coetaneo sessantenne, si alterna invece fra quattro archetipi (e stereotipi) femminili - la mamma, la sessuomane, l'intellettuale, la pischella - convinto che insieme costituiscano la donna ideale e che l'uomo sia "poligamo nel DNA". Che cosa accomuna tutti questi personaggi? La decisione, ad un certo punto, di prendersi una pausa, ognuno rispetto ai propri compagni di vita (veri o prospettivi), perché "i sentimenti sono cambiati".
Che cosa funziona nel film? L'interazione fra alcuni degli attori, con Giallini come comune denominatore: Giallini/Gerini, Giallini/Memphis, Giallini/Calabresi. Ancora Giallini travestito da Hulk. Sempre Giallini nella caratterizzazione di un uomo che arriva a capire le evoluzioni della contemporaneità, ma non sempre ad accettarle. E l'inattesa abilità canora di Fabio Volo e Aurora Giovinazzo. Recensione ❯
Una lunga notte di colpi di scena, situazioni paradossali e ridicole per la sesta regia di Antonio Albanese. Espandi ▽
Umberto ha dilapidato i soldi del padre. Beppe fa l'idraulico e abita con una mamma asfissiante. Gigi contava sull'eredità di una zia facoltosa, ma lei gli ha lasciato solo parrucche e trucchi. Una notte, mentre trasportano Gigi in stato semicomatoso, Umberto, Beppe e Toni (sotto misura cautelare in vista dell'ennesimo processo, questa volta per truffa ai danni del Fisco) fanno un incidente del quale dovranno affrontare le conseguenze, dando il via ad una catena di equivoci e di sorprese atte a sconvolgere la loro vita senza direzione.
Le buone intenzioni di Albanese e il suo desiderio di tornare ad una comicità semplice ambientata in una provincia popolata da personaggi ingenui sono evidenti, ma c'è poca realtà sia nella costruzione di quei personaggi che nelle azioni insensate che compiono.
Antonio Albanese ha spesso interpretato personaggi amabilmente strampalati e la sua cifra lunare è di solito accattivante, sia come attore che come regista, anche perché spesso propone un commentario sulla nostra società e la nostra epoca. Lavoreremo da grandi invece sembra semplicemente girare a vuoto, all'interno di un vuoto di senso e di credibilità, e purtroppo ottiene l'effetto deludente di un colpo sparato a salve. Recensione ❯