Un film che porta tutti i segni del genio di Jude, con un'elegante struttura e il consueto gusto per l'assurdo. Commedia, Romania2025. Durata 109 Minuti.
Una donna è costretta a sfrattare un senzatetto. Questa azione le causerà una crisi. Espandi ▽
A Cluj, in Romania, si intrecciano le storie di un senzatetto che vaga per la città e di Orsolya, una donna di origini ungheresi che si è trasferita in Transilvania e qui ha messo su famiglia. Ora lavora per il comune come ufficiale giudiziario, e sarà lei a costringere il senzatetto a sgomberare l'alloggio che occupava irregolarmente. Per la donna sarà l'occasione di confrontarsi con il suo senso di colpa e di responsabilità, un processo grottesco, buffo e amaro al tempo stesso che la spingerà a cercare supporto nelle persone attorno a sé.
Pur meno caleidoscopico dei suoi capolavori recenti, Kontinental '25 porta tutti i segni del genio di Jude, con un'elegante struttura bipartita e il consueto gusto per l'assurdo che lascia nella memoria immagini tanto ridicole quanto risonanti, capaci di far collassare le nozioni di alto e basso.
Ma è soprattutto attraverso la conversazione - motore instancabile che però gira a vuoto - che Jude mette in scena l'insoddisfazione e la frustrazione, confermandosi come l'autore del cinema europeo più rilevante della nostra epoca. Recensione ❯
Marguerite e Sofiane, coppia felice, vedono la loro vita sconvolta da un assurdo: dover "divorziare di nuovo" in Vaticano per annullare il matrimonio cattolico. Espandi ▽
A Rouen, Marguerite vive serena con il compagno e la figlia adolescente, mantenendo al tempo stesso un rapporto amichevole con Fred, suo primo marito da cui ha divorziato. Un giorno l’uomo le annuncia di volersi risposare, e le chiede aiuto per una semplice pratica di annullamento anche della loro unione religiosa. Marguerite si mostra disponibile, ma la burocrazia della Chiesa complica le cose e la costringe a rimettere in esame la natura del suo rapporto con Fred, nonché la storia trascorsa insieme e la figlia che condividono. Il caso finirà per coinvolgere tutti i membri di questa strana famiglia allargata, portando la comitiva fino a confrontarsi con i vertici del Vaticano. Classica commedia francese fatta di equivoci, romanticismo e incroci familiari, C'est quoi l'amour è girato con brio da Fabien Gorgeart, il quale saggiamente lascia che a farla da padrone siano Laure Calamy e Vincent Macaigne: due attori protagonisti che sono forse il simbolo di questo particolare genere nel panorama transalpino contemporaneo. Insieme danno vita a un particolare esempio di comédie de remariage che trova una chiave insolita per squarciare lo status quo relazionale e far (ri)partire la giostra. Recensione ❯
Un uomo dal futuro arriva in una caffetteria di Los Angeles, e cerca di salvare il mondo dalla minaccia della maligna intelligenza artificiale. Espandi ▽
«Questa non è una rapina». Inizia così il discorso di un bizzarro sconosciuto che irrompe in un diner e sostiene di venire dal futuro per avvertire che bisogna assolutamente salvare l'umanità. Sono 117 volte che ci prova senza successo, non può farcela da solo, devono aiutarlo gli ignari e scioccati clienti del diner, per impedire a un genio di nove anni di creare l'AI che distruggerà tutto. Una squadra improvvisata accetterà di seguirlo nell'impresa e partirà una (dis)avventura che definire rocambolesca è poco, in cui fino alla fine proveranno a portare a termine l'ardua e letale missione.
È una satira sci-fi sui pericoli della tecnologia, un delirante disaster movie apocalittico su l'AI, il nuovo film firmato da Gore Verbinski.
Il film è una denuncia che non si limita alla sola tecnologia e alla dipendenza da essa, ma affronta anche temi come clonazione e stragi di bambini nelle scuole americane, con un umorismo graffiante e spesso scorretto che salva gran parte del film. Recensione ❯
Il documentario intreccia tre storie che rivelano come il controllo sul corpo femminile diventi il terreno su cui si gioca la libertà di tutti. Espandi ▽
Trentadue donne vengono arrestate in Cambogia. Sono madri surrogate, una legge improvvisa le criminalizza, vengono arrestate, spesso in condizioni disumane, costrette a partorire lì e poste davanti all'ultimatum: crescere quei figli oppure passare vent'anni in carcere. Dalla Cambogia si passa all'Italia, dove chi è ricorso all'estero alla gestazione per altri in paesi in cui è legale diventa un fuorilegge, perseguibile con multe salatissime fino a 200mila euro per quello che è stato decretato "reato universale". In una serie di testimonianze di madri che per motivi diversi hanno scelto di ricorrere alla gestazione per altri, colpisce la storia di una figlia. È Lia, ragazza nata da questa pratica oggi equiparata a un crimine, figlia di due padri e attivista sul tema, che chiama in causa dibattiti più che mai attuali non solo sul corpo delle donne e la genitorialità, ma sulla libertà di scelta e il diritto di autodeterminarsi.
È un documentario importante, Mothers di Alice Tomassini. Di grande attualità e di altrettanto spessore, fa a meno degli orpelli per raccontare - con un linguaggio smaccatamente cinematografico, dalla scrittura alla messa in scena - una questione centrale della nostra società: formalmente la gestazione per altri, di fatto il rischio di essere considerati criminali da un giorno all'altro. Recensione ❯
Una donna sta aspettando un figlio ma a essere incinta è la sua compagna. Cerca il suo posto in questa famiglia. Espandi ▽
Francia, 2014. Nadia e Céline sono una coppia gay che ha potuto sposarsi grazie alla nuova legge Taubira che ha sancito il matrimonio omosessuale, e ora che Nadia è incinta tramite fecondazione eterologa avvenuta in Danimarca si preparano all'adozione, che potrà avvenire solo dopo la nascita. È stato deciso che la madre biologica fosse Nadia che ha 37 anni, mentre la più giovane Céline forse potrà vivere personalmente quell'esperienza più avanti. Ma non è facile calarsi nei rispettivi ruoli: la madre biologica che soffre tutte le difficoltà della gestazione e del parto, e quella di adozione che - esattamente come succede ai neopapà - si sente messa in secondo piano e si domanda se il suo attaccamento al neonato sarà un istinto naturale, come sembra esserlo per le neomamme.
In realtà il punto della storia di Love Letters, opera prima della regista Alice Douard che ha vissuto in prima persona l'esperienza che racconta, niente è necessariamente naturale nella genitorialità, anche perché sia Nadia che soprattutto Céline hanno avuto modelli per certi versi discutibili: la prima ha una madre delegittimante e un po' bigotta che ha fatto fatica ad accettare l'omosessualità della figlia, la seconda ha per mamma una celebre pianista che è andata per concerti delegando il ruolo genitoriale al marito, che però è morto per infarto quando la figlia era ancora piccola. Recensione ❯
Un flusso di immagini ed emozioni che non teme l'indicibile e il conturbante. Alla sua opera prima Stewart mostra di saper osare. Biografico, Drammatico - Francia, Lettonia, USA2025. Durata 128 Minuti.
Lidia cresce tra abusi e dolore. Nuoto e scrittura sono vie di fuga, ma tra lutti e dipendenze il percorso verso la salvezza sarà lungo e incerto. Espandi ▽
Lidia è una bambina che cresce tra il nuoto e una famiglia in frantumi. Una borsa di studio per il nuoto è la promessa di una vita migliore, ma Lidia dovrà imparare tutto da capo. Ad amare, a rapportarsi agli altri in modo non violento, a sopravvivere a un lutto grave e alle dipendenze multiple in cui finisce per gettarsi. Affamata di vita, intravede nella scrittura una forma di salvezza. È un film viscerale, carnale, appassionato e malato, The Chronology of Water di Kristen Stewart. Un film fuori dall’ordinario che osa portare in scena una storia “scandalosa”, raccontata nell’omonimo romanzo autobiografico di Lidia Yuknavitch. Un flusso amniotico di immagini ed emozioni che non teme l’indicibile e il conturbante. Alla sua opera prima Stewart dimostra di avere maturato negli anni una sua chiara idea di cinema e uno stile nuovo con cui proporla sullo schermo, lontana dalla retorica e dal didascalismo. Un cinema che non deve e non vuole essere rassicurante, intento a raccontare i sentimenti estremi di chi ha subito traumi troppo grandi da elaborare. Recensione ❯
Marina, 18 anni, cerca una firma dai nonni mai conosciuti e scopre segreti di famiglia che la aiutano a ricostruire il ricordo dei suoi genitori. Espandi ▽
(Video)camera a mano e diario della madre in tasca, Marina parte alla volta della Galizia e della famiglia di suo padre, morto di AIDS molti anni prima. Adottata 'altrove', ha bisogno di un certificato anagrafico per ottenere una borsa di studio. Ma dietro alla ragione officiale, si nasconde il desiderio ardente di ricostruire la vita dei suoi genitori, su cui la famiglia mantiene un rigoroso riserbo. Negli stessi luoghi in cui sua madre e suo padre sono stati innamorati e felici, disperati e sconfitti, Marina troverà il suo posto e lo slancio per il futuro.
Il terzo film di Carla Simón è un poema di sole e iodio. Ambientato sulle coste galiziane, Romería esplora le ferite biografiche dell'autrice, che reclama costantemente le immagini mancanti.
Siamo di fronte ad un film riparatore che si allontana progressivamente dai toni realistici, perché la verità della memoria non si trova mai nella ricerca erudita, documentaristica, ma nella fuga romanzesca dell'inconscio, per mediazione della fiction. Recensione ❯
Dopo un incidente, un ingegnere sposa una principessa sirena: tra media, affari e ricordi perduti, l'amore unisce terra e mare. Espandi ▽
In un futuro alternativo in cui il contatto tra umani e creature marine intelligenti è ormai una realtà consolidata, il giovane impiegato Stephan conduce una vita ordinaria e priva di scosse. Tutto cambia quando riceve una proposta di matrimonio da ChaO, principessa del regno sottomarino. L'incontro tra due mondi lontanissimi per cultura, abitudini e persino biologia dà avvio a una relazione improbabile, destinata a mettere in discussione certezze individuali e pregiudizi collettivi.
In un'epoca in cui gran parte dell'animazione mainstream tende a privilegiare l'azione, il citazionismo o la nostalgia, ChaO sceglie invece la strada meno battuta della commedia romantica fantastica. Una scelta che restituisce al film una freschezza e una sincerità difficili da ignorare.
Più che un racconto sul futuro o sulle creature marine, ChaO è una favola contemporanea sull'incontro tra sensibilità incompatibili, e sulla possibilità che proprio da quell'incompatibilità nasca qualcosa di prezioso. Recensione ❯
Dal punto di vista di una gallina, il film segue la sua vita tra libertà, istinto materno, incontri con animali e uomini, rivelando violenza e ingiustizie del mondo. Espandi ▽
Hen è l’unico pulcino nero nato in mezzo a tantissimi gialli nato in un allevamento industriale. Si trova dentro un tir e sembra destinata a morte sicura quando riesce a scappare durante una sosta in una stazione di servizio. Neanche il tempo di godersi la libertà che la sua vita è di nuovo in pericolo. Una volpe l’ha avvistata e le sta dando la caccia ma riesce a sventare anche questo attacco. Poi si ritrova in un mercato affollato e in mezzo a una manifestazione fino a quando viene catturata da un cane, Titan, che la porta dal suo padrone Ioannis, proprietario dell’ex-ristorante Panorama che vive lì assieme alla figlia e al fidanzato di lei, un trafficante senza scrupoli. Hen così viene catturata e rinchiusa poi in un pollaio assieme alle altre galline. Ma anche in quella situazione di estrema difficoltà, trova il modo di reagire tentando di nuovo la fuga.
La vita ad altezza di gallina. La libertà, il vagabondaggio, la cattura. Che cos’è Hen. Storia di una gallina? Ha la struttura del coming of age ma anche il respiro di un thriller, che caratterizza tutta la seconda parte del film, forse non controllata del tutto fino in fondo anche se c’è un momento particolarmente riuscito, quello in cui due criminali irrompono nel ristorante e dicono ai clienti di andarsene. Il suo sguardo corrisponde spesso con quello del cineasta. A volte è in simbiosi, altre in contrasto. Diventano contagiose soprattutto le sue percezioni sensoriali ed è qui che Hen. Storia di una gallina risulta comunque originale. Si passa dalla paura all’incoscienza e alla ricerca della fiducia nel mondo. Non sempre serve mostrare tutto ed Hen. Storia di una gallina l’ha capito solo in parte. Perché i momenti più riusciti sono quelli in cui il nostro passo è lo stesso di Hen. Recensione ❯
Un film che immerge nelle percezioni della protagonista trovando una completa identificazione tra il suo sguardo e quello della cineasta. Drammatico, Spagna2025. Durata 99 Minuti.
Una donna sorda deve affrontare le difficoltà di crescere un figlio. Espandi ▽
Ángela, una donna sorda, aspetta un figlio dal suo compagno Héctor che è udente. La coppia è felice e la gravidanza sembra portare un nuovo entusiasmo. Lei ha un gruppo di amici, anche loro sordi, e dei genitori, udenti, con cui non ha un rapporto facile e che fanno fatica a capirla. Con la nascita della bambina, che si chiama Ona, iniziano però ad emergere delle paure e dei dubbi. La coppia deve intanto aspettare un paio di mesi per sapere se la neonata è udente o no. Poi Ángela non riesce a entrare in sintonia con la figlia e si sente isolata dal mondo esterno come nel caso delle mamme degli altri bambini, e con Héctor ci sono delle incomprensioni sempre più frequenti. La situazione esplode quando una mattina litigano per un motivo apparentemente banale ma che crea una distanza ancora maggiore tra loro. Il loro amore non è finito ma dovrà evolversi se vuole sopravvivere. Nel modo di raccontare la storia sembra esserci l’intimità, quasi la riservatezza di un film di famiglia. Alcuni momenti sembrano rubati dalla vita vera a cominciare da tutta la sofferta sequenza del parto, che ha un’intensità e una fisicità potentissimi. Superata la marcata componente descrittiva iniziale, immerge alla distanza nelle reazioni e nelle percezioni della protagonista. Non cerca la pietà o l’identificazione forzata e trova nella parte finale, quando il suono sparisce, una completa identificazione tra lo sguardo della cineasta e quello di Ángela. Recensione ❯
Dopo che gli incendi hanno devastato il suo ranch, un cowboy di nome Dusty finisce in un campo, trovando comunità con altre persone che hanno perso la casa, tra cui sua figlia e l'ex moglie. Espandi ▽
Un incendio ha appena distrutto il suo ranch familiare di duecento settanta acri. Il giovane Dusty, strappato al suo amato allevamento, vive come un reduce di sé stesso, arrangiandosi con lavoretti a giornata. Cowboy malinconico e solitario, dorme in una piccola roulotte allestita in un campo emergenze dove, giorno dopo giorno, combattendo l’iniziale ritrosia, inizia a solidarizzare con le altre persone sfollate. Nel frattempo, intanto, è chiamato a ricucire i rapporti con la piccola Callie-Rose avuta dall’ex compagna Ruby. Dai cataclismi che hanno flagellato e flagelleranno l’America occidentale, il regista e sceneggiatore deriva un dramma sommesso e sussurrato, un canto di resilienza individuale e rigenerazione comunitaria. Rebuilding canta un’America aspra e rurale, matrigna e materna, acre e incommensurabile che conserva intatto il suo fascino, la residenza in un certo cinema controculturale a stelle e strisce che per brevità non almanacchiamo. E nel farlo, esalta la prova in levare del nuovo Angelo dalla faccia sporca del cinema britannico: Josh O’Connor. Recensione ❯
Un racconto d'infanzia ipercinetico con un'estetica viva, originale e salutare per il nostro cinema. Drammatico, Italia, Svizzera, Francia2025. Durata 105 Minuti.
Una bambina fa amicizia con due coetanee che le insegneranno cosa significa veramente l'infanzia. Espandi ▽
1997, estate in una soporifera e residenziale Ferrara. La piccola Linda, di otto anni, si trasferisce al seguito della madre Eva. Qui incontra Azzurra e Marta, due sorelle spesso lasciate a loro stesse dalla madre, divisa tra il ruolo di infermiera e la passione per la fabbricazione di bambole, e da un padre distante. Finora hanno potuto contare sul fedele cane e su Carlino, il babysitter queer che si occupa di loro, ma con l’aggiunta di Linda formano una banda di ragazzine che in movimento perpetuo esplorano il quartiere, il mondo, e la possibilità di diventare grandi. Racconto d’infanzia che preme verso il suo limite estremo, il primo film a quattro mani delle sorelle Bertani è un trattato ipercinetico su un’età di passaggio. L’impianto estetico è vivo, originale e – armato di tutte le sue idiosincrasie – salutare per un cinema nazionale che ha bisogno di prospettive del genere. Il fatto che le autrici vengano dal mondo della pubblicità spiega forse perché lo stile sia già curatissimo e pienamente formato mentre la scrittura funzioni più come prova d’intento che come indagine davvero approfondita. Recensione ❯
Un remake altamente professionale a cui manca inevitabilmente il respiro dell'originale. Espandi ▽
Luis Molina viene gettato in una cella in cui si trova Valentin, un prigioniero politico. La ‘colpa’ di Molina è quella di essere gay. Valentin mal sopporta la presenza di questo compagno di detenzione per lui troppo invadente. Inizierà progressivamente a comprenderlo quando Molina, per sfuggire alla crudeltà che li circonda, inizierà a raccontargli il film più importante della sua diva preferita, la mitica Ingrid Luna. Il bacio della donna ragno - così si intitola il musical cinematografico - si materializzerà e vedrà i due diventarne i protagonisti. Il bacio della donna ragno arrivò sugli schermi nel 1985. All’epoca non si definiva, come invece si fa nel remake, lo stato in cui aveva luogo l’azione ma, trattandosi comunque di America Latina il pensiero correva inevitabilmente all’Argentina. Questo faceva sì che si sentisse l’urgenza di una narrazione che andasse oltre i pur importanti film di diretto impegno politico dell’epoca. Riprendere ora il plot di base assume inevitabilmente un altro significato. I due protagonisti sanno giostrarsi adeguatamente nel doppio ruolo, resta però l’impressione di una doppia ‘messa in scena’ seppur altamente professionale. Recensione ❯
Londra. Una bomba inesplosa che risale alla Seconda Guerra Mondiale viene scoperta in un cantiere edile molto frequentato a Paddigton. L'esercito e la polizia isolano la zona ed evacuano i civili. Tra loro ci sono anche Rahim e i suoi genitori. Nel frattempo, il maggiore Will Tranter e la sua squadra vengono mandati sul posto per disinnescare l'esplosivo ma le cose si complicano ulteriormente quando viene scoperto un detonatore a tempo. Approfittando del caos, Karalis, X, Y e Z irrompono nella Bank Al Muraqabah, scavano un tunnel dal piano inferiore dell'edificio vicino e rubano denaro e gioielli. Sembra la rapina perfetta progettata nei minimi dettagli. Ma qualcosa va storto. In realtà le cose non sono come appaiono ... Recensione ❯
Un'opera che sembra aver trovato la soluzione perfetta per equilibrare la commedia con un tocco di surreale e il dramma famigliare. Drammatico, Islanda, Danimarca, Svezia, Francia2025. Durata 109 Minuti.
Anna e Maggi si separano lentamente, tra lavoro, figli e momenti condivisi. I gemelli, lasciati spesso soli, inventano giochi strani e rischiosi. Espandi ▽
Anna e Magnus, detto Maggi, si stanno separando: è un processo graduale, che la coppia porta avanti trascorrendo ancora del tempo insieme ai tre figli, in escursioni o in cene a casa. Quando i genitori non ci sono, i figli si dedicano a passatempi curiosi: in particolare i due gemelli, che tendono a creare giochi bizzarri e talora pericolosi per la loro incolumità. Il tipico gusto nordico per uno humour trattenuto, ma non per questo meno crudele, trova in Hylnur Pálmason un interprete di eccezione. The Love That Remains appare come la sua opera più compiuta sin qui, particolarmente sentita perché attinente all’esperienza di vita del regista e perché la giusta misura per mantenere un equilibrio di umori contrastanti – la commedia con un tocco di surreale e il dramma famigliare (mitigato dalla prima) – sembra aver trovato la soluzione perfetta.
Permane un senso di inafferrabilità nel film, la sensazione che la vita e le sue assurdità non si possano prevedere né comprendere e che, forse, un nucleo familiare possa meglio funzionare se disunito. Recensione ❯