| Titolo originale | Wonder Woman |
| Anno | 2017 |
| Genere | Azione, Avventura, Fantasy, |
| Produzione | USA |
| Durata | 141 minuti |
| Regia di | Patty Jenkins |
| Attori | Gal Gadot, Chris Pine, Connie Nielsen, Robin Wright, Danny Huston, David Thewlis Saïd Taghmaoui, Ewen Bremner, Lucy Davis, Elena Anaya, Dino Fazzani, Kaveh Khatiri, Doutzen Kroes, Samantha Jo, Lisa Loven Kongsli, Florence Kasumba. |
| Uscita | giovedì 1 giugno 2017 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia |
| MYmonetro | 2,79 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 8 giugno 2017
Argomenti: DC Extended Universe Wonder Woman
Decisa a salvare il mondo dalla catastrofe, la principessa delle Amazzoni Diana abbandona la sua terra e si trasforma in Wonder Woman. Il film ha ottenuto 3 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, ha vinto un premio ai SAG Awards, ha vinto un premio ai CDG Awards, 1 candidatura a Producers Guild, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office Wonder Woman ha incassato 3,5 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Diana è l'unica figlia della regina delle Amazzoni, Ippolita. Cresciuta nell'isola paradisiaca offerta al suo popolo da Zeus, sogna di diventare una grande guerriera e si fa addestrare dalla più forte delle Amazzoni, la zia Antiope. Ma la forza di Diana, e il suo potere, superano di gran lunga quelli delle compagne. Il giorno in cui un aereo militare precipita nel loro mare e la giovane, ormai adulta, salva dall'annegamento il maggiore Steve Trevor, nulla e nessuno riuscirà ad impedirle di partire con lui per il fronte, dov'è determinata a sconfiggere Ares e a porre così fine per sempre alla guerra.
Il film diretto da Patty Jenkins trasporta l'azione - che nel fumetto e nelle prima stagione televisiva era ambientata in piena Seconda Guerra Mondiale - verso la fine della Grande Guerra, quella di trincea, dove il combattimento è opportunamente corpo a corpo, ma non fa grande differenza, perché il piano del generale Ludendorff e della Dottoressa Maru, la strega delle bombe chimiche, è già un piano nazista, un progetto di sterminio su larga scala. In questo contesto, Wonder Woman è però ancora di là da venire, non se ne pronuncia il nome e ci si guarda bene dall'associarla alla bandiera a stelle e strisce (l'America resta sconosciuta, "cara" soltanto in quanto patria di Steve), sembra di stare piuttosto dentro Allied, con i due amanti sotto copertura, tra gala ad alto rischio e paesi di campagna ridotti in macerie.
Gli sceneggiatori del cinecomic ci chiedono questa volta qualcosa in più di un paziente ritorno alle origini e al recupero del mito (per ribadire il quale alcune scene sull'isola delle Amazzoni attingono a piene mani dall'addestramento di Achille in Troy): la richiesta, più ardita, è quella di adottare, in qualche modo, l'estrema ingenuità di cui è portatrice il personaggio di Diana e che la allontana diametralmente dal ricordo dell'icona Lynda Carter (che, con le sue smorfie e quel gioco di occhiali, stava se mai più dalle parte della maestrina che dell'allieva senza appigli).
La Wonder Woman di Gal Gadot è una specie di Don Chisciotte, come racconta l'immagine di lei per le strade di Londra in cappotto lancia e scudo, spaesata tra i comuni cittadini, che non condividono la sua visione dell'universo, imbottita delle figure mitologiche con le quali è stata cresciuta e protetta dalla verità e dalla banalità del mondo. Ma non è facile aspettare senza sbuffare che arrivi la sua tardiva presa di coscienza e, con essa, la consapevolezza che la guerra non è un gioco e la vera forza è nell'amore... Il film ci intrattiene ma ci mette anche a dura a prova, riducendo le avventure della più amata delle supereroine femminili ad un romance tra ragazzi ("Aveva ragione mia mamma..."), dove c'è spazio per lo humour malizioso sugli attributi maschili (l'orologio, s'intende) e per le sequenze al ralenti targate Zack Snyder (produttore e patron dell'operazione) ma non c'è ancora posto per ammirare il personaggio nel pieno della sua fioritura e della sua indipendenza.
Per vedere Wonder Woman, insomma, occorrerà attendere il capitolo francese, attraversando, nel frattempo, questo lungo prologo come una terra di nessuno, anche stilisticamente variabile e incerta.
In anni come i nostri, in cui l'eroismo è al centro del cinema di maggiore incasso e in cui gli eroi sono sempre meno uomini e sempre più donne, portatrici di un punto di vista, di un atteggiamento e proprio di un "eroismo" differente, l'arrivo sul grande schermo di Wonder Woman sembra più appropriato che mai. La forza del personaggio è testimoniata dal suo successo praticamente immediato. Già nei suoi primi anni di vita (a partire dal 1941) era presente su quattro diverse testate, di cui solo una portava il suo nome.
Creata da un fervente femminista come William Moulton Marston, le sue storie avevano toni inediti e mostravano atteggiamenti femminili impensabili per l'epoca. Per questo motivo le sue pubblicazioni sono state duramente represse, mutate e anche chiuse almeno fino agli anni '80.
Una vera lotta per fare di quel personaggio qualcosa di diverso. A lungo costretti ad assumere atteggiamenti più "normali" ed "edificanti", i fumetti di Wonder Woman sono tornati ai toni femministi originali solo con le gestioni più moderne, in particolar modo con quella di Perez che ha potuto ricominciare da capo con un nuovo numero 1 e una nuova origine.
È questa la stessa origin story di cui si abbevera il film diretto da Patty Jenkins (la regista di Monster) ma prodotto con la mano fortissima di Zack Snyder, lo stesso che ha diretto L'uomo d'acciaio e Batman v Superman.
Un'eroina che non somiglia agli eroi
La caratteristica principale di Wonder Woman, in origine, è di non somigliare a nessun altro supereroe. Nonostante incorpori caratteristiche simili a molti altri (forte e veloce come Superman, capace di guarire in fretta da ogni ferita ma anche immune dal controllo mentale e capace di "sentire" trappole magiche), la maniera in cui agisce, le motivazioni che la spingono e l'interazione che ha con il mondo è completamente diversa. In questo sta il suo femminismo, nel non agire come un uomo e proporre invece un atteggiamento differente, uno vincente e autonomo.
L'annuncio di un film interamente dedicato a lei e del fatto che sarebbe stata Gal Gadot ad interpretarla ha subito dato via a speculazioni sul fisico dell'attrice, in teoria non adatto (nella pratica invece perfetto). Proprio questo genere di dibattito e di polemica è parte di quella forza che il corpo della donna ancora ha nel discorso sociale e quindi parte del fascino, del successo e dell'importanza di Wonder Woman nella cultura popolare.
Dunque, a prescindere dall'esito del film, è un segno importante che ad occuparsi dell'adattamento (anche se solo in veste di produttore esecutivo) sia proprio Zack Snyder, regista che lungo tutta la sua filmografia ha dimostrato una passione e un occhio non comuni verso il concetto di forza. C'è sempre una forza, morale o fisica, alla base dei personaggi di Snyder, la durezza e la pressione degli oggetti o dei corpi gli uni contro gli altri è il modo in cui i personaggi interagiscono nei suoi film. Uno sparo o uno schiaffo nei suoi film non sanno essere altro che un'affermazione di superiorità odiosa, umiliante o gloriosa e necessaria a seconda di chi la porta.
Wonder Woman nasce per essere più forte degli uomini ma anche intelligente e bella, per poter essere tutto a partire da una forza non comune.
Una donna al centro di un film d'azione
Negli ultimi anni, almeno da Hunger Games in poi (ma piccole tracce si trovano anche in film di poco precedenti), Hollywood ha scoperto che è possibile girare film di grandissimo incasso che non partano da presupposti maschili, ma anzi che sfruttino la novità di un arco narrativo che segue tempi e ragionamenti femminili. Film in cui la storia d'amore non sia per forza un obbligo cui ottemperare per accattivarsi anche un pubblico femminile ma parte della definizione del personaggio, in cui la risoluzione non sia solo violenta e finalizzata alla supremazia fisica ma prenda in considerazione percorsi e tattiche diverse.
Mettere una donna al centro di un film d'azione inoltre significa dare un altro senso alla presenza del corpo nel genere. Il cinema d'azione infatti di suo è fondato sull'esposizione e sul movimento del corpo, sia esso asciutto e mobile o grosso e pesante, quello femminile se è trattato come tale e non come una versione più leggera di quello maschile, è anche in grado di dare una diversa forma ad ogni interazione, perché è un terreno di negoziazione di senso, luogo di conflitto e brama da parte degli altri.
Non stupisce quindi che nel film ci sia anche un altro corpo di straordinaria forza come quello di Robin Wright (originariamente la parte doveva andare alla più malleabile e fragile Nicole Kidman), regina Ippolita per questo film ma già incredibile figura di potere in House Of Cards. Nella serie tv la grazia e la potenza di un fisico in perfetta forma ed elegante, inguainato in abiti perfetti ma capace di portare decisioni spietate, usato con garbo ma non di meno "usato" in strategie raffinate, ha rifondato l'immaginario politico e, più in grande, quello legato alla supremazia femminile. In maniera non diversa anche Wonder Woman espone e nasconde il proprio corpo (e per questo i fumetti sono stati combattuti), lo usa e lo tiene a freno, non invade la storia con la sua prepotenza fisica come fa Superman, capace di risolvere tutto con la forza e poco con l'astuzia, ma lo dosa perché esso non sia un'arma contro sé stessa.
Nessuno vuole glorificare per forza eccessivamente i film della Marvel (che hanno i loro bei difetti), ma più la DC persiste in quest’opera di creare un suo proprio universo cinematografico, passo dopo passo invece di migliorare, finisce sempre più per far ristagnare i propri film nella melma amorfa di quei soliti due-tre cliché del genere (e che la protagonista sia una donna [...] Vai alla recensione »
Alla notizia che sarebbe stata Patty Jenkins a dirigere il costoso blockbuster della Warner, ispirato ai fumetti della DC Comics, gli appassionati si sono distinti in due categorie opposte: quelli che si sono fregati le mani immaginando una lettura particolarmente femminista della super-eroina mitologica e quelli che temevano l'incapacità di una regista "indie" nel governare l'imponente macchina dei film da franchise. Il risultato sembra dare maggior ragione ai secondi, non senza concedere l'onore delle armi all'autrice (alla quale, per tutta franchezza, sembra sovrapporsi l'estetica del produttore Zack Snyder, il vero "showrunner" che presiede all'universo DC).
A 14 anni da Monster, e con una lunga carriera in mezzo di episodi televisivi anch'essi al femminile (il dolente personaggio principale di The Killing ne è esempio indicativo), Patty Jenkins deve modellare la sua Diana - non ancora Wonder Woman - attraverso una origin story abbastanza fedele al fumetto originale.
Il problema è che la sua eroina nata dall'argilla - ma in verità figlia di Zeus e di un'amazzone - e cresciuta in un gineceo di donne combattenti, è sì figura femminile fiera e condottiera (come impone il girl power del cinema spettacolare anni Duemila) ma senza riti di passaggio significativi.
Nella prima parte del film, piuttosto schematico nei suoi tre atti, è ragazzina desiderosa di cimentarsi con le più grandi guerriere del suo popolo, tra cui una spaesata Robin Wright (lontanissima dalla controversa femminilità della first lady di House of Cards). La bambina piccola e rabbiosa ricorda da vicino Arya Stark di Il trono di spade, che pare essere un orizzonte non del tutto sconosciuto anche al modellarsi di Diana, che passa da ingenua a consapevole salvatrice del mondo. In questo caso il riferimento è Daenerys, che però fin dai titoli che recita ("Figlia della tempesta", "Madre dei draghi", ecc.) suscita ben altra empatia. Inoltre, passata attraverso la schiavitù - che le amazzoni progenitrici di Wonder Woman rigettano, sia per censo sia per sesso - Daenerys si è forgiata nella battaglia e ha conquistato sul campo la sua credibilità semi-divina.
Il suo nome in ebraico vuol dire "onda" e dal 1° Giugno 2017 travolgerà le sale italiane con Wonder Woman, il primo cinecomic al femminile che anticipa quello con Brie Larson nei panni di Captain Marvel, che vedremo solo nel 2019. Parliamo di Gal Gadot, l'ex modella israeliana nata a Rosh Ha'ayin nel 1985, che è stata scelta dalla Dc Comics per interpretare l'iconica eroina Amazzone nata negli anni '40 sulle pagine dei fumetti, grazie ad un'idea di William Moulton Marston.
Dopo un breve debutto in Batman V Superman: Dawn of Justice nel 2016, Gal Gadot è la protagonista assoluta di questa nuova avventura diretta da Patty Jenkins, che racconta le origini di Wonder Woman.
Dalla formazione della Principessa Diana Prince sull'Isola Paradiso delle Amazzoni, al centro dell'azione nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, sulle tracce dello spietato Ares. Fino ad oggi il grande pubblico ha identificato Wonder Woman con Lynda Carter, star della celebre serie tv degli anni '70, che ha presentato un personaggio sensuale e coraggioso nel suo costume originale rosso, blu e oro. Ma questa giovane attrice, eletta Miss Israele nel 2004, sembra aver raccolto l'eredità con stile e determinazione, portando sul grande schermo la vera essenza di "una donna comune che si trova a combattere contro un nemico, ma soprattutto con le proprie emozioni e sentimenti". Con lei Wonder Woman diventa il simbolo di un femminismo raffinato e dirompente che prova a cambiare le cose con humour, malizia e un profondo senso etico e morale.
Wonder Woman, popolare creatura della famiglia DC comics, la stessa di Batman e Superman, e rara icona femminista dei fumetti, viene strappata all'isola delle Amazzoni - come è suo destino - quando un pilota americano inseguito dai tedeschi che hanno scoperto in lui un agente nemico infiltrato irrompe in quel paradiso infrangendone l'equilibrio divino.
Wonder Woman (1976)