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sabato 25 novembre 2017

Stellan Skarsgård

Stellan da esorcizzare

Nome: John Stellan Skarsgård
66 anni, 13 Giugno 1951 (Gemelli), Göteborg (Svezia)
occhiello
Dieci anni in mare e un giorno a terra: è un caro prezzo da pagare per quello che abbiamo fatto.
Dipende da com'è quel giorno…

dal film Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo (2007) Stellan Skarsgård è Bill Turner
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Stellan Skarsgård

Il regista danese presenta in concorso a Cannes il suo film sulla fine del mondo.

Melancholia, è Von Trier Show

mercoledì 18 maggio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Melancholia, è Von Trier Show «Forse questo film è una schifezza. O forse no. Comunque è abbastanza probabile che non valga la pena vederlo. E quindi? Adesso che facciamo? Parliamo de L'Uomo Ragno?». Lars Von Trier, eccentrico e provocatorio per contratto: impossibile prenderlo sul serio, persino nel serissimo contesto del Festival di Cannes. Il suo film Melancholia, immaginifica storia sulla fine del mondo presentata oggi in concorso e accolta in sala da qualche fischio e applausi, sarebbe bastato a fornire sufficiente materia di discussione. Ma la performance del maestro danese, celebre per la personalità complessa («autovenerativa», dice lui), oltre che per la sua fertile e controversa produzione artistica, raramente si conclude in sala: se l’anno scorso, in competizione con Antichrist, si ritenne personalmente offeso dai giornalisti «che hanno applaudito solo per gentilezza – disse – dopo aver sghignazzato tutto il tempo», quest’anno sul palcoscenico di Cannes ha scelto di polemizzare soprattutto con se stesso. Accanto a lui i suoi attori, Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Jesper Christensen, John Hurt, Stellan Skarsgård, vinti dalla personalità dell’istrionico regista e serenamente disposti ad assecondarlo: uno come Von Trier, del resto, non si può certo arginare.


LARS VON TRIER

Perché un film sulla fine del mondo?
Von Trier: Per me non è esattamente un film sulla fine del mondo ma una riflessione su uno stato mentale, quello della malinconia, che conosco benissimo. Non ho tanto da dire su questo film. Sono felice di essere qui e sono felice che Melancholia non arrivi sugli schermi del pianeta Terra prima di un mese.

Perché questo titolo, Melancholia?
Perché è una bella parola, anche se abusata. Il sentimento della malinconia pervade le arti, e nel mio film è molto presente. L’idea di Melancholia è venuta da là, dal titolo.

Altre fonti di ispirazione?
Mi sono ispirato ai dipinti classici, agli artisti tedeschi e preraffaelliti. E anche ad Antonioni, a Bergman e Tarkovski. Piango sempre, quando vedo i film di Tarkovski. Però a me adesso piacerebbe parlare del mio prossimo film, si può?

Come sarà il suo prossimo film?
Kirsten Dunst mi ha convinto a fare un porno: in Melancholia ho ripreso la sua vagina, ma non le basta. Ha detto di sentirsi pronta per il nudo e di voler fare di più. Ne vuole sempre di più. Vuole un vero film hardcore, farò del mio meglio per accontentarla.

Pensa di trovare altre attrici per il suo porno?
Figuriamoci, ma certo. Siamo già al lavoro sul soggetto: io voglio i dialoghi, ma alle mie attrici non gliene frega niente. Vogliono solo sesso. Vi prometto che il mio prossimo film durerà 4 ore. Sarà un film a capitoli, posso già rivelare il nome del primo: "East/West Church".

Tornando a Melancholia, può raccontare come ha lavorato sulla luce?
L’unico consiglio che mi ha dato il mio direttore della fotografia è stato quello di non fare l’errore tipico dei registi di mezza età, che ingaggiano donne sempre più giovani e sempre più nude. L’ho mandato a quel paese, io faccio quello che voglio. Mi sento un uomo libero, soprattutto da quando ho smesso di bere e mi sono dato alla lettura. Sono diventato più noioso ma mi sento bene, anche se filosoficamente sono contrario al non bere.

Si parlava della luce...
La luce divina è qualcosa di molto importante, ma la luce in generale è importante, perché è il cuore del cinema. Per questo quando guardo Tarkovski piango, perché per me è come avere a che fare con lo Spirito Santo. Sono un uomo molto sensibile alla sofferenza e al senso di colpa cattolico, per quanto ci sia in me anche un lato più leggero che di tanto in tanto, con film come Melancholia, riesco a far emergere.

Melancholia parla della fine del mondo: le sembra un tema leggero?
A me non pare così terribile pensare al fatto che il pianeta muoia. Tutti dobbiamo morire prima o poi. Per me in un certo senso Melancholia è una commedia: se avessi voluto farne una tragedia, vi sareste spaventati.

Perché ha scelto di cominciare il film con la fine del mondo?
Si dice che i film si guardano per sapere come andranno a finire, ma secondo me non è così: sappiamo che James Bond rimarrà vivo alla fine, eppure le sue avventure sono sempre emozionanti. Ho voluto essere chiaro sin dall’inizio: quando vedi Melancholia sai come finisce, almeno non ti illudi.

È soddisfatto del risultato? Che effetto le fa rivedere il suo film a Cannes?
Forse tutta quella musica di Wagner era esagerata, ci siamo fatti prendere la mano e il film è diventato troppo romantico. Quando ho visto i primi fotogrammi, ho pensato che questo film fa veramente schifo. Spero di no.

La sua vita privata influenza la sua ricerca stilistica?
Non lo so. L’unica cosa che posso dire è che per tanto tempo ho pensato di essere ebreo e ne ero molto felice, ma da quando è arrivata Susanne Bier ho perso tutta l’allegria. Ho scoperto recentemente di avere origini tedesche, nella mia famiglia ci sono anche dei nazisti. Noi nazisti in effetti abbiamo una certa tendenza alla megalomania.


KIRSTEN DUNST e CHARLOTTE GAINSBOURG

Cosa vi ha spinte a lavorare con Von Trier?
Kirsten Dunst: Per me Lars è l’unico regista capace di scrivere grandi film per donne, ruoli magari complicati ma unici: la cosa più interessante del mio personaggio è che mentre il mondo sta per finire, lei diventa più forte. A volte i depressi nelle situazioni tragiche tirano fuori una forza inaspettata.
Charlotte Gainsbourg: Rispetto ad Antichrist è stata un’esperienza molto diversa. Non ho l’impressione che ci affidi ruoli particolarmente “da donna”: in Antichrist io interpretavo lui, e in Melancholia è toccato a Kirsten.

Umanamente come avete interagito con Von Trier?
Dunst: Il fatto che Lars si presenti in maniera un po’ bizzarra non mi ha impedito di trovare in lui anche un grande amico.
Gainsbourg: Il problema è che Lars non risponde mai a nessuna delle mie domande sulla sceneggiatura, quindi ho lavorato all’oscuro di tutto. Devo dire che mi è piaciuto.

Com’è stato il lavoro sul set?
Dunst: Lars crea sul set una grande intimità, che rende gli attori emotivamente disponibili. Il processo delle riprese è molto creativo, giriamo anche scene di cinque minuti. C’è totale libertà sulla scena.

Borg McEnroe

* * * - -
(mymonetro: 3,28)
Un film di Janus Metz Pedersen. Con Sverrir Gudnason, Shia LaBeouf, Stellan Skarsgård, Tuva Novotny, Ian Blackman.
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Genere Drammatico, - Svezia, Danimarca, Finlandia 2017. Uscita 09/11/2017.

Il traditore tipo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,83)
Un film di Susanna White. Con Ewan McGregor, Stellan Skarsgård, Damian Lewis, Naomie Harris, Jeremy Northam.
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Genere Thriller, - Gran Bretagna 2015. Uscita 05/05/2016.

Avengers: Age of Ultron

* * * - -
(mymonetro: 3,08)
Un film di Joss Whedon. Con Samuel L. Jackson, Aaron Johnson, Robert Downey Jr., Elizabeth Olsen, James Spader.
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Genere Azione, - USA 2015. Uscita 22/04/2015.

Cenerentola

* * * - -
(mymonetro: 3,38)
Un film di Kenneth Branagh. Con Lily James, Richard Madden, Cate Blanchett, Helena Bonham Carter, Holliday Grainger.
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Genere Fiabesco, - USA 2015. Uscita 12/03/2015.

Romeo&Juliet

* * - - -
(mymonetro: 2,25)
Un film di Carlo Carlei. Con Douglas Booth, Hailee Steinfeld, Ed Westwick, Christian Cooke, Paul Giamatti.
continua»

Genere Drammatico, - Italia, Gran Bretagna, Svizzera 2013. Uscita 12/02/2015.
Filmografia di Stellan Skarsgård »

lunedì 13 novembre 2017 - Uno spettacolo emozionante e imponente che porta con se reali implicazioni psicologiche o morali. Al cinema.

Borg McEnroe, lo sport è vita. O la vita è sport?

Jacopo Barbero, vincitore del Premio Scrivere di Cinema cinemanews

Borg McEnroe, lo sport è vita. O la vita è sport? "Il tennis usa il linguaggio della vita". È con questa frase di Andre Agassi che veniamo introdotti al racconto della rivalità tra due dei più grandi tennisti di tutti i tempi, Björn Borg e John McEnroe. Come in Rush la contrapposizione di Niki Lauda e James Hunt presentava due modi differenti di approcciarsi alla morte, così in Borg McEnroe, splendido esempio di cinema sportivo inconfondibilmente europeo, il tennis diviene una sorta di sfogo per l'interiorità. McEnroe è tutto verbo, parola. Il suo gioco furente è accompagnato dallo sputo, dal sudore, dal tremito e dal fragore della voce. È un intelletto rapido, che non riesce a controllare il proprio corpo poiché, ribollente, esplode e travolge la propria fisicità, senza che essa riesca a tenere il passo. Borg invece è tutto corpo, poiché in lui l'anima stessa si è incarnata. Intelletto e corpo aderiscono, sono posti sullo stesso piano. Sono simultanei, un unisono. Solo così, come suggerisce l'allenatore interpretato da Stellan Skarsgård, ci si può concentrare su ogni singolo punto, senza pensare a ciò che è avvenuto prima e a ciò che ancora deve accadere. Solo così l'uomo può trasumanare e divenire "non umano", come suggerisce qualcuno nel film. Non a caso il vero protagonista è proprio lo svedese Borg: egli rappresenta il perfetto equilibrio nordico (la produzione è scandinava), ha una stabilità anche sentimentale che manca del tutto all'americano McEnroe, che si eleverà solo quando, giocando la partita di una vita, riuscirà a domarsi e a trovare quell'unisono di cui tanto si è parlato. Nel film ad un certo punto si afferma che la rivalità tra i due campioni spinga le persone ad interrogarsi sulla propria identità. La forza di Borg McEnroe, come di tanti suoi illustri predecessori, è proprio la straordinaria capacità di imbastire uno spettacolo emozionante ed imponente, che porti però con sé delle reali implicazioni psicologiche o morali, come avveniva ad esempio nel già citato Rush, in The Wrestler o nel capolavoro Million Dollar Baby. Lo sport e le rivalità interne ad esso paiono metafore di ciò che caratterizza l'intera esperienza umana. Lo sport è vita insomma, o forse, per qualcuno, la vita è sport. Sta tutto lì, tutta la determinazione, il desiderio di affermare il proprio io e prevalere sull'altro: in quel colpo di racchetta, in quel pedale premuto fino in fondo per effettuare un mirabolante sorpasso, in quel pugno sferrato.

   

sabato 4 novembre 2017 - Il Premio del Pubblico va al film di Janus Metz Pedersen, storia del match del secolo tra due stelle assolute del tennis. Al cinema dal 9 novembre.

Borg McEnroe vince la 12^ Festa del Cinema di Roma

a cura della redazione cinemanews

Borg McEnroe vince la 12^ Festa del Cinema di Roma Il pubblico della Festa del Cinema di Roma ha scelto Borg McEnroe come Miglior Film tra la ricca selezione di quest'anno. Il film diretto da Janus Metz Pedersen ha conquistato l'audience mettendo in scena una delle più straordinarie rivalità di tutti i tempi, quella tra due stelle assolute del tennis: Björn Borg e John McEnroe. Nel cast, tra gli altri, spiccano Sverrir Gudnason, Shia LaBeouf, Stellan Skarsgård. Borg McEnroe è un capolavoro di montaggio visivo e acustico che è un'affermazione cinematografica febbrilmente vitale. Dalla recensione di Paola Casella, MYmovies.it Il film è ambientato nell'estate 1980, alla vigilia del Torneo di Wimbledon, dove a darsi battaglia saranno i due tennisti più quotati del momento: lo svedese Bjorn Borg e l'americano John McEnroe. Due tennisti, e due giovani uomini, che non potrebbero essere più diversi, almeno secondo lo storytelling dell'epoca. Borg, già quattro volte vincitore a Wimbledon, è soprannominato "Uomo di ghiaccio": algido, apparentemente privo di emozioni, una macchina segnapunti con un servizio a due mani che è una fucilata. McEnroe, di tre anni più giovane, è detto invece "Superbrat" perché sul campo impreca, dà in escandescenze e si accapiglia con gli arbitri.

"Essendo un biopic ispirato alla vita di Bjorn e John, e in particolare alla leggendaria finale di Wimbledon del 1980 - ha affermato il regista - Borg McEnroe rievoca un'era dello sport in cui i giocatori di tennis erano delle "rock star" e in cui John e Bjorn emergevano come i più grandi. Non si trattava solo di due uomini che giocavano a tennis. Si trattava dello scontro tra due continenti. Due comportamenti, due caratteri opposti messi uno di fronte all'altro. Due modi diversi di essere uomini. Borg McEnroe dimostra meravigliosamente tutto questo".

Il film sarà al cinema dal prossimo 9 novembre, distribuito da Lucky Red.

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