| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, Horror, |
| Produzione | Italia, USA |
| Durata | 130 minuti |
| Regia di | Luca Guadagnino |
| Attori | Taylor Russell, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg, André Holland, Chloë Sevigny David Gordon Green, Jessica Harper, Jake Horowitz, Mark Rylance, Francesca Scorsese. |
| Uscita | mercoledì 23 novembre 2022 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,20 su 40 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 24 novembre 2022
Il primo film che Guadagnino gira in America, un teen d'autore, tratto dal libro di Camille DeAngelis. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, 1 candidatura a David di Donatello, Il film è stato premiato a Venezia, 3 candidature a Spirit Awards, 1 candidatura a Critics Choice Super, In Italia al Box Office Bones and All ha incassato 1,3 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Verso la metà degli anni 80, Maren vive con il padre in Virginia ed è un'adolescente come tante. La sua vera natura costringe però il padre ad abbandonarla e a lasciarla al suo destino. Rimasta sola, Maren parte alla ricerca della madre che non ha mai conosciuto e lungo il tragitto conosce persone come lei, vagabondi ed emarginati nella società americana dell'era Reagan, tra cui Lee, di poco più grande, sbandato e affascinante, con il quale Maren prosegue il suo viaggio. Stato dopo stato, dal Maryland al Nebraska, incontro dopo incontro, Maren e Lee trovano la propria strada, incerti e spaventati di fronte all'irrompere del desiderio che li guida.
Primo film in terra americana per Luca Guadagnino, che attraversa le grandi pianure del Midwest per seguire la dolce deriva di due dropout divisi fra la necessità di accettare la propria natura e la paura di combatterla.
Lo dice il padre di Maren, nella registrazione audio che lascia alla figlia prima di abbandonarla, qual è lo spirito di Luca Guadagnino verso i protagonisti del suo ultimo film, tratto da un romanzo di Camille DeAngelis adattato da David Kajganich: «Non mi sono mai chiesto cosa fossi, ma chi sei!». We Are Who We Are, siamo chi siamo, era del resto il titolo della precedente serie del regista italiano, basata su un altro incontro di due figure "a parte", incerte della propria natura, né maschio né femmina, sia maschio sia femmina, così come i giovani Maren e Lee di Bones and All (interpretati da Taylor Russell e Timothée Chalamet), appartengono a una specie animalesca eppure umanissima, per come è mossa da un desiderio reale e metaforico di sfamarsi.
Nel corpo centrale degli Stati Uniti, negli anni non casuali - come sottolineano le voci di notiziari televisivi e radiofonici - del reaganismo e della cura Giuliani di New York, da un lato, e dalla diffusione dell'Aids, dall'altro, che chiamava le nuove generazioni a controllare, o forse più ancora reprimere i propri istinti, Guadagnino unisce i due temi centrali della sua opera - l'accettazione di sé, della propria unicità, e la necessità di confrontare il proprio desiderio con quello dell'altro - con l'immaginario di una nazione e della sua epoca.
Grazie allo splendido lavoro del direttore della fotografia Arseni Khachaturan, che gira in pellicola e tiene bassi i toni della luce e dei colori, e a un perfetto controllo della messinscena da parte di Guadagnino, soprattutto nella prima parte il film coglie con un montaggio ellittico e lirico la solitudine e l'inquietudine di Maren. La lenta scoperta del suo desiderio più intimo, la sua fame e la sua inevitabilità; poi l'incontro con una comunità di suoi simili e in particolare con Lee, con il quale si sposta di luogo in luogo restano quasi invisibile agli occhi degli altri.
Maren, Lee e quelli come loro (tra qui un inquietante vagabondo interpretato da Mark Rylance e due pericolosi redneck a cui Michael Stuhlbarg e il regista David Gordon Green danno diverse sfumature di follia e paura) sono altro rispetto alla società, si riconoscono con l'olfatto, condividono un segreto che definisce le loro identità, e sono per questo chiamati ad accettare fino in fondo - bones and all, fino all'osso - ciò che realmente sono. Maren, Lee e quelli come loro, ancora, buoni o cattivi, soli o con qualcuno al proprio fianco, non possono fare a meno di commettere crimini, di sporcarsi di sangue, di amare, mangiare, uccidere: ma prima di tutto devono scegliere di essere individui, uomini, donne, amanti, figlie, figli, madri, padri, e combattere l'inevitabilità della propria solitudine (inutile sottolineare le ripercussioni di un simile tema nella società di oggi...).
Nei momenti più cupi del film, Guadagnino riesce a rendere fisico l'istinto autodistruttivo e fagocitante dei personaggi, opposto alla ricerca dell'incontro con l'altro. Nell'incontro di Maren con la madre (una splendida Chloé Sevigny, che in poche scene racchiude nel suo corpo mutilato la potenza di un amore distruttivo), la liberazione di una figlia dal fantasma di chi l'ha messa al mondo e l'ha condannata, avviene in una sconvolgente cornice horror. Così come nel finale inevitabilmente carico di sangue - che arriva dopo una lunga e poco controllata parentesi romantica e on the road, con le musiche di Trent Reznor e Atticus Ross che indugiano in toni malinconici - la violenza incontra l'amore assoluto, la totalità dell'essere la pienezza della carne, fino a cancellare ogni traccia.
Come cantavano i Radiohead: «I will eat you all alive / there'll be no more lies». Ecco dove porta il cinema di Luca Guadagnino, qui esposto in una forma matura, fin troppo ragionata, mai così lucida e per questo, forse, troppo trattenuta, senza la magia o la commozione dei suoi lavori migliori.
Maren è una ragazza con un problema: quando si affeziona a qualcuno finisce per mangiarlo! In viaggio alla ricerca del padre si imbatte in un ragazzo che a sua volta sta attraversando l'America della Presidenza Reagan. Dal romanzo omonimo della statunitense Camille DeAngelis, ecco il primo film girato in terra americana da Luca Guadagnino, che ritrova qui la star del suo maggior successo: Timothée Chalamet. La ragazza ha il volto di Taylor Russell, protagonista della saga di Escape Room, inoltre arricchiscono il cast Mark Rylance, André Holland, il regista David Gordon Green e alcuni altri ritorni dalle opere precedenti di Guadagnino: Francesca Scorsese, Chloë Sevigny e Michael Stuhlbarg.
Liberamente tratto dal romanzo “Fino all’osso” di Camille DeAngelis, premio Alex nel 2016. Maren è una ragazza di 18 anni che viene abbandonata dal padre. Questi le lascia un nastro registrato, dove ne spiega i motivi. Maren, rimasta da sola, inizia a vagabondare per gli States e prende gradualmente coscienza del suo “problema”.
Bones and All è il film italiano che ci ha rappresentati al palmares dell'ultima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dove Luca Guadagnino ha vinto il Leone d'Argento per la miglior regia. Un'opera internazionale, sospesa tra horror e romanticismo che, sempre a Venezia 79, ha fatto guadagnare a Taylor Russell, giovane protagonista, il Premio Marcello Mastroianni. Al suo fianco in questa storia d'amore (e cannibalismo), recitano star del calibro di Timothée Chalamet e Mark Rylance, con la partecipazione anche di Michael Stuhlbarg e David Gordon Green, più noto come regista della saga di Halloween.
Bones and All, in uscita il 23 novembre con Vision Distribution (prodotto da Lorenzo Mieli per The Apartment) è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Camille DeAngelis, autrice statunitense, vegana, che, a dispetto della sua scelta di vita, è riuscita ad immaginare tutto un universo in cui i cannibali tentano di adattarsi e sopravvivere in una società giustamente terrorizzata dalla loro natura.
Il racconto è ambientato nel Midwest degli Anni Ottanta, nell'America di Ronald Reagan. Nel film Russell è Maren, giovane donna nata con un pericoloso istinto che suo padre cerca di tenere nascosto e sedato spostandosi di luogo in luogo. Quando però anche lui l'abbandona, come già aveva fatto molti anni prima la madre, Maren a soli 17 anni è costretta a cominciare una vita solitaria e vagabonda alla ricerca di una spiegazione su se stessa. Nel suo peregrinare la ragazza scopre di non essere la sola "mangiatrice di uomini" al mondo e che la sua complicata condizione è condivisa anche da altri.
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