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venerdì 22 marzo 2019

Bruno Ganz

Ma se ci dessimo del tu?

Data nascita: 22 Marzo 1941 (Ariete), Zurigo (Svizzera)
Data morte: 16 Febbraio 2019 (77 anni), Wädenswil (Svizzera)
occhiello
Intendo calare negli Abruzzi e ricondurre qui Rosalba. Due compagni mi seguiranno nell’impresa.
dal film Pane e tulipani (2000) Bruno Ganz è Fernando
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Bruno Ganz

Terzani rivive in La fine è il mio inizio, tratto dall'omonimo libro di memorie.

Ogni casa è illuminata

venerdì 25 marzo 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Ogni casa è illuminata Parla svelto, Folco Terzani, senza accento, e sembra un fiume in piena. Ha 41 anni ma ne dimostra dieci di meno, con i capelli lunghi e i jeans da ragazzino, questo adulto bambino che spende fiumi di parole su suo padre ma di sé dice soltanto di esser venuto al mondo «in una valigia». A due settimane di vita era già su una nave che dall’America lo portava in Italia, poco dopo era a Singapore, e ancora attraverso l’Asia, infine in Cina, dove a 12 anni di giorno faceva l’alzabandiera e di sera piangeva di nascosto per non deludere il padre Tiziano. Un padre «ingombrante», un mostro sacro del giornalismo, corrispondente dal Vietnam e dalla Cina, che quando Folco era solo un’idea voleva chiamarlo Mao. E che prima di morire, spento da un tumore, proprio Folco ha voluto accanto a sé per raccontargli come la sua vita fosse cambiata, finalmente illuminata, e per raccogliere le sue memorie in un libro, "La fine è il mio inizio", che oggi è anche un film in sala dal 1 aprile. A presentarlo a Roma ci sono gli interpreti, Bruno Ganz, Elio Germano e Andrea Osvart, il regista Jo Baier e tutta la famiglia di Tiziano Terzani: la figlia Saskia, biondissima e mite, la moglie Angela, e Folco. Che da suo padre ha ereditato, prima di tutto, l’innata capacità di conquistare la scena.

La Casa di Jack

* * * - -
(mymonetro: 3,09)
Un film di Lars von Trier. Con Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Siobhan Fallon Hogan, Sofie Gråbøl.
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Genere Thriller, - Danimarca, Francia, Germania, Svezia 2018. Uscita 28/02/2019. 18

The Party

* * * - -
(mymonetro: 3,18)
Un film di Sally Potter. Con Kristin Scott Thomas, Timothy Spall, Patricia Clarkson, Bruno Ganz, Cillian Murphy.
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Genere Commedia, - Gran Bretagna 2017. Uscita 08/02/2018.

Giovanni Segantini - Magia della luce

* * * - -
(mymonetro: 3,00)
Un film di Christian Labhart. Con Bruno Ganz, Mona Petri
Genere Documentario, - Svizzera 2015. Uscita 06/10/2016.

Heidi

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,55)
Un film di Alain Gsponer. Con Anuk Steffen, Bruno Ganz, Isabelle Ottmann, Quirin Agrippi, Katharina Schüttler.
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Genere Commedia, - Germania, Svizzera 2015. Uscita 24/03/2016.

Remember

* * * - -
(mymonetro: 3,44)
Un film di Atom Egoyan. Con Christopher Plummer, Martin Landau, Bruno Ganz, Jürgen Prochnow, Heinz Lieven.
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Genere Thriller, - Canada, Germania 2015. Uscita 04/02/2016.
Filmografia di Bruno Ganz »

domenica 17 febbraio 2019 - Un palmarès eccellente: Orso d'oro a Synonymes e il trionfo italiano de La paranza dei bambini.

Berlinale 2019, il festival guarda al futuro e incorona nuovi artisti

Tommaso Tocci cinemanews

Berlinale 2019, il festival guarda al futuro e incorona nuovi artisti Alle ONG che salvano vite nel Mediterraneo è dedicato da Saviano il premio per la miglior sceneggiatura a La paranza dei bambini (guarda la video recensione), rimettendo in circolo nella capitale tedesca quei valori che nel 2016 videro premiato (con l'Orso d'Oro) Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Tre anni dopo, la Berlinale si avvia alla conclusione di un percorso già programmato da tempo, tra qualche acciacco strutturale e una serie di vincitori tra i più meritevoli degli ultimi anni.
È stata una Berlino stranamente assolata a dare un caloroso arrivederci al festival cittadino, facendo rimpiangere l'assenza di occhiali da sole in valigia. Chissà, forse un'anticipazione climatica di una delle novità del prossimo anno, che vedrà l'evento spostato in avanti di un paio di settimane per occupare uno slot post-Oscar che arriverà fino a inizio Marzo.

Il cambiamento più grande, però, sarà l'avvento di una coppia di nuovi direttori e di conseguenza la fine del regno del leggendario Dieter Kosslick, occhialini e sciarpa rossa saldamente al timone dal 2001: ha salutato la sua Berlino nel modo che gli è più consono, dando giocosamente spettacolo tra i cartelli "Danke Dieter" e il regalo finale di un orsacchiotto gigante con cui ballare sul palco. L'abbraccio per le telecamere all'italiano Carlo Chatrian è il sigillo dell'organizzazione ferrea della Berlinale, che ha avuto solo quattro direttori dalla sua nascita e a lunghe leadership fa seguire transizioni efficienti e ben pianificate. Chatrian, in uscita da Locarno, avrà ora il compito di pilotare la kermesse tedesca verso il nuovo decennio insieme a Mariette Rissenbeeksi.
Nel frattempo, l'edizione 2019 si è chiusa con un palmarès eccellente, che la giuria presieduta da Juliette Binoche ha saputo ritagliare da un programma risicato dando rilievo ai film più coraggiosi e radicali. Sia l'Orso d'Oro che il premio per la Miglior Regia - rispettivamente Synonymes e I Was at Home, But - si sono distinti per un cinema aggressivo, dissonante, che non a caso ha ricevuto critiche anche dure; ma si tratta senza dubbio delle due opere più vive viste in concorso, per mano di due registi già noti al circuito festivaliero ma in attesa della consacrazione. Con la sua energia tattile e sferzante, il regista Nadav Lapid (dedica toccante alla madre Era Lapid, sua montatrice abituale scomparsa proprio durante il montaggio del film) ha messo insieme una corposa riflessione sulla natura del suo paese d'origine, Israele, e una satira sottile dell'essenza parigina. La voragine aperta a forza tra questi due mondi è merito di una performance demolitrice di Tom Mercier, volto e corpo nuovo che in Synonymes ha creato un personaggio folgorante.

Così come folgorante in senso opposto è la prova di Maren Eggert in I Was at Home, But, che ha visto premiata con la miglior regia Angela Schanelec (prima donna tedesca a riceverla). Scavando nel familiare laddove Mercier corre verso l'ignoto, Eggert mette in mostra una vulnerabilità simile in un film angolare, che tratta in modo complesso una vicenda semplice di elaborazione del lutto.

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