La Casa di Jack

Film 2018 | Thriller, Drammatico, Horror V.M. 18 155 min.

Titolo originaleThe House That Jack Built
Anno2018
GenereThriller, Drammatico, Horror
ProduzioneDanimarca, Francia, Germania, Svezia
Durata155 minuti
Al cinema2 sale cinematografiche
Regia diLars von Trier
AttoriMatt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Siobhan Fallon Hogan, Sofie Gråbøl, Riley Keough Ed Speleers, David Bailie, Ji-tae Yu, Osy Ikhile.
Uscitagiovedì 28 febbraio 2019
TagDa vedere 2018
DistribuzioneVidea
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 18
MYmonetro 3,11 su 40 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Lars von Trier. Un film Da vedere 2018 con Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Siobhan Fallon Hogan, Sofie Gråbøl, Riley Keough. Cast completo Titolo originale: The House That Jack Built. Genere Thriller, Drammatico, Horror - Danimarca, Francia, Germania, Svezia, 2018, durata 155 minuti. Uscita cinema giovedì 28 febbraio 2019 distribuito da Videa. Oggi tra i film al cinema in 2 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 18 - MYmonetro 3,11 su 40 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Lars von Trier affronta la popolare storia di Jack lo squartatore e dei suoi efferati atti criminali. In Italia al Box Office La Casa di Jack ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 261 mila euro e 117 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,11/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,20
PUBBLICO 3,12
CONSIGLIATO SÌ
Citazioni colte, il divertissement e la camera a mano. Von Trier ricalca se stesso senza innovare.
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 15 maggio 2018
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 15 maggio 2018

Usa Anni '70. Jack è un serial killer dall'intelligenza elevata che seguiamo nel corso di quelli che lui definisce come 5 incidenti. La storia viene letta dal suo punto di vista che ritiene che ogni omicidio debba essere un'opera d'arte conclusa in se stessa. Jack espone le sue teorie e racconta i suoi atti allo sconosciuto Verge il quale non si astiene dal commentarli.

A quattro anni di distanza da Nymphomaniac - Volume 2 torna con il suo cinema in cui genio e follia continuano a contendersi lo schermo.

Per leggere questo film però è necessario andare molto più indietro e risalire al 2007 quando a Von Trier e a una trentina di altri suoi colleghi venne chiesto di girare un cortometraggio in occasione del 60esimo del Festival di Cannes legato all'idea di cinema. Il regista danese immaginò se stesso a una prima cannesiana di un suo film con accanto uno spettatore americano e spocchioso che, dopo aver continuamente disturbato la visione con i suoi commenti, gli chiedeva che lavoro facesse e Lars, imperturbabile, rispondeva: "Uccido!". Estraeva un'ascia e gli spaccava la testa per poi riprendere a vedere il suo film.

"Io uccido" è la stessa frase che pronuncia Jack a un certo punto del film in un'esternazione che vorrebbe essere liberatoria. Jack è un ingegnere che avrebbe voluto essere architetto perché per lui i secondi scrivono la musica mentre i primi si limitano a leggerla. Von Trier, in questo film, ancora una volta, si sdoppia, si potrebbe affermare che vuole essere architetto e ingegnere dell'esistenza e lo fa attraverso le due figure di Jack e di Verge. Così come in Melancholia finiva con il riconoscersi nelle due protagoniste (una razionale e l'altra umorale), qui si va a cercare in entrambi.

Come il negativo della pellicola rappresenta per lui il lato oscuro della luce così da sempre con i suoi film si (e ci) spinge a guardare in quell'oscurità che si nasconde nell'animo umano e che può essere ammantata di quella razionalità perversa che ha fatto commettere all'umanità i crimini di massa più efferati.

L'arte può esprimersi nella sensibilità estrema di un Glenn Gould come nell'estetica delle rovine di Albert Speer ma quando si traduce in corpi in decomposizione non c'è paragone con la vinificazione che tenga. Von Trier, come sempre, non ha mezze misure: ci mette davanti all'orrore, al sangue, alla putrefazione della carne. Fa poi uccidere delle donne a Jack per poter ironicamente rispondere ai commenti di chi lo legge come un misogino all'ennesima potenza. Soprattutto però fa propria, pessimisticamente, la lettura sartriana dell'esistenza, implicitamente, citando il finale di "A porte chiuse" con quel "L'inferno sono gli altri" che viene esplicitato nella sequenza in cui Jack chiede esplicitamente a una sua vittima di gridare per ricevere aiuto.

C'è questo e molto altro (finale compreso) in un film che però fa risuonare un campanello d'allarme. Von Trier rischia di diventare il manierista di se stesso: le citazioni colte, il divertissement con i cartelli sorretti da Dillon, lo stesso uso della camera a mano ricalcano senza davvero innovarlo, il già visto. Le pur sempre stimolanti 'case' che Lars costruisce sullo schermo abbisognano di materiali nuovi e vivi.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 19 febbraio 2019
CineFoglio

Presentato fuori concorso a Cannes, dove aveva sconvolto ricevendo fischi dal pubblico, Lars von Trier, assoluto esteta della settima arte, ritorna a scandalizzare il pubblico attraverso la mente malata di Jack.   Come ogni prodotto del cineasta danese, il film suscita, irrinunciabilmente, controversie e pareri distinti: chi inneggiando al capolavoro, chi all’auto-referenza ed il [...] Vai alla recensione »

lunedì 25 marzo 2019
blackredblues

Da tempo non recensivo qualcosa.Lars Von Trier è, per il sottoscritto, sempre un buon motivo per farsi sotto.Personalmente tra i vari Lars io ne ho individuati principalmente due. Uno mi piace molto e l’altro un po’ meno.Il primo è dotato di anima. Il secondo (apparentemente) no.Questo film, come anche Nymphomaniac, appartiene al secondo.Spieghiamoci.

mercoledì 6 marzo 2019
carloalberto

 La Casa di Jack è un pugno allo stomaco. Come Salò o le 120 giornate di Sodoma di P.P.P. La violenza mostrata è iperrealistica. Tale da far distogliere lo sguardo. Non vorremmo vedere. Eppure il nostro mondo è un macello a cielo aperto, come poetò Lorca in Vuelta a la ciudad (“Tutti i giorni ammazzano in New York quattro milioni di anitre, cinque milioni [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 febbraio 2019
cannedcat

Il titolo del film è un richiamo ad una filastrocca inglese per bambini,("This is the house that Jack built") qualcosa che somiglia, nella struttura, alla canzone di Branduardi "Alla fiera dell'Est", una susseguirsi di strofe, senza senso, in cui l'elemento principale è l'accumulo, e in sottofondo c'è l'ossessività, come quella che [...] Vai alla recensione »

lunedì 4 marzo 2019
andrewlecce

Non so se tra i tanti errori consentiti a un genio ci sia anche quello di cadere nello stereotipo di se stesso. L'unico, vero problema de "La Casa di Jack" consiste nell'essere esattamente ciò che lo spettatore con meno immaginazione sulla faccia della terra si aspetterebbe da un film su un serial killer girato da Lars Von Trier, mentre chi lo conosce e lo apprezza è [...] Vai alla recensione »

lunedì 4 marzo 2019
ROSMERSHOLM

Lars Von Trier può sconcertare, irritare , confondere. E questo film può sembrare insopportabile, arrogante e disturbante. Eppure, se si riesce ad arrivare alla fine delle due ore e mezzo della pellicola, non si può non riconoscere che è uno dei pochi autori di più vicini alla genialità che ci propone il cinema di quest'epoca.

sabato 9 marzo 2019
Peer Gynt

Jack, un ingegnere che vorrebbe essere un architetto, si confessa parlando con il misterioso Verge e gli racconta come ha scoperto il piacere ossessivo del delitto e della deformazione dei corpi. In questa vicenda autocelebrativa e insistentemente allegorica c'è tutto il Lars von Trier che conosciamo: arrogante misogino che adora la commedia nera, cineasta demiurgo che si crede Dio-la luce [...] Vai alla recensione »

sabato 19 gennaio 2019
arianna66

Lars Von Trier riesce a superarsi ancora una volta in un film eccezionale, dalla colonna sonora al montaggio alla cura nella fotografia, complimenti.

mercoledì 20 marzo 2019
Paperinik

Un lavoro ben fatto, come già scritto da molti. Tuttavia una violenza difficilmente tollerabile. In certi frangenti davvero eccessiva, quasi irritante. Lars conosce a fondo le pieghe oscure dell'animo umano; e non esita nell'abusarne, senza scrupoli. Prima di sedervi davanti allo schermo siate preparati: l'esperienza non lascia indifferenti.

mercoledì 6 marzo 2019
Begoloz

Primo film che vedo di questo regista e sono combattuto nel giudizio. Sicuramente è originale, potente e di forte impatto visivo, ma se non si ha una certa cultura è difficile apprezzare i tanti temi che tocca. A tratti sembra un docufilm. Mi ha colpito molto la spiegazione dell' uomo e la sua ombra tra i 2 lampioni e l' affresco in movimento del traghettamento finale.

venerdì 1 marzo 2019
Inesperto

Il film è un duplice viaggio: quello in cui Virgilio viene accompagnato all'interno della mente di Jack, percorrendo la serie di efferati crimini da egli compiuti ed analizzando il suo punto di vista sull'artisticità delle di lui prodezze, e quello nel quale il celebre serial killer è condotto all'inferno dallo stesso autore dell'Eneide, sulla falsariga della Divina [...] Vai alla recensione »

domenica 30 dicembre 2018
Marky M

Visto ieri , devo dire che è difficile da vedere in alcune scene per chi non è abituato poi non ne parliamo. A parte questo, davvero unico Lars che ci parla di questo Serial Killer anche in maniera divertente , visto che il protagonista ha una mania per il pulito :) Da vedere assolutamente anche se dura tanto e anche troppo .

domenica 3 marzo 2019
Francesco Zennaro

      Ricordo, da piccolo, il film tragico KAPÒ. Tragico perchè descriveva l'Olocausto.   Diversi anni dopo vidi IRREVERSIBLE, dove lo stupro in un sottopassaggio ai danni di una giovane donna (interpretata da Monica Bellucci) era funzionale al significato di un film magistrale, sebbene - temo - incompreso dai più.

venerdì 1 marzo 2019
johnny1988

 "The House that (LARS) built"   In pochissime parole: confessioni di una mente pericolosa.  5 Capitoli, tutti collegati dal filo rosso del sangue e dell'omicidio. Un disturbato misantropo americano sullo sfondo degli anni '70 dialoga con una voce fuori campo per 4/5 del film alla quale confessa le sue nequizie.

venerdì 1 marzo 2019
maxforum

Credo di essere uscito da una sala cinematografica prima della fine della proiezione di un film 2 volte in vita mia, la prima perché non stavo bene, la seconda perché non ho mai visto un film più noioso di questo. Scelte registiche da "alternativo" che non hanno fatto nient altro che annoiare a morte o farmi vomitare per le riprese non stabilizzare con il cameraman col parkinson.

venerdì 1 marzo 2019
maxforum

Un film di una noia mortale, riprese a mano libera da vomito, dopo 50 min sono uscito dalla sala. E prima di me molti altri.. Registi alternativi che pensano di fare arte grazie ai critici bohemien

venerdì 1 marzo 2019
borla3000

il film più brutto e noioso che ho visto. Due ore della mia vita buttate.

Frasi
La tua casa è piccola ma carina Jack...
Una frase di Virgilio (Bruno Ganz)
dal film La Casa di Jack - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 28 febbraio 2019
Francesco Alò
Il Messaggero

È più un semi-serial killer quel Jack (Matt Dillon) che si aggira per l'America dei 70 e 80. Il protagonista dell'ultimo film di Von Trier racconta le sue gesta a un signore di nome Virgilio (Bruno Ganz, in una delle sue ultime prove). Goffo, ossessivo-compulsivo, disturbato dalle vittime (sembra che lo provochino a farlo), trombone come pochi (parla in continuazione di arte e icone del 900) e per [...] Vai alla recensione »

venerdì 1 marzo 2019
Massimo Causo
Duels.it

La solita partita a scacchi con la morte, nel perenne medioevo immaginato da Lars Von Trier sostanzialmente per tutto il suo cinema. This is The House That Jack Built, come recita la nenia popolare ben nota ai bimbi britannici, narrazione a catena assunta dal danese come emblema di riferimento della serialità assassina del suo protagonista: Jack appunto, serial killer nell'America anni '70, scolpito [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 febbraio 2019
Anton Giulio Onofri
Close-Up

Alla sua presentazione allo scorso Festival di Cannes, La casa di Jack fu accolta fra le consuete mille polemiche che sempre accompagnano il lavoro del cineasta danese: più che esprimere con pertinenza e competenza un giudizio sul film, i giornali e i social si sono scatenati riportando la notizia degli spettatori in fuga a proiezione ancora in corso, irritati e disgustati per le immagini crude ed [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 febbraio 2019
Massimo Lastrucci
Ciak

Anni '70, America. In 12 anni, 5 "incidenti" più un epilogo, gesta e apoteosi di Jack, un ingegnere che avrebbe voluto essere un architetto, ma soprattutto un serial killer per cui l'omicidio più efferato è la premessa per la realizzazione di una sua personale opera d'arte. Inizia la sua carriera di Mr. Sophistication (così si ribattezza quando opera) quasi incidentalmente, un cric a spezzare una donna [...] Vai alla recensione »

mercoledì 27 febbraio 2019
Fabrizio Tassi
Cineforum

C'è qualcosa di sublime nel modo in cui Lars von Trier persegue la soddisfazione dei suoi più acerrimi detrattori. Il narcisismo, la manipolazione (di attori, personaggi, spettatori), l'assenza di una qualsiasi moralità dell'immagine (col suo fido compagno, il moralismo), l'uso strumentale del cinema (neanche più come terapia), la cervellotica fondazione "metafisica" delle proprie perversioni (nella [...] Vai alla recensione »

mercoledì 27 febbraio 2019
Giorgio Moltisanti
Rolling Stone

Se il precedente film di Lars Von Trier, l'estenuante ed esacerbante Nymphomaniac (mappazzone in due parti del 2013), nascondeva un'anima, se non apertamente postmoderna, quanto meno critica e dialettica, nella sua ostinata demolizione delle convenzioni e degli statuti di un genere - il porno - altrove pienamente codificato e ingabbiato nel presupposto che non possa esistere un porno d'autore (tema, [...] Vai alla recensione »

mercoledì 27 febbraio 2019
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

Cinque incidenti e un epilogo. Nel corso di 12 anni a partire dagli anni '70. Con Matt Dillon killer seriale. Che incrocia subito Uma Thurman. Non una soggettiva, ma La casa di Jack segue il suo punto di vista. Ingegnere con l'ambizione di essere architetto. Uno le cose le costruisce, l'altro le crea. Forse già in questa scissione c'è il cinema di Lars Von Trier.

martedì 26 febbraio 2019
Federico Pontiggia
La Rivista del Cinematografo

Nella pervasiva mania di controllo, nella compulsione totale, nell'ossessività omnicomprensiva, Lars von Trier fa anche autocritica: è un ingegnere che si pretende architetto. The House that Jack Built accompagna a questa spinta aspirazionale una uguale e contraria verso il basso: parlando di Lars von Trier e di un protagonista serial killer, non può che essere discesa agli inferi, con cappa dantesca [...] Vai alla recensione »

venerdì 22 febbraio 2019
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Ci sono alcuni film da vedere, sparuti da vivere, pochissimi da cui farsi vivere: La casa di Jack è uno di questi ultimi. Non è solo un'esperienza cinematografica, ma un'esperienza tout court: ti prende, sbatte, squassa, sì, ti cambia. Lo fa provando ad annichilirti, ma riservandosi uguale destino: il regista Lars von Trier cerca di distruggere se stesso, ovvero dannare il protagonista, il serial killer [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 febbraio 2019
Cristina Piccino
Il Manifesto

Si deve ripercorrere la «parabola» di Lars von Trier, dagli anni Novanta dei primi film, del manifesto Dogma, delle masturbatorie soddisfazioni nelle Onde del destino - ovvero il piacere di intrappolare spettatore e personaggio - per cogliere le fondamenta di questo La casa di Jack, presentato lo scorso anno (fuori concorso) a Cannes - dove il regista danese tornava dopo la scomunica seguita alle dichiarazi [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 febbraio 2019
Alessandra Levantesi
La Stampa

Un racconto in cinque «incidenti», casuali tappe di un percorso omicida sull' arco di 12 anni. Il serial killer è Jack (l'eccellente Matt Dillon), un architetto la cui carriera assassina inizia con un colpo di cric inferto a una rompiscatole (Uma Thurman), il cui volto stravolto gli ispira un paragone con un capolavoro del cubismo. È la prima delle molte provocazioni del film di Lars Von Trier, ma [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 febbraio 2019
Luigi Mascheroni
Il Giornale

Non uscite da quella sala, prima che il film sia finito. Anche se sarete spinti a farlo. Per alcuni l'epilogo fantastico (nel senso di visionario) non si merita ciò che lo precede. Per altri, considerando il regista, Lars von Trier, è il compimento necessario. Per noi, la seconda. Ma prima, la trama. Stati Uniti, anni Settanta. Jack, ossia Matt Dillon, è uno psicopatico che a causa di un incidente [...] Vai alla recensione »

martedì 26 febbraio 2019
Andrea Bellavita
Film TV

Impossibile pensarlo al di fuori di un percorso di autocelebrazione antagonista del suo ingegnere/architetto, Lars von Trier: un libretto rosso di tutto quello che ha fatto e che, per sempre, darà fastidio al pubblico e alla critica. Von Trier persona non grata a Cannes per le sparate sui nazisti nel 2011, che ritorna fuori competizione (un purgatorio, per la storia di un viaggio all'inferno) nel 2018 [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 febbraio 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

Presentato con l'abituale aura di provocazione, l'ultimo Von Trier uscirà addirittura in doppia versione nel nostro paese: una censurata doppiata, e una integrale con sottotitoli. Il brivido della violenza come ingrediente in più per i cinefili, come la lingua originale? In realtà, rispetto a molto horror contemporaneo (specie il filone torture porn) il regista danese non osa poi tanto.

NEWS
VIDEO RECENSIONE
giovedì 28 febbraio 2019
A cura della redazione

Jack è un serial killer dall'intelligenza elevata che seguiamo nel corso di quelli che lui definisce '5 incidenti'. Jack ritiene che ogni omicidio debba essere un'opera d'arte.Lars von Trier torna con il suo cinema in cui genio e follia si contendono [...]

TRAILER
martedì 12 febbraio 2019
 

Usa Anni '70. Jack è un ingegnere psicopatico con tendenze ossessivo-compulsive. Dopo aver ammazzato una donna che gli aveva chiesto soccorso per strada si convince di dover continuare ad uccidere per raggiungere la perfezione.

NEWS
venerdì 1 febbraio 2019
 

Usa Anni '70. Jack è un ingegnere psicopatico con tendenze ossessivo-compulsive. Dopo aver ammazzato una donna che gli aveva chiesto soccorso per strada si convince di dover continuare ad uccidere per raggiungere la perfezione.

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