La Casa di Jack

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Un film di Lars von Trier. Con Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Siobhan Fallon Hogan, Sofie Gråbøl.
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Titolo originale The House That Jack Built. Thriller, Ratings: Kids+13, durata 155 min. - Danimarca, Francia, Germania, Svezia 2018. - Videa uscita giovedì 28 febbraio 2019. - VM 18 - MYMONETRO La Casa di Jack * * * - - valutazione media: 3,00 su 39 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
cinefoglio martedì 19 febbraio 2019
istantanea di the house that jack built Valutazione 4 stelle su cinque
77%
No
23%

Presentato fuori concorso a Cannes, dove aveva sconvolto ricevendo fischi dal pubblico, Lars von Trier, assoluto esteta della settima arte, ritorna a scandalizzare il pubblico attraverso la mente malata di Jack.

 

Come ogni prodotto del cineasta danese, il film suscita, irrinunciabilmente, controversie e pareri distinti: chi inneggiando al capolavoro, chi all’auto-referenza ed il solo gusto del macabro. [+]

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carloalberto mercoledì 6 marzo 2019
una via personale per l'inferno Valutazione 4 stelle su cinque
75%
No
25%

 La Casa di Jack è un pugno allo stomaco. Come Salò o le 120 giornate di Sodoma di P.P.P. La violenza mostrata è iperrealistica. Tale da far distogliere lo sguardo. Non vorremmo vedere. Eppure il nostro mondo è un macello a cielo aperto, come poetò Lorca in Vuelta a la ciudad (“Tutti i giorni ammazzano in New York quattro milioni di anitre, cinque milioni di porci, duemila colombe per il piacere degli agonizzanti, un milione di vacche, un milione di agnelli, e due milioni di galli che fanno i cieli a pezzi.” – Poeta en Nueva York). A ricordarlo non solo i documentari dei campi di concentramento, con i corpi accatastati l’uno sull’altro, ma l’esposizione artistica e macabra dei trofei di caccia. [+]

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luca scialo domenica 22 marzo 2020
la violenza umana, tra misoginia e riferimenti colti Valutazione 2 stelle su cinque
0%
No
0%

Dopo aver spiazzato il pubblico con Nymphomaniac, apologia del sesso, Lars Von Trier prova a scuotere nuovamente pubblico e critica con un film sulla violenza umana. Incarnata nel folle Jack, serial killer autore di oltre 60 omicidi efferati.
Con questo film, il regista danese, mai banale e alla ricerca di sempre nuovi limiti da varcare, tratta a modo suo della violenza cui è capace macchiarsi l'umanità nel corso della sua storia. Con scene violente intervallate da ripetuti riferimenti colti ad opere architettoniche e pittoriche. A loro modo anch'esse raffiguranti un lato oscuro e un represso simbolismo violento. Il che rievoca il fare colto di un altro criminale del cinema per antonomasia: Hannibal Lecter. [+]

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lucio di loreto martedì 9 luglio 2019
le sgradevoli ossessioni di lars Valutazione 1 stelle su cinque
50%
No
50%

La Casa di Jack è l’esaltazione della pazzia, che ha coinvolto uno dei migliori geni della macchina da presa, buttandolo così in pasto a critiche (meritate) ipocrite di festival ad hoc, rendendo un regista da sempre ricco di originalità come un fenomeno da baraccone che deve colpire sempre e in ogni situazione. La lunga assenza dai grandi schermi non giustifica un rientro così grottesco e sgradevole, dove la sceneggiatura è un optional e viene sostituita da una infinita serie di storielle che il protagonista, un Matt Dillon tanto lodevole per impegno ma talmente fuori luogo da ergersi a macchietta, racconta per giustificare i suoi crimini, con frasi innocue e incaute durante ad esempio l’uccisione dell’intera famiglia, che danno all’animo di Jack non il senso voluto di ossessione e compulsione, ma un atteggiamento da serial killer quasi comico. [+]

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alvise bittente mercoledì 5 giugno 2019
lvt: ovvero l’invidia della grandezza Valutazione 0 stelle su cinque
0%
No
0%

LVT: la casetta di jack (ovvero l’invidia della grandezza nella rappresentazione)
 
di corpo in corpo e di capo in capo …alla fin fine anche glenn gould, hitler e senzameno i cacciatori, in certa ritualità maniacale da trofeo, vedi la dispendiosa caccia contemporanea dei facoltosi tedeschi nello splendido Safari di Ulrich Seidl (2016), sono ingegneri, talentuosi, per carità. Quest’ultimo capolavorocorpo dello scomodo danese è un film demoralizzato, ‪impietoso et intransigente, come solo il comico del ridicolo può essere, che si fa lucidissima denuncia dell’incapacità creativa di una testa da ingegnere, capace di leggere la grandezza ma impossibilitato a realizzarla, fallimento d’artista. [+]

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blackredblues lunedì 25 marzo 2019
lars "coverizza" lars. Valutazione 3 stelle su cinque
0%
No
0%

Da tempo non recensivo qualcosa.
Lars Von Trier è, per il sottoscritto, sempre un buon motivo per farsi sotto.
Personalmente tra i vari Lars io ne ho individuati principalmente due. Uno mi piace molto e l’altro un po’ meno.
Il primo è dotato di anima. Il secondo (apparentemente) no.
Questo film, come anche Nymphomaniac, appartiene al secondo.
Spieghiamoci.
La storia è quella di…di? Di un serial killer?! Forse, forse no. Forse il serial killer è un pretesto per dire qualcosa di molto personale che esula dalla storia stessa. Forse sì, potrebbe essere così.
Nella scelta dei cinque episodi di tortura e massacro delle proprie vittime manca l’emozione, il pathos, la frenesia. [+]

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cannedcat giovedì 28 febbraio 2019
l'ossessività è il tema Valutazione 4 stelle su cinque
50%
No
50%

Il titolo del film è un richiamo ad una filastrocca inglese per bambini,("This is the house that Jack built") qualcosa che somiglia, nella struttura, alla canzone di Branduardi "Alla fiera dell'Est", una susseguirsi di strofe, senza senso, in cui l'elemento principale è l'accumulo, e in sottofondo c'è l'ossessività, come quella che porta a contare di continuo le cose, il disturbo ossessivo compulsivo che porta al perfezionismo maniacale, quello di Jack il protagonista che vuole costruire una casa perfetta che non può essere altro che fatta dei morti che sono un simulacro di quelli che lui avrebbe voluto veramente uccidere: i suoi genitori. [+]

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andrewlecce lunedì 4 marzo 2019
dietro la macchina o dietro la cattedra? Valutazione 2 stelle su cinque
33%
No
67%

Non so se tra i tanti errori consentiti a un genio ci sia anche quello di cadere nello stereotipo di se stesso. L'unico, vero problema de "La Casa di Jack" consiste nell'essere esattamente ciò che lo spettatore con meno immaginazione sulla faccia della terra si aspetterebbe da un film su un serial killer girato da Lars Von Trier, mentre chi lo conosce e lo apprezza è abituato ad aspettarsi tutto da lui, meno che la prevedibilità. Di sicuro è il suo film più egocentrico: Lars c'è tutto, forse pure troppo, tanto che l'autocitazione sconfina spesso nell'autocelebrazione (ora vuota, ora persino risibile: c'è addirittura una sequenza, animata dalla voce fuori campo, che raccoglie piccoli spezzoni dei suoi film precedenti). [+]

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