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Il cielo sopra Berlino
Un film di Wim Wenders.
Con Bruno Ganz, Peter Falk, Solveig Dommartin, Otto Sander, Didier Flamand.
continua»
Titolo originale Der Himmel uber Berlin.
Fantastico,
Ratings: Kids+16,
durata 130 min.
- Germania 1987.
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premi nomination |
Festival di Cannes 1 0 |
Una favola per puri, una favola per pochi
lunedì 26 gennaio 2009
di giorpost
Nel corso degli anni ho letto diverse critiche e recensioni su "Il Cielo Sopra Berlino", e quanto ho realizzato è un'ipotesi triste: al mondo ci sono poche anime pure.Mi spiego. Nell'opera il Wenders non si limita a raccontare una storia fatta di angeli, dialoghi magari lunghi, speranze di un popolo con una storia ingobrante eccetera, ma focalizza il tutto su un aspetto: gli stessi angeli sono visibili da alcuni esseri viventi (puri,come bambini o rari adulti). Conclusione: chi ancora oggi critica continua » |
Non mi ha convinto
giovedì 4 settembre 2008
di Sires
Cosciente del fatto che sia un capolavoro, ammetto che il film non mi ha del tutto convinto in quanto alterna momenti eccelsi ad altri che ho fatto fatica ad apprezzare. E' pesante, ma di certo sapevo che mi accingevo alla visione di un film impegnativo, e molto molto lento. L'idea di per sè è meravigliosa, la fotografia anche (questo continuo alternarsi tra colori e bianco e nero mi ha colpito positivamente), la regia è megistrale e gli attori perfetti. Allora cosa non mi ha convinto? Semplice, continua » |
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Drammatico e meraviglioso
giovedì 5 marzo 2009
di Mister D
Metafisico e simbolico, l'angelo che contempla il susseguirsi inesorabile degli eventi non è distante dall'uomo che osserva l'ineluttabilità del destino. Effimero è anche il calarsi nella realtà fisica, solo più calda e profumata, ma breve e fragile. Restano solo sprazzi di poesia e qualche ricordo. Drammatico e meraviglioso. continua » |
La bella favola di wenders
lunedì 1 settembre 2008
di Dario Adamo
Nel cinema gli angeli sono stati di tutti i tipi: angeli dell'inferno(1930), ribelli(2003) o perfino con la pistola (1961). Ma mai sono stati dei cronisti dei pensieri altrui, reporter dell'attività intellettuale degli sconosciuti, silenziosi testimoni dei logorii interni di ognuno. Sempre un po' invidiosi della condizione umana, pesante e presente, ma unica perchè vera. Loro, i custodi di un anima immortale, a volte troppo grave da portare appresso, perchè eterna. In questo film di Wim Wenders continua » |
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| Solveig Dommartin parla con l'angelo Bruno Ganz | |
| Sono stata tanto sola: anche non avendo mai vissuto da sola. Sai, quando ero con qualcuno spesso ero felice, ma comunque pensavo fosse del tutto casuale: questa gente erano i miei genitori, ma avrebbero potuto anche essere altri. Perché mio fratello era quello con gli occhi marroni e non invece quello con gli occhi verdi che stava sulla banchina di fronte? La figlia del tassista, ad esempio, era mia amica; ma avrei anche potuto passare il braccio intorno al collo di un cavallo: sarebbe stato lo stesso. Stavo con un uomo, ero innamorata. Ma avrei anche potuto piantarlo e andarmene via con quel tizio sconosciuto che avevamo incontrato per la strada. | |
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| Il vecchio cantore dell'umanità Curt Bois (Omero) alla fine | |
| Nominami gli uomini e le donne e i bambini che cercheranno me: il loro narratore, cantore e corifeo. Perché essi hanno bisogno di me più di ogni altra cosa al mondo: siamo tutti sulla stessa barca. | |
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| La voce fuori campo | |
| Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime eran tutt'uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione: non aveva abitudini, sedeva spesso a gambe incrociate e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. [...] Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed è ancora così. Quando il bambino era bambino le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere; ed è ancora così. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed è ancora così. A ogni monte sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta, e in ogni città sentiva nostalgia di una città ancora più grande; e questo è ancora così. Sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico, com'è ancora oggi. Aveva timore davanti a ogni estraneo, e continua ad averlo. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla. Quando il bambino era bambino lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia, che ancora continua a vibrare... | |
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Altre frasi celebri del film Il cielo sopra Berlino
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di Giovanni Grazzini Il Corriere della Sera
Appena superati i quarant'anni si può meritare il laticlavio anche nel cinema. Al Senato del cinema europeo appartiene ormai di diritto il tedesco Wim Wenders, che dopo avere già vinto tutti i maggiori premi nei festival lo scorso maggio, a Cannes, si è visto onorato come massimo regista grazie a quest'opera notevolissima: una fiaba dettata a Wenders e al suo cosceneggiatore Peter Handke dalla persuasione che il compito dell'arte è di conservare l'infanzia che è in noi. Poiché sono gli angeli ad avere bisogno degli uomini, eccone due scesi in terra (o forse rimastivi dai tempi dell'ultimo conflitto mondiale) a prendere nota di quanto accade a Berlino. » |
di Stefano Reggiani
Wenders è tornato a casa, ha conosciuto lo stato delle cose, ha parlato di città immaginarie, come la Parigi del Texas, ha scontato la sua fiducia negli amici americani: scegliendo una favola per il rientro tedesco ha compiuto una specie di contemplazione delle origini. Ma si sa che la tribù dei wendersiani, prima che al genere del racconto, bada alle evoluzioni di uno stile e di un sentimento così assolutamente moderni e ambigui. Wenders è un sentimentale intellettuale, potrebbe essere perfino mellifluo, se non lo frenassero un preciso senso del tempo e l'esempio degli amici. » |
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Così illuminai la Bella e la Bestia
di Giovanna Grassi Il Corriere della Sera
Personaggi: la straordinaria carriera di Henry Alekan, l’84enne direttore della fotografia che lavorò con i più grandi registi. Ora svela la nuova pellicola di Wenders: "Quanti traffici loschi nella Berlino del dopo Muro". "Io ho conosciuto i veri protagonisti di "La Bella e la Bestia" – dice il direttore della fotografia Henry Alekan, 84 anni –. Era il 1946 e lavoravo già da molto tempo. Mi avevano chiamato per "giocare" con le ombre e con le luci dei loro film registi come G. W. Pabst, Abel Gance e Max Ophuls. » |
Wenders: Sul set sto bene tra angeli e rock
di Giovanna Grassi Il Corriere della Sera
Uno dei film più celebri del regista tedesco, paladino del cinema che fa del viaggio una filosofia. "Nel Cielo sopra Berlino la mia umanità girovaga chiede un aiuto dall’alto. Per trovare l’amore". C’è una "grande" massa che ama il cinema spettacolo e c’è una "piccola" massa che segue quello d’"essai", dove Wim Wenders, il filmaker di Dusseldorf, classe ‘45, (del quale il "Corriere" propone venerdì in edicola "Il cielo sopra Berlino" a 6900 lire) è stato una delle prime star, superando i compagni folkloristici Fassbinder ed Herzog. » |
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