Una fotografia dell'Egitto di oggi che intreccia sapientemente commedia, intrigo politico e denuncia esplicita. Drammatico, Svezia, Francia2025. Durata 127 Minuti.
Il più famoso attore egiziano si trova costretto ad accettare un ruolo che detesta. Espandi ▽
George El-Nabawi è la star più famosa del cinema egiziano. Proprio per questa ragione gli viene chiesto con modalità ricattatorie di interpretare il Presidente Abdel Fatah al-Sisi in un film che inneggi alle sue gloriose gesta. George non può rifiutare anche perché metterebbe in pericolo la vita del figlio ma la sua accettazione non è destinata a semplificargli la vita. Un regista di origini egiziane ma nato in Svezia ci racconta con coraggio e con conoscenza dei generi l’Egitto di oggi. Saleh sa come alternare la commedia a situazioni in cui dominano l’intrigo politico e la denuncia esplicita operando sul cinema nel cinema e mostrandoci come in un regime gli attori possano diventare pedine non intercambiabili ma sicuramente subornabili ai voleri del potere. La scritta finale classica che fa riferimento a fatti frutto della fantasia è una salvaguardia ma non cancella la messa al centro della narrazione di un presidente dittatore di cui si fa nome e cognome. Recensione ❯
Una morbosa ballata della morte di notevole intensità emotiva e passionale. De Sica definisce l'identità del suo sguardo. Drammatico, Italia, Belgio2025. Durata 90 Minuti.
Ispirato al delitto Casati Stampa (1970), il film racconta una vicenda di passione e morte, tra amori clandestini, eccessi decadenti e sguardi voyeuristici. Espandi ▽
Inizio anni Sessanta. Il marchese Lelio vive con la moglie in una lussuosa villa su un’isola di sua proprietà. È spesso frequentata da gruppi di amici e vengono organizzati dei party. In uno di questi conosce Elena. Tra loro scatta subito il colpo di fulmine. La passione è travolgente. Si sposano e all’inizio sono felicissimi. Poi di colpo tutto finisce. Il gioco si trasforma in ossessione. Ci sono già tutti gli elementi per fare di Gli occhi degli altri un torbido melodramma che s’incrocia con le forme di un thriller che richiama l’anima elegante e decadente del cinema di François Ozon. Filippo Timi sembra essere uscito da un romanzo dell’Ottocento con il fisico di Laurence Olivier. Jasmine Trinca a sua volta buca lo schermo in ogni sguardo, movimento, gesto. Non è solo un film di notevole intensità emotiva e passionale. Rappresenta piuttosto il passo più convinto che definisce l’identità dello sguardo di De Sica. In parte è l’opera della maturità, in parte è l’improvviso slancio sul futuro di un cineasta che (ancora) crede in modo convinto alla bellezza e all’ipnosi del cinema. Recensione ❯
Elisabetta, avvocata brillante ma tormentata, difende il prof. Valder accusato di violenza. Tra mobbing, rifiuti morali e l'incubo dell'ex Daniele, vive nel terrore. Espandi ▽
Elisabetta è un’abile avvocata che ha appena difeso in tribunale il professor Angelo Valder, accusato di aver violentato una donna: tuttavia, a sorpresa, in tribunale la donna ritira la sua accusa, definendo il rapporto avuto con Valder come consenziente. Ma Valder non è soddisfatto: vuole fare causa alla sua università, che l’ha reintegrato ma gli fa mobbing, e vuole che sia ancora Elisabetta ad assisterlo. L’avvocata, nonostante sia in difficoltà economiche, rifiuta l’incarico, giudicando Valder “equivoco”. Nel passato di Elisabetta c’è inoltre un’ombra che la tormenta anche nel presente: l’ex fidanzato Daniele, un prepotente che la tormentava con la sua gelosia, i suoi appostamenti e la “loro canzone”. La lezione è una sorta di thriller psicologico le cui implausibilità si moltiplicano con progressione geometrica. Al di là di un’esperta regia di genere e della bravura di Matilda De Angelis, che riesce a mantenere una dignità di attrice anche nel ruolo più implausibile, il film è prima di tutto una lezione in incoerenza drammaturgica. Recensione ❯
Un lato del leggendario compositore polacco che non si trova nei libri di storia: quello di un dandy amante del divertimento, un virtuoso del pianoforte e un uomo affascinante. Espandi ▽
Parigi, 1835. A 25 anni Frédéric Chopin è all'apice della fama: celebrato nei salotti parigini, adorato dall'aristocrazia e dal Re di Francia. Ma la diagnosi di una tubercolosi in uno stadio avanzato lo pone di fronte a un bivio: provare a curarsi e prolungare l'esistenza rinunciando a tutto ciò che la rende speciale o bruciare la fiamma velocemente dedicandosi alla musica e alle gioie della vita?
Un famoso brano di Neil Young parlava della ruggine "che non dorme mai" e di come un vero artista preferisca bruciare che spegnersi lentamente. Una filosofia che potrebbe adattarsi allo Chopin immortalato da Michal Kwiecinski in questo ricco biopic polacco, che si concentra sugli anni parigini del compositore. Recensione ❯
Gioia, insegnante di francese solitaria, incontra Alessio, studente cinico. Nasce un legame proibito che la trasforma, ma lui ha altri piani. Espandi ▽
Gioia è un'insegnante di liceo che non ha mai conosciuto l'amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c'è Alessio, un ragazzo, che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare sua madre, cassiera in un supermercato. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l'unica persona che lo abbia mai amato. Recensione ❯
Gerard Butler torna protagonista di un disaster movie: qui vedremo le conseguenze di una catastrofe mondiale. Espandi ▽
Cinque anni dopo l'impatto della cometa Clarke che ha devastato la Terra, la famiglia Garrity è sopravvissuta rifugiandosi in un bunker in Groenlandia. Ma quando anche quell'ultimo baluardo viene distrutto, sono costretti a tornare in superficie. Il mondo che li attende è irriconoscibile. Tra le macerie di un'Europa congelata e ostile, i Garrity intraprendono una migrazione disperata verso la Francia, dove si dice possa esistere un nuovo luogo in cui ricostruire la civiltà.
Sequel del film che nel 2020 fu tra le prime a riportare con successo anche nel nostro Paese il pubblico in sala dopo il lockdown, Greenland 2 - Migration è un film post-apocalittico che lavora sull'accumulo di tragedie senza mai raccontarne nessuna in profondità.
Il tema del viaggio catastrofico è naturalmente un topos di questo tipo di film che dovrebbe però consentire un approfondimento dei personaggi contraddistinti da un certo arco narrativo, qui disperso in mille rivoli. Recensione ❯
Un horror inquietante che trascina lo spettatore in un crescendo di tensione, dove l'orrore diventerà sempre più reale e la sopravvivenza sarà l'unica via d'uscita. Espandi ▽
La giovane Lucy ritorna a casa nelle Hawaii dopo aver studiato al college, portando con sé un paio di amiche. C'è anche Ben, lo scimpanzé di famiglia, che vive con loro da anni e che era stato portato a casa dalla mamma di Lucy. Adam si accorge che Ben ha una piccola ferita in seguito a una lotta con una mangusta. Manda la mangusta al laboratorio veterinario per un esame autoptico, ma Ben si libera e, furioso dato che ha contratto la rabbia dalla mangusta, attacca i ragazzi che si rifugiano nella piscina.
Il film cerca soprattutto di sfruttare una classica situazione - un gruppo di ragazzi minacciati in un luogo isolato da una creatura feroce - per generare suspense e spettacolo. Sotto questo profilo, il film si può dire riuscito.
Il regista Johannes Roberts è un esperto del genere e sa bene come orchestrare sequenze di azione orrorifica e come sviluppare con efficacia una palpabile tensione, tra momenti di inquieta attesa e improvvise esplosioni di violenza guidate da uno scimpanzé strappa-facce dalla furia incontenibile. Il film non riserva particolari sorprese, ma offre un solido intrattenimento e funziona in relazione a ciò che di certo si proponeva: divertire e spaventare. Recensione ❯
Lei odia gli uomini, lui odia le complicazioni: quando una notte di passione li rende inseparabili, due opposti irriducibili dovranno imparare a convivere. Espandi ▽
Alessandra e Valerio sono accomunati dall’incapacità di avere relazioni stabili, e soprattutto di poter concepire figli. I due si piacciono, fanno – più volte - sesso allegro e irruento, e poi scoprono che Valerio è il nuovo preside del liceo dove insegna Alessandra. Di più: lei rimane incinta. Riusciranno due opposti come loro a trovare un punto di incontro, oltre l’attrazione? 2 cuori e 2 capanne è una commedia romantica leggera ma non stupida, e molto attenta ai mutamenti in corso nella contemporaneità. In modo scanzonato il film affronta temi importanti, dal patriarcato alla violenza sulle donne, dai fermenti scolastici alle tecniche di insegnamento, e sceglie la via del dialogo spiritoso invece che della contrapposizione becera. Bruno torna alla visione più ampia sulla contemporaneità e i ruoli di genere e lascia spazio ad una modulazione dei sentimenti e delle relazioni più complessa e meno scontata, riscoprendo la verve gentile dei suoi inizi con Nessuno mi può giudicare. Recensione ❯
Due sorelle affrontano il ritorno del padre regista e l'arrivo di una star americana che sconvolge gli equilibri della loro fragile famiglia. Espandi ▽
Nora (nome ricorrente nella drammaturgia internazionale) è un’attrice di teatro che soffre di attacchi di panico ogni volta che deve entrare in scena. Ha una relazione con un collega sposato, non ha figli ed è legata solo a sua sorella Agnes e alla di lei famiglia. Gustav, il padre di Nora e Agnes, è un famoso regista che dopo il divorzio ha lasciato la Norvegia (e la famiglia) per tornare nella nativa Svezia. Ora però è tornato per il funerale della ex moglie, e per chiedere a Nora di interpretare la protagonista della sua ultima sceneggiatura, a suo dire la più riuscita e personale, che dovrebbe essere ambientata proprio nella casa dove Nora e Agnes sono cresciute.
In Sentimental Value il regista e sceneggiatore norvegese Joachim Trier fa una cosa difficilissima: imprimere la propria cifra stilistica personale e inconfondibile ad un argomento già molto frequentato dal cinema mondiale (compreso quello nordico), ovvero la complessità dei rapporti famigliari.
La regia di Trier si muove con la consueta morbidezza e fluidità nelle transizioni fra gli spazi e i sentimenti, spesso interrotta da schermi al nero e brusche frenate musicali, e riproduce la natura caleidoscopica dei rapporti, mantenendo una raffinatezza compositiva rarefatta ed essenziale, ma mai algida o priva di pathos. Recensione ❯
Un racconto di tensione, desiderio e inganni ambientato nel cuore dell'alta società, dove niente è come sembra e la perfezione è solo apparenza. Espandi ▽
Millie è alla disperata ricerca di un lavoro e di un alloggio che le permetta di usufruire della libertà condizionata. L'offerta di fare la governante presso la ricca famiglia Winchester le appare come un miraggio, e quando Nina Winchester la assume per badare alla sua casa e alla figlia Cecelia, Milllie pensa di avere svoltato. Ma è l'inizio di un incubo, perché Nina sembra davvero posseduta: la maltratta, la accusa ingiustamente, le affida compiti impossibili. E anche Cecelia si comporta verso di lei in modo inspiegabilmente ostile.
Meno male che dalla sua parte c'è Andrew, il marito di Nina e padre putativo di Cecelia, uomo bellissimo e infinitamente paziente, l'unico che sembra essere in grado di rimettere in riga sua moglie. Ma non tutto è come sembra, così come non è tutto oro quello che luccica.
Dal punto di vista recitativo Una di famiglia è uno spasso, merito soprattutto di Amanda Seyfried, che si conferma attrice in grado di gestire tutte le sfumature di un personaggio, mentre Sydney Sweeney fa leva sulla sua naturale sfuggevolezza per riprodurre la natura liquida della sua Millie. Il film è anche un racconto ammonitore sul rischio di credere alle illusioni perpetuate da certe favole al femminile. Recensione ❯
Il film segue SpongeBob mentre viaggia nelle profondità dell'oceano per affrontare il fantasma dell'Olandese Volante. Espandi ▽
SpongeBob e i suoi amici di Bikini Bottom salpano per una grande e imperdibile avventura. Mosso dal desiderio di dimostrare a tutti, soprattutto a Mr. Krabs, di avere il cuore di un vero eroe, SpongeBob si mette sulle tracce dell'Olandese Volante, un leggendario pirata fantasma. Inizia così un'avventura tra mostri, pirati e risate, che lo trascinerà nelle profondità più oscure dell'oceano. Dove nessuna spugna ha mai osato mettere piede.
Il quarto film ispirato alla serie animata di SpongeBob ritorna alle origini riscoprendo i tipici nonsense del fumetto ma raccontando comunque una storia compiuta e istruttiva.
Alla loro ricerca nel Sottomondo arrivano gli immancabili Mr. Krabs, Squiddi e la lumaca Gary, un espediente narrativo che consente una duplicazione dell'azione per un effetto domino di affastellamento di situazioni e di sketch venate sempre da un certo nonsense tipico della saga di SpongeBob che mancava all'appello nei due precedenti tentativi cinematografici. Recensione ❯
Ipertrofico e ipercostruito, il cinema di Park Chan-wook è ancora una volta un modo per conoscere il mondo. E cambiarlo. Commedia nera, Drammatico - Corea del sud2025. Durata 139 Minuti.
Un uomo perde il posto di lavoro. Troverà una soluzione estrema per risolvere la situazione. Espandi ▽
Licenziato dopo 25 anni di esperienza, Man-su, specialista nella produzione della carta, vede messe a rischio la sua vita perfetta. Deciso a trovare immediatamente un altro lavoro, si butta a fare colloqui, ma diversi mesi dopo la situazione non si è ancora sbloccata. Per Man-su, allora, la sola possibilità per ricominciare è crearsi da sé il posto vacante perfetto.
Park Chan-wook torna al cinema dopo la serie Il simpatizzante e gira una commedia nerissima che guarda al Cacciatore di teste di Costa-Gavras (a produrre anche la moglie e la figlia del regista greco) e lo aggiorna a una società del lavoro in tragico mutamento.
Il cinema del regista è ancora una volta ipertrofico, iper-parlato e iper-costruito, e per questo rischia la saturazione, ma è innegabile che il regista usi il cinema come Man-su la carta: come un modo, cioè, per conoscere, raccontare, interpretare, anche cambiare il mondo. Recensione ❯
Un viaggio nella magica dimensione della prima infanzia raccontata attraverso lo sguardo innocente, poetico e profondamente attento di una bambina di tre anni. Espandi ▽
In principio era il nulla. E Dio vide che questo era un bene: il nulla lo appagava totalmente e Dio non sentiva il bisogno di muoversi né di comunicare.
Dio, altrimenti detto "il tubo", per il modo in cui cibo e liquidi attraversano il suo corpo senza impedimenti, altri non è che la piccola, piccolissima Amélie, nei giorni della sua prima infanzia in Giappone. La sua vera nascita, intesa come l'uscita dallo stadio vegetale e da un'invidiabile stato di atarassia, avviene alla benemerita età di due anni e mezzo, nel 1970, grazie all'assaggio di un pezzetto di cioccolato bianco belga, portato nel paese del Sol Levante dalla nonna materna.
La piccola Amélie è la trasposizione fedele di quei ricordi colorati e sformati dalle iperbole, dalle metafore e dai paradossi che caratterizzano lo stile e la verve dei libri di Amélie Nothomb. Dedicato al tempo della prima infanzia, è da una prospettiva adulta che questo racconto esistenziale e irriverente, venato di profonda nostalgia, si fa apprezzare al suo meglio. Recensione ❯
Un film solido - classico ma contemporaneo - che parla dell'ingiustizia della condizione femminile. E dove la musica può fare tutto. Drammatico, Storico - Italia, Francia2025. Durata 110 Minuti.
Il film liberamente tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa. Espandi ▽
Venezia, 1716. Cecilia è un'orfana che la madre ha affidato all'Ospedale della Pietà, e come le altre ospiti dell'istituto ha imparato a leggere, scrivere e soprattutto suonare uno strumento musicale, nel suo caso il violino. Le musiciste più dotate dell'orfanotrofio si esibiscono in pubblico dietro ad una grata. Le ragazze vengono affidate alla guida di un prete di grande talento ma fallimentare come impresario musicale. Si tratta di Antonio Vivaldi che intuirà in Cecilia un talento simile al proprio, e un'analoga passione per la musica.
Michieletto conosce bene la musica e ne capisce il potere, e capisce anche il potere dello spettacolo, dunque crea un film colto ma accessibile al pubblico, classico ma contemporaneo, con l'aiuto di una sceneggiatura solida che punta a raccontare l'ingiustizia della condizione femminile.
Il secondo asso nella manica di Primavera è la sontuosa fotografia di Daria D'Antonio, che illumina in modo fortemente pittorico composizioni sceniche che sono quadri viventi. Terzo asso è l'interpretazione appassionata ma rigorosa di Tecla Insolia, che si conferma la migliore attrice italiana della sua generazione. Recensione ❯
Un Jarmusch puro, in quello spleen esistenziale che non è mai pessimismo cosmico e sempre poetico struggimento. Commedia, Drammatico - USA, Irlanda, Francia2025. Durata 110 Minuti.
Una serie di ritratti intimi, osservati senza giudizio, in cui la commedia è attraversata da sottili momenti di malinconia. Espandi ▽
Una sorella e un fratello quarantenni si ritrovano a mantenere un padre squattrinato che li invita a visitarlo solo quando ha bisogno di un aiuto economico; due sorelle, anche loro over 40, vanno a prendere il the dalla madre, famosa scrittrice, e fanno a gara per sembrarle più riuscite di quello che sono; due gemelli, maschio e femmina, intorno alla ventina devono confrontarsi con la morte dei genitori, scomparsi in un incidente con l’aeroplanino che guidavano. Tre episodi ambientati tre Paesi – Stati Uniti, Irlanda, Francia – e collegati da pochi dettagli: un Rolex forse vero, forse falso; un modo di dire; un gruppo di skaters che sfreccia accanto ai protagonisti; l’insolita propensione a brindare con un the o un caffè; e soprattutto il disagio nell’abitare in quel non-luogo dell’anima definito Desolandia.
Jim Jarmusch crea un trittico circolare che fa leva su tutte le sue cifre autoriali, dal tono laconico alla lentezza ipnotica del racconto, dalle lunghe conversazioni in macchina allo straniamento dei suoi protagonisti, per raccontare in modo non scontato i legami famigliari che ci tengono ancorati ad antiche abitudini e rancori, ma che sono anche fonte di conforto e radici esistenziali. Recensione ❯
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