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edmund
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domenica 5 aprile 2026
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l?orrore di un istituto familiare che non regge
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Qualcuno ha parlato di film pacato e ironico. O di stile discreto e composto. Un film che non giudica, ma che si limita a descrivere con il distacco dell’entomologo, quasi.
A me è sembrato esattamente il contrario. Non si tratta soltanto di asettiche descrizioni di famiglie in disfacimento. Invece il regista “va dritto alla giugulare, ma lo fa filosofeggiando”, attraverso immagini apparentemente minimaliste. Lo stile è sicuramente essenziale, misurato a tratti poetico persino. Non è un caso che il paragone inevitabile sia con “Paterson” dello stesso regista.
Non si comprende bene, però, se il cineasta abbia messo in-campo la nostalgia per una “famiglia” che non c’è o se prevalga il fuori-campo della semplice e cruda descrizione del fallimento della famiglia, intesa proprio come istituto giuridico su cui si fonda in massima parte la nostra società.
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Qualcuno ha parlato di film pacato e ironico. O di stile discreto e composto. Un film che non giudica, ma che si limita a descrivere con il distacco dell’entomologo, quasi.
A me è sembrato esattamente il contrario. Non si tratta soltanto di asettiche descrizioni di famiglie in disfacimento. Invece il regista “va dritto alla giugulare, ma lo fa filosofeggiando”, attraverso immagini apparentemente minimaliste. Lo stile è sicuramente essenziale, misurato a tratti poetico persino. Non è un caso che il paragone inevitabile sia con “Paterson” dello stesso regista.
Non si comprende bene, però, se il cineasta abbia messo in-campo la nostalgia per una “famiglia” che non c’è o se prevalga il fuori-campo della semplice e cruda descrizione del fallimento della famiglia, intesa proprio come istituto giuridico su cui si fonda in massima parte la nostra società. Ma forse tutt’e due. Conoscendo la personalità poco allineata dell’autore e valutando i primi due episodi del film in questione, io propendo per la seconda che ho scritto.
In tutti e tre gli episodi ciò che la fa da padrone è il “segreto familiare” che aleggia come un fantasma sulle teste dei protagonisti (certi plongee fanno pensare davvero a delle entità invisibili che incombono sui membri del nucleo familiare): assistiamo a incontri fugaci e formali, parole omesse o interrotte, imbarazzo e distanza e rancori mai sopiti che sembrano dover scoppiare da un momento all’altro. Ma Jarmush è un signore, seppure eterodosso, e le esplosioni non gli piacciono. Preferisce i silenzi, le parole non dette (il non detto! La più assordante delle mute verità), le atmosfere sospese, piuttosto che la caciara.
Vediamo familiari che non sono a loro agio in compagnia dei parenti, personaggi che non vedono l’ora di scappare altrove, che hanno bisogno di millantare credito, di apparire ciò che non sono e sempre sull’orlo di una crisi d’ansia.
Genitori assenti o poco significativi, rigidi fino al sadismo. Figli frustrati mai completamente appagati. Costretti a nascondere le proprie fragilità e la propria “diversità”. Ed è su questo tipo di famiglia che vogliamo fondare la società del futuro?
Ci hanno abituato a credere che la famiglia dovrebbe essere il legame che mai si dovrebbe rompere. Questo non è sempre vero, ovviamente. Invece, sarebbe bene fuggire a gambe levate da certe famiglie e proprio per preservare il proprio equilibrio mentale.
Il tipo di famiglia descritta nei primi due episodi (nel secondo in particolare) è di quelle che fomenta il “falso sé” cioè che ti costringe, per sopravvivere, a rinunciare alla tua identità compiacendo l’ipocrisia che alligna nella società e nella famiglia nucleare per prima.
E forse non è un caso che il regista rappresenti nell’episodio dei gemelli proprio un’occasione di riscatto per i veri sentimenti. Questi ultimi possibili soltanto in un nucleo familiare meno soggetto agli inganni e ai vincoli dell’istituto familiare di tipo classicamente “borghese”.
Allora, il reale assente qui è il “vero sé” quello che i personaggi sono obbligati a nascondere dietro imbarazzi, e silenzi. E che dire di questi padri e madri che dopo una certa età (o anche prima) non ne hanno più voglia di fare i bravi genitori? Il vero assente qui è la sofferenza che i personaggi si sforzano di negare per rimanere fedeli ad un’immagine familiare che non gli appartiene (che gli è davvero poco familiare). No! Non è un film minimalista questo, né garbato. Proprio no!
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francesca meneghetti
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sabato 20 dicembre 2025
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la famiglia graffiata
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Vedo Jarmusch e mi sembra di vedere Rohmer. Ma andiamo con ordine. L?ultimo film del regista statunitense, esponente del cinema indie, ? costruito per episodi, come ha fatto anche Rohmer (Il raggio verde, la serie sulle stagioni). E come i film del regista francese, esponente della Nouvelle Vague, procede con lentezza, dedicando molto spazio ai dialoghi e ai silenzi dei personaggi, che si muovono in un ambito che ? quello della semplice quotidianit?: rapidit?, azione, effetti speciali sono del tutto banditi. I tre episodi, il cui contenuto ? evidenziato dal titolo del film, vincitore del Leone d?Oro, (Father, Mother, Sister & Brother), non riguardano la stessa famiglia, ma presentano tre situazioni diverse caratterizzate dalla distanza tra le generazioni.
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Vedo Jarmusch e mi sembra di vedere Rohmer. Ma andiamo con ordine. L?ultimo film del regista statunitense, esponente del cinema indie, ? costruito per episodi, come ha fatto anche Rohmer (Il raggio verde, la serie sulle stagioni). E come i film del regista francese, esponente della Nouvelle Vague, procede con lentezza, dedicando molto spazio ai dialoghi e ai silenzi dei personaggi, che si muovono in un ambito che ? quello della semplice quotidianit?: rapidit?, azione, effetti speciali sono del tutto banditi. I tre episodi, il cui contenuto ? evidenziato dal titolo del film, vincitore del Leone d?Oro, (Father, Mother, Sister & Brother), non riguardano la stessa famiglia, ma presentano tre situazioni diverse caratterizzate dalla distanza tra le generazioni. Nel primo caso, due fratelli, maschio e femmina, vanno a trovare, dopo due anni, cio? dal funerale della madre, l?anziano padre il quale vive in una vecchia casa tra i monti, che si affaccia su un piccolo lago, nel nordest degli States. Il viaggio ? lungo, in un paesaggio di faggi e neve. Dalla loro conversazione, trapela che il figlio ha sostenuto economicamente il padre, mentre la figlia no. Imboccata una stradina sconnessa, raggiungono l?abitazione paterna e trovano un genitore scapigliato, premuroso, ma in sentore di demenza (Tom Waits, fin troppo teatrale). Dentro c?? un grande e preoccupante disordine (che si scoprir? essere costruito ad arte), e l?unica cosa che il pap? offre ? dell?acqua (?Ma si pu? brindare con l?acqua?? diventer? un refrain del film). Il finale ? a sorpresa. Il secondo episodio sembra la copia del primo. Stavolta due sorelle, agli antipodi tra loro, vanno a trovare a Dublino la mamma (Charlotte Rampling), una scrittrice che una volta (una sola volta all?anno) le incontra su appuntamento per un t? che prepara con molta cura. Anche in questo caso, e ancor di pi?, la macchina da presa si sofferma sui dettagli dell?ambiente, mentre i dialoghi, come nel primo episodio, sono improntati alla cortesia e a dichiarazioni di affetto che sembrano autentiche, ma, a guardar bene, celano delle finzioni, dei blocchi emotivi, dei vuoti comunicativi enormi. Anche in questo caso i rapporti con la figura genitoriale sono diversi tra le due figlie. Il terzo episodio, ambientato a Parigi; si discosta dai primi perch? un confronto generazionale diretto ? impedito da una tragedia che ha reso orfani fratello e sorella, gemelli. Qui il tema della distanza ? sostituito dall?assenza, abbinata a una profonda nostalgia, e questo fa s? che i due si sentano molto vicini e riescano a comunicare in modo sincero. Ma la loro famiglia, ? per molti aspetti atipica, anti-borghese, e connotata anche etnicamente come ?mista?. Forse ? un modello che Jarmusch reputa pi? autentico. Ma forse si avverte qui una certa forzatura: sappiamo anche che il nero, come il non etero (secondo episodio) sono dei must per il cinema americano. Le storie, tutte aperte, come si addice ai ?racconti?, che, a differenza di un romanzo, non sono tenuti a rispettare lo schema narrativo che prevede un inizio, un centro e una fine, oltre ad avere il comune il tema della famiglia (il cui mito qui ?, se non strappato, decisamente graffiato), e la predominanza quasi teatrale del dialogo, presentano delle ricorrenze che le legano a formare un quadro pi? unitario. Sono le scene dei ragazzi per strada con gli skates, sono le riflessioni sull?acqua da bere, sono le riprese dall?alto sulle tazze di t? e sulle mani che le reggono, sono gli indumenti color sangue di bue che accomunano i personaggi. Sono ancora la stupenda fotografia, la cura quasi maniacale degli allestimenti degli interni, specie per i primi due episodi, e la qualit? dell?interpretazione affidata a grandi attori. Dato che le storie, nella loro semplicit? e nel loro ritmo tranquillo, servono a solleticare la riflessione, il film, che merita di essere visto, potrebbe incontrare scarso entusiasmo in quegli spettatori che dal cinema si aspettano soprattutto azione.
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eugenio
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domenica 28 dicembre 2025
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jarmusch''s spleen
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Tre racconti con epicentro il sisma di affetti capace di allontanarci e intrappolarci: la famiglia secondo Jim Jarmusch, tracce minimaliste quasi esistenziali per un trittico essenziale da risultare verosimile. In Father, Mother, Sister, Brother, si confrontano le relazioni fra genitori e figli in tre diverse città. Si comincia con \, in cui due figli si recano in visita all’anziano padre. Inverno posto sperduto nel New Jersey, un uomo tra difficoltà economiche e demenza senile, almeno questo è ciò che pensano i figli; incomunicabilità di facciata che continua a Dublino, in Irlanda, dove la rigida madre scrittrice accoglie a casa le figlie per il classico incontro annuale.
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Tre racconti con epicentro il sisma di affetti capace di allontanarci e intrappolarci: la famiglia secondo Jim Jarmusch, tracce minimaliste quasi esistenziali per un trittico essenziale da risultare verosimile. In Father, Mother, Sister, Brother, si confrontano le relazioni fra genitori e figli in tre diverse città. Si comincia con \, in cui due figli si recano in visita all’anziano padre. Inverno posto sperduto nel New Jersey, un uomo tra difficoltà economiche e demenza senile, almeno questo è ciò che pensano i figli; incomunicabilità di facciata che continua a Dublino, in Irlanda, dove la rigida madre scrittrice accoglie a casa le figlie per il classico incontro annuale. Due donne dai destini diversi: una influencer dalla sessualità repressa da voler apparire disinibita l'altra funzionaria silenziosa, una gestualità che contrasta nei rapporti umani da risultar vicina e infine il meglio dei tre quasi risolutorio a Parigi dove due gemelli afroamericani si ritrovano nell'appartamento dei genitori, morti in un incidente aereo. Un fratello e sorella incapaci di guardare al futuro in una tenerezza che si fa fonte di malinconia comunicando con lo sguardo più che con le parole.
Sussurri senza grida parafrasando Bergman, un film privo di azione ma capace di portar in sé il significato della parola tempo, sedimento prezioso e cerniera di rapporti umani, irrisolti ma emotivamente vicini. Poetico. Da vedere.
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laura menesini
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martedì 30 dicembre 2025
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ipocrisia della famiglia
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Un film altamente poetico in cui i rapporti familiari sono messi in discussione, ci appaiono freddi e convenzionali nelle prime due parti, quando gli incontri tra genitori e figli sono decisamente falsi, si nasconde la realtà, si finge e si cerca di far passare quell'ora insieme il più alla svelta possibile. Si fanno brindisi con l'acqua o con una tazza di the ma in realtà speriamo solo che quel poco tempo insieme trascorra velocemente e senza intoppi per poter tornare il prima possibile alla propria vita e ai reali interessi. Intanto, fuori dalla famiglia, gli skaters giocano e si divertono insieme come a dire che i veri rapporti sono quelli tra amici, tra persone che hanno in comune interessi e piaceri.
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Un film altamente poetico in cui i rapporti familiari sono messi in discussione, ci appaiono freddi e convenzionali nelle prime due parti, quando gli incontri tra genitori e figli sono decisamente falsi, si nasconde la realtà, si finge e si cerca di far passare quell'ora insieme il più alla svelta possibile. Si fanno brindisi con l'acqua o con una tazza di the ma in realtà speriamo solo che quel poco tempo insieme trascorra velocemente e senza intoppi per poter tornare il prima possibile alla propria vita e ai reali interessi. Intanto, fuori dalla famiglia, gli skaters giocano e si divertono insieme come a dire che i veri rapporti sono quelli tra amici, tra persone che hanno in comune interessi e piaceri. Lo scenario cambia nella terza parte quando due fratelli si trovano a svuotare la casa dei genitori morti in un incidente aereo e lì la loro unione è completa, sembrano loro gli amici che si sono scelti per il gusto di stare insieme. Emerge quindi con forza la difficoltà di rapporti tra genitori e figli in un mondo in cui il divario tra le generazioni è sempre più problematico.
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leokuro
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sabato 10 gennaio 2026
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triste e ruvido
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Film che ti fa alzare dalla sala lentamente e ti lascia un solco di tristezza.
Nel primo dei tre "episodi" fratello e sorella esprimono comuni preoccupazioni ma poi nei fatti, quando c'è da agire, si comportano diversamente. Si trovano d'accordo solo quando c'è da andare via frettolosamente. Il dialogo è affliggente e come pare suggerire il vassoio con cui viene servita l'acqua sembra una partita a carte in cui uno aspetta la mossa dell'altro e il proprio turno.
Il riferimento all'acqua, ricorrente anche negli altri episodi, mi ha fatto pensare che questa rappresenta solo un supporto, non è forma, è il mezzo in cui avvengono le reazioni e non ciò che decide quali reazioni contano.
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Film che ti fa alzare dalla sala lentamente e ti lascia un solco di tristezza.
Nel primo dei tre "episodi" fratello e sorella esprimono comuni preoccupazioni ma poi nei fatti, quando c'è da agire, si comportano diversamente. Si trovano d'accordo solo quando c'è da andare via frettolosamente. Il dialogo è affliggente e come pare suggerire il vassoio con cui viene servita l'acqua sembra una partita a carte in cui uno aspetta la mossa dell'altro e il proprio turno.
Il riferimento all'acqua, ricorrente anche negli altri episodi, mi ha fatto pensare che questa rappresenta solo un supporto, non è forma, è il mezzo in cui avvengono le reazioni e non ciò che decide quali reazioni contano.
Nel secondo episodio le ampie tazze fungono da maschere, sono grandi e quando vengono avvicinate ai volti lo coprono quasi interamente, qui il riferimento all'acqua calza perfettamente con le personalità delle protagoniste, compreso il Rolex falso.
Il terzo episodio il più autentico, con i figli che si fanno delle risate riguardo il non detto dei genitori, qui a differenza degli altri episodi non c'è fretta di andarsene nonostante siano rimasti solo i muri vuoti della loro vecchia casa. Qui l'acqua è medicina e loro nonostante alcune debolezze sembrano persone risolte. Il Rolex ha le lancette ferme, è un puro ricordo non ha alcuna importanza se sia vero o falso.
Fillm secondo me che merita di essere visto.
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gabriella
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sabato 3 gennaio 2026
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segreti domestici
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Il lungometraggio sotto forma di trittico, ultimo film indie del regista statunitense Jim Jarmusch, vincitore del Leone d'oro 2025 a Venezia, racconta dinamiche familiari, difficoltà di comunicazione all’interno di legami sfilacciati nei quali si cerca di mantenere una facciata sociale in un equilibrio fragilissimo. Il primo episodio si svolge nel New Jersey, fratello e sorella si stanno recando in visita al padre che non vedevano dalla morte della madre avvenuta due anni prima, in una casa tra i boschi dall’aspetto trasandato , dove vive un genitore arruffato e apparentemente indigente ( infatti il figlio, interpretato da Adam Driver, lo sostiene economicamente da anni), tutto avviene in un clima artefatto dove si parla di niente e si brinda con acqua e the.
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Il lungometraggio sotto forma di trittico, ultimo film indie del regista statunitense Jim Jarmusch, vincitore del Leone d'oro 2025 a Venezia, racconta dinamiche familiari, difficoltà di comunicazione all’interno di legami sfilacciati nei quali si cerca di mantenere una facciata sociale in un equilibrio fragilissimo. Il primo episodio si svolge nel New Jersey, fratello e sorella si stanno recando in visita al padre che non vedevano dalla morte della madre avvenuta due anni prima, in una casa tra i boschi dall’aspetto trasandato , dove vive un genitore arruffato e apparentemente indigente ( infatti il figlio, interpretato da Adam Driver, lo sostiene economicamente da anni), tutto avviene in un clima artefatto dove si parla di niente e si brinda con acqua e the. La comparsa di un Rolex al polso del padre che lui liquida come falso , suggerisce che l’uomo stia recitando una parte. Il secondo episodio si svolge a Dublino, due sorelle, hanno l’ appuntamento annuale per il the dalla madre , famosa scrittrice, L’incontro tra le tre donne, avviene davanti un tavolo tra pasticcini e tazze fumanti, in un clima gelido , vicine fisicamente ma lontane mentalmente, emotivamente, entrambe le figlie non reggono il confronto con la madre, Timothea ( Cate Blanchett), la figlia impeccabile che per esserlo ha rinunciato a essere sé stessa, e Lilith ( Vicky Krieps), che s’inventa una storia con un tale che vuole sposarla e invece ha una relazione con una donna, una bugia alla quale non crede nessuna, ma che mantiene la facciata di famiglia normale, senza farla esplodere. Il terzo episodio si svolge a Parigi, due gemelli , un maschio e una femmina, Billy e Skye, che devono svuotare l’appartamento dei loro genitori, scomparsi in un incidente aereo, scoprono , tra i vari oggetti personali, di non sapere nulla di loro, documenti di matrimonio falsi, certificati di identità multipli, rilevando un passato oscuro e clandestino, illegale, bugiardo . Dei tre l’ultimo episodio è anche l’unico che si basa su un rapporto orizzontale, non quello verticale tra genitore e figli, bensì tra fratello e sorella e la rivelazione di una vita precedente segreta e inaccessibile ai figli diventa materia di complicità e di unione, la verità non li allontana, ma li unisce, liberi dal peso dell’eredità. Del resto non devono compiacere nessuno, non c’è competizione tra loro, argomento invece molto presente negli altri due capitoli, specie il secondo che rappresenta un microcosmo esclusivamente femminile ,non esiste una figura maschile, nemmeno nel ricordo, mentre nel primo è presente il fantasma della mamma morta, unico riferimento emotivo. E’ un film fatto di silenzi, di disagio, imbarazzo, di necessità di colmare il vuoto e la freddezza di un inverno dell’anima dentro il quale sono cresciuti, manca la parte alcolica, cioè il calore umano, ed è in questi momenti di stallo dei protagonisti che vediamo sfrecciare degli skateboarder, veloci, leggeri, libertà pura in movimento, , senza imposizioni, schemi, aspettative, convenzioni, è la vita che continua, c’è ancora tempo per inventare te stesso daccapo.
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