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Ernest Borgnine

Ernest Borgnine (Ermes Effron Borgnino). Data di nascita 24 gennaio 1917 a Hamden, Connecticut (USA) e muore il 8 luglio 2012 all'età di 95 anni a Los Angeles, California (USA).
Nel 2011 ha ricevuto il premio alla carriera al SAG Awards. Dal 1955 al 2011 Ernest Borgnine ha vinto 3 premi: Festival di Cannes (1955), Premio Oscar (1956), SAG Awards (2011).

Antidivo da Oscar

A cura di Fabio Secchi Frau

Premessa per chiarire la carriera dell'attore cinematografico e televisivo Ernest Borgnine: fino agli anni Cinquanta è stato un caratterista, mentre dagli anni Sessanta in poi, nonostante quel viso assurdo e disarmonico, quasi barbaro, tipico di un mandriano del Wyoming, si è trasformato sporadicamente anche in un anticonvenzionale attore protagonista con tanto di vistoso Oscar da stringere in mano. All'apparenza maldestro, Ernest Borgnine è in realtà un attore di culto attorno alla cui personalità si sono alternati grandi registi capaci di fare del suo viso una provocazione contemporanea e "un atto di libertà espressiva". È stato l'attore di Nicholas Ray, di Robert Aldrich, di Sam Peckinpah che lo hanno scaraventato ovunque per esorcizzare il fascino paradossale dell'odio e della violenza, facendo di quel corpo sgraziato e obeso una fenice di elegia malinconica, feroce e visionaria. Base Artica Zebra, le serie tv Un equipaggio tutto matto e Airwolf, Giorno maledetto, Marty, vita di un timido, L'imperatore del Nord con Lee Marvin, Il mucchio selvaggio hanno contribuito a creargli intorno l'alone di un eroe patetico. Come caratterista di pregio è stato spesso costretto ad accettare ruoli di villain brutali e psicotici in western, pellicole catastrofiche e b-movies, ma ha avuto il suo momento di gloria quando, stringendo il suo primo e unico Oscar come miglior attore protagonista, è riuscito sfrontatamente a imporre il suo antidivismo perfettamente incarnato visivamente da quei suoi lineamenti grossolani e gli occhi a palla e, sonoramente, dalla sua grassa risata. Sembra che non abbia nulla a che da spartire con Hollywood, invece, per una notte ne è stato il re. Una notte che dura da sei decadi.

Marines e attore
Nato ad Hamden in Connecticut, figlio degli italiani Anna Boselli e Camillo Borgnino, immigrati in America, a soli due anni subisce la separazione dei suoi genitori ed è costretto a seguire sua madre in Italia, e più precisamente a Carpi, dove rimane per più di cinque anni.
Dopo il 1923 i suoi genitori riescono a riconciliarsi e questo porta la sua famiglia a tornare negli Stati Uniti, trasferendosi a North Haven e cambiando il loro cognome da Borgnino a Borgnine.
Dopo aver terminato gli studi pubblici alla James Hillhouse High School, sua madre lo spinge a prendere lezioni di danza, ma lui è poco portato, anche se ballare gli piace molto. Nel 1935 entra in Marina e vi resta per dieci anni, fino al termine della Seconda Guerra Mondiale. Una volta abbandonata la carriera militare (non senza qualche medaglia per essersi distinto nel conflitto), riesce a dedicarsi alla recitazione (spinto fortemente da sua madre che lo considerava nato per un mestiere del genere), costruendo la sua formazione presso la Randall School of Dramatic Art di Hardford e facendo una lunga gavetta teatrale nella compagnia del Barther Theatre, in Virginia, cominciata con un piccolo ruolo nello spettacolo "State of Union" e poi proseguita con "The Glass Menagerie" di Tennessee Williams e "Harvey" che lo porta dritto dritto a Broadway.

Il debutto e l'incontro con Aldrich e Ray
Il debutto cinematografico arriva nel 1951, quando Ray Nazarro lo vuole per il ruolo di Hu Chang in China Corsair. Certo, Borgnine non è proprio un cinese DOC, ma è pur sempre un primo passo. Lo stesso anno si ritrova diretto da Robert Siodmak in The Whistle at Eaton Falls con Lloyd Bridges e Dorothy Gish, ma è con il crudele e sadico ufficiale militare che uccide un magro Frank Sinatra ed è ucciso da un vendicativo Montgomery Clift in Da qui all'eternità (1953) che si guadagna una fama pari a quella di Burt Lancaster.
Robert Aldrich è il primo a capire che dietro quei piccoli denti storti e quella pancia così prorompente si nasconde un eroe vero, così lo affianca ancora a Lancaster, ma anche a Gary Cooper per il western Vera Cruz (1954). Western che sarà poi seguito da altri importanti titoli nello stesso genere, Johnny Guitar (1954) di Nicholas Ray, per esempio. E Ray, colpito dalla stessa grinta di Borgnine che precedentemente aveva notato anche Aldrich, lo inserisce in un nuovo film All'ombra del patibolo (1955) con James Cagney.

L'Oscar per Marty, vita di un timido
Nel 1956, inaspettatamente, arriva il Golden Globe, il BAFTA e soprattutto l'Oscar come miglior attore protagonista nella commedia drammatica Marty, vita di un timido (1955), battendo gli ex compagni di set Cagney e Sinatra, il già defunto James Dean e il veterano Spencer Tracy.
La statuetta gli arriva dalle mani di una futura principessa Grace Kelly (era ormai imminente il suo matrimonio con il Principe Ranieri di Monaco e, con quello, anche l'addio alle scene), che lo invitò a salire sul palco, ma non prima di aver baciato sua moglie Rhoda e aver consegnato a Jerry Lewis 1 dollaro e 41 centesimi in un calzino: il pegno di una scommessa persa. «A costo di sembrare ripetitivo, voglio ringraziare mia madre per avermi spinto a questo, mio padre per la sua risolutezza e la mia adorabile moglie per avermi aiutato», dirà e benedirà Dio (e Burt Lancaster in veste di produttore e Robert Aldrich per averlo suggerito a Delbert Mann) per averlo spinto a scegliere il ruolo del timido e poco attraente macellaio italo-americano Marty Pileggi che ha consumato i suoi trentacinque anni fra gli amici, senza una donna e con una madre a carico.

Altri film
Da qui in poi, si getterà in peplum come Demetrio e i gladiatori (1954), con Victor Mature (che poi ritroverà in Sabato tragico, 1955), commedie musicali come La felicità non si compra (1956) di Michael Curtiz, altri western (Vento di terre lontane, 1956, con Glenn Ford e Rod Steiger), commedie (Pranzo di nozze, 1956, con Bette Davis), b-movies (I vichinghi, 1958, con Janet Leigh, dove veste i panni del padre di Kirk Douglas pur essendo più giovane di lui), pellicole catastrofiche (Inferno sul fondo, 1958), drammi storici (Barabba, 1961, con Vittorio Gassman), pellicole d'avventura (I briganti italiani, 1961) e pellicole d'autore (Giudizio universale, 1961, di Vittorio De Sica e con Fernandel e Alberto Sordi).

Ancora Robert Aldrich
Tornato nelle mani di Aldrich diventa un eroe a stelle e strisce con titoli come Il volo della fenice (1966) con James Stewart e Peter Finch, Quando muore una stella (1968) e il grande classico Quella sporca dozzina (1967) con John Cassavetes.
Fu proprio grazie a questo cult che lui, George Kennedy, Clint Walker e Jim Brown furono riuniti nel 1998 per prestare le loro voci ai soldati giocattolo di Small Soldiers.

La stima di Sam Peckinpah
Nel 1969 conosce Sam Peckinpah e a quel punto entra a far parte di Il mucchio selvaggio con William Holden, Warren Oates ed Edmond O'Brien. Fu un grandissimo successo al quale, però, rischiava di non poter partecipare perché durante la lavorazione di I sei della grande rapina (1968) si fratturò un piede, mettendo in dubbio la sua possibilità di prendere parte alla realizzazione della pellicola, le cui riprese sarebbero cominciate nei giorni immediatamente successivi. Peckinpah, però, non voleva rinunciare a lui e, durante il periodo di tempo necessario per le riprese messicane, costrinse costumisti e scenografi a trovare una serie di escamotages per ovviare all'inconveniente. E Borgnine, che gli fu per sempre grato di questa gentilezza, accettò di lavorare con lui ancora una volta, nel 1978, in Convoy - Trincea d'asfalto.

I film degli anni Settanta
Nel 1971 si fa cospargere di burro d'arachidi per attirare i topi e rendere più realistica una scena in Willard e i topi, poi è accanto a Christopher Lee in La texana e i fratelli Penitenza.
Nel 1972 si unisce all'equipaggio sfigato di L'avventura del Poseidon con Gene Hackman, poi ritorna accanto a Bette Davis in Provaci ancora mamma e a William Holden in La feccia (1972), sostituendo Van Heflin nel ruolo di Hoop, perché morì appena prima delle riprese.
Nel 1975 arriva il suo primo film horror, Il Maligno, con Ida Lupino e John Travolta, ma si ritrova a recitare anche con Burt Reynolds e Catherine Deneuve in Un gioco estremamente pericoloso. Passa dai classici (Il principe e il povero, 1977, con Rex Harrison) alla fantascienza di serie Z (The Black Hole - Il buco nero, 1979, con Anthony Perkins). Nel 1980 rompe con William Holden e Paul Newman il suo contratto con Irwin Allen pur di lavorare in Ormai non c'è più scampo (1980), mentre l'anno seguente duetta con una ancora non molto famosa Sharon Stone in Benedizione mortale. Arriva addirittura John Carpenter che lo dirige in 1997 - Fuga da New York (1981) e lavora spesso anche in Italia (Arcobaleno selvaggio, 1985, con Klaus Kinski).

Ultime pellicole e televisione
Dagli anni Novanta in poi, le sue apparizioni si fanno più sporadiche (Un sequestro sospetto con Robert Mitchum e Red con Bruce Willis e John Malkovich), dando più spazio alla televisione che gli ha permesso di essere nominato a Emmy e Golden Globe per partecipazioni a telefilm come E.R. - Medici in prima linea (2009). La televisione, del resto, è stata basilare per un attore come lui, contribuendo notevolmente alla sua celebrità e riportandolo in auge in periodi in cui ha rischiato di essere messo in ombra. Non si contano le sue apparizioni nei serial (In tribunale con Lynn, Settimo cielo, Il tocco di un angelo, Walker Texas Ranger, Ultime dal cielo, JAG - Avvocati in divisa, Il commissario Scali, Quell'uragano di papà, Due come noi, La signora in giallo, Autostop per il cielo, Magnum P.I., Love Boat, Gesù di Nazareth, La casa nella prateria, I giorni di Bryan, Polvere di stelle, Carovane verso il West) ma è anche vero che si è guadagnato ruoli da protagonista come in sitcom e telefilm tutti suoi (The Single Guy, Oceano, L'isola del tesoro, Supercopter, The Last Days of Pompei) e il lusso di poter prestare la sua voce al personaggio di Mermaid Man in SpongeBob (1999-2010).

I cinque matrimoni
Ernest Borgnine si è sposato ben cinque volte e ben quattro di questi matrimoni sono finiti con un divorzio: Rhoda Kemis (1949-1958) dalla quale ha avuto la figlia Gina; l'attrice Katy Jurado (1959-1963) da lui considerata sempre una bellissima tigre; la cantante Ethel Merman (1964-1965) da lui considerata il più grande errore della sua vita; Donna Rancourt (1965-1972) dalla quale ha avuto Christopher, Sharon e Diana; e l'imprenditrice norvegese Tova Traesnaes (1973). Si è spento a causa di un blocco renale l'8 luglio 2012, all'età di 95 anni.

Ultimi film

Documentario, (Italia - 2016), 85 min.
Thriller, (USA, Canada - 2010), 111 min.
Thriller, (Italia - 2006), 104 min.
Western, (Francia, Messico, USA - 2004), 115 min.
Fantascienza, (USA - 1998), 112 min.

News

Le foto ufficiali della commedia d'azione di Robert Schwentke.
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