11 settembre 2001

Film 2002 | Documentario, +16 122 min.

Regia di Youssef Chahine, Amos Gitai, Samira Makhmalbaf, Mira Nair, Idrissa Ouedraogo, Shôhei Imamura, Sean Penn, Ken Loach, Danis Tanovic, Alejandro G. Iñárritu, Claude Lelouch. Un film Da vedere 2002 con Maryam Karimi, Emmanuelle Laborit, Nour El-Sherif, Dzana Pinjo, Lionel Zizréel Guire. Cast completo Titolo originale: 11´09´´01 - September 11. Genere Documentario, - Francia, Gran Bretagna, 2002, durata 122 minuti. distribuito da Bim Distribuzione. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 2,70 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 20 gennaio 2016

Il film è stato presentato a Venezia, dove ha suscitato polemiche. Nei titoli viene detto che ciascun autore si è espresso liberamente e secondo la propria storia.

Consigliato sì!
2,70/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA
PUBBLICO 3,40
CONSIGLIATO SÌ
11 autori per ricordare l'11 settembre in 11 cortometraggi di poetico dolore.
Recensione di Pino Farinotti
Recensione di Pino Farinotti

Il "produttore artistico" Alain Brigand ha dato mandato a undici registi di impegnarsi in un cortometraggio di 11 minuti 9 secondi e un decimo che ricordasse, a un anno di distanza, la strage di Manhattan. Il film è stato presentato a Venezia, dove ha suscitato polemiche. Nei titoli viene detto che ciascun autore si è espresso liberamente e secondo la propria storia. Il primo "corto" è di Samira Makhmalbaf (Iran). Il quadro è quello dei tre milioni di afgani profughi in Iran. Una giovane insegnante cerca di far osservare un minuto di silenzio per le vittime delle torri. I bambini commentano alla loro maniera la morte di tanti innocenti. Poetico-minimale. Claude Leouch (Francia). New York: una sordomuta vive con un assistente di sordomuti. Lui esce di casa, ha un appuntamento vicino alle torri. Lei gli scrive una lettera "per lasciarlo prima che lo faccia lui". Sul televisore, che la donna non vede appaiono le immagini del disastro. Poco dopo lei apre la porta e si trova davanti l'uomo, una statua di polvere piangente. Sofisticato. Youssef Chahine (Egitto). Innamorato di se stesso il regista si mette al centro del film. E' a New York per una conferenza proprio "quel giorno". Decide di non parlare. Lo vediamo a Beirut dove un ragazzo esce nudo dal mare e indossa una divisa. Trattasi di un marines ucciso a Beirut nell'84 dai terroristi. Vediamo anche un kamikaze, anche lui redivivo, che fa scoppiare un'autobomba e poi dice le sue ragioni. Chahine annuncia che Bin Laden è un prodotto degli Stati Uniti e poi, al computer fa la conta dei morti causati dall'America: Vietnan, Sudamerica, Hiroshima ecc. Insomma la tesi è che la strage delle torri, gli USA se la sono voluta. Demagogico, banale, basso profilo e supponente. Il film peggiore. Danis Tanovic (Bosnia). In Bosnia una ragazza sta per manifestare a favore del proprio paese. La tivù mostra le torri. La ragazza non rinuncia a manifestare, anche per le torri. Confuso. Idrissa Ouedraogo (Burkina Faso). Siamo in quel paese dell'Africa centrale, poco dopo l'11 settembre. Alcuni ragazzi vedono Bin Laden uscire da un albergo di lusso, si organizzano per catturarlo e incassare 25 milioni di dollari. Ma lui prende un aereo e se ne va. Surreale-divertente. Ken Loach (Regno Unito). Pablo è un cileno fuggito dal suo paese dopo la morte di Allende (11 settembre del '73). Scrive una lettera ideale ai famigliari delle vittime di Manhattan accomunando il loro dolore a quello dei famigliari delle vittime di Pinochet. Il "corto" è un documentario sul Cile di quel periodo: Kissinger e Cia complici del colpo di stato, torture e uccisioni. Cose conosciute e dolore condiviso dal mondo. Loach, vecchio comunista, va fuori tema. Odia l'America e in sostanza la sua è la stessa tesi del musulmano Chahine. E non riesce a nascondere la soddisfazione per l'America finalmente punita. Ideologico-sgradevole. Alejandro Gonzalez Inarritu (Messico). Nel buio totale si sentono i rumori e le voci dal vivo, della gente disperata, dei soccorritori, nelle torri e intorno. Le poche immagini mostrano i poveretti che precipitano. Esce la scritta finale: la luce di Dio è guida o acceca? Doloroso. Il migliore. Amos Gitai (Israele). C'è l' attentato di un kamikaze a Tel Aviv. Una giornalista televisiva cerca di fare il suo servizio intralciando i lavori dei soccorritori. Le dicono che c'è stata la strage a Manhattan, ma a lei non importa nulla. Piano sequenza con macchina a mano. Più virtuoso che significativo. Mira Nair (India). Storia vera: un ragazzo pakistano-americano prima viene ricercato come complice degli attentatori, poi risulta essere un poliziotto eroe. La madre, sulla bara del figlio fa un discorso su Allah che sarà pure grande, ma non sempre comprensibile. Banal-impegnato. Sean Penn (USA). Un vecchio (Ernest Borgnine) è impazzito per la morte della moglie. Parla con lei, tutta la sua giornata vive intorno a quella presenza che non c'è. Un vaso di fiori appassiti per la mancanza di luce torna a fiorire quando una delle torri cade e lascia passare il sole. Il vecchio mostra al cuscino della moglie il miracolo. Poesia del dolore.

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Se si toglie la committenza francese e l'identica durata (11', 9'' e 1 fotogramma), nulla in apparenza lega gli 11 registi di nazionalità, culture, religioni diverse che hanno lavorato in modo autonomo, ignorando che cosa stessero facendo gli altri. Il risultato è quello di 11 sguardi che destrutturano in modi radicalmente diversi l'attacco al World Trade Center, l'evento più documentato della storia mondiale. Soltanto 3 registi ricorrono alle immagini televisive: Lelouch, Penn e la Nair; i primi due mettendole fuori campo, la terza in modo più convenzionale. In 4 episodi (Tanovic, Ouedraogo, Makhmalbaf, Gitai) la notizia arriva per radio. In altri 3 episodi l'attentato è tutto fuori campo, estendendo la riflessione dello spettatore al passato: Loach lo collega all'11-9-1973, al colpo di Stato cileno appoggiato da Washington; Chahine mescola onirismo e melodramma per dar fastidio agli integralisti islamici e a quelli yankee; Imamura, potente entomologo, fa un apologo sgradevole e terribile sulla guerra, rievocando quella dove, alla fine, gli americani furono i carnefici. Il messicano Iñarritu è il solo che - su uno schermo nero, attraversato dai lampi dei corpi che si gettano nel vuoto e dalla colonna sonora - affronta direttamente le Twin Towers. Sarebbe ingiusto liquidare il film come un manifesto ideologico: "La molteplicità di sguardi e, soprattutto, la sua ricchezza di rielaborazioni tematiche e stilistiche appaiono stimolanti di per sé" (M. Marangi). È il caso più unico che raro di film a episodi in cui nessuno è sotto il decoro, e non pochi sono quelli di alto livello espressivo/emotivo. Ciascuno si faccia la propria classifica di gradimento.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 15 luglio 2012
TizianaStanzani

Primo film dedicato alla tragedia dell'11 settembre di New York, annunciato e presentato al festival di Cannes, in arrivo a Venezia e indicato dal presidente della Biennale Franco Bernabè come un film da non perdere, “11-09-01” è firmato da 11 registi di diversi paesi e culture: è c'è già chi parla di film anti-americano. Negli «undici minuti, nove secondi e un frame» (durata simbolica degli 11 cortometragg [...] Vai alla recensione »

mercoledì 17 settembre 2014
Filippo Catani

11 registi realizzano ognuno un corto di 11 minuti per riflettere a modo loro sulla strage delle Torri Gemelle di New York. Innanzitutto bisogna dire che è bella e originale l'idea di offrire a undici persone diverse la possibilità di offrire il proprio punto di vista su un evento che ha drammaticamente cambiato il corso della storia.

mercoledì 12 settembre 2018
trffoli

un sacco di docufilm e film si sono inerpicati nel descrivere una sdituazione surreale, che pottesse far fronte allla disgrazia, presupposizioni senza arte ne parte, gettandosi illazioni di ogni genere, e senza neanche prenderne parte, non sembrerebbe una mancanza delle struttture militari, degli apparati di sorveglianza e sicurezza, per quanto sia mastodontico e efficiente l'apparato difese [...] Vai alla recensione »

sabato 12 settembre 2009
LeArmiDiAiace

Il Farinotti, forte del proprio ruolo redazionale, partorisce neo-definizioni liberal-catto-israelo-filoamericane, lasciando intendere che la sola maniera corretta di ricordare l'undici settembre sia quella celebrativa di stelle e strisce. Non coglie, il Farinotti, un contenuto forse troppo "speciale": quello del 2001 non è il solo 11/9 da ricordare.

mercoledì 4 novembre 2009
Alex Poggioni

Cortometraggio USA, di Sean Penn. Il cortometraggio di Penn presenta un punto di vista caro al cineasta, quello dell’analisi delle psicosi che seguono una tragedia familiare. Per descrivere queste psicosi Penn ricorre alla quotidianità, innalzando i piccoli gesti di tutti i giorni a frammenti esplicativi di un’esistenza. Il sentimento generale che aleggia dall’inizio alla fine è quello di una acuta, [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Emanuela Martini
Film TV

Operazione complessa, forse un po’ velleitaria, inevitabilmente altalenante. 11 registi, 11 minuti ciascuno a disposizione per raccontare dal loro punto di vista l’11 settembre 2001, l’attacco e la distruzione delle Twin Towers di New York, lo shock che ha agghiacciato il mondo. Il film è stato attaccato “al buio”, sospettato di antiamericanesimo prima di essere visto, perché, tra questi 11 registi, [...] Vai alla recensione »

Paolo Boschi
Scanner

Una buona idea, una squadra prestigiosa per realizzare il relativo progetto, un giusto tributo al drammatico evento che ha aperto in modo indelebile il terzo millennio: l'attentato alle Twin Towers dell'11 settembre 2001. L'omonimo film intende ricordare la strage che ha cambiato in modo radicale la storia moderna con un progetto dalla valenza fortemente simbolica: undici registi diversi per nazionalità [...] Vai alla recensione »

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