40ª edizione del Torino Film Festival, il programma dei 139 film. Torino - 25 novembre/3 dicembre 2022. Le recensioni, trame, listini, poster e trailer, ordinabili per:
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Alicia, una ragazza malata, sogna di indossare l'abito della sua serie giapponese preferita "Yukiko Ragazza Magica". Il padre Luis farà di tutto per accontentarla. Ma il suo destino si intreccia con quello di Barbara, una giovane donna attraente con problemi psichici, e con quello di Damian, insegnante che ha chiuso con tutti, tranne che con il suo passato turbolento. Luis, Barbara e Damian resteranno intrappolati in un mondo di ricatti, dove l'istinto e la ragione saranno tragicamente in lotta e così le loro vite cambieranno per sempre. Recensione ❯
Un intreccio apparentemente impossibile tra cinque donne. Espandi ▽
Violeta è disposta a tutto pur di ritrovare il figlio scomparso. Elena mantiene uno strano segreto. Lola vuole saldare i suoi debiti con il passato. Juana ha bisogno di qualcuno che la ami incondizionatamente ed Enriqueta cerca solo qualcuno che la faccia ridere. Queste cinque donne hanno qualcosa in comune, sono tutte legate a Diamond Flash, un personaggio misterioso che cambierà le loro vite per sempre. Recensione ❯
Marco Bocci controlla bene la messa in scena: con un cast che dà le giuste sfumature e una colonna sonora di grande efficacia. Drammatico, Italia2023. Durata 100 Minuti.
Quattro fratelli, tre maschi e una femmina, si riuniscono, dopo svariati anni di lontananza, per l'improvvisa morte del padre. Espandi ▽
Quattro fratelli (tre maschi e una femmina), che non si incontravano da molti anni, si ritrovano in seguito alla morte del padre. Con il genitore il rapporto non era mai stato buono a causa del suo atteggiamento rigido nei loro confronti, reso tale anche dalla sua passione per la caccia e dal desiderio di trasmetterla ai figli. La villa in cui sono stati bambini è l'unica eredità che resta loro. Dividere in quattro parti il ricavato dalla vendita non risolverebbe a nessuno i rispettivi problemi. Uno di loro fa una proposta che gli altri finiscono con l'accettare.
Marco Bocci alla sua opera seconda mostra una considerevole capacità di controllo di tutti gli elementi della messa in scena nonché del genere che affronta in questa occasione. Trova nel suo cast le giuste sfumature necessarie a caratterizzare i personaggi affidati creando un equilibrio in cui a nessuno è consentito di prevalere ma a tutti viene dato lo spazio necessario.
Ciò che ulteriormente colpisce (e appunto dà valore al film) è l'uso della colonna sonora musicale che, sia sul piano dei brani scritti appositamente, sia su quello dei preesistenti si rivela di grande efficacia. Recensione ❯
Tra Moonrise Kingdom e Cosmonauta, una storia semplice ma mai semplicistica, con una sua convincente originalità. Drammatico, Italia2022. Durata 86 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +10
Sicilia, estate del 1990. Enrico ha dodici anni e tutti i problemi dei ragazzini della sua eta`. Ma a tormentarlo non sono gli ormoni impazziti o un amore non corrisposto. Il suo problema piu` grande si chiama Partito Comunista Italiano. Espandi ▽
Comiso, 1990. Enrico ha 13 anni ed è cresciuto in una famiglia di ferventi comunisti. La sorella maggiore Chiara è riuscita a defilarsi, lui invece dovrà trascorrere le vacanze estive accompagnando di sezione in sezione il padre. Ma decide di fuggire insieme al suo migliore amico per rifondare il campeggio dei Pionieri, uno storico gruppo scout comunista, e a loro si unirà inopinatamente Vittorio Romano, il figlio bullo del fascista locale. Quando avvisteranno Margherita, una ragazza italoamericana fuggita da un campeggio per i figli dei militari di una base yankee della Sicilia meridionale, Enrico scoprirà anche l'amore.
I pionieri è l'opera prima di Luca Scivoletto, che oltre a dirigere lo ha scritto insieme a Eleonora Cimpanelli e Pierpaolo Pirone. Il film si pone al crocevia fra Moonrise Kingdom e Cosmonauta, riuscendo comunque a conservare una sua originalità e una sua particolare dolcezza.
È raro trovare un film indirizzato ai preadolescenti che funzioni, sia per il pubblico per cui è inteso che per spettatori più stagionati, e I pionieri ci riesce, trovando un livello di scrittura adatto ai personaggi più giovani, ma anche ricco di riferimenti che gli adulti riconosceranno, e che li faranno sorridere. Recensione ❯
Un thriller ambientato in un futuro così vicino da poter essere considerato quasi presente. Espandi ▽
In un futuro distopico il sistema carcerario italiano è stato riformato grazie all’invenzione dell’ipersonno: le pene vengono scontate dai detenuti in uno stato di sonno artificiale in apposite celle acquatiche. David Damiani è uno psicologo che si occupa di monitorare la psiche e lo stato di memoria dei detenuti tramite risvegli periodici. Con l’aiuto della fidanzata Viola, si troverà a indagare sull’oscura verità che si cela dietro al progetto. Nel disegnare un futuro distopico, l’esordiente Mascia ci mette in guardia da una minaccia quanto mai attuale, ossia la pericolosa deriva che può prendere il mondo nel momento in cui lo sviluppo tecnologico e quello morale non vanno di pari passo. È in questo ambiente che uno straordinario Stefano Accorsi, negli inediti panni di David Damiani, si muove cauto, con avvedutezza, conducendo la sua indagine volta a scoperchiare il velo di Maya con resilienza e senza mai arrendersi, anche quando non sembra esserci più niente da fare. Recensione ❯
Due anime affini che si incontrano, una comunità che le respinge. Una storia struggente sul diritto
all'amore. Espandi ▽
1978, quando l'Italia è il primo Paese al mondo ad abolire i manicomi, grazie alla legge Basaglia. Dopo la chiusura di un ospedale psichiatrico a Firenze, Anja torna a casa affidata alle cure del fratello Ettore e di sua moglie Lisa. Per tutti, è una donna difficile con problemi di salute mentale, che ha trascorso la maggior parte della sua vita entrando e uscendo dagli istituti psichiatrici. Ma con l'aiuto e la sensibilità del suo nuovo psichiatra, Anja inizia lentamente ad adattarsi alla nuova vita fuori dal manicomio. Incontra Libero, un uomo che va in giro consegnando le verdure del suo orto alla gente del paese. Anche Libero, come Anja, soffre di disturbi mentali e dell'apprendimento. Vive con la madre ed è conosciuto come "un pazzo assassino". Anni prima aveva accidentalmente ucciso suo padre e venne mandato in un manicomio criminale dove trascorse un lungo periodo di isolamento. Anja e Libero si innamorano e trovano rifugio in una baracca segreta in mezzo alla foresta circondata da alberi colorati, che diventa il simbolo del loro amore. Affronteranno i pregiudizi della famiglia di Anja e del paese. Quando Anja rimane incinta la sua famiglia farà di tutto per separarla da Libero e impedire la nascita di una famiglia "inaccettabile". Recensione ❯
I protagonisti di Io speriamo che me la cavo ritrovati tanti anni dopo quel film che fece epoca, con l'ultima intervista al premio Oscar Lina Wertmüller. Espandi ▽
Correva l'anno 1992 quando Lina Wertmuller presentò sugli schermi un film tratto dal libro omonimo di un maestro elementare: Io speriamo che me la cavo. Al centro c'erano i bambini di una classe nel napoletano e un maestro interpretato da Paolo Villaggio. Trent'anni dopo uno di loro, Adriano Pantaleo che è poi rimasto come attore nel mondo del cinema, ha deciso di andarli a cercare per vedere se 'se la sono cavata'.
Un documentario che, con grande leggerezza che comporta anche una profondità di sguardo, sa andare oltre il ritrovarsi.
Il confronto tra ciò che significava crescere nella Napoli di trent'anni fa e ciò che significa oggi produce considerazioni significative. Qualcuno di quei bambini successivamente ha anche sbagliato e pagato per gli errori commessi ma ora è consapevole di come e quanto i pericoli per personalità in formazione siano ancora più presenti e insidiosi. Loro in gran parte se la sono cavata e molti sono diventati genitori. Recensione ❯
Un viaggio nel cuore esoterico e misterioso di una delle città più antiche e affascinanti del mondo. Espandi ▽
Come si fa a cogliere, catturare e rappresentare l'anima di una città così complessa e colma di arte, storia e contraddizioni come Napoli? Se lo chiede Marco D’Amore nel suo nuovo documentario, che già dal titolo prende posizione nel tentare una prima definizione del capoluogo campano: “magica”. Un aggettivo tutt’altro che casuale, sarà proprio la magia il filo rosso che attraverserà tutta la narrazione.Quello che parte come un documentario estemporaneo, in cui l’attore e regista esplora con la sua troupe la città chiedendo a tutti i passanti dove sia finita la sua magia, cede presto il passo a un’opera più concettuale di finzione. Un film che mira ad essere volutamente ibrido e confusionario: vuole mescolare finzione e realtà, storia e leggenda, prestigio e miseria e, nella messa in scena, attori professionisti e gente di strada. Perché forse questo è l’unico modo per raccontare Napoli, la cui anima multiforme non può essere incasellata o inquadrata secondo una sola lente. La razionale ricostruzione storica cede il passo al calore del sentire popolare: occorre lasciarsi andare al racconto di ciò che è stato, alle vibrazioni oniriche che regalano certi personaggi iconici della città e del suo popolo. Recensione ❯
Un film su una squadra di calcio unica, che ha deciso, di punto in bianco, di diventare per una stagione non solo la più forte, ma soprattutto la più bella. Espandi ▽
Gianluca Vialli, Roberto Mancini, Toninho Cerezo, Gianluca Pagliuca e molti altri protagonisti raccontano la cavalcata che portò la Sampdoria dei miracoli a vincere lo scudetto nella stagione 90-91 e a duellare alla pari con il Barcellona nella finale di coppa dei campioni l’anno successivo. Tra aneddoti, gol, storia, vittoria e sofferenza, viene fuori l’anima di questi uomini, campioni dentro e fuori dal campo. La bella stagione è un delizioso amarcord del bel tempo che fu: la grande stagione della Samp. Attraverso le voci degli stessi campioni, ma anche di magazzinieri e opinionisti, emerge un racconto corale in cui aneddotica, calcio, amicizia e sofferenza si mischiano. Prima che essere una storia di vittorie e di calcio, La bella stagione racconta di amicizia e di rivalsa, una di quelle storie che sono possibili solo nello sport. Marco Ponti riesce nella complicata impresa di estrapolare, da una storia di sport, una palette di emozioni e di valori che finiscono per trascendere la dimensione meramente calcistica del documentario, lanciando un messaggio veramente universale. Recensione ❯
Pasolini incontra i grandi protagonisti del cinema italiano come Bertolucci, Ferretti, Morricone e Donati. Espandi ▽
"Pasolini ha letteralmente cambiato la vita a un numero incalcolabile di persone", dice il giornalista e regista David Grieco nel documentario Pier Paolo Pasolini - Una visione nuova, parlando anche di se stesso. E spesso quelle si trovavano ai poli opposti dello spettro sociale: "Ho a che fare solo con gli analfabeti e con i grandi intellettuali", amava estremizzare PPP, che considerava la cultura media "sempre corruttrice" e rifuggiva la medietà (ovvero la mediocrità) in ogni sua manifestazione.
Da Sergio e Franco Citti a Bernardo Bertolucci, da Laura Betti a Vincenzo Cerami, da Ninetto Davoli allo scenografo Dante Ferretti, dal costumista Danilo Donati al montatore Nino Baragli, Pasolini è stato anche un "rabdomante di talenti", in particolare quegli attori che, ricorda Caterina D'Amico, "adoperava in quanto icone" oppure, come dice Daniele Luchetti, "esseri umani trovati che portavano in scena il loro punto di vista sul mondo".
Il film è un tassello importante nella ricostruzione di una figura caleidoscopica come quella del regista e autore, e compensa la semplicità della confezione filmica con la ricchezza delle testimonianze e l'individuazione di una chiave di lettura importante: quella della "bottega Pasolini" fatta di artisti ispirati da quel Maestro sui generis. Recensione ❯
Un ritratto della cantante Rosa Balistreri. Espandi ▽
Cantastorie a confronto. Da una parte c'è Rosa la battagliera, quella che "cantando con una chitarra mezza scordata faceva di più di tanti discorsi politici", la cantautrice siciliana Rosa Balistreri. Dall'altra c'è Isabella Ragonese, attrice per la prima volta dietro la macchina da presa per ricordare e raccontare "la più grande cantante che la Sicilia abbia mai avuto".
Scomparsa il 20 settembre 1990 a sessantacinque anni per un ictus che l'aveva colpita sul palco durante il suo ultimo concerto, ripeteva negli ultimi tempi agli amici che incontrava una sorta di preghiera: "Fa' che non muoia davvero". Ragonese raccoglie la sua richiesta e firma un documentario che è un dialogo a più voci per darne testimonianza.
Un documentario che è insieme omaggio accorato, indagine sul territorio, lavoro di approfondimento sul passato e di ricerca tramite interviste del presente. E che lancia un invito a chi guarda, attraverso la storia di Rosa e del coro di chi racconta le proprie esperienze di vita e trasformazione: realizzare fino in fondo la possibilità di essere tutto ciò che vogliamo. Recensione ❯
Un doc affascinante, dall'impianto narrativo jazzistico, su Lawrence Ferlinghetti, padre della Beat Generation. Documentario, Italia, Argentina2022. Durata 83 Minuti.
Pittore, poeta, editore, libraio, divulgatore della Beat Generation. L'avventura centenaria di Ferlinghetti. Espandi ▽
Lawrence Ferlinghetti, scomparso nel 2021 all'età di 101 anni, è stato il profeta della Beat Generation, sia in qualità di poeta sia come editore degli altri scrittori americani 'beat', tra cui Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Spirito cosmopolita per natura (il padre, morto poco prima della sua nascita, era un bresciano emigrato in America, la madre aveva origini francesi), ha sempre vissuto portando avanti la propria visione del mondo, all'insegna di "un anarchismo pacifista e un socialismo umanista".
In questo docufilm, il regista Ferdinando Vicentini Orgnani ne delinea un ritratto che è il frutto di quindici anni di amicizia e collaborazione, tra San Francisco, la città di Lawrence, e l'Italia, dove amava sempre tornare. Il documentario procede per frammenti nel delineare una figura fondamentale nella cultura americana del Novecento, rievocando lo spirito della Beat Generation.
Attraverso spezzoni di interviste, letture teatrali, testimonianze di Ferlinghetti e di chi lo conosceva, The Beat Bomb fa emergere una personalità affascinante e a tratti inafferrabile. E in quegli occhi azzurri, di quell'azzurro vivo, "la vita pulsa ovunque / la cosa chiamata morte non esiste". Il mondo, con tutte le sue storture, è ancora un gran bel posto dove nascere. Recensione ❯
Piero Umiliani, un jazzista geniale, rivive attraverso i ricordi ma soprattutto la sua indimenticabile musica
per il cinema. Espandi ▽
Piero Umiliani è stato uno dei più importanti compositori italiani di colonne sonore del '900. Il documentario racconta la sua parabola creativa, dagli inizi nel dopoguerra nelle orchestrine jazz degli Alleati, alla prima colonna sonora italiana interamente jazz per I soliti ignoti di Monicelli; e poi autore di uno dei motivetti tormentone più noti al mondo (quello che fa Man'ha Man'ha...), precursore della lounge music in decine di colonne sonore di film di genere degli anni '60-'70, e tra i primi a sperimentare la musica elettronica in Italia, fino alla brusca interruzione dell'attività per colpa di un'emorragia cerebrale a metà degli anni '80. Recensione ❯
Un'idea vincente per rievocare il passato e aprirsi all'imminente futuro di una sala cinematografica. Documentario, Italia, Francia2022. Durata 54 Minuti.
Grazie all'espediente di una storia personale, il film ripercorre la storia del cinema e della sala bolognese. Espandi ▽
Un documentario su una sala che riesce a rievocare non solo la storia dell’edificio e dei film che ha proposto ma anche quella della città in cui ha sede. Grazie ad un amplissimo materiale di documentazione, messo a disposizione anche dalla Cineteca di Bologna che ha voluto il ritorno in funzione della sala, è possibile assistere ad una rievocazione che unisce un pizzico di nostalgia ad un’acuta rilettura del secolo scorso. Partire da una rievocazione molto personale è sicuramente un’ottima idea. L’idea è vincente anche perché, considerata la collocazione dell’edificio e della sala letteralmente a due passi da Piazza Maggiore, viene ampiamente sfruttata la possibilità di raccontare la vita pulsante di una città vivace sia sul piano politico che su quello culturale. Ora che il Modernissimo sta tornando a spegnere le luci in sala e ad accendere quella del proiettore è bello sapere che la parola Fine che chiudeva i film in passato si apre ad un nuovo inizio. Recensione ❯
Un ritratto di Marco Pannella e in particolar modo dei suoi ultimi cento giorni. Espandi ▽
Gli ultimi giorni di vita di Marco Pannella, leone della politica italiana, raccontati con materiali di repertorio
mai visti e interviste inedite. Un ritratto sorprendente. Recensione ❯