20a edizione della Festa del Cinema di Roma, il programma dei 58 film genere drammatico. Roma - 15/26 ottobre 2025. Le recensioni, trame, listini, poster e trailer, ordinabili per:
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Uno sguardo sulla scena artistica del centro di New York negli anni '70. Espandi ▽
Una conversazione del 1974 tra il fotografo Peter Hujar e la sua amica Linda Rosenkrantz offre uno sguardo sulla scena artistica del centro di New York dell'epoca e sulle lotte personali e le epifanie che definiscono la vita di un artista. Recensione ❯
Una storia irresistibile e più incredibile della finzione stessa, ispirata alla vera vicenda del duo rap scozzese Silibil N' Brains. Espandi ▽
Nei primi anni 2000, nella fredda e operaia Dundee, Gavin e Billy sognano di sfondare nell'hip-hop, ma con
i loro forti accenti scozzesi nessuno li prende sul serio. Dopo essere stati derisi e umiliati a un'audizione
londinese, escogitano un piano folle: si reinventano come rapper californiani, con nomi falsi e accenti
questa volta credibili. L'industria musicale britannica abbocca, almeno per un po', fino a quando la loro
spericolata doppia vita inizia a mostrare evidenti crepe. Recensione ❯
Una serie che che mostra la macchina diplomatica nella sua
dimensione più umana e tangibile. Espandi ▽
Svizzera, 2015. La diplomatica Alexandra ha un ruolo cruciale durante gli ultimi colloqui tra Usa e Iran
per sancire un accordo sul nucleare. Ma quando ritrova il suo antico amore Payam, un ingegnere iraniano,
la donna infrange regole e protocolli pur di proteggerlo. Tra delegazioni in tensione e interessi nascosti,
il fragile equilibrio della pace mondiale dipenderà dalle scelte di pochi uomini e donne, tutti ospiti di
un esclusivo hotel di Ginevra. Recensione ❯
Un'opera - a tratti brutale - sulla rivolta araba del '36. Un film di ampio respiro, dalla natura corale e capace di abbracciare molti punti di vista. Drammatico, Guerra, Storico - Regno Unito, Qatar2025. Durata 119 Minuti.
Un dramma storico ambientato nel 1936 durante la rivolta palestinese contro il dominio coloniale britannico. Espandi ▽
A Gerusalemme, nell'epoca del Mandato britannico della Palestina, il giovane Yusuf lavora come autista per il facoltoso Amir Atef e sua moglie, la giornalista Khuloud. Punto di contatto tra gli ambienti altolocati cittadini e la realtà rurale del paese, il giovane proviene dal villaggio di Al-Basma, dove cova la ribellione contadina nei confronti dei coloni ebrei, che prendono sempre più il controllo dei territori, e della repressione militare britannica, rappresentata dal capitano Wingate.
Dopo la notizia della spartizione del paese tra ebrei e arabi, nel 1937, il conflitto esplode nel villaggio e coinvolge la famiglia di Yusuf e quella della giovane vedova Rabab, la quale a sua volta ha una figlia e dei genitori anziani di cui preoccuparsi.
In una narrativa di ampio respiro, dalla natura corale e capace di abbracciare punti di vista multipli, Jacir lascia in realtà da parte la presenza ebrea per concentrarsi sulla disastrosa responsabilità britannica, che tra il lavoro della Commissione Peel e la violenta repressione sul campo dei ribelli indirizzò tutti gli eventi successivi. Recensione ❯
Un film di fantasmi, di morti e rinascite. L'energia potentemente femminile della regista sa affrontare un dolore lancinante con coraggio ed empatia. Drammatico, USA2025. Durata 125 Minuti.
Chloé Zhao racconta la morte del figlio di Shakespeare dal punto di vista della moglie Anne, fonte di dolore e ispirazione per la nascita di "Amleto". Espandi ▽
Chloé Zhao parte da un best seller dell’autrice irlandese Maggie O’Farrell che assume il punto di vista della moglie del Bardo, per raccontare uno degli episodi più tragici della loro vita, ovvero la morte del figlio Hamnet, a soli 11 anni. Quell’episodio da un lato è stato un trauma profondissimo per la coppia, ma è stato anche la fonte di ispirazione del capolavoro di Shakespeare che porta quasi il nome del suo bambino perduto. Hamnet è un film di gemellaggi reali e creativi, di fantasmi e (pre)visioni, di buchi neri pronti ad inghiottire, di morti e rinascite, di vasi comunicanti che trasferiscono energia (vitale o letale) l’uno all’altro. Zhao dirige facendo leva sulla sua stessa doppia identità culturale: anglosassone e asiatica, contemplativa e nitida, materica e spirituale. Con coraggio ed empatia affronta un dolore lancinante e mostra un autore in grado di sublimarlo in arte. L’arte trascende persino la morte, consentendo quella trasfigurazione che è un dono di eternità. E le sontuose composizioni musicali di Max Richter offrono al pubblico quella catarsi emotiva che per molti si scioglierà in pianto. Recensione ❯
Lilian, psicanalista in crisi, inizia a indagare sulla misteriosa morte di una paziente. Ipnotizzata, scopre un passato segreto che la lega alla defunta. Espandi ▽
Lilian Steiner è una psicanalista di origini americane, perfettamente integrata nell’ambiente della borghesia parigina. Rigida, nervosa, chiaramente bloccata, non ascolta più veramente i suoi pazienti. Se ne accorge il giorno in cui muore una di loro, Paula, e lei comincia a lacrimare copiosamente. La scettica dottoressa finisce così da un’ipnotista, che la guida dentro una storia segreta, che la riguarda e la lega alla donna scomparsa. Chi ha ucciso la paziente di Lilian? È stata la figlia, resa folle dalla gravidanza? Il marito, che sembra avere un’arma al posto dello sguardo? O è stata Lilian stessa, sbagliando qualcosa? Giallo psicologico, morbido come il vino rosso che i personaggi bevono con piacere, il film può sembrare ambire a contenere troppe anime al suo interno, ma è proprio in questa non facile compresenza di accenti diversi, e nel modo in cui maneggia l’obiettivo personale e quello d’intrattenimento, che sta il suo maggiore interesse. Recensione ❯
Paolo, affetto da Alzheimer precoce, cerca di restare presente per il figlio e la moglie, mentre tenta di ricucire il legame col fratello perduto. Espandi ▽
Roma. Paolo è davanti lo specchio del bagno e sta insegnando al figlio Mattia a farsi la barba. Il loro rapporto è speciale. L’uomo, che ha poco più di 40 anni, è affetto da una rara forma di Alzheimer precoce e sta iniziando a perdere la memoria. Per questo vuole essere il più possibile presente nella vita del figlio undicenne e della moglie Michela. Al tempo stesso cerca di recuperare anche il rapporto con il fratello Nicola con cui non si parla da tempo. Il quinto lungometraggio diretto da Alessandro Aronadio, riesce a toccare le corde dell’intimismo familiare e quelle immagini di ‘ciò che resta’ sono al tempo stesso intense e spietate. Edoardo Leo è credibile nei panni di Paolo così come risulta spontaneo il modo in cui viene ricreato il rapporto col figlio Mattia, portato sullo schermo con naturalezza da Javier Francesco Leoni. Ma è soprattutto Teresa Saponangelo che regala una prova di grande intensità, evidente nei silenzi, nei rimpianti, ma anche nel modo con cui costruisce la complicità e l’intimità con il marito. Recensione ❯
Elisabetta, avvocata brillante ma tormentata, difende il prof. Valder accusato di violenza. Tra mobbing, rifiuti morali e l'incubo dell'ex Daniele, vive nel terrore. Espandi ▽
Elisabetta è un’abile avvocata che ha appena difeso in tribunale il professor Angelo Valder, accusato di aver violentato una donna: tuttavia, a sorpresa, in tribunale la donna ritira la sua accusa, definendo il rapporto avuto con Valder come consenziente. Ma Valder non è soddisfatto: vuole fare causa alla sua università, che l’ha reintegrato ma gli fa mobbing, e vuole che sia ancora Elisabetta ad assisterlo. L’avvocata, nonostante sia in difficoltà economiche, rifiuta l’incarico, giudicando Valder “equivoco”. Nel passato di Elisabetta c’è inoltre un’ombra che la tormenta anche nel presente: l’ex fidanzato Daniele, un prepotente che la tormentava con la sua gelosia, i suoi appostamenti e la “loro canzone”. La lezione è una sorta di thriller psicologico le cui implausibilità si moltiplicano con progressione geometrica. Al di là di un’esperta regia di genere e della bravura di Matilda De Angelis, che riesce a mantenere una dignità di attrice anche nel ruolo più implausibile, il film è prima di tutto una lezione in incoerenza drammaturgica. Recensione ❯
A Perugia, la giovane moldava Rosa Lazar viene trovata viva dopo atroci violenze. Un procuratore e uno psicologo indagano su un caso che svela orrori e verità interiori. Espandi ▽
Periferia di Perugia. In un fosso viene ritrovata una ragazzina che indossa un completo d’alta moda. La polizia sta per portare via il corpo, quando un sospiro la svela ancora viva: si chiama Rosa Lazar, è moldava e non ha nemmeno 16 anni. La sostituta procuratrice Cristina Camponeschi e lo psicologo Stefano Mangiaboschi sono immediatamente chiamati a occuparsi del caso. L’indagine è più complicata del previsto. Apparentemente Illusione è un peculiare detour nella filmografia di Francesca Archibugi ma il focus sulla misteriosa personalità della protagonista adolescente è sicuramente un altro tassello della sua personale affezione al racconto del mondo giovanile ispirato stavolta a un fatto realmente accaduto. Certo a spiazzare è la complessità della narrazione e dei registri utilizzati perché il tentativo, non proprio riuscito, è quello dell’apologo morale attraverso tre (o più?) diverse linee narrative. Recensione ❯
Guerritore si (ri)conquista, con le unghie e con i denti, il suo spazio nel cinema e lo fa con un film libero, personale e con grande personalità. Drammatico, Italia2025. Durata 111 Minuti.
Il primo film su Anna Magnani e la prima prova da regista per il cinema di Monica Guerritore che la interpreta. Espandi ▽
Il primo film sulla più grande interprete italiana amata in tutto il mondo, Anna Magnani, si concentra nella notte del 21 marzo 1956 quando vince il Premio Oscar come miglior attrice per La rosa tatuata. La notte dell'attesa la passerà tra i vicoli e le piazze di Roma, tra la gente del popolo che la ama e le memorie che abitano il suo cuore. Questo il leitmotiv che unisce tutti i grandi accadimenti della vita di Anna Magnani accompagnata dalle persone che le sono state più vicine. C’è qualcosa di ammaliante nelle interpretazioni di Monica Guerritore. Come se cadesse qualsiasi filtro tra l’attrice e il personaggio. Non a caso segna anche il suo debutto da regista. Scritto, diretto e interpretato da lei medesima per un’identificazione di una donna che si chiama Anna Magnani ma si legge Monica Guerritore. Guerritore si (ri)conquista così, con le unghie e con i denti, il suo spazio nel cinema e lo fa con un film libero, slabbrato, personale e con grande personalità. Recensione ❯
Il film racconta la vita di Rosa Ricci prima della sua condanna, esplorando i suoi trascorsi e le ragioni che l'hanno portata a finire in carcere. Espandi ▽
Di ritorno da una visita in carcere al fratello Ciro, Rosa Ricci e suo padre Don Salvatore si allontanano dall'Ipm di Napoli. Per distrarla, il padre decide di portarla alla festa del narcotrafficante sudamericano Augusthín, per farle conoscere sua figlia Angelica. È solo una trappola, Rosa verrà rapita e portata in una località remota e isolata da tutto. In attesa che arrivi il riscatto di venti milioni di euro la rampolla dei Ricci dovrà salvarsi da sola, mentre è controllata a vista dai suoi carcerieri.
Un film sulla perdita dell'innocenza di una ragazza a cui ne capitano di tutti i colori. È Io sono Rosa Ricci, opera seconda di Lyda Patitucci che aveva già dimostrato di saper girare e firmare un film di genere con Come pecore in mezzo ai lupi. Per questo prequel/spin-off di Mare Fuori sceglie di mescolare azione, thriller, kidnap, gangster e revenge movie, senza tralasciare un tocco di melò nelle relazioni. Su tutte, quella tra Rosa e suo padre, nuovamente interpretati come nella serie da Maria Esposito e Raiz. La chimica tra loro è ormai nota, risultano sempre convincenti e credibili anche nelle scene che hanno dell'incredibile. Recensione ❯
Negli anni '70, Toni arriva a Roma per fare l'artista, ma il destino lo trasforma nel più grande falsario d'Italia, al centro dei misteri del Paese. Espandi ▽
Roma, anni ’70. Quando Toni arriva in città nel suo bagaglio ha soltanto il talento per la pittura e il sogno di diventare un grande artista. Ma la sua fame di vita, il destino e forse anche la Storia lo porteranno a diventare il più grande di tutti i falsari, nonché una figura centrale nei misteri più fitti del nostro Paese. Il regista sceglie di privilegiare l’impostazione da heist movie con venature da commedia per raccontare la storia incredibile di Toni Chicciarelli. L’interpretazione, perfetta e volutamente a tratti survoltata, di Pietro Castellitto dà al protagonista un’aura ambigua che mette da parte il lato più criminale. La storia reale di questo personaggio che comunque – en passant – si muoveva tra la banda della Magliana, le Br, Cosa Nostra, il caso Moro, le gallerie d’arte capitoline e i servizi segreti, magari non era proprio così candida ma è evidente l’obiettivo di intrattenimento di questa operazione cinematografica che risulta molto interessante nella scelta e nella direzione degli attori con facce un po’ meno viste. Recensione ❯
Fiume, 1919. Intrighi politici, amori impossibili e vendette private si intrecciano sullo sfondo della rivoluzione visionaria guidata da D'Annunzio. Espandi ▽
L'impresa fiumana (1919-1920) coagulò una quantità di esperienze diverse, di ansie di ribellione, di velleità rivoluzionarie; fu come un lungo e febbrile carnevale all'insegna della festa e della provocazione, che si apparenta alle avanguardie del tempo, ma fu anche un momento «insurrezionale» come il Sessantotto. Il libro rivisita l'avventura fiumana raccontando una vita-festa fatta di bravate futuriste e di utopie, di trasgressione sessuale e di pirateria, di gioco e guerra. Sotto questa luce, Fiume è un capitolo significativo di quella cultura della rivolta che ha caratterizzato il Novecento. Recensione ❯
Tre donne e tre vite da cucire o da riparare. Una prova significativa e apprezzabile di sguardo femminile. Drammatico, USA, Francia2025. Durata 106 Minuti.
Un viaggio introspettivo pieno di insidie per una regista americana, che a Parigi scoprirà la sua vera essenza. Espandi ▽
Angelina Jolie è Maxine Walker, regista americana neodivorziata, proveniente dal cinema di genere e alle prese per la prima volta con un lavoro per il settore della moda, ma anche con un’inaspettata diagnosi medica che la costringe a riconsiderare ogni scelta; Anyier Anei è Ada, una giovanissima modella nata in Sud Sudan e cresciuta in Kenia, scappata dalla guerra, che si ritrova a Parigi di nascosto dal padre; Ella Rumpf, infine, è Angèle, truccatrice esperta col sogno di pubblicare un giorno le cose che scrive nel pochissimo tempo libero. Tre attrici, tre personaggi, tre donne, riunite nell’unità di tempo e di luogo di una Fashion Week parigina. C’è una forte intenzione programmatica rispetto all’oggetto/soggetto del film, e cioè l’universo femminile osservato in alcuni suoi pianeti, distanti tra loro ma collegati in un’ideale galassia di genere. C’è all’opera anche una prova significativa e apprezzabile di femail gaze: un’attenzione alla modalità di esposizione del corpo, che dà significato alla scelta dell’ambientazione nel mondo delle sfilate. Recensione ❯
Una rivisitazione provocatoria e moderna dell'opera teatrale di Henrik Ibsen. Espandi ▽
Hedda si ritrova divisa tra il dolore persistente di un amore passato e la silenziosa, soffocante routine della sua vita attuale. Nel corso di una notte intensa, desideri a lungo repressi e tensioni nascoste esploderanno, trascinando lei e tutti coloro che la circondano in una spirale di manipolazione, passione e tradimenti. Recensione ❯
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